Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Fu Matteo così gentile e cortese, che chiunche capitava in Francia, non pure della sua patria Verona, ma lombardo, carezzava straordinariamente. Fu suo amicissimo in quelle parti Paulo Emilio Veronese, che scrisse l'istorie franzesi in lingua latina. Fece Matteo molti discepoli, e fra gl'altri un suo veronese, fratello di Domenico Brusciasorzi, due suoi nipoti, che andarono in Fiandra, et altri molti Italiani e Franzesi, de' quali non accade far menzione. E finalmente si morì non molto dopo la morte del re Francesco di Francia.
Ma per venire oramai all'eccellente virtù di Valerio Vicentino, del quale si ragionerà, egli condusse tante cose grande e piccole, d'intaglio, encavo e di rilievo, ancora con una pulitezza e facilità che è cosa da non credere; e se la natura avesse fatto così buon maestro Valerio di disegno, come ella lo fece eccellentissimo nello intaglio, e diligente e pazientissimo nel condur l'opere sue da che fu tanto e spedito, arebbe passato di gran lunga gli antichi, come gli paragonò, e con tutto ciò ebbe tanto ingegno, che si valse sempre o de' disegni da lui o degli intagli antichi nelle sue cose. Condusse Valerio a papa Clemente VII una cassetta tutta di cristalli, condotta con mirabil magisterio, che n'ebbe da quel Pontefice per sua fattura scudi duomila d'oro, dove Valerio intagliò in que' cristalli tutta la Passione di Gesù Cristo col disegno d'altri; la qual cassetta fu poi donata da papa Clemente al re Francesco a Nizza, quando andò a marito la sua nipote al duca d'Orliens, che fu poi il re Arrigo. Fece Valerio per il medesimo papa alcune paci bellissime, et una croce di cristallo divina, e similmente conii da improntar medaglie, dov'era il ritratto di papa Clemente con rovesci bellissimi, e fu cagione che nel tempo suo quest'arte si acrebbe di tanti maestri, che innanzi al sacco di Roma che da Milano e di altri paesi n'era cresciuto sì gran numero, che era una maraviglia.
Fece Valerio le medaglie de' dodici imperatori co' lor rovesci, cavate dallo antico, più belle, e gran numero di medaglie greche; intagliò tante altre cose di cristallo, che non si vede altro che pieno le botteghe degli orefici et il mondo che delle cose sua formate o di gesso o di zolfo o d'altre mesture da encavi, dove e' fece storie o figure o teste. Costui aveva una pratica tanto terribile che non fu mai nessuno del suo mestiero che facesse più opere di lui. Condusse ancora a papa Clemente molti vasi di cristalli quale parte donò a diversi principi e parte fur posti in Fiorenza nella chiesa di San Lorenzo insieme con molti vasi che erano in casa Medici, già del Magnifico Lorenzo Vecchio e d'altri di quella illustrissima casa, per conservare le reliquie di molti Santi, che quel pontefice donò per memoria sua a quella chiesa, che non è possibile veder la varietà de' garbi di que' vasi, che son parte di sardoni, agate, amatisti, lapislazzari e parte plasme et elitropie e diaspri, cristalli, corniuole che, per la valuta e bellezza loro, non si può desiderar più.
Fece a papa Paulo Terzo una croce e dua candellieri pur di cristallo, intagliatovi dentro storie della Passione di Gesù Cristo in varii spartimenti di quell'opera, et infinito numero di pietre piccole e grandi che troppo lungo saria il volerne far memoria. Trovasi appresso il cardinal Farnese molte cose di man di Valerio, il quale non lasciò manco cose lavorate, che facesse Giovanni sopra detto, e d'anni settantotto ha fatto con l'occhio e con le mani miracoli stupendissimi, et ha insegnato l'arte a una sua figliuola, che lavora benissimo. [Era] Valerio tanto vago di procacciare antiquità di marmi et impronte di gesso antiche e moderne, e disegni e pitture di mano di rari uomini, che non guardava a spesa niuna. Onde la sua casa in Vicenza è piena e di tante varie cose adorna, che è uno stupore, e nel vero si conosce che quando uno porta amore alla virtù, egli non resta mai infino alla fossa; onde n'ha merito e lode in vita, e si fa doppo la morte inmortale.
Fu Valerio molto premiato delle fatiche sue, et ebbe ufizii e benefizii assai da que' principi che egli servì. Onde possono quegli che sono rimasi doppo lui, mercé d'esso, mantenersi in grado onorato. Costui quando non poté più, per li fastidi che porta seco la vecchiezza, attendere all'arte, né vivere, rese l'anima a Dio l'anno 1546.
Fu ne' tempi a dietro in Parma il Marmita, il quale un tempo attese alla pittura poi si voltò allo intaglio, e fu grandissimo imitatore degli antichi. Di costui si vidde molte cose bellissime. Insegnò l'arte a un suo figliuolo chiamato Lodovico, che stette in Roma gran tempo col cardinal Giovanni de' Salviati, e fece per questo signore quattro ovati intagliati di figure nel cristallo molto eccellenti, che fur messi in una cassetta d'argento bellissima, che fu donata poi alla illustrissima signora Leonora di Tolledo, duchessa di Fiorenza. Costui fece fra molte sue opere un cammeo con una testa di Socrate molto bella, e fu gran maestro di contrafar medaglie antiche, delle quali ne cavò grandissima utilità.
Seguitò in Fiorenza Domenico di Polo fiorentino, eccellente maestro d'incavo, il quale fu discepolo di Giovanni delle Corgnole di che s'è ragionato; il qual Domenico a' nostri giorni ritrasse divinamente il duca Alessandro de' Medici, e ne fé conii in acciaio e bellissime medaglie con un rovescio, dentrovi una Fiorenza. Ritrasse ancora il duca Cosimo il primo anno che fu eletto al governo di Fiorenza; e nel rovescio fece il segno del capricorno e molti altri intagli di cose piccole che non scade farne memoria, e morì d'età d'anni 65.
Morto Domenico, Valerio e il Marmita e Giovanni da Castel Bolognese, rimasono molti che gli hanno di gran lunga avanzati, come in Venezia Luigi Anichini ferrarese, il quale, di sottigliezza d'intaglio e di acutezza di fine, ha le sue cose fatto apparire mirabili; ma molto più ha passato innanzi a tutti in grazia, bontà et in perfezione e nell'essere universale, Alessandro Cesari, cognominato il Greco, il quale ne' cammei e nelle ruote ha fatto intagli di cavo e di rilievo con tanta bella maniera, e così in conii d'acciaio in cavo con i bulini, ha condotte le minutezze dell'arte con quella estrema diligenza, che maggior non si può imaginare, e chi vuole stupire de' miracoli suoi, miri una medaglia fatta a papa Pavolo Terzo del ritratto suo che par vivo, col suo rovescio, dove Alessandro Magno che, gettato a' piedi del gran sacerdote di Ierosolima, lo adora, che non figure da stupire e che non è possibile far meglio; e Michelagnolo Buonarroti stesso guardandole, presente Giorgio Vasari, disse che era venuto l'ora della morte nell'arte perciò che non si poteva veder meglio.
Costui fé per papa Iulio Terzo la sua medaglia l'anno santo 1550, con un rovescio di que' prigioni che al tempo degli antichi erano ne' lor giubilei liberati, che fu bellissima e rara medaglia, con molti altri conii e ritratti per le zecche di Roma, la quale ha tenuta esercitata molti anni. Ritrasse Pierluigi Farnese duca di Castro, il duca Ottavio suo figliuolo, et al cardinale Farnese fece in una medaglia il suo ritratto: cosa rarissima, ché la testa fu d'oro e 'l campo d'argento. Costui condusse la testa del re Arrigo di Francia per il cardinale Farnese della grandezza più d'un giulio in una corniuola, incavò d'intaglio in cavo che è stato uno de' più begli intagli moderni che si sia veduto mai, per disegno, grazia, bontà e diligenza. Vedesi ancora molti altri intagli di sua man in cammei, e perfettissima una femina ignuda fatta con grande arte, e così un altro dove è un leone e parimente un putto, e molti piccoli che non scade ragiornarne; ma quello che passò tutti, fu la testa di Fotione ateniese, che è miracolosa et il più bello cameo che si possa vedere.