La pietra della Luna [Moon - it]
- Автор: Герберт Джеймс
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Armenia Editore
- ISBN: 88-344-0263-4
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
Si chiese se non fosse tutto finito. Che quella creatura, come l’infanticida anni prima, non si fosse per caso tolta la vita, non avesse forse cessato di esistere? Erano finite le orrende visioni e gli incubi?
«Signore, signore!»
La voce di Kelly aveva interrotto i suoi pensieri. Lui la guardò e vide che si era di nuovo girata verso di lui, ma stavolta aveva uno sguardo perplesso.
«Cosa c’è Kelly?» le chiese alzandosi dalla cattedra.
«Il mio computer sta dando i numeri». Si voltò e pigiò con forza un tasto.
«Ehi, buona! Non te la prendere con il computer. Ricominciamo da capo con logica» le disse avvicinandosi.
Si sporse in avanti e si sentì gelare, ogni altra parola gli rimase in gola. Strinse la mano sullo schienale della sedia sentendo una leggera pressione alla mente.
«Perché hai scritto quella roba Kelly?» chiese, cercando di mantenere la calma.
«Io non ho fatto niente,» rispose lei indignata, «è apparsa senza preavviso e il resto è scomparso.»
«Lo sai benissimo che non è possibile!»
«Ma davvero, io non ho fatto niente!»
«OK! Cancella lo schermo e ricominciamo daccapo.»
La ragazza premette il tasto RETURN. Non accadde niente.
Childes pensando ancora che si prendesse gioco di lui si allungò e premette la stessa chiave. Non ebbe alcun effetto.
«Kelly, cos’hai…»
«Ma come facevo, io non so fare queste cose…»
«Va bene, va bene, cedimi il posto.» Childes si inserì al posto della ragazza, gii occhi fissi sul monitor. Stentava a credere ai propri occhi. Altre ragazze si erano avvicinate incuriosite. «Proviamo con il RESET» mormorò mantenendo calma la voce. Ma non poteva nascondere il sudore che gli imperlava la fronte. Premette il tasto. Lo schermo si cancellò e mi tirò un sospiro di sollievo.
Poi la parola riapparve.
«Ma perché fa così, signore?» chiese Kelly che sbirciava sorpresa e affascinata da sopra la sua spalla.
«Non ne ho idea,» rispose, «non dovrebbe poterlo fare. Potrebbe essere qualcuno che dall’esterno si è inserito nel nostro sistema.» Ma era poco probabile, pensò tra sé. Poi ripensò all’analogia di Fran. Sciocchezze, non c’entrava niente! Premette di nuovo il RESET.
La parola scomparve; poi riapparve.
«Non vorrei cancellarti il programma,» disse Childes a Kelly con la voce falsamente tranquilla, «ma ho paura di non avere altre soluzioni». Stavolta premette HOME. Lo schermo si cancellò, diventò grigio, vuoto. Lui si abbandonò sulla sedia.
Poi si irrigidì nuovamente quando vide risplendere dal buio la parola. Fissò Io schermo con gli occhi sbarrati. Era a lettere verdi:
Alcune delle ragazze si erano radunate attorno a loro ma da quelle rimaste al posto arrivavano gridolini sorpresi. Childes si alzò e andò di monitor in monitor. Su ognuno era stampata la stessa incredibile parola.
Con una disperazione che spaventò le ragazze, passò di banco in banco strappando le prese, togliendo corrente a ogni macchina, finché tutti gli schermi non furono grigi. Le ragazze si assieparono da un lato come se fosse impazzito.
Cautamente si avvicinò al computer dove aveva lavorato Kelly, si chinò e infilò la spina.
Lo schermo si accese, ma adesso la parola che lo aveva spaventato non c’era più.
Trovò Amy dopo la lezione, durante la quale era a malapena riuscito a mantenere una facciata di tranquillità davanti alle ragazze. Aveva spiegato che probabilmente il fenomeno era dovuto a qualche strana interferenza di qualche computer esterno al sistema. La spiegazione era poco credibile ma le ragazze sembrarono accettarla.
Childes fece salire Amy in macchina ringraziando il cielo che la lezione fosse finita subito prima dell’intervallo del pranzo, dandogli modo di allontanarsi. Non si fermò finché non arrivarono in un punto isolato sulla scogliera.
Spense il motore e si girò a guardare il mare. Dopo qualche secondo, quando ebbe ripreso a respirare normalmente, si voltò verso di lei e disse: «È qui Amy. È qui sull’isola.»
La giornata era perfetta. Appena qualche piccola nuvola bianca immobile contro lo sfondo azzurro limpido del cielo. Non si sentiva un alito di vento. Il sole come una palla di fuoco brillava dominando il mondo. Una leggera foschia si andava diradando sul mare rendendo altre isolette lontane appena delle macchioline indistinte.
Decine di motoscafi segnavano il mare con le loro scie spumeggiami mentre le vele cercavano invano una brezzolina con cui gonfiarsi. Sotto riva dei surfisti stavano cavalcioni delle loro tavole con le vele colorate pigramente adagiate sull’acqua. Le spiagge erano affollate mentre le insenature isolate rimanevano tranquille, rifugi ideali per coloro che ambivano alla tranquillità tanto da affrontare le impervie discese.
Sulla cima di una scogliera che dominava una di queste piccole baie si ergeva il collegio femminile La Roche, bianco edificio come un faro illuminato dal sole.
Un sabato ideale per il giorno delle premiazioni: tutti, docenti, studentesse e classi erano agghindati pronti per le ispezioni ufficiali. Era un giorno importante per la scuola, venivano assegnati premi e onorificenze, certificati di merito e attestati per i risultati raggiunti individualmente e in gruppi o squadre. Poi c’erano i discorsi, quello della preside, la signorina Estelle Piprelly, e quello di uno dei consiglieri, Victor Platnauer; poi ci sarebbe stata la recita della capoclasse, un resoconto in versi baciati (come voleva la tradizione) degli avvenimenti dell’anno. Era questa una prova di ingegno e costanza per la ragazza prescelta (e di grande pazienza da parte dell’uditorio), tutto per conquistare altri genitori paganti. Un giorno di grandi divertimenti anche: una serie di lotterie, giochi vari, una rivendita di divise di seconda mano, un banco di dolci e pasticcini, un altro di gelati e di fragole e panna, marmellata e caramelle, un banco di hot-dog e una grande grigliata di salsicce, un distributore di vino e bevande varie; vi sarebbe stato anche il saggio di ginnastica e il coro, poi un balletto popolare, il tutto tra i magnifici prati e le aiuole fiorite.
Una giornata in cui niente doveva andare storto, insomma.
Arrivavano frotte di genitori, nei parcheggi quasi al completo le auto manovravano per entrare in spazi angusti, le ragazze giravano tra la gente eccitate e nervose ma tutte cercando di mostrarsi a loro agio, molte civettavano nonostante la raccomandazione di comportarsi bene. Childes aveva abbandonato la sala dei computer appena era terminata l’ora obbligatoria messa a disposizione per i colloqui con i genitori. Scrutava con irrequieta attenzione il mulinio delle attività attorno a lui. Cercava di non farsi scorgere mentre fissava ogni viso che passava, ma più d’uno aveva mostrato un leggero imbarazzo nell’incontrare il suo sguardo indagatore.