Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
- Автор: Суэнвик Майкл
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
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Anche pubblicato come Stazioni delle maree.
Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
“’Il disegno di un uccello’ disse lei.
“’Che cosa significa?’
“’È solo un disegno’ disse. ’Non hai mai avuto nulla da obiettare in proposito.’ Mi appoggiò una mano sul braccio, ma io la spazzai via. ’Ieri non c’era’ obiettai. Lei ci rimase male e iniziò a piangere. ’Sei tu la Bestia Nera?’ le domandai. ’Sei tu o no?’
“Non riuscivo a leggere il suo viso. Quel piano complesso le cui geometrie avevo seguito per ore intere con le mani, con la lingua e con gli occhi era diventata una maschera per me. Che cosa si celava dietro alla sua maschera insincera? Le tesi le trappole più svariate. Le posi domande improvvise. La accusai di cose impossibili.
“Alla fine mi lasciò.
“Ma la Bestia Nera rimase con me. Venni espulso da Laputa per i duelli, e quando tornai a casa trovai un corvo nero impagliato sul tavolo da pranzo. Un uccello grande, sorridente, con le ali spiegate. Nessuna persona dotata di un minimo di buonsenso avrebbe messo una cosa del genere dove la gente mangia. ’Che cosa significa?’ domandai. Mia madre pensò che stessi scherzando. ’Chi ha messo qui questa cosa?’ insistetti. Mia madre balbettò con tono colpevole, e io rovesciai il tavolo urlando. ’Come hai potuto farmi questo?’
“Mio padre disse che avevo esagerato e che dovevo scusarmi, e io gli diedi del vecchio arteriosclerotico. Litigammo, e gli aprii la testa. Dovette andare fino a Port Deposit per farsi curare. Andò a finire che mi diseredarono, e in più mi fecero causa per togliermi il patrimonio. Fui costretto a adottare un nuovo nome.
“Chi era la Bestia Nera? Oramai ero letteralmente ossessionato. Avevo perso la mia famiglia, e iniziavo a rinunciare anche alle mie amicizie. Meglio vivere solitali che con un traditore alle spalle. Ciò nonostante, la Bestia Nera continuava a farsi beffe di me. Mi svegliavo, e mi ritrovavo il petto ricoperto di piume nere. Oppure ricevevo una lettera da Gregorian nella quale vi erano scritte cose che nessuno poteva sapere. Facevo brutti sogni, con sconosciuti che raccontavano storie traumatiche della mia infanzia o segreti dei miei affari privati.
“Stavo impazzendo.
“Così, un bel giorno mi ritrovai completamente isolato, privo di ambizioni e con la vita spezzata in due. Vivevo da solo in una capanna vicino alle saline. Anche lì, la Bestia Nera continuava a ossessionarmi. Tornavo a casa dopo aver raccolto erbe nel bosco e trovavo la parola ’corvo’ scarabocchiata sopra il mio letto. Sentivo le grida dei corvi nel cuore della notte. Venivo seguito da risate di scherno ovunque andassi. Alla fine arrivai a prendere in considerazione il suicidio pur di liberarmi da quella terribile ossessione. Presi in mano il coltello e lo puntai sul mio cuore.
“Mentre stavo per infilarlo, la porta si aprì. Doveva essere chiusa a chiave, ma si aprì lo stesso. Era Gregorian. Sorrise davanti alla mia paura, un sorriso tutto denti e malvagità, e disse: ’Arrenditi’.
“Mi inchinai davanti a lui. Mi portò al Palazzo dell’Arcano, in una sala a forma di stella con un soffitto a volta dove si uniscono cinque grandi travi di legno. Il soffitto dietro alle travi era dipinto di blu e tempestato di stelle dorate. In quella sala copiò tutte le mie conoscenze sulle erbe (era l’unica mia conoscenza che riteneva valida) e tagliò fuori gran parte delle mie emozioni, lasciandomi poco più di una grigia capacità con la quale non potevo fare altro che rimpiangere quanto era accaduto. Così, non essendo più un rivale valido per lui, potei porgli la domanda, la domanda che mi aveva rovinato la vita: chi è la Bestia Nera?
“Si protese in avanti e mi sussurrò in un orecchio.
“’La Bestia Nera sei tu’, mi disse.”
Con improvvisa energia, Orphelin si aliò in piedi e chiuse con uno scatto la sua valigetta. — La mia diagnosi è questa; vi hanno somministrato tre gocce di tintura di radice d’angelo. Si tratta di un potente allucinogeno che apre la mente alle influenze spirituali nel culmine del suo effetto, ma che non lascia seri effetti secondari. Ora avete solo un po’ di carenza vitaminica. Dite a Mamma Le Marie di cucinarvi un piatto di patate dolci, e tornerete nuovo.
— Un attimo! Volete lasciarmi intendere che Gregorian ha estorto informazioni al vostro agente nel Palazzo dell’Arcano? — Era una cosa molto rara, ma il burocrate sapeva che era già accaduto. — È stata la penale che avete dovuto pagare per aver perso con lui a suicidio?
— Voi naturalmente credete questo — disse Orphelin. — Conosco quelli come voi. Vi sono stati chiusi gli occhi molto tempo fa. — Aprì la porta, rendendo udibili le grida provenienti dalla stanza dalla parte opposta del corridoio.
Mamma Le Marie era di spalle davanti alla porta e fissava lo schermo nella stanza accanto, dove una donna piena di lividi era riversa sul pavimento, svenuta. Una porta si aprì, ed entrò una figura. Mamma Le Marie spalancò la bocca. — Ecco un personaggio che non avrei mai immaginato mostrassero.
— Vuoi dire la sirena?
— No, no, il fuorimondo. Guarda, Miriam ha avuto un aborto e lui è arrivato troppo tardi. Però ha messo il bambino in biostasi, e ora lo sta portando al Mondo Superiore per guarirlo. Ora vivrà per sempre. Puoi scommettere che il fuorimondo farà fare al suo bastardino quel trattamento a raggi.
— Sciocchezze. L’immortalità? È una cosa che non esiste proprio.
— Quaggiù non esiste di sicuro.
Il burocrate provò un brivido di orrore. “Quella donna ci crede” pensò. “Tutti loro ci credono. Credono che esista effettivamente una forma di tecnologia che permetta la vita eterna, e sono convinti che venga loro negata”.
Orphelin estrasse un opuscolo dalla tasca della sua giacca. — Vi consiglio di leggervi questo e di pensare seriamente alle sue implicazioni.
Il burocrate accettò il libretto e lesse il titolo. L’Antiuomo. Curioso. Lo aprì su una pagina a caso e lesse: “Tutte le affezioni e i legami dell’anima possono essere ridotti in due termini, avversione e desiderio, oppure odio e amore. Eppure l’odio stesso viene ridotto a amore, e di conseguenza l’unico legame della volontà rimane l’Eros”. Strano. Passò alla pagina dei riconoscimenti: A. Gregorian.
Con un impeto di rabbia, appallottolò l’opuscolo. — Gregorian vi ha mandato! Perché? Che cosa vuole da me?
— Forse voi non ci crederete — disse Orphelin — ma da quel giorno non ho mai più rivisto Gregorian. Eppure mi ritrovo sempre a lavorare per lui. Dovete sapere che un mago non manda messaggi, un mago orchestra la realtà. Non mi piace affatto essere costretto a far parte dei suoi giochini, e non posso dirvi che cosa vuole perché non lo so. Una cosa però la so; anche voi avete la vostra Bestia Nera. Una delle due persone che erano qui prima, quelle che mi hanno tenuto, vi ha somministrato quella droga ieri notte.
— Perché mai dovrei credervi?
— Il suicidio è un gioco stupido, non è vero? — disse Orphelin. — Credevo di essere molto bravo a quel gioco, ma Gregorian era più bravo di me.
Con questo, se ne andò.
Mamma Le Marie lo seguì con lo sguardo mentre usciva. Alle sue spalle, il burocrate vide l’apparecchio per l’autopsia. La macchina aveva finito di analizzare il braccio di Undine e ora taceva. Il sole si era spostato, lasciandolo nell’ombra.
— Ditemi — disse Mamma Le Marie. — Il mio… il dottore vi ha trattato bene?
Il burocrate colse l’esitazione e pensò alla scissione di Orphelin con i suoi genitori, al suo cambio di nome, al fatto che fòsse figlio di albergatori. Si rese conto che avrebbe dovuto dirle di sì, che suo figlio gli era stato di grande aiuto. Ma non ci riusciva.
Dopo un po’, la donna se ne andò.
Uno degli agenti della polizia nazionale si avvicinò e gli mise in mano un foglietto di carta. — I risultati dell’autopsia — disse. — Una donna, di mezza età, in ottima salute, tatuata. Annegata quasi esattamente un giorno fa. Vi sembra plausibile?