Naufragio su Giri [The Witling - it]
- Автор: Виндж Вернор (Вернон) Стефан
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Maura Arduini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Naufragio su Giri [The Witling - it]». Краткое содержание книги:
Invece: sostanze velenose e piante poco raccomandabili, complotti di corte e intrighi tribali, violenze e pericoli, guerre e sacrifici. I due terrestri sbarcati su questo mondo pazzesco per una spedizione scientifica, e costretti a restarvi loro malgrado, si accorgeranno che c’è poco da stare allegri soprattutto quando, per tentare l’unica via di fuga, dovranno partecipare a un piano sanguinoso e assecondare la volontà di un principe folle.
Passarono due ore e si fermarono in un posto che Pelio chiamò Pfodgaru. Dato che era ormai ora di pranzo, l’imbarcazione venne assicurata al molo e rifornita di pentole di minestra fumante. Mentre il cibo veniva distribuito, Leg-Wot guardò Bjault. L’archeologo era rimasto stranamente tranquillo per tutta la mattina, non aveva posto nessuna delle sue solite domande inquietanti, né rivelato teorie appena partorite da una mente sempre in ebollizione. In quel momento cincischiava con la minestra, con espressione quasi nauseata.
Ajao avvertì lo sguardo di Yoninne su di sé. — Crampi — spiegò in lingua natale. — Mi hanno tormentato per tutta la mattina. — Si fissarono in silenzio per un lungo istante e la ragazza seppe che stavano pensando la stessa cosa. Tutto ciò che mangiamo è pieno di veleni metallici, piombo, mercurio, antimonio… e questi veleni si accumulano per portarci alla morte. Quali sono i primi sintomi? I crampi, forse? E, se è così, quanto tempo ci rimane? Ajao distolse bruscamente lo sguardo e si rivolse a Pelio. — Ci troviamo ancora all’interno del Regno d’Estate? — domandò.
Il principe guardò con una certa perplessità i due Novamerikani, poi annuì. — Ci troviamo proprio sul confine più settentrionale, a quasi trenta gradi dall’equatore e molto più a nord del punto dove siete stati catturati, anche se qui il clima è migliore che a Bogdaru. — Yoninne guardò oltre il magazzino sulla riva, verso le residenze in legno segnate dalle intemperie. Pfodgaru era una pallida e gelida imitazione delle lontane città del sud. E il clima sarebbe diventato ancora più freddo. Sul ponte, alcuni uomini dell’equipaggio fissavano alla balaustra dei pannelli in quarzo destinati a servire da riparo.
— Lo so — continuò Pelio — non è uno dei posti più gradevoli del Regno, specialmente in inverno, ma rappresenta il termine meridionale dell’unica strada polare a cui il trattato ci consenta di accedere. Per le prossime cento leghe, e cioè fino alla Contea di Tsarang, ci sposteremo all’interno del Regno delle Nevi.
Il salto successivo trasformò le montagne che circondavano Pfodgaru in una cresta dentata, grigia e quasi impercettibile sull’orizzonte sudoccidentale. Il territorio non sembrava molto diverso dalle distese settentrionali di Tutt’Estate, a parte forse un po’ più neve e meno vegetazione. Le città lungo il cammino erano costruite esclusivamente in pietra. Non c’era da meravigliarsi, dato che in quella terra piatta e grigia gli alberi scarseggiavano, e ancora di più le foreste. Tuttavia, gli ornamenti in pietra erano diversi da quelli che Yoninne aveva visto nel sud. I motivi erano più spigolosi e sfaccettati, con ghirigori più astratti e grotteschi. Inoltre, mentre la gente del Regno d’Estate tendeva invariabilmente a creare forti contrasti tra pietre di diverso colore,, gli Azhiri del Regno delle Nevi preferivano l’effetto opposto. Anche se erano disponibili pietre di diverso colore, le accostavano in modo che ciascun edificio fosse di un’unica tonalità di grigio o di marrone.
Le città che si trovarono a sfiorare recavano tracce di una povertà che Leg-Wot non aveva notato nel Regno d’Estate. La natura doveva rendere la vita molto più dura alla gente che abitava da quelle parti. La maggior parte degli edifici vicini ai laghi di transito sembravano più piccoli in confronto a quelli che avevano lasciato a sud. Yoninne era certa che se Bjault si fosse sentito meglio avrebbe tempestato Pelio di domande. Di che cosa vivevano gli abitanti del Regno delle Nevi? Come si procuravano il cibo? In che modo riscaldavano le loro case di pietra?
Saltarono da una città all’altra, percorrendo forse un centinaio di chilometri a ogni salto. Puntavano verso nordest, e ogni tappa faceva rollare violentemente l’imbarcazione a est nelle acque del lago di transito di arrivo. Il sole si abbassò rapidamente sull’orizzonte, e incominciò a fare davvero freddo. Il vento che sibilava tra i pannelli di quarzo sul ponte mandava soffi di aria gelida sui passeggeri. Le stufe a legna sul ponte non servivano a molto. Il povero Samadhom si rannicchiò su se stesso con aria infelice, finché Pelio non lo slegò per portarlo nella stiva.
Mentre le ombre continuavano ad allungarsi verso nord, i villaggi divennero sempre più squallidi e grotteschi. La neve si ammucchiava alta vicino a riva, come chissà quale deposito minerale, e molti magazzini erano costruiti utilizzando blocchi di ghiaccio grigiastri, al posto delle pietre. Ancora più a nord, le lastre di ghiaccio minacciavano di chiudere la superficie del lago e squadre di operai del posto lavoravano alacremente per mantenere la strada transitabile. L’acqua dei laghi era di un verde particolare e anche quando gli spruzzi raggiungevano i pannelli di quarzo della nave, per congelarsi subito dopo, il riflesso rimaneva verde. Pelio spiegò a Leg-Wot che il Popolo delle Nevi usava speciali pozioni da aggiungere all’acqua per mantenerla liquida anche alle temperature più rigide. Un antigelo?, pensò lei. Non riusciva a credere che solo poche ore prima viaggiava ancora nel bel mezzo di una foresta semitropicale.
A parte la fascia a cavallo dell’equatore, ampia circa trenta gradi, Giri era un pianeta gelido con calotte di ghiaccio ché scendevano anche fino a quarantacinque gradi di latitudine. I colonizzatori provenienti dal Mondo Natale erano stati molto saggi a stabilirsi su Novamerika, cinquanta milioni di chilometri più vicina al sole. I tropici Novamerikani erano insopportabili, — ma in compenso le spiagge balneabili si estendevano fino ai poli. Nei tre anni dalla fondazione della colonia lei aveva imparato ad amare le lunghe passeggiate solitarie su quelle bianche spiagge deserte. Sarebbe mai riuscita a rivederle?
Si lasciò andare all’indietro sul sedile e per un attimo rimase silenziosa e assorta come Bjault. Quando alzò gli occhi di nuovo, il sole era tramontato a sud. Nel giro di quattro salti, il crepuscolo si trasformò in notte, sebbene fosse ancora pieno pomeriggio, e il mutevole susseguirsi dei panorami diversi venne illuminato dalle stelle e dalle luce della più debole delle due lune. Svanita la luce del sole gli edifici presero sembianze più aggraziate e armoniose, e le finestre si accesero di allegre luci gialle. L’aria era cristallina, ma il vento continuava a soffiare implacabile contro i pannelli che riparavano il ponte.
Pelio divenne più loquace, come se avesse avvertito il cambiamento nel morale di Yoninne. Raccontò che aveva già fatto quel viaggio due o tre volte, in occasione di un paio di visite di stato nel Regno delle Nevi e di un’ispezione degli stati vassalli al di là del polo. Descrisse la funzione dei vari edifici raggruppati attorno a ciascun lago di transito, e identificò con orgoglio le navi commerciali di passaggio da e per i lontani feudi del Regno d’Estate. Lo stemma del sole in campo verde compariva su una moltitudine di scafi, ed era visibile anche al chiaro di luna. Mentre avanzavano nella notte nordica il traffico divenne più intenso, ma gli spruzzi sulle vetrate si congelarono, impedendo loro la vista. Ogni tre o quattro salti il pilota-navigatore mandava fuori la ciurma per rompere il ghiaccio. Le stufe venivano continuamente rifornite e le minuscole scintille rosse che filtravano dai lati illuminavano il ponte.
Pelio era così allegro e animato che Yoninne fu sul punto di sorridere. Era chiaro che pensava che sarebbero morti, alla fine di quel viaggio, eppure stava facendo del suo meglio per rallegrare lei.
Yoninne si chiese ancora se sarebbe stato disposto ad accettare quell’avventura anche se l’alternativa non fosse stata un’esecuzione capitale. Nove giorni prima, e sembrava che fosse trascorsa un’eternità, quando Bjault e Thengets del Prou le avevano presentato il piano ideato da Ajao, lei aveva insistito per presentarlo a Pelio direttamente.