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Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]

Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:

Presentazione tratta dai Classici Urania:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
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“Ehi signorina Bishop, siamo pronti?”.

— Ne ho ancora per dieci minuti — rispose la ragazza.

Gaspard e Zane Gort si guardarono intorno. Un grande uovo argenteo, dalla lucentezza fioca, riposava sopra il suo cercine nero sulla parte della scrivania riservata a Cullingham. I suoi occhi TV, le sue orecchie e il suo altoparlante erano disposti in ordine davanti all’uovo, ma nessuno di essi era innestato. Per un attimo, Gaspard lo vide come un uomo i cui nervi erano stati recisi cento anni prima, il cui corpo era cenere sparsa nel vento o fango che era stato succhiato da cento generazioni di vegetali, e rabbrividì. Flaxman si fregò le mani.

— Aspettate un momento — disse mentre la signorina Bishop stava per prendere il cavo di una telecamera. — Voglio essere in grado di presentarlo in modo conveniente. Come si chiama?

— Non lo so.

— Non lo sapete? — Flaxman non nascose il suo sbalordimento.

— No. Mi avete detto di portare un cervello qualsiasi. E io ho fatto così.

Cullingham si interpose, con calma. — Sono sicuro che il signor Flaxman non intendeva affatto mancare di riguardo al vostro lavoro, signorina Bishop. Ha detto di portargli un cervello qualsiasi semplicemente perché ognuno di essi, per quel che ne sappiamo, è un artista ugualmente dotato. Quindi vi prego di dirci in che modo dobbiamo rivolgerci a lui.

— Oh — disse la signorina Bishop. — È il Numero Sette.

— Ma io voglio il nome — disse Flaxman. — Non i numeri che usate alla Nursery… il che mi dà l’impressione di una grande freddezza, fra parentesi. Spero che il personale della Nursery non abbia preso l’abitudine di trattare i cervelli come macchine… potrebbe guastare le loro capacità creative, indurii a considerarsi soltanto come dei computer.

La signorina Bishop rifletté per un attimo.

— Qualche volta lo chiamo Ruggine — disse — perché ha una striscia bruna sotto al cercine, ed è il solo ad averla. Avevo intenzione di portare Mezza Pinta, perché è più facile trasportarlo, ma Mezza Pinta era piuttosto tiepido all’idea di venir qui, e quando mi avete mandato il signor Nuit ho deciso per Ruggine.

— Volevo dire il vero nome. — Flaxman faticava a mantenere la voce su un tono basso. — Non potete presentare un grande genio letterario ai suoi editori semplicemente con il nome di Ruggine.

— Oh! — La ragazza esitò, poi disse in tono deciso: — Temo di non potervelo dire. E non potete scoprirlo in nessun modo, neppure se frugaste la Nursery da cima a fondo e se consultaste tutti i dati che forse tenete altrove.

—  Cosa?

— Circa un anno fa — spiegò la signorina Bishop, — i cervelli decisero, per ragioni proprie, di rimanere anonimi per sempre. Così mi indussero a frugare in tutti i fascicoli della Nursery e a distruggere tutti i documenti in cui apparivano i loro nomi… e a cancellare i nomi impressi sull’esterno di ogni guscio metallico. Può darsi che voi abbiate i documenti con i loro nomi, qui o in qualche deposito di sicurezza, ma non vi basterebbero per attribuire a ogni capsula cerebrale il suo vero nome.

— E intendete dire che avete compiuto questo… questo atto di vandalismo… senza consultarmi?

— Un anno fa, a voi non importava minimamente la Saggezza delle Età — ribatté vivacemente la signorina Bishop. — Esattamente un anno fa, signor Flaxman, io vi chiamai e cominciai a raccontarvi tutto questo particolareggiatamente, e mi diceste che non volevate essere disturbato per questi scheletri che appartenevano al passato, e che i cervelli potevano fare quell’accidente che volevano. Mi diceste, e cito testualmente le vostre parole, signor Flaxman… “se quegli ego ricoperti di latta, quegli incubi in scatola, hanno voglia di arruolarsi nella Legione Straniera francese come calcolatori da combattimento o di legarsi razzi alle code e di andarsene saettando nello spazio interstellare, per me va benissimo”.

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Gli occhi di Flaxman divennero un po’ vitrei… forse per il pensiero di venir deriso da trenta scrittori mascherati, in un’epoca in cui gli scrittori non erano altro che stereografie più vive-della-vita sulle controcopertine o forse per la confusione della sua stessa natura, che gli permetteva di vedere i trenta cervelli in scatola come orridi mostri e poi, un minuto dopo, come geni creativi preziosissimi dal punto di vista commerciale. Cullingham riprese la parola.

— Sono sicuro che questo problema di anonimato è una faccenda che potremo trattare più tardi — disse la metà più tranquilla della Editrice Razzi. — Forse gli stessi cervelli cambieranno atteggiamento quando sapranno di avere alla loro portata una nuova gloria letteraria. Anche se dovremo preferire di mantenere il più rigoroso anonimato, la questione si può risolvere facilmente pubblicando i loro libri come di Cervello Uno e G.K. Cullingham, di Cervello Sette e G.K. Cullingham e così via.

— Puah! — disse forte Gaspard, con un certo timore nella voce, mentre Zane Gort osservava, in un sussurro:

— Mi sembra che si ripeta un po’.

L’alto e biondo direttore editoriale si limitò a sorridere con il suo sorriso da martire, ma Flaxman, arrossendo lealmente ruggì: — Sentite, il mio caro amico Cully ha programmato i mulini-a-parole della Razzi durante gli ultimi dieci anni, ed è ormai tempo che ottenga il riconoscimento letterario che merita. Per un secolo, gli scrittori hanno rubato il merito ai programmatori dei mulini-a-parole… e prima ancora lo rubavano ai direttori editoriali! Dovrebbe essere evidente persino a un autore di libri piccanti con tanto di testa di legno e a un robot con un blocco Johansson per cervello che le teste d’uovo avranno bisogno di programmazione, di assistenza, di una guida… chiamatela come volete!… Cully è l’unico uomo che è in grado di farlo, e non voglio sentire neppure una parola di critica!

— Scusate — disse la signorina Bishop, parlando nel silenzio echeggiante. — Ma è ora che Ruggine veda e ascolti, quindi adesso lo innesterò, siano pronti o meno lorsignori.

— Siamo pronti — disse sottovoce Cullingham mentre Flaxman, strofinandosi la faccia, aggiungeva con una lievissima sfumatura di dubbio: — Già credo che siamo pronti.

La signorina Bishop li mandò tutti, con un cenno, verso la metà dell’ufficio che spettava a Flaxman, poi puntò in quella direzione un occhio TV. Vi fu un “tac” molto lieve quando innestò la spina nella presa superiore destra dell’uovo d’argento, e Gaspard si accorse di tremare. Gli parve che qualcosa fosse comparso nell’occhio TV. Una fioca luce rossa. La signorina Bishop innestò un microfono nell’altra presa superiore, il che mozzò il fiato a Gaspard, come notò lo stesso quando, qualche secondo più tardi, trasse un respiro involontario e rumoroso.

— Avanti! — disse Flaxman, con un leggero singhiozzo. — Innestate… ehm… l’altoparlante del signor Ruggine. Mi sento accapponare la pelle, così. — Si interruppe e fece un cenno con la mano in direzione dell’occhio. — Senza offesa, vecchio mio.

— Potrebbe anche essere una signora o una signorina Ruggine — gli ricordò la ragazza. — Fra i trenta c’erano parecchie donne, non è vero? No, credo che sia meglio che prima voi facciate la vostra proposta per intero e che io innesti poi l’altoparlante. In questo modo andrà meglio, credetemi.

— Sapeva che voi lo stavate portando qui?

— Oh, sì, gliel’ho detto.

Flaxman raddrizzò le spalle, volgendosi verso l’occhio elettronico, deglutì, poi guardò impotente Cullingham.

— Sal-ve, Ruggine — cominciò immediatamente il socio, in tono un po’ troppo piatto, dapprima, come se cercasse di parlare come una macchina o in modo che una macchina capisse. — Io sono G.K. Cullingham, socio dell’Editore Razzi, e accanto a me c’è Quintus Horatius Flaxman attualmente custode fiduciario della Saggezza delle Età. — Proseguì con suasiva chiarezza, descrivendo la situazione d’emergenza del mondo editoriale e proponendo che i cervelli tornassero a dedicarsi alla narrativa. Sorvolò il problema dell’anonimato, sfiorò il problema della programmazione (abituale cooperazione editoriale, la chiamò) e descrisse vari, affascinanti piani per i diritti d’autore, concludendo con osservazioni elegantemente formulate circa la tradizione letteraria e la grande impresa dello scrivere attraverso le varie epoche storiche.

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