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Gelsomino nel paese dei bugiardi

Электронная книга - «Gelsomino nel paese dei bugiardi». Краткое содержание книги:

In un paese, dove per ordine del sovrano tutto funziona al contrario e è proibito dire la verità, arriva Gelsomino dalla voce potentissima che con l'aiuto di simpatici amici sconfigge la prepotenza e fa trionfare la sincerità. In questo libro (uno dei primi) Rodari dà prova della sua straordinaria capacità di esplorare con occhio critico la realtà sociale e di muovere con brio e finezza di stile verso un universo fantastico costruito sull'altruismo, sulla generosità, sull'amicizia: Gelsomino con la sua voce e la sua simpatia ci invita a guardare con ottimismo al futuro. Età di lettura: da 6 anni.
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— Sedetevi un momento, — disse la donna, — e tenetelo in braccio. Se vi sedete, vedrete che si addormenterà.

Benvenuto andò vicino al camino, dove c'era uno sgabello, sedette, e subito il bambino cessò di piangere. Era proprio un bel bambino, e quando sorrideva la stanza pareva più bella. Benvenuto gli fece mille smorfie per farlo ridere, gli cantò perfino una canzonetta e finalmente il bambino si addormentò.

— Vi ringrazio di tutto cuore, — disse la donna, — se non capitavate voi, ero così disperata che avevo deciso di ammazzarmi.

— Non ditelo neanche per scherzo, — fece Benvenuto.

Mentre stava per andarsene lo sguardo gli cadde su uno specchio che stava sopra la mensola del camino, e nello specchio vide che gli era spuntato un capello bianco.

«Mi ero dimenticato che a star seduto divento vecchio», — pensò Benvenuto. Ma poi scrollò le spalle, diede un'occhiata ai bambini che dormivano e se ne andò per la sua strada.

Un'altra volta, di notte, mentre passava per la stradina di un villaggio, vide dietro una finestra una lampada accesa. C'era una ragazza seduta presso una macchina da tessere la lana, e mentre lavorava sospirava e si lamentava.

— Che cosa avete? — le domandò Benvenuto.

— Ho che sono tre notti che non dormo. Debbo finire questo lavoro per domani: se non lo finisco non sarò pagata e la mia famiglia patirà la fame. Eppoi forse mi porteranno via la macchina. Chissà quanto pagherei per dormire una mezz'oretta.

«Una mezz'oretta sono trenta minuti soli, — riflette Benvenuto, — posso sedermi per trenta minuti a quella macchina».

— Sentite, — disse poi ad alta voce, — andate a dormire, lavorerò al posto vostro: ho proprio voglia di provare quella macchina, così bella e precisa; fra una mezz'oretta poi vi richiamerò.

La ragazza si sdraiò su una panchetta e si addormentò subito come un gattino. Benvenuto cominciò a lavorare al suo posto e non ebbe mai il coraggio di svegliarla, perché ogni volta che le si avvicinava gli pareva che stesse sognando chissà quali belle cose.

Venne l'alba, spuntò il sole e svegliò la ragazza.

— Mi avete lasciato dormire tutta la notte.

— Niente, niente, mi sono divertito.

— E vi siete anche impolverato la testa.

«Chissà di quanti anni sono diventato vecchio?», — si domandò Benvenuto. Ma non provò nessun dispiacere, perché aveva finito il lavoro della ragazza ed essa aveva la faccia più felice e serena di questo mondo.

Un'altra volta ancora Benvenuto trovò un povero vecchio che stava per morire.

— Mi dispiace, — diceva il vecchio sospirando, — mi dispiace di dover morire senza avere potuto fare una bella partita a carte. Tutti i miei amici sono morti prima di me.

— Se è soltanto per questo, — disse Benvenuto, — a briscola so giocare anch'io.

Cominciarono a giocare e Benvenuto stava in piedi, ma il vecchio lo sgridò:

— Tu resti in piedi e mi guardi le carte! Vuoi vincere per forza! Te ne approfitti perché sono un povero vecchio!

Benvenuto cascò a sedere su una sedia e ci stette fino alla fine della partita. Era così confuso che sbagliò le carte, e il vecchio vinse la partita, e si fregava le mani come un monello che è andato a rubare le pere e l'ha fatta franca.

— Un'altra partita! — propose allegramente.

Benvenuto avrebbe voluto alzarsi da quella sedia che gli rubava i giorni e i mesi, e forse gli anni. Ma non voleva dare un dispiacere al povero vecchio. Restò a sedere, perse una seconda partita, e poi una terza. Il vecchio dalla gioia pareva ringiovanito.

— I suoi anni me li sono presi io, — mormorò Benvenuto, | guardandosi nello specchio che stava nella stanza del vecchio: i capelli erano come se ci fosse caduta sopra la grandine. — Pazienza: chissà da quanto tempo sognava di vincere una mano46 a briscola.

Così, ogni volta che per aiutare qualcuno gli capitava di sedersi, al nostro Benvenuto crescevano i capelli bianchi, e poi la sua schiena cominciò a piegarsi come fanno gli alberi quando soffia il vento, e gli occhi non ci vedevano più come prima.

Benvenuto-Mai seduto diventava vecchio anche lui, e alla fine non ebbe più un capello scuro e quelli che conoscevano la sua storia gli dicevano:

— Bel guadagno hai avuto, a far del bene! Se pensavi solo per te, a quest'ora saresti ancora un giovanotto arzillo come un passero.

Benvenuto-Mai seduto non dava retta a questi discorsi. Ogni capello bianco gli ricordava una bella azione: perché mai avrebbe dovuto pentirsene?

— Potevi tenerti la tua vita, invece di darne un po' a tutti… — gli dicevano le comari.

Ma Benvenuto crollava il capo sorridendo e pensava che per ogni capello bianco si era fatto un amico: migliala e migliala sparsi su tutta la terra. Avete tanti amici voi? Vi piacerebbe averne tanti così?

Di viaggiare, poi, non era mai stanco, anche se adesso doveva appoggiarsi al bastone e fermarsi spesso a prendere fiato. E così viaggiando era capitato nel paese dei bugiardi, dove si guadagnava la vita facendo il cenciaiolo, come suo padre.

— Ma fra tanti paesi, — protestò Zoppino a questo punto del racconto, — non potevate sceglierne uno migliore di questo per fermarvi?

Benvenuto-Mai seduto sorrise:

— È proprio qui che la gente ha bisogno di aiuto. Questo è certamente il paese più infelice della terra, dunque è il posto che fa per me.

— Ecco! — esclamò Gelsomino, che aveva ascoltato le parole del vecchio con le lacrime agli occhi. — Ecco la strada giusta. Adesso capisco che cosa avrei dovuto fare della mia voce, invece di andarmene attorno per il mondo a far disastri. Avrei dovuto adoperarla per far del bene al mio prossimo.

— Ti sarebbe stato difficile, — osservò Zoppino. — Per esempio, se ti ci fossi messo tu a cantare la ninna-nanna ai bambini avresti impedito loro di dormire.

— Il bene si può fare anche svegliando la gente che dorme, qualche volta, — disse dolcemente Benvenuto.

— Risolverò questa questione, — concluse Gelsomino, battendo un pugno per terra.

— Per intanto, — disse Zoppino, — dovrai curarti il ginocchio.

Il ginocchio, infatti, era sempre più gonfio, e Gelsomino non poteva più camminare né star ritto. Fu deciso che sarebbe rimasto a casa di Benvenuto fino alla guarigione. Benvenuto, che non dormiva quasi mai, poteva vegliare sul suo sonno, e impedirgli di mettersi a cantare, cosa che avrebbe fatto accorrere nuovamente le guardie.

Bananito va in prigione e con la matita fa colazione

Bananito, come ricorderete con un piccolo sforzo, era uscito di buon mattino in cerca di fortuna. Non aveva nessun progetto preciso, ma solo una gran voglia di fare qualcosa per mostrare la propria bravura.

La città si svegliava allora allora. Gli spazzini lavavano le strade con le pompe, scherzando con gli operai che andavano al lavoro in bicicletta e rischiavano ad ogni minuto una doccia.

Era un'ora allegra e serena e Bananito, fermo sul marciapiedi, si sentiva fiorire in testa bellissimi pensieri. Ne sentiva quasi il profumo, come se intorno a lui fossero spuntate improvvisamente, tra le pietre della città, milioni di violette.

— Ecco una bella cosa da fare! — decise improvvisamente.

E li dove si trovava, presso il cancello di una fabbrica, si accucciò sul marciapiedi, levò dei gessetti da una scatola e cominciò a lavorare.

Un gruppetto di operai gli fu subito intorno.

— Scommetto, — disse uno, — che disegnerà il solito veliero, o qualche santo con l'aureola. Ma dov'è il cane col berretto in bocca per raccogliere le elemosine?

— Io so una storia, — disse un altro. — Una volta un pittore disegnò per terra una riga rossa, e tutti gli stavano attorno e si spremevano il cervello51 per indovinare che cosa volesse dire.

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