Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Ma tornando a Baccio, diciamo che le virtù sue sono state sempre conosciute in vita, ma molto più saranno conosciute e desiderate dopo la morte. E molto più ancora sarebbe egli stato vivendo conosciuto quello che era et amato, se dalla natura avesse avuto grazia d'essere più piacevole e più cortese: perché l'essere il contrario e molto villano di parole gli toglieva la grazia delle persone et oscurava le sue virtù, e faceva che dalla gente erano con malanimo et occhio bieco guardate l'opere sue, e perciò non potevano mai piacere. Et ancora che egli servisse questo e quel signore e sapesse servire per la sua virtù, faceva nondimeno i servizii con tanta mala grazia, che niuno era che grado di ciò gli sapesse. Ancora il dire sempre male e biasimare le cose d'altri era cagione che nessuno lo poteva patire, e dove altri gli poteva rendere il cambio, gli era reso addoppio, e ne' magistrati senza rispetto a' cittadini diceva villania, e da loro ne ricevé parimente. Piativa e litigava d'ogni cosa volentieri e continovamente visse in piati, e di ciò pareva che trionfasse. Ma perché il suo disegnare, al che si vede che egli più che ad altro attese, fu tale e di tanta bontà, che supera ogni suo difetto di natura e lo fa conoscere per uomo raro di questa arte, noi perciò non solamente lo annoveriamo tra i maggiori, ma sempre abbiamo avuto rispetto all'opere sue e cerco abbiamo non di guastarle, ma di finirle e di fare loro onore: imperò che ci pare che Baccio veramente sia di quelli uno che onorata lode meritono e fama eterna. Abbiamo riservato nell'ultimo di far menzione del suo cognome, perciò che egli non fu sempre uno, ma variò: ora de' Brandini, ora de' Bandinelli facendosi lui chiamare; prima il cognome de' Brandini si vede intagliato nelle stampe dopo il nome di Baccio; di poi più gli piacque questo de' Bandinelli, il quale insino al fine ha tenuto e tiene, dicendo che i suoi maggiori furono de' Bandinelli di Siena i quali già vennono a Gaiuole e da Gaiuole a Firenze.
IL FINE DELLA VITA DI BACCIO BANDINELLI, SCULTORE FIORENTINO
VITA DI GIULIANO BUGIARDINI PITTORE FIORENTINO
Erano innanzi all'assedio di Fiorenza in sì gran numero multiplicati gl'uomini, che i borghi lunghissimi che erano fuori di ciascuna porta, insieme con le chiese, munisteri e spedali, erano quasi un'altra città abitata da molte orrevoli persone, e da buoni artefici di tutte le sorti, come che per lo più fussero meno agiati che quelli della città e là si stessero con manco spese di gabelle e d'altro. In uno di questi sobborghi adunque fuori della porta a Faenza nacque Giuliano Bugiardini, e sì come avevano fatto i suoi passati, vi abitò all'anno 1529, che tutti furono rovinati. Ma innanzi, essendo giovinetto, il principio de' suoi studii fu nel giardino de' Medici in sulla piazza di San Marco, nel quale seguitando d'imparare l'arte sotto Bertoldo scultore, prese amicizia e tanta stretta familiarità con Michelagnolo Buonarroti, che poi fu sempre da lui molto amato. Il che fece Michelagnolo non tanto perché vedesse in Giuliano una profonda maniera di disegnare, quanto una grandissima diligenza et amore che portava all'arte. Era in Giuliano oltre ciò una certa bontà naturale et un certo semplice modo di vivere senza malignità o invidia che infinitamente piaceva al Buonarroto, né alcun notabile difetto fu in costui se non che troppo amava l'opere che egli stesso faceva. E se bene in questo peccano comunemente tutti gl'uomini, egli nel vero passava il segno, o la molta fatica e diligenza che metteva in lavorarle o altra qual si fusse di ciò la cagione, onde Michelagnolo usava di chiamarlo beato, poi che pareva si contentasse di quello che sapeva, e se stesso infelice, che mai di niuna sua opera pienamente si sodisfaceva.
Dopo che ebbe un pezzo atteso al disegno Giuliano nel detto giardino, stette pur insieme col Buonarruoti e col Granacci, con Domenico Grillandai quando faceva la cappella di Santa Maria Novella. Dopo, cresciuto e fatto assai ragionevole maestro, si ridusse a lavorare in compagnia di Mariotto Albertinelli in Gualfonda, nel qual luogo finì una tavola che oggi è all'entrata della porta di Santa Maria Maggiore di Firenze, dentro la quale è un Santo Alberto frate carmelitano, che ha sotto i piedi il diavolo in forma di donna, che fu opera molto lodata. Solevasi in Firenze avanti l'assedio del 1530, nel sepellire i morti che erano nobili e di parentado, portare innanzi al cataletto, appiccati intorno a una tavola la quale portava in capo un facchino, una filza di drapelloni, i quali poi rimanevano alla chiesa per memoria del defunto e della famiglia. Quando dunque morì Cosimo Rucellai il vecchio, Bernardo e Palla suoi figliuoli pensarono per far cosa nuova di non far drapelloni, ma in quel cambio una bandiera quadra di quattro braccia larga e cinque alta, con alcuni drapelloni ai piedi con l'arme de' Rucellai. Dando essi addunque a fare quest'opera a Giuliano, egli fece nel corpo di detta bandiera quattro figuroni grandi, molto ben fatti, cioè San Cosimo e Damiano e San Piero e San Paulo, le quali furono pitture veramente bellissime e fatte con più diligenza che mai fusse stata fatta altra opera in drappo. Queste et altre opere di Giuliano avendo veduto Mariotto Albertinelli e conosciuto quanto fusse diligente in osservare i disegni che se gli mettevano innanzi, senza uscirne un pelo, in que' giorni che si dispose abbandonare l'arte, gli lasciò a finire una tavola che già fra' Bartolomeo di S. Marco suo compagno et amico avea lasciata solamente disegnata et aombrata con l'acquerello in sul gesso della tavola, sì come era di suo costume. Giuliano addunque messovi mano, con estrema diligenza e fatica condusse quest'opera, la quale fu allora posta nella chiesa di San Gallo fuor della porta, la quale chiesa e convento fu poi rovinato per l'assedio, e la tavola portata dentro e posta nello spedal de' preti in via di San Gallo; di lì poi nel convento di San Marco et ultimamente in San Iacopo tra' Fossi al canto agl'Alberti, dove al presente è collocata all'altare maggiore. In questa tavola è Cristo morto, la Madalena che gl'abbraccia i piedi e San Giovanni Evangelista che gli tiene la testa e lo sostiene sopra un ginocchio; èvvi similmente San Piero che piagne e San Paulo che aprendo le braccia contempla il suo signore morto. E per vero dire, condusse Giuliano questa tavola con tanto amore e con tanta avvertenza e giudizio, che come ne fu allora, così ne sarà sempre et a ragione sommamente lodato. E dopo questa finì a Cristofano Rinieri il rapimento di Dina in un quadro, stato lasciato similmente imperfetto dal detto fra' Bartolomeo, al quale quadro ne fece un altro simile che fu mandato in Francia. Non molto dopo, essendo tirato a Bologna da certi amici suoi, fece alcuni ritratti di naturale et in San Francesco dentro al coro nuovo in una capella una tavola a olio, dentrovi la Nostra Donna e due Santi, che fu allora tenuta in Bologna, per non esservi molti maestri, buona e lodevole opera. E dopo, tornato a Fiorenza, fece per non so chi cinque quadri della vita di Nostra Donna, i quali sono oggi in casa di maestro Andrea Pasquali medico di sua eccellenza et uomo singolarissimo.