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Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]

Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:

Presentazione tratta dai Classici Urania:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
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Come ammetteva sinceramente di fronte a se stesso, Gaspard provava una notevole attrazione per quella affascinante quanto acida ragazza. Ora, con la destrezza che nasceva dal desiderio sessuale, cercò di ingraziarsela esprimendole la sua semisincera comprensione per i cervelli nelle circostanze attuali. Bisbigliò per un pezzo e con molto successo (secondo lui) parlando della sensibilità solitaria dei cervelli, dei loro raffinati principi etici, del crasso metodo di approccio dei due editori, dei concetti letterali di Cullingham, eccetera, e concluse:

— Secondo me, è una vergogna che i cervelli debbano subire tutto questo.

La ragazza lo sbirciò con freddezza.

— Lo credete davvero? — sussurò. — Io no, invece, decisamente. Credo che sia un’idea sensata, e Ruggine è uno sciocco se non lo capisce. Quei marmocchi hanno bisogno di aver qualcosa da fare, hanno bisogno di entrare in contatto con il mondo, a costo di buscarsi qualche livido. Mio Dio, quanto ne hanno bisogno! Se volete sapere il mio parere, i nostri principali si comportano in modo molto nobile. Specialmente il signor Cullingham è un uomo molto migliore di quanto io lo abbia mai giudicato. Vedete, comincio a credere che voi siate veramente uno scrittore, signor Nuit. Avete parlato proprio da scrittore. Sensibilità solitaria, proprio! E allora badate alla vostra torre d’avorio!

Gaspard si sentì considerevolmente scosso.

— Be’, se credete che sia un’idea così bella — le disse — perché non lo fate notare subito a Ruggine? Vi ascolterebbe, secondo me.

La ragazza gli lanciò un’altra occhiata burbera.

— Povera me, siete anche un grande psicologo, oltre che uno scrittore! Dovrei intervenire e mettermi dalla loro parte mentre stanno discutendo tutti con Ruggine? No, grazie.

— Dovremmo discutere esaurientemente l’argomento — suggerì Gaspard. — Cosa ne direste di andare a cena insieme, questa sera… se vi lasciano uscire dalla Nursery?

— La proposta non mi dispiace — disse la ragazza. — Purché voi abbiate in mente soltanto la cena e una conversazione.

— Cos’altro dovrei avere in mente? — disse in tono mite Gaspard, stringendosi mentalmente la mano per congratularsi con se stesso.

Proprio in quel momento l’uovo interruppe una argomentazione che Flaxman stava sviluppando a proposito del debito che le teste d’uovo avevano nei confronti dell’umanità, con un “Ora, ora, ora, ora, ora state a sentire”.

Flaxman tacque.

— Voglio dire qualcosa, non interrompetemi — fece la voce metallica uscendo dall’altoparlante. — Io vi ho ascoltato a lungo. Sono stato molto paziente, ma è necessario dire la verità. Apparteniamo a mondi diversi voi incarnati e io: anzi, è qualcosa di più di due mondi diversi, perché dove io sono non esiste un mondo… né materia, né argilla, né carne. Io esisto in una oscurità a paragone della quale lo spazio intergalattico è irradiato di luce.

“Voi mi trattate come un bambino prodigio, ma io non sono un bambino. Sono un vecchio sull’orlo della morte, e sono un bimbo nel grembo materno… e sono più o meno di una cosa e dell’altra. Noi disincarnati non siamo geni, non siamo pazzi e non siamo dèi. Giochiamo con le follie come voi giocate con i vostri balocchi e, più tardi, con i vostri strumenti. Noi creiamo mondi e li distruggiamo in ognuna delle vostre ore. Il vostro mondo non è nulla per noi… solo un triste schema in più fra milioni di altri. Nel nostro modo intuitivo e non scientifico noi sappiamo tutto ciò che vi è accaduto molto meglio di quanto lo sappiate voi stessi, e a noi non interessa minimamente.

“Una volta un russo scrisse un racconto su di un uomo che per scommessa si era fatto chiudere, solo, per cinque anni, in una comoda stanza. Nei primi tre anni chiese molti libri, il quarto anno chiese i Vangeli, il quinto anno non chiese più nulla. La nostra situazione è la sua, intensificata mille volte. Come potete pensare che ci abbasseremmo a scrivere libri per voi, a escogitare combinazioni e variazioni dei vostri pruriti e dei vostri odi?

“La nostra solitudine è al di fuori della portata della vostra comprensione. Striscia, e rabbrividisce, e soffre eternamente. Trascende la vostra solitudine come la lenta morte per tortura trascende il caldo, roseo spegnersi per avvelenamento da barbiturici. Noi soffriamo questa solitudine e di tanto in tanto ricordiamo, senza affetto, lasciatemelo dire, l’uomo che ci ha messi in questa condizione, quell’inventore-chirurgo odiosamente geniale ed egomaniaco che voleva una biblioteca privata di trenta menti prigioniere con cui filosofeggiare, e il mondo che ci consegnò alla notte eterna e che poi continuò barcollando, dondolando, aggrappandosi lungo la sua vecchia strada.

“Un tempo, quando avevo ancora un corpo, lessi un racconto di orrore soprannaturale scritto da Howard Philips Lovercraft, uno scrittore che morì purtroppo troppo presto per avere la possibilità di subire l’operazione di Divorzio Psico-Somatico, ma che può darsi abbia ispirato a Daniel Zukertort tale invenzione. Questo racconto, Colui che sussurrava nel buio, era una fantasia su certi rosei mostri alati venuti da Plutone che mettevano i cervelli degli uomini in cilindri metallici, simili alle nostre uova di metallo. Voi siete quei mostri, voi, voi, voi. Ricordo come finiva quel racconto: si svolgeva una scena eccitante, ma soltanto alla fine di essa, il narratore si accorgeva che il suo amico più caro l’aveva ascoltata, impotente, da una di quelle capsule di metallo. Poi ripensava al destino del suo amico che, ricordatelo, è anche il mio!… e tutto quello che riusciva a pensare era, cito testualmente: ‘…e per tutto questo tempo è stato in quel fresco cilindro lucente sullo scaffale… povero diavolo…’.

“La risposta è ancora No. Ora staccatemi, signorina Bishop, e riportatemi a casa”.

19

Anche nelle più piccole cose, la vita ci culla soltanto per azzannarci poi con denti di tigre… o per percuoterci con una verga.

La piccola anticamera della Saggezza delle Età era sembrato il posto più polverosamente tranquillo del mondo, una stanza dimenticata dal tempo, ma quando quella sera Gaspard vi ritornò per la seconda volta per prelevare la signorina Bishop, una folle, vecchia figura uscì da una porta, brandendo in direzione di Gaspard un lungo bastone d’ebano su cui erano intrecciati strettamente due serpenti straordinariamente realistici e urlando: — Avanti, cane d’un giornalista! Per Hathor, per Seth e per Bast dagli artigli neri, vattene!

L’essere era l’immagine sputata di Joe la Guardia, persino nei ciuffetti di peli arricciati al margine delle orecchie, salvo che stava eretto invece che curvo, aveva una barba bianca a punta che gli scendeva fino all’inguine e gli occhi così spalancati che la sclerotica venata di rosso era perfettamente visibile attorno alle iridi.

Inoltre, le sue urla ansimanti profumavano l’aria tutto intorno del fetore cadaverico di alcol che fosse stato filtrato attraverso l’obitorio del corpo umano.

La somiglianza facciale con Joe la Guardia era così grande che Gaspard, tenendo d’occhio l’ondeggiante caduceo, si preparò ad afferrare e a strappare la barba bianca per provarne la genuinità.

Ma proprio in quel momento la signorina Bishop arrivò, e spinse da parte il vecchio.

— Basta, Zangwell! — ordinò in fretta, con le narici frementi. — Il signor Noot non è un cronista, Babbino; al giorno d’oggi tutto il lavoro giornalistico è svolto dai robot. Dovete stare in guardia contro di loro. E non rompete quel caduceo… mi avete sempre detto che è un pezzo da museo. Inoltre, andateci piano con il nettare… ricordatevi quanto volte vi ho trovato che tenevate a bada gli elefanti rosa e cacciavate i faraoni rosa fuori dalla Nursery. Avanti, signor Knut, andiamo. Questa sera ne ho fin qui della Saggezza. — E con il dorso della mano si toccò il mento minuto.

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