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La casa che uccide [Smart House - it]

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La casa che uccide [Smart House - it]
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Harry le fece segno di tacere e Charlie notò che, nonostante Laura fingesse di ignorarlo, in realtà era incredibilmente attenta a ogni gesto e a ogni espressione del marito.

«Di che computer portatile sta parlando?» domandò Harry.

Charlie guardò Harry e poi Jake che rispose scuotendo la testa. «Gary non lo ha fatto vedere a nessuno di voi due?» Poi, rivolto a Laura: «Nemmeno a lei?»

Questa volta Laura fece una risatina nervosa, raggiunse il marito dietro al bancone e cominciò a esaminare attentamente le bottiglie. «Può aggiungere ancora un particolare al conto delle cose che sa e che non abbiamo raccontato alla polizia. Gary amava i segreti più di qualsiasi altra cosa. Le assicuro che se avesse avuto un giocattolino come quello lo avrebbe conservato gelosamente, quantomeno finché non fosse stato pronto per la grande dimostrazione di lunedì. Non è così, tesoro?» disse rivolta a Harry con un tono beffardo.

«Tutto quello che so è che non me ne ha parlato.»

«Mi venisse un colpo» mormorò Jake Kluge. «Ma è ovvio che doveva avere una cosa del genere, più di una. Dove sono? Lei li ha visti? Ce li ha Alexander?»

Charlie scosse la testa. «Temo di no. Alexander dice di non essere riuscito a trovarli. Perché ha detto che è ovvio?»

«Avremmo dovuto immaginarlo» rispose Jake. «È ovvio che ci debba essere un comando manuale. Un altro asso nella manica di Gary. Devono essere da qualche parte. Alexander li ha cercati?»

«Ha detto che non è riuscito a trovarli. Perché sono importanti, Mr Kluge?»

Jake trasalì poi sorrise. «La prego, Jake. Posso chiamarvi Charlie e Constance?» domandò. «Lo vede, Charlie, è già riuscito a spiegarci qualcosa. C’erano alcune funzioni svolte da questa dannata casa che non siamo stati in grado di immaginare, e questo spiega perché. Se Gary poteva sovrapporre un comando manuale al sistema principale, avrebbe avuto la possibilità di farlo funzionare secondo determinate caratteristiche. Harry, andiamo a cercare Alexander. Grazie, Charlie.»

Harry uscì da dietro al bar e si allontanarono insieme.

«Solo una cosa prima che andiate via» li fermò Charlie. «Mi sembra di capire che nessuno di voi due fosse molto entusiasta di chiarire una volta per tutte questa brutta situazione. Perché avete cambiato idea?»

Jake si strinse nelle spalle. «Io non ho mai detto di essere contrario.»

«Ma lo era?»

Per un istante guardò Charlie con curiosità, poi annuì. «Penso che ognuno di noi desideri solo lasciarsi tutto questo alle spalle e riprendere l’attività aziendale. Come ha detto Harry, crediamo poco nell’apporto di una nuova investigazione.»

«È stata la casa?» domandò Charlie quasi in un bisbiglio.

«Cristo santo!» sbottò Harry. Riprese a camminare ma Jake lo afferrò per un braccio.

«Aspetta un attimo» gli disse Jake. «Lo abbiamo assunto. La società lo ha assunto per fare domande e noi abbiamo accettato di rispondere.» Quindi lasciò la presa e volse lo sguardo verso Charlie, «No, Charlie, non nel modo che insinua con la sua domanda. La casa non poteva intenzionalmente uccidere nessuno.»

«Non ho parlato di intenzioni» borbottò Charlie. «Ma Jake, Harry, se non è stata la casa allora è stata una persona. Volete lasciarvi alle spalle anche questo? Volete lasciar perdere tutto anche nel caso in cui arrivassimo a stabilire che è stata una persona a uccidere due uomini?»

Harry lanciò un’occhiata rabbiosa a Milton Sweetwater, come se la responsabilità di avergli fatto cambiare idea fosse tutta dell’avvocato. «La Bellringer potrebbe andare a picco» rispose bruscamente Harry. «Non mi interessa un accidente chi sia stato. Voglio solo risolvere la faccenda una volta per tutte, così potremo tornare a occuparci della società. La soddisfa questo?»

Charlie annuì. «Assolutamente sì. Jake?»

«È vero, lei non ha parlato di intenzioni, ma nemmeno di morti accidentali. Questa è la terza ipotesi.»

«Lo terrò a mente» rispose Charlie in maniera conciliante. «E se scoprissimo che è stata una persona? Che effetto avrà sulle aspettative della società?»

Jake scosse la testa. «Non lo so. Nessuno di noi lo sa. Forse in un modo o nell’altro andremo tutti in rovina… comunque ci andremo di sicuro se non chiariamo questa storia. Collaboreremo, Charlie. È questa la vera domanda che le sta a cuore?»

«In parte, in parte. Ci vediamo dopo.» Si rivolse a Constance e disse: «Andiamo a disfare le valigie e a lavarci le mani.»

Milton li informò che la cena sarebbe stata pronta alle sette. Laura osservò Charlie prendere per mano Constance, e con l’accenno di un sorriso agitò le dita verso di lui per salutarlo.

Salendo le scale Constance cominciò a ridere sommessamente, Charlie emise una specie di brontolio. «Non ci troverai niente di divertente quando me la caricherò in spalla e partirò per il Messico.»

«No, tesoro» gli rispose Constance.

Ritornati in camera, Constance disfece le valigie méntre Charlie esaminava il contenuto della busta che gli aveva consegnato Milton. Studiò a lungo le piantine della casa, che trovò disegnate stupendamente. Lo statuto della società lo intimoriva, e le relazioni del medico legale erano troppo agghiaccianti per essere esaminate prima di cena. Di fronte alla lista dei giocattoli indicati come armi del delitto increspò le labbra, piegò il foglio e lo mise in tasca. Sollevò lo sguardo dai fogli sparsi sulla scrivania e vide Constance davanti alla finestra, intenta a osservare la nebbia fitta che saliva e calava, svelava, nascondeva, indispettiva. Le si avvicinò e le cinse la vita.

«Che cosa ne pensi?» gli domandò Constance.

«Sono come passeggeri di una nave che un capitano folle ha gettato in mezzo alla tempesta. Tutti loro avrebbero desiderato che Gary finisse a mare. Milton vuole che la società sia stabile come l’IBM o la Ma Bell, non ama il disordine. Jake è in lizza per la scalata al potere, ai soldi, al prestigio e a tutto quello che oggigiorno significa essere il grande capo di un’azienda. Dietro quella facciata da Monte Rushmore, Harry potrebbe nascondere un’invidia patologica. Bruce invece è pazzo, anche lui affetto da invidia ma per altre ragioni, si sente in debito con la vita. Beth voleva affrancarsi dalla schiavitù psicologica che Gary alimentava in lei. Per quanto riguarda Laura vedremo in seguito, ma non ho il minimo dubbio che anche lei avesse un motivo per eliminare Gary.» Charlie le premette le spalle. «Come sto andando?»

Constance accennò una risata. «Da dieci e lode. Sono uno strano gruppo» disse con un’aria assorta. «Non penso che avrebbero fatto qualcosa per sapere come sono morte le due vittime se non fosse stato per i profitti della società.»

«Scommetti che uno di loro tirerà fuori la possibilità che quella sera si sia introdotto in casa un estraneo, e che almeno altri due del gruppo sosterranno l’ipotesi?»

«Sai bene che sono moralmente contraria al gioco d’azzardo» gli rispose con un’aria sussiegosa. «E poi so già che Bruce solleverà l’ipotesi e sua madre la sosterrà. Charlie, non pensi sia strano che Alexander non abbia accennato prima ai computerini? Dei tre uomini che avevano lavorato alla casa e conoscevano l’intero sistema lui è l’unico rimasto. Probabilmente riesce a sfruttare al massimo le potenzialità dei computer senza il minimo sforzo, non credi?»

«Credo che l’unico modo per cavare qualcosa da quell’idiota sia inchiodarlo a terra e torturarlo» rispose risolutamente. «Sei pronta per un altro giro col gruppo?»

«Sapete, tutto sommato è possibile che quella sera sia entrato qualcuno, mi riferisco a un estraneo, naturalmente» esordì Bruce a cena.

Maddie annuì con enfasi. «Certo che è possibile. Non ho mai creduto che questo sistema di sicurezza fosse affidabile.»

Constance guardò Charlie con aria divertita, e il marito sospirò.

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