La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
Charlie pensò che si trattasse della tipica governante imperturbabile e impeccabile, e si chiese cosa nascondesse dietro quel volto sereno, quegli occhi neri e prudenti. Dopo aver attraversato l’atrio la donna si fermò nuovamente.
«Ecco l’ascensore» disse.
L’ascensore si trovava in fondo al corridoio e da lì si dipartiva un corridoio più piccolo, percorrendo il quale ci si allontanava dalla piscina. L’ascensore era al piano con le porte aperte e vi salirono. Sulla parete accanto alle porte il pannello di controllo era costituito da un pentagramma con note e pulsanti a filo del muro. Strisce di metallo dorato dividevano le pareti in sezioni irregolari, ognuna di un colore pastello differente che andava dall’azzurro al verde e al giallo. Per terra c’era una moquette di borgogna eccessivamente folta. Il soffitto color avorio era luminescente e costituiva la fonte di luce principale. Charlie aveva letto sui verbali che la cabina era lunga tre metri, larga uno e mezzo e alta due e mezzo.
«Dov’è l’aspirapolvere automatico?» domandò a Mrs Ramos.
«Nel pannello centrale della parete di fondo» rispose indicandolo con il mento. «A questo piano non posso mostrarglielo. Funziona soltanto quando l’ascensore è nel seminterrato. Questi sono gli indicatori di piano» spiegò loro, e premette una delle note. «La prima nota fa chiudere le porte.» Le porte si chiusero silenziosamente. «Quella successiva serve per farle aprire, e le note in scala corrispondono ai piani. Ora ci troviamo al pianterreno, la vostra stanza è al primo.» La donna premette un’altra nota. Non si percepiva alcun movimento e sembrava che la cabina fosse immobile. «Quando il computer è in funzione non è necessario premere alcun tasto, si dice semplicemente dove si vuole andare. È tutto automatico.»
Li condusse lungo il corridoio del primo piano avanzando tra la vetrata e le porte delle stanze; tra le porte delle stanze si aprivano ampie porzioni di muro su cui erano appesi quadri di valore, ognuno illuminato da una lampada posta al di sopra della cornice. Passarono davanti a parecchie porte chiuse prima che la donna si fermasse e ne aprisse una. Mrs Ramos non entrò, ma tenne loro aperta la porta. «Spero che starete comodi. Se avete bisogno di qualcosa potete chiamare la cucina digitando il numero sei sul telefono. Mi assicurerò che Mr Sweetwater venga messo al corrente del vostro arrivo.»
Durante il percorso e per tutto il tempo delle spiegazioni Constance era rimasta in silenzio e vigile. «Lavorava per Gary Elringer?» chiese d’un tratto a Mrs Ramos.
«No. Lavoro per la società. Mr Elringer stava qui solo in alcuni periodi. Mi occupo della casa per la società.»
«E le piace, Mrs Ramos? Mi riferisco a Smart House, al computer che controlla ogni cosa.»
Per un istante il volto amabile e ben allenato della governante lasciò il posto a un’espressione dura e severa. Ma se Constance non avesse osservato attentamente il viso della donna non se ne sarebbe accorta, tanto quel cambiamento fu impercettibile.
«Il computer è spento, non comanda più nulla.» Per dovere professionale diede uno sguardo alla stanza in modo da assicurarsi che fosse tutto a posto, si voltò e se ne andò.
Mentre Constance apriva le tende, Charlie esaminò la serratura della porta e la targhetta numerata all’esterno, cercando d’immaginare come quel marchingegno funzionasse quando il computer era operativo. Decise che non sarebbe mai riuscito a capirlo, così accostò la porta e cercò un modo a lui più familiare per chiuderla a chiave. Non trovò niente.
«Questa non è una casa!» esclamò Constance davanti alla vetrata. La finestra si affacciava sulla distesa grigia e bellissima dell’oceano coperto di foschia. La stanza era decorata con sfumature di colore che andavano dal violetto al lavanda e al blu scuro, e aveva qua e là oggetti cloisonné di squisita manifattura tra cui delle lampade, una statuetta raffigurante una gru, un portacenere. «È come uno di quegli hotel a quattro stelle che si vedono sulle riviste.»
C’erano due letti gemelli, una scrivania con computer, un televisore, dei cassettoni, un grande armadio a muro e una sala da bagno equipaggiata in modo stravagante. Sembrava proprio di essere in un costoso albergo, ne convenne Charlie dopo aver ispezionato la stanza, tranne che non c’era modo di chiudere a chiave la porta. Charlie però sapeva che sarebbe ricorso al vecchio trucco della sedia sotto la maniglia.
Uscendo dalla stanza trovarono Beth in corridoio. «Vi accompagno in soggiorno» disse. «Milton vi sta aspettando insieme a Bruce e a un paio di altre persone.» Si avviò lungo il corridoio con un’aria mesta. «Niente ascensore. Non mi ci voglio nemmeno più avvicinare.» Li condusse alle scale sul retro.
«C’è davvero bisogno di una guida in questa casa» disse Constance.
«La volta scorsa hanno distribuito delle piantine per ogni piano. Ce ne dovrebbe essere ancora qualcuna in giro. Milton saprà sicuramente dove.»
Entrarono in soggiorno e Beth fece le presentazioni. Alexander Randall pareva nervoso e non sapeva cosa fare delle mani. Milton, tenendo in mano una grande busta marrone, li salutò con un cenno del capo. Maddie Elringer annuì a entrambi e non disse nulla. Il suo trucco era un disastro: aveva messo troppo rossetto, peraltro sbavato, il mascara era sceso e lei sembrava non essersi accorta, come se da quella mattina non si fosse più specchiata. Aveva in mano un bicchiere alto, e ogni indizio diceva che non era il primo della giornata, nonostante fossero solo le quattro del pomeriggio.
Terminate le presentazioni, Milton Sweetwater porse la busta a Charlie. «Sono riuscito a trovare tutto quello che mi ha chiesto. Alexander ha lavorato al progetto della casa sin dall’inizio, qualsiasi cosa vogliate sapere lui sarà in grado di fornirvi ogni informazione.»
«Grazie.» Charlie mise la busta sotto il braccio.
«Cosa gli hai dato? Dei dossier su ognuno di noi?» domandò bruscamente una nuova voce alle sue spalle.
«Questo è Bruce» spiegò stancamente Beth.
«E questa non è una risposta» replicò Bruce asciutto. Raggiunse il gruppo accanto alla vetrata scrutando Charlie e ignorando Constance. «So chi è lei. Quello che voglio sapere è cosa le hanno detto circa il motivo per cui l’abbiamo assunta.»
«Bruce, ti stai rendendo ridicolo» sbottò Milton. «Gli ho detto esattamente quello che abbiamo deciso durante l’ultima riunione e gli ho fornito i rapporti del medico legale, della polizia, lo statuto della società, le clausole del testamento di Gary, un rendiconto della situazione finanziaria della società dello scorso anno, una piantina della casa e forse un paio di altri documenti, ma avrei fornito la lista completa alla successiva riunione.»
Constance osservava la scena con un interesse quasi clinico. Le mani di Maddie avevano cominciato a tremare talmente che la donna aveva dovuto posare il bicchiere, e ora le teneva strette tra loro con tale forza che la punta delle dita era diventata rossa, e le nocche bianche. Alexander si stava avvicinando pian piano alla porta pronto a fuggire.
«Gli ho già detto di cosa mi accusi!» intervenne freddamente Beth guardando Bruce con disprezzo.
Bruce cercò di afferrarla per un braccio ma lei si svincolò.
«Non mi toccare!» gli urlò con una voce soffocata dalla rabbia.
«Devi stare a sentire la mia versione. Non voglio che mi accusi di sparlarti alle spalle. Quella sera la tenevo d’occhio» disse rivolto a Charlie. «Quando abbiamo udito la risata di Gary l’ho osservata e mi sono accorto che l’aveva sentita anche lei. Infatti si alzò e uscì a cercarlo. Aveva tentato di parlargli tutto il giorno e quello, mentre tutti gli altri stavano guardando il film, era il momento giusto. Gary aveva intenzione di farla lavorare al progetto in modo che si guadagnasse i soldi con cui la stava mantenendo, ma Beth voleva il divorzio e un bell’accordo finanziario. Per Dio, so riconoscerle certe intenzioni! Quella sera l’ho vista uscire per andare a cercarlo. Chi altro avrebbe potuto portare Gary nella sala idromassaggio a parte Beth? Chi altro a parte Gary avrebbe potuto intervenire sul computer perché non ci fosse traccia della loro presenza in quella stanza? Gary era furente perché lei non mostrava alcun interesse per i suoi nuovi giocattoli. Così pensò di farle da guida, di pavoneggiarsi un po’. Cancellò entrambi dal programma di identificazione e le disse che voleva parlarle. Andarono nella stanza della Jacuzzi e lì Beth riuscì a mettere le mani sui comandi.» Alzò il tono fino a che divenne un falsetto e disse imitando Beth: «Oh, Gary, fammi vedere. Come sei intelligente…»