Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Ma» dissi «non mi serve una carta verde. Non la voglio. Sono un cittadino americano che ritorna dall’estero e le sto spiegando perché non ho il passaporto. Lo stesso vale per mia moglie.»
Lui cominciò a picchiettare le dita sul tavolo. «Senta» disse «dal suo modo di parlare capisco che è nato negli Stati Uniti. Ma non posso fare niente per il suo passaporto perduto, e devo ancora passare 350 profughi. Intanto, ne sta già arrivando un altro treno. Mi toccherà andare avanti fino alle due di questa notte. Perché non farci un favore reciproco? Lei prenda una carta verde; non le farà male e le permetterà di entrare. Domani potrà andare a discutere del suo passaporto con il Dipartimento di Stato… ma non ne discuta con me. Okay?»
Io sarò sciocco, ma non sono ostinato. «Okay.» Come mio garante messicano diedi il nome di don Jaime; mi pareva che mi dovesse almeno quel favore. Il suo indirizzo aveva il vantaggio di trovarsi in un altro universo.
La mensa era quella che ci si poteva aspettare da un’organizzazione assistenziale. Ma la cucina era gringo, la prima che assaggiassi da mesi, ed eravamo affamati. La mela delizia che mi venne data come frutta era davvero deliziosa. Mancava ancora qualche ora al tramonto quando ci trovammo nelle strade di Nogales… liberi, ripuliti, sazi e legalmente, o quasi, all’interno degli Stati Uniti. Una situazione almeno dieci volte migliore di quella dei due naufraghi che erano stati raccolti nell’oceano diciassette settimane prima.
Ma eravamo ancora orfani del destino, e non avevamo denaro con noi, possedevamo solo gli abiti che portavamo addosso, e la mia barba di tre giorni e la condizione dei miei vestiti dopo essere stati bolliti nell’autoclave mi facevano assomigliare a un relitto dei bassifondi.
La mancanza di denaro era particolarmente fastidiosa perché in realtà avevamo con noi del denaro: le mance di Margrethe. Ma sulle banconote c’era scritto Reino invece di República, e sulle monete non c’erano le facce giuste. Forse, alcune delle monete contenevano una quantità d’argento sufficiente a dare loro un piccolo valore intrinseco, ma non sapevo a chi venderle. E se avessimo tentato di spendere quel denaro ci saremmo trovati immediatamente nei guai.
Quanto avevamo perso? Non ci sono rapporti di cambio inter-universali. Si potrebbe dare una valutazione in termini di potere d’acquisto: tante dozzine di uova o tanti chili di zucchero, ma che importanza poteva avere? Qualunque fosse stato il valore di quel denaro, adesso era inutile.
Questo faceva il paio con un’altra cosa inutile che avevo fatto quando ero ancora a Mazatlán: mentre ero il signore della cucina, avevo tentato di scrivere: a) al capo di Alexander Hergensheimer, il reverendo dottor Dandy Danny Dover, dottore in teologia, direttore delle Chiese Unite per la Decenza; e b) agli avvocati di Alec Graham, a Dallas.
Nessuna delle lettere ottenne una risposta; nessuna ritornò al mittente. Del resto, io me lo aspettavo, perché né Alec né Alexander provenivano da un mondo con macchine volanti, aeroplanos.
Pensavo di rifare il tentativo, ma non avevo molte speranze: già sapevo che quel mondo non era né quello di Graham né quello di Hergensheimer. Come mai? Finché non avevamo raggiunto Nogales, non avrei potuto dirlo. Ma laggiù, in quella mensa, c’era (tenetevi forte) la televisione. Una grossa scatola con una finestra su una delle facciate, e nella finestra comparivano immagini in movimento di persone… e si sentiva anche la voce di quelle persone, che parlavano.
O c’è anche da voi questa invenzione e la date per scontata, o vivete in un mondo che non la possiede… e allora non mi crederete. Una simile invenzione esiste davvero; c’è un mondo dove è comune come la bicicletta, e si chiama televisione, o anche tivù, tele, video e perfino “scatola per rincitrullire la gente” …e se vi riferissi alcuni degli scopi per cui viene usata questa grande meraviglia, capireste il motivo dell’ultimo soprannome.
Se vi trovate in bolletta in una città sconosciuta, e non avete nessuno a cui rivolgervi, né intendete presentarvi a una stazione di polizia e non volete ricevere una botta in testa, c’è sempre una soluzione. La troverete di solito nei quartieri poveri della città, vicino alle zone malfamate.
L’Esercito della Salvezza.
Non appena potei mettere le mani su un elenco telefonico, in un attimo trovai l’indirizzo (anche se mi occorse qualche tempo per riconoscere un telefono quando ne vidi uno; avviso per i viaggiatori inter-universali: i piccoli cambiamenti possono confondervi più di quelli grandi).
Dopo venti minuti e uno sbaglio di strada, io e Margrethe ci trovammo davanti alla missione dell’Esercito della Salvezza. All’esterno, sul marciapiedi, quattro di loro — corno francese, grancassa, due tamburi — avevano richiamato una piccola folla. Suonavano Si scuotono i secoli, abbastanza bene, ma gli mancava un baritono, e mi venne quasi la voglia di andare ad aiutarli. Ma, a mezzo isolato di distanza, Margrethe si fermò e mi tirò per la manica. «Alec… dobbiamo davvero andare?»
«Eh? Che cosa ti preoccupa, cara? Pensavo che tu fossi d’accordo. Non vuoi andare dall’Esercito della Salvezza?»
Lei trasse un lungo respiro e disse: «Alec… non sono più entrata in una chiesa da quando… da quando ho lasciato la chiesa luterana. Entrarci adesso, mi sembrerebbe una cosa poco onesta.»
(Signore, cosa fare di questa ragazza? Ha lasciato la fede perché le sue regole sono ancor più severe delle Tue. Aiutami, Ti prego… ma cerca di fare in fretta!) «Cara, se ti sembra disonesto, non lo faremo. Ma dimmi cosa possiamo fare. Io non ho altre idee.»
«Alec… non ci sono altre istituzioni a cui si possa rivolgere una persona bisognosa di aiuto?»
«Oh, certo. In una città di queste dimensioni, anche la chiesa cattolica avrà un ostello. E così le principali chiese protestanti. Probabilmente, ci sarà anche qualche organizzazione di assistenza degli ebrei.»
«No, pensavo a istituzioni non collegate a enti religiosi.»
«Ah. Margrethe, questa non è veramente la mia madrepatria; probabilmente, ne conosco le caratteristiche non più di te. Può darsi che ci siano organizzazioni assistenziali non collegate alle chiese, ma ne dubito, perché gli enti religiosi tendono a monopolizzare il campo… nessun altro lo vuole. Se fosse mattino, cercherei nell’elenco per categorie, potrebbe esserci qualcosa. Ma ormai è quasi sera, e l’unica cosa che mi viene in mente è di cercare un poliziotto e di chiedergli informazioni… e so già cosa mi risponderebbe: mi indicherebbe la missione dell’Esercito della Salvezza.»
«A Kbenhavn… o a Stockholm e Oslo… mi recherei alla centrale di polizia. Basta chiedere un posto per dormire; loro te lo danno.»
«Be’, qui non siamo né in Danimarca, né in Svezia o Norvegia. Qui potrebbero farci rimanere presso di loro, certo: io chiuso nella cella degli ubriachi, e tu in quella delle prostitute. Poi, domani mattina, potrebbero accusarci di vagabondaggio. Non so.»
«L’America è davvero così crudele?»
«Non lo so, cara… questa non è la mia America. Ma non voglio scoprirlo a mie spese. Cara… se io lavorassi per loro in cambio di quello che ci danno, potresti fermarti presso l’Esercito della Salvezza senza sentirti in torto?»
Margrethe rifletté seriamente… l’unico suo difetto era la mancanza di senso dell’umorismo. Un buon carattere, certo. Amore per il divertimento, certo. Ma humor…
«Alec, se fosse possibile fare come dici, potrei entrare. E lavorerei anch’io.»
«Non è necessario, cara; la cosa riguarderà soprattutto la mia professione. Quando avranno finito di nutrire gli affamati, ci sarà un’alta pila di piatti sporchi… e davanti a te hai il primo lavapiatti del Messico e de los Estados Unidos.»