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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Tai’daishar!» Vero Sangue di Battaglia!

Mat costrinse la creatura verso una soglia aperta sul fondo del corridoio. La stanza al di là era completamente buia. Nessuna luce delle fiamme si rifletteva dalle pareti lì.

«Curai an manshimaya Tylin. Curai an manshimaya Nalesean. Curai an manshimaya ayend’an!» Onore della mia lama per Tylin. Onore della mia lama per Nalesean. Onore della mia lama per i caduti!

Il grido di vendetta.

Il gholam indietreggiò nella stanza buia, passando su un pavimento bianco come un osso, i suoi occhi che guizzavano in basso.

Prendendo un respiro profondo, Mat balzò attraverso la soglia con un impeto finale di forza e conficcò l’estremità ardente della sua ashandarei contro il lato della testa della creatura. Uno spruzzo di scintille e cenere esplose attorno alla sua faccia. La creatura imprecò e barcollò sulla destra.

E lì cadde quasi dal bordo di una piattaforma sospesa su un enorme vuoto. Il gholam sibilò di rabbia, pendendo con una gamba sopra il vuoto, dibattendosi per mantenere l’equilibrio.

Da questo lato, la porta per la stanza era attorniata da una brillante luce bianca: i bordi di un passaggio fatto per il Volo Aleggiato. «Non so se puoi morire» disse Mat piano. «Spero per la Luce che tu non possa.» Sollevò uno stivale e lo piantò nella schiena della creatura, gettandola giù dalla piattaforma nell’oscurità. Quella cadde, contorcendosi nell’aria, lo sguardo su di lui colmo di orrore.

«Spero che tu non possa morire,» disse Mat «perché ho intenzione di godermi il pensiero di te che cadi in quell’oscurità per sempre, bastardo figlio degli escrementi di una capra.» Mat sputò da una parte, mandando giù un po’ di saliva insanguinata a precipitare dietro il gholam. Entrambi scomparvero nell’oscurità sottostante.

Sumeko gli si accostò. La robusta donna della Famiglia aveva lunghi capelli neri e l’aria di una a cui non piaceva che le venissero dati ordini. Quasi ogni donna aveva quella stessa aria. Si era trovata appena all’interno del passaggio, dal lato dove non sarebbe stata vista dal corridoio. Doveva essere lì per mantenere la piattaforma bianca, che era fatta a forma di grosso libro. Sollevò un sopracciglio verso di lui.

«Grazie per il passaggio» disse Mat, appoggiandosi l’ashandarei sulla spalla, con un sottile filo di fumo che si levava ancora dall’estremità. Lei aveva creato il passaggio dall’interno del palazzo, usandolo per Viaggiare fino a questo punto e aprire il passaggio nel corridoio. Avevano sperato che questo avrebbe impedito al gholam di percepirla incanalare, dal momento che lei aveva intessuto i flussi nel palazzo.

Sumeko tirò su col naso. Assieme, i due varcarono il passaggio e tornarono nell’edificio. Diversi uomini della Banda si stavano affannando per estinguere l’incendio. Talmanes accorse da Mat mentre il passaggio scompariva, accompagnato da un’altra delle donne della Famiglia, Julanya.

«Siete sicure che quell’oscurità non abbia fine?» chiese Mat. Julanya era una donna rotonda e graziosa che sarebbe stata proprio bene sul ginocchio di Mat. Il bianco tra i suoi capelli non andava affatto a detrimento del suo bell’aspetto.

«A quanto ne sappiamo» disse Sumeko. «Tutto questo è quasi finito in un pasticcio, Matrim Cauthon. La cosa non è sembrata sorpresa dal passaggio. Penso che l’abbia percepito comunque.»

«Sono riuscito comunque a spingerla giù dalla piattaforma» disse Mat.

«A malapena. Avresti dovuto lasciare che ci occupassimo noi della bestia.»

«Non avrebbe funzionato» disse Mat, prendendo un fazzoletto bagnato da Talmanes. Sumeko lanciò un’occhiata al suo braccio, ma Mat non chiese di essere Guarito. Quel taglio si sarebbe rimarginato piuttosto bene. Poteva perfino lasciare una bella cicatrice. Le cicatrici impressionavano parecchie donne, sempre che non fossero sulla faccia. Come le considerava Tuon?

Sumeko tirò su col naso. «L’orgoglio degli uomini. Non dimenticare che quella cosa ha ucciso alcune di noi.»

«E io sono lieto di avervi potuto aiutare a ottenere vendetta» disse Mat. Lui le sorrise, anche se lei aveva ragione: era stato quasi un pasticcio. Lui era certo che il gholam avesse percepito la donna della Famiglia oltre quella soglia mentre si avvicinavano. Per fortuna, però, era sembrato che la cosa non avesse considerato donne in grado di incanalare come una minaccia.

Talmanes porse di nuovo a Mat i due medaglioni caduti. Lui se li ficcò in tasca e slegò quello sulla sua ashandarei, facendoselo scivolare di nuovo al collo. La Famiglia osservava quei medaglioni con sguardo famelico. Be’, potevano fare quello che volevano. Lui intendeva darne uno a Olver e l’altro a Tuon, una volta che fosse riuscito a trovarla.

Il capitano Guybon, il secondo in comando di Birgitte, entrò nell’edificio. «La bestia è morta?»

«No,» disse Mat «ma ci va abbastanza vicino per un contratto della Corona.»

«Contratto della Corona?» chiese Guybon accigliandosi. «Tu hai chiesto l’aiuto della regina in questa impresa. Non è stato fatto su un suo contratto.»

«In realtà,» disse Talmanes, schiarendosi la gola «abbiamo appena liberato la città da un assassino che ha ucciso, stando all’ultimo conteggio, quasi una dozzina dei suoi cittadini. Suppongo che ci spetti una ricompensa.» Lo disse con volto completamente impassibile. Che quell’uomo fosse benedetto.

«Dannatamente giusto» disse Mat. Fermare il gholam ed essere pagato per questo. Suonava come una giornata assolata, tanto per cambiare. Lanciò il suo fazzoletto a Guybon e si allontanò, lasciandosi indietro le donne della Famiglia, le quali incrociarono le braccia e osservarono con aria scontenta. Perché una donna riusciva a sembrare arrabbiata con un uomo perfino quando lui aveva fatto esattamente quello che aveva detto, perfino rischiando l’osso del collo?

«Spiacente per l’incendio, Mat» disse Talmanes. «Non avevo intenzione di lasciar cadere la lanterna a quel modo. So che avrei dovuto semplicemente adescarlo dentro l’edificio.»

«Ha funzionato bene» disse Mat, esaminando l’estremità inferiore della sua ashandarei. Il danno era minimo.

Non sapevano dove — o se — il gholam lo avrebbe attaccato, ma Guybon aveva svolto bene il suo lavoro, facendo uscire tutti dagli edifici circostanti, poi scegliendo un corridoio dove le donne della Famiglia avrebbero intessuto il passaggio. Lui aveva mandato un membro della Banda da Talmanes per dirgli dove andare.

Be’, l’idea di Elayne e Birgitte con il passaggio aveva funzionato, anche se non nel modo in cui avevano pianificato. Era comunque meglio di quello che era riuscito a escogitare Mat; la sua unica idea era stata ficcare uno di quei medaglioni nella gola del gholam.

«Andiamo a prendere Setalle e Olver alla loro locanda» disse Mat «e torniamo al campo. Basta agitazione adesso. Era dannatamente ora.»

32

Una tempesta di luce

La città di Maradon bruciava. Colonne di fumo violente e ritorte si levavano da dozzine di edifici. L’attenta pianificazione cittadina impediva agli incendi di propagarsi troppo rapidamente, ma non li fermava del tutto. Esseri umani e legname. Prendevano fuoco allo stesso modo.

Ituralde si accucciò all’interno di un edificio spezzato, macerie alla sua sinistra, una piccola banda di Saldeani alla sua destra. Aveva abbandonato il palazzo già da qualche tempo: era stato invaso da Progenie dell’Ombra. L’aveva lasciato pieno di tutto l’olio che erano riusciti a trovare, poi aveva ordinato agli Asha’man di accenderlo, uccidendo centinaia di Trolloc e Fade intrappolati dentro.

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