Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
L'anno 1512 uscirono fuori di mano del medesimo sedici storie piccole in rame della Passione di Gesù Cristo, tanto ben fatte, che non si possono vedere le più belle, dolci e graziose figurine, né che abbiano maggior rilievo. Da questa medesima concorrenza mosso il detto Luca d'Olanda, fece dodici pezzi simili e molti begli, ma non già così perfetti nell'intaglio e nel disegno. Et oltre a questi, un S. Giorgio, il quale conforta la fanciulla che piagne per aver a essere dal serpente devorata, un Salamone che adora gli idoli, il Battesimo di Cristo, Piramo e Tisbe, Asuero e la regina Ester ginocchioni. Dall'altro canto Alberto, non volendo essere da Luca superato, né in quantità né in bontà d'opere, intagliò una figura nuda sopra certe nuvole, e la Temperanza con certe ale mirabili, con una coppa d'oro in mano, et una briglia, et un paese minutissimo; et appresso un Santo Eustachio inginocchiato dianzi al cervio che ha il Crucifisso fra le corna: la quale carta è mirabile, e massimamente per la bellezza d'alcuni cani in varie attitudini, che non possono essere più belli. E fra i molti putti che egli fece in diverse maniere per ornamenti d'armi e d'imprese, ne fece alcuni che tengono uno scudo, dentro al quale è una morte con un gallo per cimieri, le cui penne sono in modo sfilate, che non è possibile fare col bulino cosa di maggior finezza. Et ultimamente mandò fuori la carta del San Ieronimo che scrive et è in abito di cardinale, col lione a' piedi che dorme; et in questa finse Alberto una stanza con finestre di vetri, nella quale, percotendo il sole, ribatte i razzi là dove il Santo scrive, tanto vivamente, che è una maraviglia; oltre che vi sono libri, oriuoli, scritture e tante altre cose, che non si può in questa professione far più, né meglio. Fece poco dopo, e fu quasi dell'ultime cose sue, un Cristo con i dodici Apostoli, piccoli, l'anno 1523. Si veggiono anco di suo molte teste di ritratti naturali in istampa, come Erasmo Roterodamo, il cardinale Alberto di Brandinburgo elettore dell'imperio, e similmente quello di lui stesso. Né con tutto che intagliasse assai, abbandonò mai la pittura, anzi di continuo fece tavole, tele et altre dipinture tutte rare, e, che è più, lasciò molti scritti di cose attinenti all'intaglio, alla pittura, alla prospettiva et all'architettura. Ma per tornare agl'intagli delle stampe, l'opere di costui furono cagione che Luca d'Olanda seguitò quanto poté le vestigia d'Alberto. E dopo le cose dette, fece quattro storie intagliate in rame de' fatti di Ioseffo, i quattro Evangelisti, i tre Angeli che apparvero ad Abraam nella valle Mambrè, Susanna nel bagno, Davit che ora, Mardocheo che triomfa a cavallo, Lotto innebbriato dalle figliuole, la creazzione d'Adamo e d'Eva, il comandar loro Dio che non mangino del pomo d'un alberto che Egli mostra, Caino che amazza Abel suo fratello: le quali tutte carte uscirono fuori l'anno 1529. Ma quello che più che altro diede nome e fama a Luca, fu una carta grande, nella quale fece la Crucifissione di Gesù Cristo, et un'altra dove Pilato lo mostra al popolo dicendo: "Ecce homo". Le quali carte, che sono grandi e con gran numero di figure, sono tenute rare; sì come è anco una conversione di San Paolo e l'essere menato così cieco in Damasco. E queste opere bastino a mostrare che Luca si può fra coloro annoverare che con eccellenza hanno maneggiato il bulino. Sono le composizioni delle storie di Luca molto proprie e fatte con tanta chiarezza, et in modo senza confusione, che par proprio che il fatto che egli esprime non dovesse essere altrimenti: e sono più osservate, secondo l'ordine dell'arte, che quelle d'Alberto. Oltre ciò, si vede che egli usò una discrezione ingegnosa nell'intagliare le sue cose; conciò sia che tutte l'opere, che di mano in mano si vanno allontanando, sono manco tocche, perché elle si perdono di veduta, come si perdono dall'occhio le naturali, che vede da lontano; e però le fece con queste considerazzioni, e sfumate e tanto dolci, che col colore non si farebbe altrimenti; le quali avertenze hanno aperto gl'occhi a molti pittori. Fece il medesimo molte stampe piccole, diverse Nostre Donne, i dodici Apostoli con Cristo, e molti Santi e Sante, et arme e cimieri et altre cose simili. Et è molto bello un villano che, facendosi cavare un dente, sente sì gran dolore, che non s'accorge che intanto una donna gli vota la borsa: le quali tutte opere d'Alberto e di Luca sono state cagione che, dopo loro, molti altri fiaminghi e tedeschi hanno stampato opere simili bellissime.
Ma tornando a Marcantonio, arivato in Roma, intagliò in rame una bellissima carta di Raffaello da Urbino, nella quale era una Lucrezia romana che si uccideva, con tanta diligenza e bella maniera, che essendo subito portata da alcuni amici suoi a Raffaello, egli si dispose a mettere fuori in istampa alcuni disegni di cose sue, et appresso un disegno, che già avea fatto, del giudizio di Paris, nel quale Raffaello per capriccio aveva disegnato il carro del sole, le ninfe de' boschi, quelle delle fonti e quelle de' fiumi, con vasi, timoni et altre belle fantasie attorno. E così risoluto furono di maniera intagliate da Marcantonio, che ne stupì tutta Roma. Dopo queste fu intagliata la carta degl'innocenti con bellissimi nudi, femine e putti, che fu cosa rara; et il Nettuno con istorie piccole d'Enea intorno, il bellissimo ratto d'Elena, pur disegnato da Raffaello, et un'altra carta dove si vede morire Santa Felicita bollendo nell'olio, et i figliuoli essere decapitati. Le quali opere acquistarono a Marcantonio tanta fama, che erano molto più stimate le cose sue, pel buon disegno, che le fiaminghe; e ne facevano i mercanti bonissimo guadagno.
Aveva Raffaello tenuto molt'anni a macinar colori un garzone chiamato il Baviera e, perché sapea pur qualche cosa, ordinò che Marcantonio intagliasse et il Baviera attendesse a stampare, per così finire, tutte le storie sue, vendendole, et ingrosso et a minuto, a chiunche ne volesse. E così messo mano all'opera stamparono una infinità di cose, che gli furono di grandissimo guadagno. E tutte le carte furono da Marcantonio segnate con questi segni, per lo nome di Raffaello Sanzio da Urbino, SR; e per quello di Marcantonio MF. L'opere furono queste: una Venere, che amore l'abbraccia, disegnata da Raffaello; una storia, nella quale Dio Padre benedisce il seme ad Abraam, dove è l'ancilla con due putti; appresso furono intagliati tutti i tondi che Raffaello aveva fatto nelle camere del palazzo papale, dove fa la Cognizione delle cose: Caliope col suono in mano; la Providenza e la Iustizia; dopo in un disegno piccolo la storia che dipinse Raffaello nella medesima camera del monte Parnaso con Appollo, le muse e' poeti; et appresso Enea che porta in collo Anchise mentre che arde Troia, il quale disegno avea fatto Raffaello per farne un quadretto. Messero dopo questo in stampa la Galatea, pur di Raffaello, sopra un carro tirato in mare dai dalfini, con alcuni tritoni che rapiscano una ninfa. E queste finite, fece pure in rame molte figure spezzate, disegnate similmente da Raffaello: un Apollo con un suono in mano; una Pace alla quale porge amore un ramo d'ulivo; le tre virtù teologiche e le quattro morali. E della medesima grandezza un Iesù Cristo con i dodici Apostoli. Et in un mezzo foglio la Nostra Donna che Raffaello aveva dipinta nella tavola d'Araceli; e parimente quella che andò a Napoli in San Domenico, con la Nostra Donna, San Ieronimo e l'angelo Raffaello con Tobia. Et in una carta piccola, una Nostra Donna che abbraccia, sedendo sopra una seggiola, Cristo fanciulletto, mezzo vestito. E così molte altre Madonne ritratte dai quadri che Raffaello aveva fatto di pittura a diversi.