Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Триллеры » La casa che uccide [Smart House - it]
La casa che uccide [Smart House - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La casa che uccide [Smart House - it]

Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:

La casa che uccide [Smart House - it]
1 ... 13 14 15 16 17 18 19 20 21 ... 67
Перейти на страницу:

«Cominciamo dal fratello, Bruce» le suggerì vedendo che esitava a parlare.

«In Bruce» disse Beth dopo una pausa «sembra che genio e follia vadano di pari passo, ma è tutta una finzione. Gary non era pazzo» si affrettò a precisare senza sapere perché lo stesse difendendo anche adesso. In preda alla confusione si fermò, poi aggiunse prudentemente: «Non si rendeva conto di quello che ci faceva… che faceva a loro.» Dovette fermarsi nuovamente perché nemmeno questo era esatto. Charlie emise un vago brontolio e Constance si limitò ad aspettare. Beth provò a spiegarsi. «Le sue priorità erano diverse» disse infine. «Tutto ciò che aveva a che fare con problemi, rompicapi, giochi e ogni aspetto intellettuale aveva la precedenza, mentre le persone venivano dopo.» Rifletté un secondo poi annuì. «Vedete, non è che ignorasse le persone, piuttosto non rappresentavano una priorità per lui. Una volta» si affrettò a dire, domandandosi nuovamente perché si desse tanto la pena di far comprendere a Charlie e Constance com’era Gary, dal momento che non aveva più alcuna importanza «quando Jake era ancora sposato, la moglie gli diede un ultimatum. Poteva continuare a lavorare per sempre diciotto ore al giorno o poteva restare sposato con lei, le due cose insieme non erano compatibili. Gary capì perfettamente cosa stava accadendo e diede a Jake anche più lavoro. Volle metterlo alla prova pur rendendosi perfettamente conto delle conseguenze che questo avrebbe avuto, del costo che Jake e sua moglie avrebbero dovuto pagare. Quello per lui era un altro problema, niente di più. Aveva una buona comprensione dei meccanismi umani, ma li valutava con un metro tutto suo.»

Il cameriere portò il caffè e rimasero in silenzio finché non si fu allontanato. A quel punto Charlie disse: «Harry.»

Beth chiuse ripetutamente gli occhi e cercò di radunare i pensieri, di inquadrare Harry. «È sempre in tensione» disse lentamente. «È come se avesse avuto la visione di qualcosa che aveva sempre giudicato irraggiungibile, e all’improvviso si fosse convinto di poterci arrivare. Come la vetta di una montagna» aggiunse, e guardò alternativamente Charlie e Constance. «Dovete sapere che Harry è uno scalatore. Scala le montagne in maniera quasi ossessiva.» Charlie annuì. «A volte ho l’impressione che stia sempre scalando una montagna anche se ha i piedi per terra. Non vorrei mai trovarmi sulla sua strada, non esiterebbe a togliermi di mezzo, e se dovessi finire a terra, pazienza.»

«Anche Gary?»

Beth scosse la testa. «Lei non capisce, Gary era già arrivato in vetta e lo spronava, lo incoraggiava. Era il modello da imitare, la meta da raggiungere. Probabilmente nessuno lo ammirava più di Harry.»

«Povero Gary» mormorò Constance quando Beth ripiombò nel silenzio. «A nessuno importava di lui come persona?»

Beth arrossì e abbassò la testa, osservando il mulinello che il movimento del cucchiaino formava nella tazza di caffè. «A Maddie sì, naturalmente, e molto tempo fa anche a me. A Jake importava di lui.»

Il vortice nella tazza si allargò sempre di più finché il caffè raggiunse il bordo e si versò fuori. Beth stava ripensando al funerale di Gary. Erano ritornati tutti a casa di Maddie e l’avevano trovata piena di gente, di curiosi, di amici, di estranei, alcuni puramente interessati, altri sinceri, alcuni stretti in capannelli, uniti dai bisbigli, altri che volevano toccare, dare pacche sulle spalle, consolare, partecipare al dolore. Beth era scappata di corsa al piano di sopra, nel piccolo ufficio di Maddie, e si era voltata con le spalle alla stanza, la testa china, le mani premute contro la porta come se i convenuti potessero seguirla e riuscire a entrare.

Si era sentita toccare sulla spalla e si era irrigidita, si era voltata di scatto ritrovandosi tra le braccia di Jake Kluge. Jake l’aveva abbracciata, le aveva accarezzato i capelli come una bambina, e Beth si era sentita oppressa dal senso di colpa, dalla consapevolezza di non sentirsi in lutto, di non provare sofferenza né alcun coinvolgimento. Si sentiva in colpa per essere viva mentre Gary era morto, e forse era persino felice che lo fosse. Si sentiva in colpa perché non sapeva cosa avrebbe dovuto provare e si sentiva svuotata di ogni sentimento, come gli ospiti al piano di sotto, fredda come il ghiaccio. Jake le aveva mormorato parole senza senso e lei aveva pianto, non per Gary ma per se stessa e quel disastro che era la sua vita. Il senso di colpa era aumentato, raddoppiato; tanto che dovette allontanare bruscamente Jake non riuscendo più a sopportarne la vicinanza. Jake indossava gli occhiali e le lenti erano così spesse da distorcere i suoi occhi chiari, ma non riuscivano a nasconderne il rossore. Il dolore assolutamente autentico di Jake l’aveva fatta sentire ancora più in colpa.

Beth era corsa fuori e aveva vagato in auto per ore. Quando poi Jake l’aveva chiamata e lasciato un messaggio nella segreteria telefonica, lei l’aveva spenta. Beth sapeva che Jake voleva condividere il suo dolore, alleviare la reciproca sofferenza, ma lei non ne provava, se non per la ragazza che era stata tanto tempo prima.

Smise di fissare il caffè versato nel piattino e sulla tovaglia, sollevò lo sguardo e posò il cucchiaino. «Si staranno chiedendo dove sono finita» disse pacatamente. «È meglio che rientriamo.»

Mentre tornavano a Smart House, Charlie chiese a Beth di mostrargli il punto in cui si era fermata ad aspettare davanti al massiccio cancello di bronzo che ora invece era aperto. Charlie continuò a guidare e aspettò che Beth ripercorresse mentalmente i gesti compiuti il giorno del suo arrivo. Charlie cercò le telecamere proprio come aveva fatto Beth la prima volta, e con lo stesso risultato. Erano nascoste troppo bene. Arrivati a Smart House suonò il campanello del portone e si udirono le quattro note della Bellringer Company. Qualche secondo dopo, la porta decorata dell’ingresso principale si aprì e una donna di mezz’età si scostò per lasciarli entrare.

«I signori sono Mr Meiklejohn e Mrs Leidl» disse Beth. «Lei è Mrs Ramos.»

Era una bella signora dalla stazza robusta, aveva capelli ingrigiti dal tempo che teneva raccolti in uno chignon, non era truccata, non indossava gioielli e nemmeno un orologio. Charlie si ricordò che, la sera in cui erano morti i due uomini, la donna e il marito avevano effettuato un’interurbana durata dalle undici e qualche minuto fino quasi alle undici e mezzo. Mrs Ramos, infatti, era da poco diventata nonna. La donna inclinò leggermente la testa. «Vi mostro la vostra camera. Avete dei bagagli? Se volete lasciarci le chiavi della macchina provvederemo a scaricare i bagagli e a parcheggiarla nell’autorimessa. Mr Sweetwater ha chiesto di avvisarlo del vostro arrivo.» Aveva un timbro di voce molto gradevole, persino musicale, e non c’era traccia di alcun accento.

«Se vedrò Milton lo avviserò io» disse Beth. «A dopo.» Li salutò con la mano, girò loro intorno e attraversò il grande ingresso.

«Desiderate prendere l’ascensore per salire?» domandò Mrs Ramos.

«Certo che sì» rispose Charlie, e la donna li condusse nell’ampio corridoio con la grande vetrata che si affacciava sull’atrio. Charlie emise un fischio.

«Possiamo passare da qui» disse Mrs Ramos. «Lo fanno quasi tutti, è la strada più corta per andare da un capo all’altro della casa.»

Osservarono il giardino, la piscina, la sistemazione delle sedie, dei tavoli, del bar, il modo in cui l’ambiente era stato costruito per assomigliare a una collina rocciosa coperta da un’intricata giungla verde. L’aria era opprimente.

«Lei sa perché siamo qui?» le domandò Charlie fermandosi per studiare il muro di roccia da cui scendeva l’acqua che si riversava in piscina.

«Me l’hanno spiegato.»

«Mi sembra di essere nel palazzo di un pascià» fu il commento di Charlie, e riprese a camminare. «Sarà qui per il fine settimana? Potremmo avere bisogno di parlare con lei e suo marito.»

«Naturalmente» rispose. «Viviamo in un cottage all’interno della proprietà. Può venire quando vuole.»

1 ... 13 14 15 16 17 18 19 20 21 ... 67
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)