Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Si adopera ancora oggi ne cammei Giovanantonio de' Rossi milanese, bonissimo maestro, il quale, oltra alle belle opere che ha fatto di rilievo e di cavo in varii intagli, ha per lo illustrissimo duca Cosimo de' Medici condotto un cammeo grandissimo, cioè un terzo di braccio alto e largo parimente, nel quale ha cavato dal mezzo in su due figure, cioè Sua Eccellenza e la illustrissima duchessa Leonora sua consorte, che ambidue tengano un tondo con le mani dentrovi una Fiorenza; sono apresso a questi ritratti di naturale il principe don Francesco con don Giovanni cardinale, don Garzia e don Arnando, e don Pietro insieme con donna Isabella e donna Lucrezia, tutti lor figliuoli, che non è possibile vedere la più stupenda opera di cammeo, né la maggior di quella, e perch'ella supera tutti i cammei et opere piccole che egli ha fatti, non ne farò altra menzione potendosi veder l'opere.
Cosimo, da Trezzo, ancora ha fatto molte opere degne di questa professione, il quale ha meritato, per le rare qualità sue, che il gran re Filippo Cattolico di Spagna lo tenga apresso di sé con premiallo et onorallo per le virtù sue nello intaglio in cavo e di rilievo della medesima professione, che non ha pari per far ritratti di naturale, nel quale egli vale infinitamente, e nell'altre cose.
Di Filippo Negrolo milanese, intagliatore di cesello in arme di ferro con fogliami e figure, non mi distenderò avendo operato, come si vede, in rame, cose che si veggono fuor di suo, che gli hanno dato fama grandissima. E Gasparo e Girolamo Misuroni milanesi intagliatori, di quali s'è visto vasi e tazze di cristallo bellissime, e particolarmente hanno condotti per il duca Cosimo dua che son miracolosi, oltre che ha fatto in un pezzo di elitropia un vaso di maravigliosa grandezza e di mirabile intaglio, così un vaso grande di lapislazari, che ne merita lode infinita; et Iacopo da Trezzo fa in Milano il medesimo; che nel vero hanno renduta questa arte molto bella e facile.
Molti sarebbano che io potrei raccontare, che nello intaglio di cavo per le medaglie, teste e rovesci, che hanno paragonato e passato gli antichi, come Benvenuto Cellini, che al tempo che egli esercitò l'arte dello orefice in Roma sotto papa Clemente, fece dua medaglie dove, oltra alla testa di papa Clemente che somigliò che par viva, fé in un rovescio la Pace che ha legato il Furore e bruscia l'armi, e nell'altra Moisè che, avendo percosso la pietra, ne cava l'acqua per il suo popolo assetato, che non si può far più in quell'arte così; poi nelle monete e medaglie che fece per il duca Alessandro in Fiorenza. Del cavalier Lione Aretino, che in questo fatto il medesimo, altrove se ne farà memoria e delle opere che ha fatto e che egli fa tuttavia.
Pietropavolo Galeotto romano, fece ancor lui, e fa appresso il duca Cosimo, medaglie de' suoi ritratti, e conii di monete, et opere di tarsia immitando gl'andari di maestro Salvestro, che in tale professione fece in Roma cose maravigliose, eccellentissimo maestro.
Pastorino da Siena ha fatto il medesimo nelle teste di naturale, che si può dire che abbi ritratto tutto il mondo di persone, e signori grandi e virtuosi, et altre basse genti; costui trovò uno stucco sodo da fare i ritratti che venissino coloriti a guisa de' naturali, con le tinte delle barbe, capelli e color di carni, che l'ha fatte parer vive; ma si debbe molto più lodare negli acciai, di che ha fatto conii di medaglie eccellenti. Troppo sarei lungo se io avessi di questi che fanno ritratti di medaglie di cera a ragionare, perché oggi ogni orefice fa, e gentiluomini assai vi si son dati e vi atendano, come Giovanbatista Sozini a Siena et il Rosso de' Giugni a Fiorenza et infiniti altri, che non vo' ora più ragionare, e, per dar fine a questi, tornerò agli intagliatori di acciaio, come Girolamo Fagiuoli bolognese, intagliatore di cesello e di rame, et in Fiorenza Domenico Poggini, che ha fatto e fa conii per la zecca con le medaglie del duca Cosimo, e lavora di marmo statue, imitando in quel che può i più rari et eccellenti uomini che abbin fatto mai cose rare in queste professioni.
VITA DI MARCANTONIO BOLOGNESE E D'ALTRI INTAGLIATORI DI STAMPE
Perché nelle teoriche della pittura si ragionò poco delle stampe di rame, bastando per allora mostrare il modo dell'intagliar l'argento col bulino - che è un ferro quadro tagliato a sghembo e che ha il taglio sottile - se ne dirà ora, con l'occasione di questa vita, quanto giudicheremo dovere essere a bastanza. Il principio dunque dell'intagliare le stampe venne da Maso Finiguerra fiorentino, circa gl'anni di nostra salute 1460, perché costui tutte le cose che intagliò in argento, per empierle di niello, le improntò con terra, e gittatovi sopra solfo liquifatto, vennero improntate e ripiene di fumo; onde a olio mostravano il medesimo che l'argento. E ciò fece ancora con carta umida e con la medesima tinta aggravandosi sopra con un rullo tondo, ma piano per tutto. Il che non solo le faceva apparire stampate, ma venivano come disegnate di penna. Fu seguitato costui da Baccio Baldini orefice fiorentino, il quale non avendo molto disegno, tutto quello che fece fu con invenzione e disegno di Sandro Botticello. Questa cosa venuta a notizia d'Andrea Mantegna in Roma, fu cagione che egli diede principio a intagliare molte sue opere, come si disse nella sua vita.
Passata poi questa invenzione in Fiandra, un Martino, che allora era tenuto in Anversa eccellente pittore, fece molte cose e mandò in Italia gran numero di disegni stampati, i quali tutti erano contrasegnati in questo modo: M C. Et i primi furono le cinque vergini stolte con le lampade spente e le cinque prudenti con le lampade accese, et un Cristo in croce con San Giovanni e la Madonna a' piedi; il quale fu tanto buono intaglio, che Gherardo miniatore fiorentino si mise a contrafarlo di bulino, e gli riuscì benissimo. Ma non seguitò più oltre, perché non visse molto. Dopo mandò fuora Martino in quattro tondi i quattro Evangelisti, et in carte piccole Gesù Cristo con i dodici Apostoli, e Veronica con sei Santi della medesima grandezza, et alcune arme di signori tedeschi sostenute da uomini nudi e vestiti e da donne; mandò fuori similmente un San Giorgio che amazza il serpente, un Cristo che sta innanzi a Pilato mentre si lava le mani, et un transito di Nostra Donna assai grande, dove sono tutti gl'Apostoli. E questa fu delle maggiori carte che mai intagliasse costui. In un'altra fece Santo Antonio battuto dai diavoli e portato in aria da una infinità di loro in le più varie bizzarre forme che si possino imaginare, la quale carta tanto piacque a Michelagnolo, essendo giovinetto, che si mise a colorirla.
Dopo questo Martino, cominciò Alberto Duro in Anversa, con più disegno e miglior giudizio, e con più belle invenzioni, a dare opera alle medesime stampe, cercando d'imitar il vivo e d'accostarsi alle maniere italiane, le quali egli sempre apprezzò assai. E così, essendo giovanetto, fece molte cose che furono tenute belle quanto quelle di Martino, e le intagliava di sua man propria, segnandole col suo nome. E l'anno 1503 mandò fuori una Nostra Donna piccola, nella quale superò Martino e se stesso; et appresso, in molte altre carte, cavalli, a due cavalli per carta, ritratti dal naturale e bellissimi; et in un'altra il figliuol prodigo, il quale, stando a uso di villano ginocchioni con la mani incrocicchiate, guarda il cielo, mentre certi porci mangiano in un trogolo: et in questa sono capanne a uso di ville tedesche, bellissime. Fece un San Bastiano piccolo, legato con le braccia in alto, et una Nostra Donna che siede col Figliuolo in collo, et un lume di finestre gli dà addosso, che per cosa piccola non si può vedere meglio. Fece una femina alla fiaminga a cavallo con uno staffiere a' piedi. Et in un rame maggiore intagliò una ninfa portata via da un mostro marino, mentre alcun'altre ninfe si bagnano. Della medesima grandezza intagliò con sottilissimo magisterio, trovando la perfezzione et il fine di quest'arte, una Diana che bastona una ninfa, la quale si è messa per essere difesa in grembo a un satiro; nella quale carta volle Alberto mostrare che sapeva fare gl'ignudi.