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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Gli odori amari di paura e rabbia si mischiarono nel padiglione, entrambi i lati che si guardavano torvo. Sopra tutto quanto, Perrin poteva fiutare quell’odore di sbagliato nell’aria.

Posso continuare a fuggire?, pensò. Braccato da quel giorno?

Non esistevano coincidenze con l’essere ta’veren. Perché il Disegno l’aveva portato qui per affrontare questi incubi dal suo passato?

«Io mi sottometterò a essa, Damodred» disse Perrin.

«Cosa?» Faile annaspò.

«Ma» disse Perrin sollevando un dito «solo se prometti di ritardare l’esecuzione di questa sentenza fin dopo che avrò compiuto il mio dovere all’Ultima Battaglia.»

«Accetterai la sentenza dopo l’Ultima Battaglia?» chiese Bornhald, suonando confuso. «Dopo quella che potrebbe essere la fine del mondo stesso? Dopo che avrai avuto tempo per fuggire, forse per tradirci? Che genere di promessa è questa?»

«L’unica che posso fare» disse Perrin. «Non so cosa ci riserverà il futuro o se lo raggiungeremo. Ma stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza. Forse quella del mondo stesso. Davanti a questo, tutte le altre preoccupazioni sono secondarie. Questo è l’unico modo in cui posso sottomettermi.»

«Come sappiamo che manterrai la tua parola?» chiese Galad. «I miei uomini ti definiscono Progenie dell’Ombra.»

«Sono venuto qui, giusto?» chiese Perrin.

«Perché avevamo la tua gente prigioniera.»

«E la Progenie dell’Ombra si sarebbe minimamente curata di una cosa del genere?» chiese Perrin.

Galad esitò.

«Io lo giuro» disse Perrin. «Per la Luce e la mia speranza di salvezza e di rinascita. Per il mio amore per Faile e sul nome di mio padre. Hai la tua opportunità, Galad Damodred. Se tu e io sopravvivremo entrambi fino alla fine di questo, mi sottometterò alla tua autorità.»

Galad lo esaminò, poi annuì. «Molto bene.»

«No!» urlò Byar. «Questa è follia!»

«Ce ne andiamo, figlio Byar» disse Galad, dirigendosi verso il lato del padiglione. «La mia decisione è presa. Madre, verrai con me?»

«Sono spiacente, Galad» disse Morgase. «Ma no. Aybara si sta dirigendo verso l’Andor e io devo andare con lui.»

«Molto bene.» Galad proseguì.

«Aspetta» lo chiamò Perrin. «Non mi hai detto quale sarà la mia punizione una volta che mi sarò sottomesso.»

«No» disse Galad, ancora camminando. «Non l’ho fatto.»

35

La cosa giusta

«Capisci cosa dovete fare?» chiese Egwene, camminando verso le sue stanze nella Torre Bianca.

Siuan annuì.

«Se compaiono,» disse Egwene «voi non vi lascerete trascinare in uno scontro.»

«Non siamo bambine, Madre» disse Siuan in tono asciutto.

«No, siete Aes Sedai... incapaci di eseguire gli ordini quasi quanto loro.»

Siuan le scoccò un’occhiata piatta ed Egwene si pentì delle sue parole. Erano state inappropriate; era nervosa. Si calmò.

Aveva provato diversi tipi di esca per stanare Mesaana, ma finora non c’era stato nemmeno un piccolo morso. Egwene giurava di poter quasi sentire la donna osservarla nel Tel’aran’rhiod. Yukiri e il suo gruppo erano a uno stallo.

La sua speranza migliore era l’incontro di quella notte. Doveva attirarla. A Egwene non restava tempo: i monarchi che aveva persuaso stavano già iniziando a muoversi e le forze di Rand si stavano radunando.

Quella notte. Doveva accadere quella notte.

«Va’» disse Egwene. «Parla con le altre. Non voglio che ci siano stupidi errori.»

«Sì, Madre» borbottò Siuan, voltandosi per andarsene.

«E Siuan» le gridò dietro Egwene.

L’ex Amyrlin esitò.

«Provvedi alla tua sicurezza stanotte» disse Egwene. «Non vorrei perderti.»

Siuan spesso dava a tali preoccupazioni una replica scontrosa, ma quella sera sorrise. Egwene scosse il capo e si affrettò verso le sue stanze, dove trovò Silviana ad attenderla.

«Gawyn?» domandò Egwene.

«Non ci sono state notizie di lui» rispose Silviana. «Ho mandato una messaggera da lui questo pomeriggio, ma non è tornata. Sospetto che Gawyn stia ritardando la sua risposta per fare il difficile.»

«È davvero testardo» disse Egwene. Si sentiva esposta senza di lui. Quello era sorprendente, dal momento che gli aveva specificamente ordinato di stare lontano dalla sua porta. Ora si preoccupava che lui non fosse lì?

«Raddoppia la mia guardia e accertati di avere soldati appostati nelle vicinanze. Se le mie protezioni scattano, faranno frastuono.»

«Sì, Madre» disse Silviana.

«E manda un’altra messaggera da Gawyn» disse lei. «Con una lettera formulata in modo più cortese. Chiedigli di tornare; non ordinarglielo.» Conoscendo l’opinione di Silviana su Gawyn, Egwene era certa che la prima lettera fosse stata brusca.

Detto questo, Egwene trasse un profondo respiro, poi andò nelle sue stanze, controllò le sue protezioni e si preparò per andare a dormire.

Non dovrei sentirmi così esausto, pensò Perrin nello smontare da Stepper. Non ho fatto altro tranne parlare.

Il processo pesava su di lui. Pareva pesare sull’intero esercito. Perrin li guardò mentre cavalcavano di nuovo verso il campo. Morgase era lì, per conto suo. Faile l’aveva osservata per tutto il tragitto, odorando di rabbia, ma non dicendo una parola. Alliandre e Berelain si erano tenute a distanza.

Morgase lo aveva condannato, ma in verità a lui non importava molto. Aveva evitato i Manti Bianchi; ora doveva condurre la sua gente al sicuro. Morgase cavalcò attraverso il campo, cercando Lini e mastro Gill. Erano arrivati sani e salvi, assieme a tutti gli altri prigionieri, come Galad Damodred aveva promesso. Cosa sorprendente, aveva mandato con loro anche i carretti e le provviste.

Il processo era una vittoria, dunque. Gli uomini di Perrin non sembravano considerarlo a quel modo. I soldati si divisero in gruppi mentre se la svignavano dentro l’accampamento. Ci furono poche conversazioni.

Accanto a Perrin, Gaul scosse il capo. «Due punte d’argento.»

«Che significa?» chiese Perrin, consegnando Stepper a uno stalliere.

«Un detto» rispose Gaul, lanciando un’occhiata al cielo. «Due punte d’argento. Due volte siamo corsi in battaglia e non abbiamo trovato nessun nemico. Un’altra volta ancora e perderemo onore.»

«Meglio non trovare nessun nemico, Gaul» disse Perrin. «Meglio che non venga sparso sangue.»

Gaul rise. «Non dico che voglio porre fine al sogno, Perrin Aybara. Ma guarda i tuoi uomini. Possono provare quello che dico. Non dovresti danzare le lance senza scopo, ma nemmeno richiedere troppo spesso che gli uomini si preparino a uccidere e poi non dar loro nessuno da combattere.»

«Lo farò quanto spesso mi aggrada» disse Perrin con voce burbera. «Se significa evitare una battaglia, io...»

Gli zoccoli di un cavallo percossero il terreno e il vento gli portò l’odore di Faile mentre si voltava per guardarla.

«Proprio una battaglia evitata, Perrin Aybara,» disse Gaul «e un’altra invitata. Che tu possa trovare acqua e ombra.» Si allontanò a passo spedito mentre Faile smontava.

Perrin prese un respiro profondo.

«D’accordo, marito» disse lei, avvicinandosi a grandi passi. «Mi spiegherai cosa pensavi di fare. Gli hai permesso di emettere una sentenza su di te? Hai promesso di consegnarti a lui? Non avevo l’impressione di aver sposato uno sciocco!»

«Non sono uno sciocco, donna» le sbraitò lui di rimando. «Tu continui a dirmi che è necessario che io comandi. Be’, oggi ho seguito il tuo consiglio!»

«L’hai seguito e hai preso la decisione sbagliata.»

«Non c’era nessuna decisione giusta!»

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