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Gelsomino nel paese dei bugiardi

Электронная книга - «Gelsomino nel paese dei bugiardi». Краткое содержание книги:

In un paese, dove per ordine del sovrano tutto funziona al contrario e è proibito dire la verità, arriva Gelsomino dalla voce potentissima che con l'aiuto di simpatici amici sconfigge la prepotenza e fa trionfare la sincerità. In questo libro (uno dei primi) Rodari dà prova della sua straordinaria capacità di esplorare con occhio critico la realtà sociale e di muovere con brio e finezza di stile verso un universo fantastico costruito sull'altruismo, sulla generosità, sull'amicizia: Gelsomino con la sua voce e la sua simpatia ci invita a guardare con ottimismo al futuro. Età di lettura: da 6 anni.
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— Ma perché non lo avete portato all'inizio dell'anno scolastico? Siamo quasi a Pasqua, come faccio a prenderlo?

Quando la madre gli ebbe spiegato che Benvenuto aveva soltanto sette giorni, il maestro si arrabbiò ancor di più.

— Sette giorni? Signora mia, io non faccio mica la balia. Tornate fra sei anni e ne riparleremo.

Alla fine però, levò il naso dai suoi registri e vide che Benvenuto era anche più grande degli altri suoi scolaretti. Lo fece mettere all'ultimo banco e prese a spiegare che due più due fanno quattro.

A mezzogiorno suonò la campanella, tutti gli scolari balzarono fuori dei banchi e si misero in fila per uscire. Soltanto Benvenuto non si muoveva.

— Benvenuto, — chiamò il maestro, — vieni a metterti in fila.

— Non posso, signor maestro.

Difatti dalle otto a mezzogiorno era cresciuto così in fretta che il banco gli era diventato stretto. Bisognò chiamare il bidello che lo aiutasse a liberarsi.

La mattina dopo lo misero in un banco più grande, ma quando fu mezzogiorno Benvenuto non potè uscire, perché anche quel banco gli era diventato stretto: pareva un topo in gabbia. Bisognò chiamare un falegname e fargli schiodare il banco.

— Domani prenderemo un banco di quinta, — disse il maestro grattandosi la testa.

Fece portare in classe un banco dei più grandi.

— Come ci stai?

— Ci sto largo, — rispose Benvenuto allegramente.

E per mostrare che ci stava largo davvero entrò e uscì dal banco più volte. Ma ogni volta che ci si metteva seduto faceva più fatica ad uscirne, e quando suonò la campanella di mezzodì anche quel banco era diventato piccolo, e bisognò chiamare un'altra volta il falegname.

Il direttore della scuola e il sindaco cominciarono a protestare:

— Che cosa succede, signor maestro? Forse non sapete più tenere la disciplina? Quest'anno i banchi si rompono come noccioline. Sarà il caso che teniate d'occhio quei marmocchi; il comune non può mica comperare un banco nuovo al giorno.

Il cenciaiolo dovette decidersi ad accompagnare il figliolo dal primo medico della città, al quale narrò le cose per bene.

— Vediamo, vediamo, — disse il medico mettendosi gli occhiali per vedere meglio. Misurò Benvenuto in altezza e in larghezza.

— Adesso, — disse poi, — mettiti seduto.

Benvenuto si accomodò su una sedia, il dottore lasciò passare un minuto e gli ordinò:

— Alzati.

Benvenuto si alzò e il dottore ricominciò a misurarlo quant'era lungo e quant'era largo.

— Hm, — fece pulendosi gli occhiali col fazzoletto per essere proprio sicuro di vederci bene, — rimettiti seduto.

Fece così parecchie volte e finalmente sentenziò:

— È proprio un caso interessante. Questo ragazzo ha una malattia nuovissima, che prima di lui non è mai capitata a nessuno. Questa malattia si manifesta così: che a star seduto il ragazzo invecchia rapidamente. Per lui un minuto è come un giorno. La cura è questa: bisogna che stia sempre in piedi, altrimenti in poche settimane lo vedrete diventare un vecchietto con la barba bianca.

Dopo il verdetto del medico, la vita di Benvenuto cambiò da cima a fondo. A scuola gli fecero un banco speciale, senza sedile, perché non gli venisse nemmeno la tentazione di mettersi seduto. A casa, doveva mangiare in piedi, e guai a lui se cercava di riposarsi appena un momento sulla pietra del camino.

— Attento, vuoi invecchiare prima del tempo?

— Su, su, vuoi che ti vengano i capelli bianchi?

E a letto? Niente letto se non voleva svegliarsi con la barba bianca. Benvenuto dovette imparare a dormire in piedi, come i cavalli. Fu così che le comari del vicinato lo chimarono Benvenuto-Mai seduto. E il soprannome gli restò per tutta la vita.

Un brutto giorno il cenciaiolo padre si ammalò e doveva morire.

— Benvenuto, — egli disse al figliolo, prima di chiudere gli occhi per sempre, — adesso tocca a te, aiuta tua madre che è vecchia e non può lavorare, cercati un lavoro onesto. Già a lavorare non farai fatica: il lavoro ti farà restare giovane, perché non ti lascerà mai tempo per restare seduto.

Il giorno dopo i funerali, Benvenuto andò in cerca di un lavoro, ma tutti gli ridevano in faccia:

— Un lavoro, figlio bello? Ma qui non si gioca mica alle palline o ai birilli: sei troppo piccolo, sei troppo giovane per entrare in fabbrica.

— Un lavoro? Ma ci daranno la multa se ti faremo lavorare: è proibito far lavorare i ragazzi…

Benvenuto non protestava, ma tra sé pensava alla maniera di cavarsela.

Andò a casa, si sedette davanti allo specchio e aspettò.

— Il dottore diceva che a star seduto divento vecchio: vediamo un po' se è vero…

Dopo qualche minuto si accorse che cresceva, perché le scarpe gli andavano strette: le gettò via e stette a contemplarsi i piedi che si allungavano. Quando tornò a fissare lo specchio, sulle prime rimase piuttosto sorpreso.

— Chi sarà mai quel giovanotto con i baffi neri sotto il naso che mi sta guardando? Mi sembra di conoscerlo: ha qualcosa in faccia che mi sembra di avere già visto…

Finalmente comprese e scoppiò a ridere:

— Ma sono io, sono proprio cresciuto in fretta. E adesso mi alzo in piedi perché più vecchio di così mi dispiacerebbe diventare…

Figuratevi la faccia di sua madre quando si vide davanti un giovanottone grande e grosso, con una voce da orco e due baffi da brigadiere di pubblica sicurezza.

— Benvenuto, figlio mio, come sei cambiato!

— Tutto per il meglio, mamma. Vedrete che ora potrò lavorare.

E senza andare a chiedere lavoro a nessuno, fece uscire dalla rimessa il carrettino di suo padre e se ne andò per le strade gridando:

— Cenciaiolooooo! Cencistracciiiiii!

— Ma che bel giovanotto! Di dove venite? — domandavano le comari, chiamate sulle soglie da quella bella voce.

— Benvenuto-Mai seduto! Ma sei proprio tu?

— Sono io, comare. Mi sono addormentato su una sedia e mi sono svegliato con i baffi.

Così Benvenuto cominciò a lavorare. Tutti gli volevano bene. Sempre in piedi, sempre attivo, sempre pronto ad aiutare gli altri, sempre al lavoro, per forza era simpatico. Una volta lo volevano fare anche sindaco:

— Ci vuole un tipo come te, che non si attacca troppo alla poltrona…

Ma Benvenuto non accettò la carica.

Dopo qualche anno gli morì la madre e Benvenuto pensò:

— Adesso sono solo del tutto. Visto che tanto non posso star seduto a far niente, perché sennò divento vecchio, è meglio che me ne vada per il mondo a vedere che cosa c'è di nuovo.

E così fece: prese il suo carrettino e tutti gli stracci che c'erano sopra e se ne andò per il mondo. Poteva camminare giorno e notte senza stancarsi, e vedere un monte di cose e parlare con la gente.

— Siete proprio un giovanotto simpatico, — gli dicevano, — sedetevi a fare due chiacchiere un momento.

— Due chiacchiere si possono fare anche in piedi, — rispondeva Benvenuto.

Va e va, non diventava mai vecchio. Una volta, passando davanti ad una povera casupola vide uno spettacolo che gli strinse il cuore: c'era una donna malata a letto, e attorno a lei una fila di bambini per terra, che facevano a chi strillava più forte.

— Quel giovanotto… — pregò la donna appena lo vide, — se non avete niente da fare, entrate un momento. Io non mi posso muovere per far chetare ì bambini e ogni loro lacrima è per me come una pugnalata al petto.

Benvenuto entrò nella stanza, prese in braccio uno dei bambini, e passeggiando avanti e indietro lo fece addormentare. E così fece per gli altri. Ma l'ultimo, il più piccolo, non si chetava.

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