Naufragio su Giri [The Witling - it]
- Автор: Виндж Вернор (Вернон) Стефан
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Maura Arduini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Naufragio su Giri [The Witling - it]». Краткое содержание книги:
Invece: sostanze velenose e piante poco raccomandabili, complotti di corte e intrighi tribali, violenze e pericoli, guerre e sacrifici. I due terrestri sbarcati su questo mondo pazzesco per una spedizione scientifica, e costretti a restarvi loro malgrado, si accorgeranno che c’è poco da stare allegri soprattutto quando, per tentare l’unica via di fuga, dovranno partecipare a un piano sanguinoso e assecondare la volontà di un principe folle.
Arrivò finalmente di fronte a Ionina. La ragazza parve accorgersi della sua paura, anche se non ne conosceva la causa. Alle spalle delle guardie erano visibili tre dei servi personali di Pelio, probabilmente i responsabili della presenza di Ionina e Adgao alla festa. Erano solo loro i balordi, o c’era qualcun altro che li manovrava? Quella domanda scacciò tutte le altre, ma in fondo non era più così importante trovare una risposta.
Pelio udì dei suoni alle sue spalle e, quando si girò, non fu affatto sorpreso di ciò che vide. Era arrivato suo padre, il re. Shozheru aprì bocca e la richiuse, come un pipistrello marino fuor d’acqua, combattuto fra la rabbia e l’umiliazione. Di fianco a lui, da una parte e dall’altra, erano allineati i consiglieri, uomini leali e dalla faccia severa che in tutti quegli anni gli avevano consigliato di rimuovere Pelio dal posto che gli spettava di diritto per permettere ad Aleru di salire al trono. C’era anche Aleru, un po’ in disparte, con la faccia grigio-verde sbiancata dall’ira. O forse dall’ansia di cogliere un trionfo così vicino? Tra la gente alle loro spalle, solo due o tre facce richiamarono l’attenzione di Pelio. Quella di sua madre, che teneva lo sguardo fisso chissà dove, sopra la sua testa, quella di Thredegar Bre’en, soave come sempre, e quella di Thengets del Prou. Il Corporato dalla pelle scura era sempre stato un individuo strano, uno dei pochissimi capaci di parlare con Pelio come se non lo ritenesse diverso da tutti gli altri. Forse, dall’alto della sua superiorità, non vedeva una grande differenza tra il principe e le persone normali. In altre condizioni avrebbe potuto essere un suo alleato, ma, in quel momento, anche Prou sembrava lontano e indifferente. Era come se il mondo intero si fosse schierato contro di lui e gli altri due witling.
Finalmente il vecchio Shozheru ritrovò la voce, che risultò tremante di dolore e di rabbia. — Perché, Pelio? Avresti potuto essere re di Tutt’Estate, almeno di nome. Ero riuscito a farlo accettare da tutti. — La sua voce gracchiò, scomparve e tornò di nuovo. — Tutto quello che dovevi fare era di mantenerti attorno un’ombra di dignità, fingendo che la mia dinastia potesse continuare attraverso di te. Invece, ti sei circondato di… degenerati. — Indicò con un gesto spasmodico i due stranieri alti alle spalle del figlio. — Se lasciassi la successione a te, la tua “corte” diventerebbe la barzelletta di tutto il Regno. Quale vassallo potrebbe mai anche solo fingere di esserti fedele? L’impero crollerebbe nell’arco di un anno, nonostante abbia resistito per cinque secoli. — Il dolore sembrò prendere il sopravvento sulla collera. — Che scelta ho, Pelio? Per legge, devi succedermi oppure morire. E dopo questo… — Gesticolò in direzione di Adgao e Ionina. — Dopo questo non potrai mai aspirare al trono.
Una voce dolce e al tempo stesso audace si alzò da dietro le spalle del principe. — C’è un’altra possibilità. — L’interruzione di Ionina raggelò Shozheru. Nessun nobile si era mai rivolto a lui in modo tanto diretto, e meno che mai un civile, per non parlare dei witling. Pelio si girò a guardare la ragazza, che non aveva assunto alcun atteggiamento servile. Guardava il re da pari a pari e la sua strana bellezza teneva tutti con il fiato sospeso. Quando parlò di nuovo, le sue parole ruppero l’incantesimo. Anzi, provocarono un’ilarità subito soffocata dai presenti.
— Presto Pelio attraverserà con noi il Grande Oceano, e così vi libererete di lui.
Sua Maestà Imperiale si raddrizzò, chiamando a raccolta tutte le proprie forze. — Non osare prenderti gioco di me! — La voce era acuta, e in falsetto, ma sul suo viso c’era un, chiaro impulso omicida. Ionina sarebbe morta in quello stesso istante, con il cuore o il cervello ridotto a un ammasso di rottami, se Samadhom, con un ululato di dolore, non le fosse corso al fianco.
La ragazza continuò a parlare, in tono teso e persuasivo. Non capiva di essere stata a un soffio dalla morte? — Non mi prendo gioco di voi. Dico solo la verità.
Shozheru superò il momento di collera, e il suo corpo ritornò curvo come al solito. Per la prima volta parve rendersi conto che c’erano degli spettatori. — Ne discuteremo in privato. Subito - ordinò fissando con viso arcigno i tre witling.
I presenti si scostarono in silenzio per lasciarli arrivare fino alla polla di transito.
Lo studio di Shozheru si trovava sulle colline occidentali delle montagne del Palazzo. Oltre le finestre aperte, la vegetazione illuminata dal sole si stendeva per mezzo miglio fino al punto in cui il terreno digradava per tuffarsi nelle profondità delle foreste pluviali dell’equatore. All’interno, la stanza era molto semplice e vantava come unico ornamento una collezione di minuscoli dipinti, i ritratti dei quarantasette predecessori di Shozheru. Anche il tavolo al centro della stanza era privo degli arzigogolati intarsi così popolari a quei tempi. A eccezione dell’aggiunta di quattro nuovi ritratti, la stanza era rimasta inalterata per quasi un secolo, fin dal periodo Teratseru, quando la semplicità veniva considerata il massimo dell’eleganza.
All’inizio, prima che il re ordinasse ai consiglieri e a tutte le guardie di andarsene, la stanza era molto affollata. In un momento diverso, Pelio si sarebbe divertito a osservare la grande costernazione in cui sprofondarono i fedelissimi del re quando lui ordinò di lasciarlo solo. Erano tanto sconvolti che arrivarono quasi al punto di rifiutarsi di obbedire, ma alla fine cedettero. Nello studio rimasero solo cinque persone: Aleru e il re da una parte e i tre witling dall’altra.
Shozheru appoggiò il palmo delle mani sulla superficie pesantemente laccata della scrivania e fissò il figlio per un lunghissimo istante. Sembrava più lucido e risoluto di prima. — La ragazza dice che ho una terza scelta, Pelio. — Evitò di guardare Ionina. — Dice che partirai per un viaggio “attraverso l’oceano” e che lascerai il trono libero per Aleru.
Pelio guardò il riflesso di Ionina e di Adgao sul tavolo. La ragazza lo fissava con i suoi misteriosi occhi scuri e lui capì che non voleva prendere in giro nessuno. Forse il suo paese di witling si trovava al di là dell’oceano, e lei conosceva un modo per arrivarci.
— È così, Sire. La ragazza dice la verità — confermò.
— Come farete? — La domanda era carica di infinito sarcasmo. C’erano delle terre oltre l’oceano ma nessuno, nemmeno i Corporati, potevano raggiungerle sani e salvi. Pelio aprì la bocca per rispondere, ma non gli venne in mente niente.
— Vi dirò io come. — La voce della ragazza era dolcissima, ma sempre estremamente sicura. Shozheru posò malvolentieri gli occhi su di lei, ma questa volta l’ascoltò.
Ionina spiegò la cosa. Per sommi capi, naturalmente. Mentre ascoltava, Pelio si sentì chiudere la bocca dello stomaco da un nodo gelido. Il progetto era folle: nemmeno tutti gli incantesimi del mondo sarebbero riusciti a renderlo possibile. Shozheru e Aleru ascoltarono impassibili, ma dalle loro scarne obiezioni si capì che anche loro consideravano quell’avventura come la scorciatoia verso una morte particolarmente sgradevole.
Quando Ionina finì, Shozheru si rivolse di nuovo a Pelio. — È un suicidio, figliolo — commentò, in tono pacato. — Cercherete davvero di mettere in pratica questo progetto?
Abbiamo forse un’alternativa?, pensò Pelio. Sapeva che il padre era ormai convinto della sua incapacità di reggere le sorti del Regno, neppure come re fantoccio. Il che significava una cosa sola: la morte. L’esilio non era sufficiente, recitavano le leggi inviolabili del suo paese, perché i principi potevano sempre tornare dall’esilio spalleggiati da un esercito di insorti…