La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
«È un esperimento di Rich» rispose Alexander. «La stanza è un ambiente a bassa concentrazione di ossigeno e alta concentrazione di anidride carbonica. Non è pericoloso» si affrettò a precisare. «C’è un quindici per cento di ossigeno e l’un per cento di biossido di carbonio, non fa male, quantomeno se non lo si respira a lungo. I bidoni servono per conservare prodotti particolari come uva, pere e frutta di ogni genere, ognuna mantenuta nel proprio ambiente ideale per garantirne una lunga conservazione. I bidoni sono ermetici e la miscela di biossido di carbonio viene controllata dal computer.»
Charlie cercò di aprire uno dei bidoni ma Alexander gli afferrò il braccio.
«Non lo faccia. Guardi.» C’era un cartello con dei simboli che a Charlie non dicevano nulla. «Il cartello spiega che il bidone ha una concentrazione di biossido di carbonio del dodici per cento e che la temperatura è di cinque gradi e mezzo. È meglio aprirlo dopo aver aspirato il gas.»
Charlie esaminò altri bidoni con altri cartelli, tutti leggermente diversi, tutti contenenti biossido di carbonio. «E quella?» domandò indicando la porta in fondo.
«È un montavivande che arriva alla dispensa. Dovrebbe servire per portare una mezzena di bue, grosse quantità di frutta o cose troppo pesanti da trasportare giù per le scale.»
Charlie lo guardava con un’espressione incredula. «Spero che si riesca ad aprirlo» disse.
«Oh, certo. So cosa sta pensando, Mr Meiklejohn, mi creda. Uno stuolo di poliziotti ha esaminato la stanza, i bidoni e tutto il resto e non è riuscito a elaborare nessuna ipotesi plausibile che giustificasse i loro sospetti. Guardi, questo bidone è vuoto.» Alexander lo aprì. Era profondo circa una sessantina di centimetri e altrettanto largo, ma si restringeva verso il fondo. Lo richiuse e andò ad aprire la porta del montavivande, un vano di acciaio inossidabile sessanta per un metro e alto circa un metro e mezzo. Il pannello di comando era semplice, prevedeva un pulsante nero per la salita e uno per la discesa. Sulla porta esterna c’era una barra che fungeva da maniglia, mentre l’interno era tutto completamente liscio senza pulsanti né appigli.
Charlie ormai guardava Alexander con uno sguardo torvo. «Andiamo al piano di sopra a dare un’occhiata al montavivande» borbottò seccamente. Fu un sollievo uscire dalla cella frigorifera. Constance tremava e Charlie era piuttosto infreddolito. Il montavivande si trovava nella dispensa al di là di un’altra porta ben isolata. Sul muro c’erano due pulsanti di comando. Alexander allungò la mano per premerne uno ma Charlie scosse la testa. «Un momento.» Aprì la porta ed esaminò lo spazio interno. Dall’alto vide che c’erano delle prese d’aria sul tetto della cabina. Charlie si voltò verso Alexander con un’aria interrogativa.
«C’è una condotta che prende aria dall’esterno. Sa, in caso ci fosse una perdita. L’anidride carbonica è più pesante dell’aria e una volta arrivata in cima alle scale non potrebbe fuoriuscire dalla porta stagna, mentre potrebbe invadere il montavivande. Se il montavivande arriva quassù con dell’anidride carbonica, l’aria all’interno viene aspirata automaticamente prima che la porta si apra. Perlomeno è così che funziona quando il computer è acceso.» Alexander indicò una sorta di termometro senza mercurio appeso accanto ai pulsanti di salita e discesa. «Questo è un sensore di supporto per garantire maggiore sicurezza» spiegò. «Rileva la presenza di biossido di carbonio nel vano del montavivande.»
Charlie annuì e premette il pulsante di chiamata ma non accadde nulla.
«Non funziona con la porta aperta.»
Charlie chiuse la porta e riprovò. Il meccanismo si mise silenziosamente in funzione. Poco dopo arrivò il montavivande e la porta si aprì.
7
Charlie e Constance non si lamentarono quando Alexander cominciò ad accelerare per terminare velocemente il giro della casa. Mostrò loro come ogni porta fosse tenuta sotto osservazione durante il gioco, e come i sensori a pavimento fossero nascosti sotto la passatoia in modo che nessuno potesse entrare in una stanza senza che il suo passaggio venisse registrato.
«Rivoluzionerà sicuramente i sistemi di sicurezza» disse il giovane con convinzione.
«Il Grande Fratello è vivo ed è in mezzo a noi» fu l’amaro commento di Charlie.
«Se si deve garantire la sicurezza occorre anche utilizzare dei buoni impianti. La stanza di Gary era al piano di sopra. La volete vedere?» Sembrava aver assunto un atteggiamento difensivo e allo stesso tempo leggermente aggressivo.
«Hanno portato via tutto?» domandò Charlie.
«Intende dire se hanno preso i suoi oggetti personali? Quelli sì, ma l’arredamento è rimasto com’era e i computer che usava sono ancora lì. La stanza non è stata chiusa né l’accesso vietato.»
«Possiamo vederlo da soli, ma prima che lei vada mi dica qualcosa dell’apparecchio di cui parlava Bruce, l’unità di controllo. Ha detto che è grande come un pacchetto di sigarette, giusto? Cos’era in grado di fare esattamente con un congegno così piccolo?»
Alexander s’illuminò nuovamente. «A dire il vero ce n’era più di uno, e ognuno fungeva da computer dedicato.» Il ragazzo guardò prima Constance e poi Charlie come per verificare che fossero in grado di capire, ma ripiombò nella rassegnazione. «Avete presente i telecomandi per aprire le serrande delle autorimesse? Quel radiocomando portatile che le fa aprire e chiudere? Quella è una macchina dedicata, creata per svolgere una sola funzione. In un certo senso i computer portatili di Smart House sono così. Supponiamo che qualcuno cada in una delle camere da letto e non riesca a raggiungere la porta, oppure che scoppi un incendio o che vi sia una qualunque emergenza. Uno dei computer portatili fungeva da passe-partout, da chiave universale. Poteva aprire qualsiasi porta. Un altro computer era in grado di impedire, modificare o inserire alcune funzioni fondamentali di Smart House, per cui se lo spegnimento delle luci era programmato per le undici e si voleva farle spegnere più tardi, lo si poteva fare. Era possibile intervenire temporaneamente su alcune impostazioni pur mantenendo valide quelle di base in modo tale che poi il programma potesse ritornare alle funzioni originarie.»
«Cosa poteva controllare oltre alle luci?» domandò pazientemente Charlie quando Alexander tacque.
Con un vago gesto Alexander indicò tutta la casa. «Solo funzioni base come luci, sistema di condizionamento, temperatura dell’acqua nelle vasche da bagno e cose di questo genere.»
«La temperatura della piscina? Della Jacuzzi?» domandò Charlie a voce bassa.
Alexander si guardò attorno, era chiaramente agitato. Si trovavano ai piedi delle scale. La vetrata stava alle spalle di Alexander, ma di fronte a Charlie e Constance. Il ragazzo si voltò per guardare dietro a sé, e quando riprese a parlare lo fece con un filo di voce. «Mr Meiklejohn, onestamente non so cosa vi abbia programmato. Ce n’erano tre e non sono riuscito a trovarne neanche uno. Erano sempre rimasti giù in ufficio, ma dopo che Gary ha deciso di iniziare il gioco li ha portati in camera sua. E comunque, li ho visti per la prima volta questa primavera. Gary potrebbe averci aggiunto delle nuove funzioni, delle macroistruzioni di cui non sono al corrente, oppure potrebbe averli riposti da qualche parte ed essersene scordato. Non posso saperlo. Una cosa però la so: nessun altro era in grado di usarli. Il nostro programma è unico nel suo genere, e ognuna delle unità di controllo era programmata in un linguaggio completamente nuovo. Nessun altro qui potrebbe averle adoperate.»
Charlie lo studiò con grande curiosità. Non aveva ancora deciso se quel ragazzo era semplicemente ingenuo o estremamente astuto. «Ne riparleremo più tardi, Alexander» gli disse. «Al momento non ne so abbastanza per fare delle domande. Sono sicuro che me ne verrà in mente qualcuna.»