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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Gli altri si scambiarono occhiate. Lady Osiellin e lord Mavabwin furono i primi a capirlo. Parlarono allo stesso momento, offrendo alleanze.

Elayne calmò il suo cuore trepidante, rilassandosi sul trono. «Mi rimane solo una tenuta da dare» disse. «Ma credo che possa essere divisa.» Avrebbe dato una parte anche ad Ailil, per ingraziarsi il favore e ricompensare il suo sostegno. Ora la seconda parte del piano. «Lady Sarand» chiamò Elayne verso il fondo della stanza.

Elenia venne avanti, vestita con i suoi stracci.

«La Corona non è senza pietà» disse Elayne. «L’Andor non può perdonarti per il dolore e la sofferenza che hai causato. Ma altri paesi non hanno tali ricordi. Dimmi, se la Corona ti fornisse un’opportunità di nuove terre, l’accetteresti?»

«Nuove terre, maestà?» chiese Elenia. «Di quali terre parli?»

«Un’unificazione tra l’Andor e Cairhien offrirebbe molte opportunità» disse Elayne. «Forse hai sentito dell’alleanza della Corona con Ghealdan. Forse hai sentito di terre portate a nuova vita nell’ovest del regno. Questo è un momento di grandi opportunità. Se dovessi trovare a te e a tuo marito un posto dove stabilire una nuova sede a Cairhien, accettereste quello che vi viene dato?»

«Io... di certo lo prenderei in considerazione, maestà» disse Elenia, mostrando un bagliore di speranza.

Elayne si voltò verso i lord cairhienesi. «Perché tutto questo possa avere effetto,» disse «mi servirà l’autorità di parlare sia per l’Andor, sia per Cairhien. Quanto tempo presumete che possa occorrere per predisporre tale situazione?»

«Fammi tornare alla mia patria attraverso uno di quegli strani portali» disse Lorstrum «e dammi un’ora.»

«A me basta solo mezz’ora, maestà» si inserì Bertome, lanciando un’occhiata a Lorstrum.

«Un’ora» disse Elayne, alzando le mani. «Preparate bene.»

«D’accordo» disse Birgitte mentre la porta della stanza più piccola si chiudeva. «Cosa è appena successo, nel nome della maledetta mano sinistra del Tenebroso?»

Elayne si mise a sedere. Aveva funzionato! O perlomeno sembrava. La lussuosa poltrona era un sollievo dopo la rigidità del Trono del Leone. Dyelin occupò una sedia alla sua destra; Morgase si mise alla sua sinistra.

«Quello che è successo» disse Morgase «è che mia figlia è geniale.»

Elayne sorrise di gratitudine. Birgitte, però, corrugò la fronte. Elayne poteva percepire la confusione della donna. Lei era l’unica nella stanza con loro; dovevano aspettare un’ora per vedere i veri risultati della macchinazione di Elayne.

«D’accordo» disse Birgitte. «Così hai ceduto un po’ di terra dell’Andor a dei nobili cairhienesi.»

«Per corromperli» disse Dyelin. Non pareva convinta quanto Morgase. «Una manovra scaltra, maestà, ma pericolosa.»

«Pericolosa?» disse Birgitte. «Sangue e ceneri, qualcuno vuole spiegare all’idiota qui perché corrompere qualcuno è geniale o scaltro? Non è certo Elayne ad averlo scoperto

«Questo è stato più di un dono» disse Morgase. Cosa bizzarra, si era messa a versare il tè per tutti i presenti. Elayne non riusciva a ricordare di aver mai visto sua madre versare il tè in precedenza. «Il maggior ostacolo che si frapponeva tra Elayne e Cairhien era che sarebbe stata vista come una conquistatrice.»

«Sì, dunque?» chiese Birgitte.

«Dunque ha creato legami fra le due nazioni» disse Dyelin, accettando una tazza di Tremalking nero da Morgase. «Dando a quel gruppo delle terre nell’Andor, lei dimostra che non ha intenzione di ignorare o impoverire la nobiltà cairhienese.»

«Oltre a quello,» disse Morgase «fa in modo di non essere una stranezza. Se avesse preso il trono, avrebbe ottenuto le sue terre, diventando così l’unica persona ad avere possedimenti in entrambi i paesi. Ora sarà una come tanti.»

«Ma è pericoloso» ripete Dyelin. «Lorstrum non ha ceduto perché è stato corrotto.»

«Ah, no?» disse Birgitte accigliandosi. «Ma...»

«Dyelin ha ragione» disse Elayne sorseggiando il suo tè. «Ha ceduto perché ha visto che gli stavo offrendo l’opportunità per entrambi i troni.»

Tutti nella stanza tacquero.

«Dannate ceneri» imprecò infine Birgitte.

Dyelin annuì. «Hai creato dei nemici che potrebbero rovesciarti, Elayne. Se dovesse accaderti qualcosa, c’è una buona probabilità che Lorstrum o Bertome possano cercare di avanzare pretese su entrambi i paesi.»

«È proprio quello su cui conto» disse Elayne. «Sono i due nobili più potenti di Cairhien, in questo momento, in particolare dal momento che Dobraine non è tornato da ovunque Rand lo abbia portato. Con loro che sostengono attivamente l’idea di una monarchia comunque, abbiamo realmente una possibilità in questo.»

«Ti sosterranno solo perché vedono un’opportunità di prendere entrambi i troni per sé stessi!» disse Dyelin.

«Meglio scegliere i tuoi nemici che rimanere nell’ignoranza» disse Elayne. «In sostanza ho limitato la mia concorrenza. Loro hanno visto i draghi e questo li ha resi invidiosi. Poi ho offerto loro l’opportunità non solo di aver accesso a quelle armi, ma di raddoppiare la loro ricchezza. E, oltre a tutto questo, ho dato loro un barlume di possibilità di essere nominati re, un giorno.»

«Perciò tenteranno di ucciderti» disse Birgitte in tono piatto.

«Forse» disse Elayne. «O forse tenteranno di indebolirmi. Ma non per molti anni: un decennio, ipotizzo. Colpire ora vorrebbe dire rischiare che le nazioni si dividano di nuovo. No, prima devono instaurarsi e godersi la loro ricchezza. Solo una volta certi che le cose sono sicure — e che io mi sono rilassata — effettueranno la loro mossa. Per fortuna sono solo due e questo mi permetterà di metterli l’uno contro l’altro. E per ora abbiamo guadagnato due fedeli alleati, uomini che vogliono con passione che la mia rivendicazione del Trono del Sole abbia successo. Mi porgeranno proprio loro la corona.»

«E le prigioniere?» disse Dyelin. «Elenia e le altre due? Intendi davvero trovare delle terre per loro?»

«Sì» disse Elayne. «Quello che ho fatto per loro è in realtà molto gentile. La Corona si assumerà i loro debiti, poi darà loro un nuovo inizio a Cairhien, se tutto questo funziona. Sarà bene che la nobiltà andorana prenda delle terre lì, anche se probabilmente dovrò conferire loro delle terre dai miei personali possedimenti a Cairhien.»

«Rimarrai circondata da nemici» disse Birgitte scuotendo il capo.

«Come al solito» disse Elayne. «Per fortuna ci sei tu a badare a me, giusto?»

Lei sorrise alla Custode, ma sapeva che Birgitte poteva percepire il suo nervosismo. Quest’ora di attesa sarebbe stata lunga.

51

Una prova

I peli sul collo di Min si rizzarono mentre impugnava la spada di cristallo. Callandor. Aveva udito storie su quest’arma fin da quando era una bambina, fervidi racconti della lontana Tear e della spada che non è una spada. Ora la teneva tra le proprie dita.

Era più leggera di quanto si aspettasse. La sua lama cristallina intercettava la luce delle lampade e giocava con essa. Pareva scintillare troppo, la luce all’interno che mutava anche quando lei non si muoveva. Il cristallo era liscio ma caldo. Pareva quasi vivo.

Rand era in piedi di fronte a lei, lo sguardo abbassato sull’arma. Erano nelle loro stanze all’interno della Pietra di Tear, in compagnia di Cadsuane, Narishma, Merise, Naeff e due Fanciulle.

Rand protese la mano, toccando l’arma. Lei gli lanciò un’occhiata e una visione comparve sopra di lui. Una spada luccicante, Callandor, stretta in una mano nera. Annaspò.

«Cos’hai visto?» chiese Rand piano.

«Callandor, tenuta in un pugno. La mano pare fatta di onice.»

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