Naufragio su Giri [The Witling - it]
- Автор: Виндж Вернор (Вернон) Стефан
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Maura Arduini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Naufragio su Giri [The Witling - it]». Краткое содержание книги:
Invece: sostanze velenose e piante poco raccomandabili, complotti di corte e intrighi tribali, violenze e pericoli, guerre e sacrifici. I due terrestri sbarcati su questo mondo pazzesco per una spedizione scientifica, e costretti a restarvi loro malgrado, si accorgeranno che c’è poco da stare allegri soprattutto quando, per tentare l’unica via di fuga, dovranno partecipare a un piano sanguinoso e assecondare la volontà di un principe folle.
Bjault si guardò pigramente intorno nello spiazzo. Proprio sotto i suoi occhi, all’improvviso, si materializzò un uomo che da tre o quattro centimetri di altezza atterrò sull’erba folta. Lui raddrizzò bruscamente la schiena, non prima che altri due uomini comparissero dal nulla davanti a lui.
— Non ti muovere, witling — disse il primo. — Il principe ha richiesto la tua presenza. — Tutti e tre indossavano i gonnellini regolamentari dei soldati di guardia, ma si dimostravano stranamente tesi e misteriosi. Ajao aveva dovuto trattare con militari e burocrati per oltre. un secolo, tanto che ormai aveva un sesto senso per captare le loro bugie. Quei tre si comportavano come soldati in territorio straniero. Lui fece un passo indietro, verso il sentiero che portava alla spiaggia. Uno dei tre scomparve, solo per riapparire più in basso lungo il tracciato. In quello stesso istante, una folata di vento straordinariamente violenta colpì Ajao alle caviglie, togliendogli l’appoggio dei piedi. I due individui rimasti si avvicinarono, afferrandolo per le braccia. — Possiamo ucciderti prima ancora che incominci a gridare. Se non ci ostacoli forse ti lasceremo vivere. — Ajao strinse i denti per il dolore e la paura, mentre veniva trascinato attraverso il prato, verso la polla di transito. Si trattava di un rapimento, non delle brutalità di un pugno di carcerieri! E la differenza non era affatto accademica. Lui rischiava di non vedere mai più né Yoninne né il maser.
I rapitori stavano per raggiungere la polla quando il tizio che si era messo di guardia più in basso gridò, e l’urlo fu seguito da un rumore secco e improvviso, come quello di un tuono caduto molto vicino. Ajao si voltò in tempo per vedere il corpo dell’uomo che andava a schiantarsi contro il tronco di un albero all’altro lato dello spiazzo. Proprio sul limite della radura era comparso un quarto individuo, un Azhiri dalla pelle scura, con un semplice gonnellino verde. Non si muoveva, ma i rapitori di Bjault impallidirono per la paura.
— Un Corporato! — gridò uno dei due, e quando si rivolse di nuovo al prigioniero aveva scritta chiaramente negli occhi l’intenzione di uccidere.
Si udì un secondo tuono e il potenziale assassino venne letteralmente spazzato via. Ajao ricadde pesantemente al suolo e non sentì più nulla.
Al di là del parapetto, la città si stendeva a perdita d’occhio. Presi singolarmente, gli edifici erano belli, con le strutture in pietra e legno amalgamate con cura. Anche quelli più grandi, alti tre o quattro piani, erano parte di un immenso giardino. Viticci e rampicanti erano stati guidati sulle grate dei balconi e sulle verande dei tetti per creare, con le loro tonalità verdi e marrone, un gradevole contrasto contro l’azzurro delle strutture di legno esterne.
Doveva essere una città, ma gli edifici distavano sempre almeno un centinaio di metri l’uno dall’altro. In mezzo c’erano alberi, fiori, giardini senza sentieri e minuscoli laghetti. L’insieme ricordava ad Ajao il piano urbanistico delle città che aveva appena incominciato a costruire sul Mondo Natale poco prima che venisse lanciata la Spedizione Novamerika, quarant’anni prima. La costruzione di quelle città era possibile grazie alla tecnologia avanzata del Mondo Natale, che impiegava elicotteri da trasporto comandati elettronicamente. Gli Azhiri ottenevano i medesimi risultati senza l’impiego di macchine. Ajao se ne sentiva un po’ invidioso. Le città potevano anche spaziare trenta chilometri da est a ovest, e gli Azhiri sarebbero stati in grado comunque di passare da una parte all’altra, con la stessa rapidità con cui avrebbero compiuto uno salto di due metri.
Ajao era steso su un morbido divano all’ombra di una veranda pensile. A parte le condizioni della tuta di volo, che era fradicia, e un certo indolenzimento delle gambe, si sentiva proprio bene. Quella non era di certo la cella di una prigione. L’arredamento e il gusto artistico dell’insieme non avevano nulla a che vedere con l’ambiente in cui Pelio li aveva in precedenza sistemati. Accanto al divano era sistemato un tavolino lungo e basso, sulla superficie del quale erano dipinte due figure circolari, ciascuna con un diametro superiore al metro. Sembravano proprio carte geografiche, con il blu che rappresentava l’oceano, e i verdi, il bianco e i marrone a indicare le terre emerse. Alcuni punti erano segnati da scritte nell’alfabeto sillabico Azhiri. C’erano anche dei piccoli mostri marini dipinti nel blu… Perbacco! Erano davvero mappe, e precisamente proiezioni ortografiche polari. Un disco rappresentava l’emisfero settentrionale e l’altro quello meridionale. Che strana proiezione da scegliere. I continenti equatoriali risultavano tanto distorti da sembrare irriconoscibili.
Alle sue spalle si udirono dei passi. Bjault si girò di scatto e si trovò davanti l’uomo che l’aveva salvato. Lo sconosciuto si chinò sul divano e gli offrì qualcosa di scuro e di molto freddo. Una bevanda ghiacciata! C’erano proprio tutti i comfort di una società tecnologica… Ajao accettò automaticamente il bicchiere.
— Dove sono? — chiese mentre l’altro si sistemava su una vicina poltrona. Sembrava un po’ più vecchio di Pelio e apparteneva con ogni probabilità a una diversa razza Azhiri. La sua pelle era di un grigio molto scuro, l’altezza arrivava quasi al metro e sessanta e la corporatura era più snella rispetto a quella degli altri indigeni. Il gonnellino verde aveva un paio di lune argentee e stilizzate incollate su un fianco.
— Quasi nel cuore del centro d’affari di Dhendgaru, e precisamente qui — rispose l’uomo, indicando una chiazza grigia su una delle mappe. Spostò il dito di circa un centimetro. — E qui si trova il Palazzo d’Estate, a meno di due leghe di distanza. Non ti ho portato lontano e… sei libero di tornarci. — Alzò bruscamente lo sguardo su Ajao. — Ma prima devo parlarti. Sono Thengets del Prou, secondo Corporato residente a Dhendgaru.
L’archeologo aguzzò le orecchie, colpito dalla parola “Corporato”. — Thengets del Prou — ripeté, pronunciando il nome con cura. — Io sono Ajao Bjault.
Prou sorrise. — Avrei capito che sei uno straniero e che non vieni dal Regno d’Estate anche se il tuo aspetto non ti avesse già tradito. La gente del Regno d’Estate ha sempre molte difficoltà con le consonanti sospese del mio nome.
— Allora neanche voi siete di queste parti?
— Oh, no. Sono nato nel Grande Deserto ed ero il secondo figlio di un capotribù del Popolo della Sabbia.
Bjault ricordò i particolari che Leg-Wot gli aveva raccontato a proposito di quella razza. — Ma… la vostra gente non è nemica del Regno d’Estate?
Il sorriso di Prou si accentuo. — Certo. E probabilmente, se il mio destino non fosse stato diverso, io stesso sarei diventato un capo combattente e avrei strisciato nella sabbia per attaccare di sorpresa una delle oasi del Regno d’Estate. Ma non ricordo niente della mia famiglia. Avevo meno di un anno quando sono stato accolto all’interno della Corporazione. È stata una fortuna, sotto un certo aspetto. Succede che ogni tanto qualche bambino sfugga, e le conseguenze per il villaggio in cui abita sono terribili. Si conoscono casi di bambini dotati di un Talento superiore alla media che hanno soggiogato villaggi isolati e ucciso chiunque si opponeva ai loro capricci. Bambini così devono essere allevati da adulti altrettanto forti, i Corporati appunto, che sappiano instillare in loro una coscienza.