Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
York sorrise. «Grazie,» disse. «Mi sembrava adatta. Anche voi siete strepitoso.» Marsh si era comprato una nuova giacca da timoniere con due file di scintillanti bottoni d’ottone, ed un berretto con il nome del battello ricamato con filo d’argento.
«Già,» fece Marsh. Non aveva una grande dimestichezza con i complimenti; imprecare gli riusciva più facile e più congeniale. «Ebbene,» disse «vi eravate alzato quando siamo partiti?» York aveva trascorso buona parte della giornata a dormire nella cabina del capitano a lui riservata, mentre Marsh sudava, si preoccupava e svolgeva la maggior parte delle mansioni che di fatto toccavano ad un capitano. Pian piano Marsh aveva finito con l’abituarsi al modo in cui York e i suoi compagni passavano svegli le notti e dormivano durante il giorno. Aveva conosciuto altri che si comportavano nella stessa maniera, e l’unica volta che aveva chiesto a York qualcosa in proposito, Joshua si era limitato a sorridere e a recitargli nuovamente quei versi sullo ‘sfarzoso giorno’.
«Ero sul ponte di passeggiata, davanti ai fumaioli, ho visto tutto. Faceva fresco lassù, quando abbiamo iniziato la navigazione.»
«Un battello veloce produce il suo vento,» disse Marsh. «Non importa quanto sia calda la giornata o quanto viva sia la fiamma del legno che arde, lassù si sta sempre ben freschi. Talvolta mi dispiace un poco per quelli accalcati laggiù sul ponte di coperta, ma cosa diavolo potrebbero pretendere per un misero dollaro?»
«Naturalmente,» convenne Joshua York.
Proprio in quell’istante un rumore sordo si sentì da sotto lo scafo, un pesante thunk che fece scuotere il battello leggermente.
«Cos’è stato?» domandò York.
«Probabilmente abbiamo urtato un tronco,» rispose Marsh. «È così?» chiese al pilota.
«Lo abbiamo solo sfiorato,» replicò l’uomo. «Non temete, Capitano. Non c’è stato nessun danno.»
Abner Marsh annuì e tornò a rivolgersi a York. «Bene, che ne dite, York? Non sarà il caso di scendere nel salone? Brulicherà sicuramente di passeggeri curiosi di assistere a questa prima notte di navigazione. Potremmo conoscerne alcuni, scambiare qualche chiacchiera, assicurarci che sia tutto perfettamente in ordine.»
«Con grande piacere,» acconsentì York. «Ma prima, Abner, volete farmi compagnia nella mia cabina per un brindisi? Dobbiamo pur festeggiare la partenza, non vi pare?»
Marsh si strinse nelle spalle. «Un brindisi? Beh, non vedo perché no.» Si rivolse al timoniere sollevando appena il berretto. «Buonanotte, Mister Daly. Vi farò portare del caffè, se lo gradite.»
Uscirono dalla cabina di pilotaggio e ripararono nella cabina del capitano, fermandosi il tempo necessario a che York aprisse la serratura della porta — aveva insistito che la sua cabina, e di fatto tutto le cabine del battello, fossero munite di sicure serrature. Una simile richiesta era alquanto peculiare, ma Marsh era stato disponibile ad accontentarlo. Dopotutto, York non era avvezzo alla vita su di un battello, e la maggioranza delle sue altre richieste erano state abbastanza ragionevoli, come quella di addobbare il salone con tutto quell’argento e quegli specchi che ne facevano un posto di impareggiabile splendore.
La cabina di York era tre volte più lunga delle cabine riservate ai passeggeri e due volte più larga, sicché, rispetto alle misure standard, era decisamente immensa. Questa era la prima volta che Abner Marsh vi metteva piede da quando York ne aveva preso possesso, e così il Capitano si guardò intorno con curiosità. Un paio di lampade ad olio sistemate ai due lati opposti della cabina conferivano all’ambiente una luminosità calda e confortevole. Le ampie finestre di vetri colorati erano buie adesso, chiuse dalle imposte e protette da pesanti tende di velluto nero che alla luce delle lampade appariva ancor più ricco e soffice. In un angolo, un alto cassettone con una bacinella poggiata in cima, ed uno specchio a parete con la cornice d’argento; un letto di piume stretto ma comodo all’apparenza e due grandi poltrone di cuoio; addossata a una parete, una massiccia e spaziosa scrivania in legno di palissandro con un’infinità di cassetti, cassettini e scomparti di ogni dimensione. Affìssa sul muro al di sopra di essa, una pregiata mappa antica del fiume Mississippi con tutto il suo ricco sistema di affluenti. Il piano della scrivania era coperto da album con la rilegatura in cuoio e da pile e pile di giornali. Ecco un’altra delle peculiarità di Joshua York: leggeva un numero spropositato di giornali, provenienti dai luoghi più disparati — giornali pubblicati in Inghilterra, gazzette in lingue straniere, naturalmente il Tribune di Mr. Greeley e l’Herald di New York, pressoché tutti quanti i giornali che circolavano a St. Louis e a New Orleans, ed ogni sorta di settimanali pubblicati nelle piccole cittadine fluviali. Tutti i giorni gli venivano consegnati pacchi di giornali. E libri, anche; un’alta libreria si trovava nella cabina, ed era straboccante di volumi; altri ancora erano affastellati sul tavolino presso il letto, con una candela da lettura mezza sciolta in cima alla torre di carta.
Tuttavia, Abner Marsh non sprecò tempo soffermandosi a guardare i libri. Proprio accanto alla libreria c’era una rastrelliera di legno con venti o trenta bottiglie di vino ordinatamente disposte negli appositi alloggiamenti. Fu lì che Marsh andò difilato e tirò fuori una bottiglia. Non vi era apposta nessuna etichetta, ed il liquido che vi era contenuto era di un rosso assai cupo, tanto scuro da esser quasi nero. Un sigillo di scintillante cera nera rivestiva il sughero. «Avete un coltello?» chiese a York, voltandosi verso di lui con la bottiglia in mano.
«Dubito che gradireste quell’annata, Abner,» disse York. Sorreggeva un vassoio con due calici d’argento ed una caraffa di cristallo. «Ho qui dell’ottimo sherry. Perché non bevete questo invece?»
Marsh esitò. Solitamente lo sherry di York era delizioso, e gli doleva rinunciarvi, ma conoscendo Joshua immaginò che un vino proveniente da una sua riserva privata così gelosamente custodita doveva essere qualcosa di superlativo. Inoltre, il Capitano era curioso. Passò la bottiglia da una mano all’altra. Il liquido fluì lentamente, scivolando languido come un liquore dolce e denso. «Che cos’è, comunque?» domandò Marsh, accigliandosi.
«Una miscela casalinga,» replicò York. «Parte vino, parte brandy e parte liquore, senza avere il sapore di alcuno di questi. Una bevanda rara, Abner. Io e miei compagni coltiviamo una vera e propria passione per essa, ma la maggior parte delle persone non la trova di suo gusto. Sono sicuro che preferireste lo sherry.»
«Ebbene,» disse Marsh, sollevando la bottiglia, «tutto ciò che bevete voi, probabilmente va bene anche per me, Joshua. Comunque, il vostro sherry è davvero insuperabile, questo è vero.» Il volto gli si schiarì. «Facciamo una cosa, visto che non abbiamo nessuna fretta, ed io ho una sete che mi divora, perché non li proviamo tutti e due?»
Joshua scoppiò a ridere; un riso di genuina e spontanea allegria, profondo e musicale. «Abner,» disse, «voi siete unico, assolutamente formidabile. Mi piacete. A voi, però, la mia bevanda non piacerà. Tuttavia, se proprio insistete, berremo tutt’e due.»
Si accomodarono sulle poltrone di pelle e York depose il vassoio sul basso tavolino posto tra esse. Marsh gli porse la bottiglia di vino, o di cos’altro fosse. Da qualche dove, tra i recessi delle pieghe immacolate del suo abito bianco, York tirò fuori un sottilissimo coltellino col manico d’avorio ed una lunga lama d’argento. Con un netto fendente tagliò via la cera e con un singolo, agilissimo movimento infilzò il sughero che estrasse con un sonoro schiocco. Il liquore si riversò lentamente, defluendo come miele rosso-nero nei calici d’argento. Era opaco, e pareva intorbidito da minuscole particelle nere. Ma forte; Marsh sollevò il calice ed annusò, e l’alcol gli fece lacrimare gli occhi.