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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Era necessario che tornasse in città! Fuori da questo posto terribile. Si voltò attorno.

Qualcosa balenò nella notte e lui ruotò. «Chi è là!» urlò.

Una donna sbucò dall’oscurità, correndo all’impazzata. Indossava una veste bianca floscia, poco più di una camicia da notte, e aveva lunghi capelli neri che le sventolavano dietro. Lo vide e si immobilizzò, poi si voltò come per scappare in una direzione diversa.

Perrin la intercettò, ghermendola per la mano e tirandola indietro. Lei si dibatté, con i piedi che segnavano il terreno scuro sotto di lei mentre cercava di divincolarsi. Stava annaspando. Dentro e fuori. Odorava di frenesia.

«Ho bisogno di sapere come uscire di qui! » disse Perrin. «Dobbiamo tornare in città.»

Lei incontrò i suoi occhi. «Lui sta arrivando» sibilò. La mano della donna scivolò via dalla sua e lei corse, scomparendo nella notte, l’oscurità che la avviluppava come un sudario. Perrin fece un passo avanti, la mano protesa.

Udì qualcosa dietro di sé. Si voltò lentamente e trovò qualcosa di enorme. Un’ombra torreggiante che risucchiava la luce lunare. La cosa pareva assorbire il respiro, sottraendogli la sua stessa vita e volontà.

La cosa si impennò. Era più alta degli alberi, un mostro massiccio con braccia spesse come barili, il volto e il corpo persi nell’ombra. Aprì profondi occhi rossi, come due enormi tizzoni che avvampavano a nuova vita.

Devo combatterlo!, pensò Perrin, il martello che gli compariva in mano. Luce! Quella cosa era enorme. Lui non poteva affrontarla, non così faccia a faccia. Aveva bisogno di copertura.

Si voltò e corse attraverso i boschi ostili. La cosa seguì. Poteva sentirla spezzare rami, i suoi passi che facevano tremare la terra. Davanti a sé, vide la donna, il suo sottile abito bianco che la rallentò quando si impigliò in un ramo. Lei lo strappò via e continuò a correre. La creatura incombeva. Presto lo avrebbe preso, consumato, distrutto! Urlò alla donna, allungando una mano verso di lei. Lei li guardò da sopra la spalla e inciampò.

Perrin imprecò. Si precipitò al suo fianco per aiutarla a rialzarsi. Ma la cosa era così vicina!

Era uno scontro, allora. Il suo cuore stava martellando rapido come un picchio che beccasse un albero. Con le mani sudate, si voltò, stringendo il suo martello per affrontare quella creatura terribile alle sue spalle. Si frappose tra essa e la donna.

La cosa si impennò, diventando più grande, quegli occhi rossi che avvampavano di fuoco. Luce! Non poteva combattere quella cosa, vero? Gli occorreva un vantaggio di qualche tipo. «Cos’è quella cosa?» chiese disperatamente alla donna. «Perché ci insegue?»

«È lui» sibilò lei. «Il Drago Rinato.»

Perrin rimase di sasso. Il Drago Rinato. Ma... ma quello era Rand. È un incubo, ricordò a sé stesso. Nulla di questo è reale. Non posso lasciarmi prendere!

La terra tremò, come gemendo. Lui poteva avvertire il calore degli occhi del mostro. Un suono frenetico provenne da dietro quando la donna corse via, lasciandolo lì.

Perrin si alzò in piedi, le gambe tremanti, ogni istinto che gli urlava di scappare. Ma no. Non poteva nemmeno combattere. Non poteva accettare questo come reale.

Un lupo ululò, poi balzò nella radura. Hopper parve ricacciare indietro l’oscurità. La creatura si chinò verso Perrin protendendo una mano enorme come per schiacciarlo.

Questo era un vicolo.

Dentro Caemlyn.

Non era reale.

Non lo era.

L’oscurità attorno a loro svanì. L’immane creatura d’ombra nera si increspò nell’aria, come un pezzo di stoffa che veniva sbatacchiato. La forma scomparve. Una piccola sacca di terra — il suolo sporco e calpestato di un vicolo — apparve ai loro piedi.

Poi, con uno schiocco, il sogno svanì. Perrin si trovò di nuovo nel vicolo, con Hopper al suo fianco e nessun segno della foresta o della terribile creatura che qualcuno aveva visto come il Drago Rinato.

Perrin espirò lentamente. Del sudore gli colava dalla fronte. Sollevò una mano per asciugarselo, poi invece desiderò che svanisse.

Hopper scomparve e Perrin seguì, trovandosi sullo stesso tetto di prima. Si mise a sedere. Solo pensare a quell’ombra lo faceva rabbrividire. «Sembrava così reale» disse. «Una parte di me sapeva che era un incubo. Non riuscivo a fare a meno di tentare di combattere o di fuggire. Quando facevo una delle due cose, diventava più forte, non è così? Perché accettavo che fosse reale?»

Si. Non devi credere a quello che vedi.

Perrin annuì. «C’era una donna lì dentro. Parte del sogno? Nemmeno lei era reale, vero?»

Sì.

«Forse era lei quella che lo sognava» disse Perrin. «Quella che stava avendo l’incubo originale, catturata in esso e intrappolata qui nel Mondo dei Sogni.»

Uomini che sognano non stanno qui a lungo, trasmise Hopper. Per lui, quella era la fine della discussione. Tu sei stato forte, Giovane Toro. Hai agito bene. Odorava di orgoglio.

«Quando lei ha chiamato la cosa il Drago Rinato, questo è stato utile. Dimostrava che non era reale. Mi ha aiutato a credere che non lo fosse.»

Hai agito bene, sciocco cucciolo, ripeté Hopper. Forse puoi imparare.

«Solo se continuo a esercitarmi. Dobbiamo farlo di nuovo. Puoi trovarne un altro?»

Sì, trasmise Hopper. Ci sono sempre incubi quando la tua razza è vicina. Sempre. Il lupo svoltò di nuovo a nord, però. Perrin aveva pensato che quello che lo aveva distratto prima fossero i sogni, ma non pareva che si fosse trattato di questo.

«Cosa c’è lassù?» chiese Perrin. «Verso cos’è che continui a guardare?»

Arriva, trasmise Hopper.

«Cosa?»

L’Ultima Caccia. Inizia. Oppure no.

Perrin si accigliò, alzandosi in piedi. «Intendi... proprio ora?»

La decisione verrà presa. Presto.

«Che decisione?» I messaggi di Hopper erano confusi e lui non riusciva a decifrarli. Luce e buio, un vuoto e un fuoco, un freddo e un caldo terribile, terrificante. Tutto misto a lupi che ululavano, lanciavano richiami, prestavano forza.

Vieni. Hopper si alzò in piedi, guardando verso nordest.

Hopper scomparve. Perrin traslò dietro di lui, apparendo in basso sulle pendici di Montedrago, accanto a un affioramento di roccia.

«Luce» disse Perrin piano, alzando lo sguardo dallo stupore. La tempesta che si era addensata per mesi era arrivata alla sua fase cruciale. Un’enorme nube nera dominava il cielo, coprendo la vetta della montagna. Mulinava lentamente nell’aria, emettendo lampi di fulmini che collegavano le altre nuvole. In altre parti del sogno del lupo le nubi erano tempestose, eppure distanti. Qui sembravano vicinissime.

Questo era... il centro di qualcosa. Perrin poteva percepirlo. Spesso il sogno del lupo rifletteva cose nel mondo reale in modi strani o inaspettati.

Hopper era in piedi sull’affioramento. Perrin poteva percepire lupi per tutte le pendici di Montedrago. Ancora più numerosi di come li aveva percepiti qui di recente.

Aspettano, disse Hopper. L’Ultima Caccia arriva.

Mentre Perrin si protendeva con la mente, scoprì che stavano arrivando altri branchi, ancora distanti ma diretti verso Montedrago. Perrin guardò in alto verso la vetta mostruosa. La tomba del Drago, Lews Therin. Era un monumento alla sua follia, sia al suo fallimento che al suo successo. Il suo orgoglio e la sua abnegazione.

«I lupi» disse Perrin. «Si radunano per l’Ultima Caccia?»

Sì, se avviene.

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