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Naufragio su Giri [The Witling - it]

Электронная книга - «Naufragio su Giri [The Witling - it]». Краткое содержание книги:

Come il pianeta Tschai della celebre quadrilogia di Jack Vance, anche Giri non scherza: creato fin nei minimi dettagli dalla fantasia di Vernor Vinge, è un mondo pittoresco e avventuroso popolato da una miriade di razze e tribù bellicose, alle quali non è per niente facile inculcare il concetto di Pax Galattica. Ma questo sarebbe niente se almeno su Giri ci fosse una remota possibilità di sopravvivenza…
Invece: sostanze velenose e piante poco raccomandabili, complotti di corte e intrighi tribali, violenze e pericoli, guerre e sacrifici. I due terrestri sbarcati su questo mondo pazzesco per una spedizione scientifica, e costretti a restarvi loro malgrado, si accorgeranno che c’è poco da stare allegri soprattutto quando, per tentare l’unica via di fuga, dovranno partecipare a un piano sanguinoso e assecondare la volontà di un principe folle.
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— Sì.

— Allora forse possiamo concludere un patto. Come avete già insinuato, noi siamo in possesso di… conoscenze magiche sconosciute agli Azhiri. Potremmo spiegarvele almeno in parte, se ci teletrasportaste qui. — Si protese sul tavolo e puntò il dito sull’isola dov’era sistemata la stazione telemetrica di Draere.

Prou si accigliò e Ajao si chiese se avesse modo di intuire quanto poco lui avrebbe potuto rivelargli. Non c’era proprio modo di insegnare agli Azhiri qualcosa della moderna tecnologia nel tempo estremamente ridotto che a loro sarebbe rimasto. Forse solo le mitragliatrici avrebbero avuto qualche valore per Prou, ma erano scomparse. A quel punto, l’unica attrezzatura che potevano offrirgli erano le radio della tuta, la cui portata non superava i cinquanta chilometri.

Ma le obiezioni del Corporato furono ben altre. — Potrei sicuramente teletrasportarvi fin là, Adgao, ma morireste al momento dell’arrivo. Guarda. — Tracciò una linea che collegava Dgengaru all’isola. — La distanza supera le cento leghe. Una lega è la distanza massima che una normale imbarcazione da viaggio può percorrere con una singola operazione di rengaggio e anche con lo scafo più solido, nessuna delle nostre navi può saltare più di due leghe per volta. Se io vi rengassi fin là, verreste ridotti in mille pezzi.

Ajao studiò la carta e fece una smorfia. Certo. La stazione telemetrica era a novanta gradi di distanza, dall’altra parte del pianeta. Se saltavano dal punto in cui si trovavano in quel momento, diretti subito a destinazione, sarebbero arrivati là alla velocità di circa un chilometro al secondo, diretti verso il basso. Eppure…

— Che vi impedisce di portare una di quelle navi da viaggio in oceano aperto? Capisco che sia un viaggio lungo, capace di richiedere parecchie centinaia di salti, ma alla fine arriveremmo interi.

Prou scosse ancora la testa. — Questi abvom - indicò con l’indice uno dei piccoli mostri disegnati con cura sulla carta — non sono semplici immagini ornamentali, Adgao. Ci kengerebbero ancora prima di aver percorso tre leghe in mezzo al mare.

Aveva senso. Se la capacità di kengare dipendeva, come sembrava, dalle dimensioni del cervello, i mammiferi che popolavano l’oceano potevano essere benissimo le creature più pericolose del pianeta, anche se non erano in grado di teletrasportarsi. Nessuna meraviglia che le “strade” degli Azhiri non si allontanassero mai più di qualche chilometro dalla costa. Ajao si sollevò appena dal divano. — Ma se il posto è così inaccessibile, come potete conoscerne l’esistenza?

Prou inarcò le sopracciglia grigie. — Noi della Corporazione abbiamo la facoltà di sengarlo, così come possiamo sengare le lune, pur senza avere la possibilità di raggiungerle.

Bjault si lasciò ricadere all’indietro. In realtà, la stazione telemetrica era lontana quanto la stessa Novamerika. Per un attimo desiderò di possedere la stessa predisposizione di Leg-Wot per le imprecazioni. Quella era proprio l’occasione giusta per usarle.

Tornò a guardare la mappa. A prima vista, la proiezione ortografica polare sembrava un modo estremamente maldestro per riprodurre un intero emisfero. Le terre a meno di trenta gradi dal polo risultavano solo vagamente distorte, ma verso l’equatore la dilatazione dei continenti era così accentuata che, sulla carta, il Regno d’Estate occupava solo una striscia alta meno di otto centimetri lungo il bordo dei dischi. Solo ripensandoci meglio Ajao capì che la proiezione era perfettamente naturale agli occhi degli Azhiri, e rispecchiava in modo straordinario le caratteristiche uniche del loro Talento. Per loro era molto più importante conoscere la differenza di velocità tra due punti che non la distanza reale in linea d’aria. E la proiezione ortografica polare era una rappresentazione perfetta dei campi di velocità sulla superficie del pianeta. Le linee rette sulla carta non erano cerchi massimi, ma percorsi di minima variazione di velocità tra i due punti collegati, e dal punto di vista Azhiri rappresentavano dunque la via più breve. Il che finalmente spiegava la stranezza delle curve seguite dalle varie strade. Se solo lo avesse intuito prima che Draere tentasse l’atterraggio…

Più guardava quella carta e più si stupiva della sua praticità. Bastava un’occhiata per stabilire quanti salti fossero necessari a raggiungere una certa destinazione senza correre pericoli, e persino per prevederne l’ampiezza e la direzione precisa. Non c’erano dubbi, la stazione telemetrica era praticamente irraggiungibile. Anche se avessero viaggiato via terra fino al punto più vicino all’isola ci sarebbero comunque stati 8.500 chilometri di oceano tra loro e la meta a cui erano diretti. Se avessero coperto la distanza con un salto solo sarebbero emersi in prossimità della stazione muovendosi in modo orizzontale a parecchie centinaia di metri al secondo. Non c’era proprio alcun modo di aggirare l’ostacolo, a meno che…

— Perdio, ci sono! — esclamò Bjault in lingua natale `Non l’avrebbe mai capito senza quella mappa, così come uri Azhiri non sarebbe mai stato in grado di arrivarci senza il bagaglio tecnico e scientifico di Ajao.

— Con il tuo Talento e la mia “magia” credo proprio che potremo raggiungere l’isola! — dichiarò l’archeologo dedicando al Corporato, che lo fissava perplesso, un ampio sorriso di trionfo.

11

La chiamavano Festa dell’Estate Meridionale, e preferivano ignorare il fatto che quella data segnava il giorno più corto di tutto l’inverno nell’emisfero settentrionale. Era la più importante tra le feste imperiali, a pari merito con la Festa dell’Estate Settentrionale, sei mesi più tardi. Quell’anno non era previsto lo sfarzo delle edizioni precedenti. I ducati di Rengeleru e di Dgeredgerai erano troppo occupati a difendere le loro vie di commercio attraverso il Grande Deserto dalle incursioni del Popolo della Sabbia per inviare a corte le consuete compagnie di spettacolo. Tuttavia, la maggior parte della nobiltà del Regno era venuta alla festa, e aveva riempito per intero i quindici ordini di posti dell’Anfiteatro Equatoriale. Questo era una linea spartiacque naturale che si stendeva per cinquecento iarde verso nord e per altrettante verso sud. Alle squadre di lavoro del re erano occorsi più di tre anni per ricavare quindici terrazze degradanti nel riolite bruno rosato del fianco montuoso, una per ogni grado della nobiltà. Poi sulle terrazze erano state stese tonnellate di terriccio, zolle erbose e alberi finché in tutto quel verde non era rimasta solo, qua e là, qualche rara striscia rosa di pietra lucida.

Erano passati solo due giorni da quando si era scoperta la misteriosa intrusione nel Torrione del Palazzo d’Estate. Sebbene ufficialmente non fosse stato detto nulla, la voce si era sparsa e la presenza di uomini di guardia a ogni polla di transito o laghetto ornamentale non faceva che confermarla. Pelio si chiese se le cose sarebbero mai tornate alla normalità. Era già stato un miracolo far uscire Ionina dal Torrione senza che nessuno la notasse. Quanto ai consiglieri di suo padre, non li aveva mai visti tanto sconvolti. Anche se non risultava mancare s nulla dalle stanze private del re, e Pelio si era ben guardato dal denunciare le proprie perdite, tutti si trovavano comunque ad affrontare il fatto irrefutabile che qualcuno aveva approfittato di un ricevimento diplomatico per violare il Torrione e uccidere due rengatori d’aria. I potenziali ladri avevano dimostrato grande Talento e un’incredibile audacia. Da quella notte in poi il Torrione era stato costantemente pattugliato, ed era la prima volta che un re imperiale l’avesse mai ritenuto necessario.

Tuttavia, solo Pelio comprendeva la vera enormità di ciò che era successo. Soltanto lui sapeva che i ladri in realtà avevano rubato qualcosa, e doveva trattarsi di qualcuno in grado di penetrare all’interno del Torrione e di rengare oggetti all’esterno senza l’aiuto dei sorveglianti della Sala Alta. C’era di mezzo un Corporato, forse. Oppure, considerato il rigore con cui la Corporazione si atteneva al rispetto della Convenzione, un membro della stessa famiglia reale. Il principe teneva ogni dubbio per sé. Sapeva che la sua posizione era delicata, c’era il rischio che qualcuno sollevasse interrogativi tali da portare a galla, magari incidentalmente, la sua relazione con una witling. Per alcuni giorni doveva evitare la ragazza, sia in pubblico che in privato.

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