Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Fra i pittori che allora erano in credito in Vinezia era tenuto molto eccellente un maestro Domenico. Costui, arrivato Antonello in Venezia, gli fece tutte quelle carezze e cortesie che maggiori si possono fare a un carissimo e dolce amico, per lo che Antonello, che non volle esser vinto di cortesia da maestro Domenico, dopo non molti mesi gl'insegnò il secreto e modo di colorire a olio. Della qual cortesia et amorevolezza straordinaria, niun'altra gli sarebbe potuta esser più cara, e certo a ragione, poiché per quella, sì come imaginato si era, fu poi sempre nella patria molto onorato. E certo coloro sono ingannati in digrosso che pensano, essendo avarissimi anco di quelle cose che loro non costano, dovere essere da ognuno per i loro begli occhi, come si dice, serviti. Le cortesie di maestro Domenico Viniziano cavarono di mano d'Antonello quello che aveva con sue tante fatiche e sudori procacciatosi, e quello che forse per grossa somma di danari non averebbe a niuno altro conceduto. Ma perché di maestro Domenico si dirà quanto fia tempo, quello che lavorasse in Firenze et a cui fusse liberale di quello che aveva da altri cortesemente ricevuto, dico che Antonello, dopo la tavola di S. Cassano, fece molti quadri e ritratti a molti gentiluomini viniziani; e Messer Bernardo Vecchietti fiorentino ha di sua mano in uno stesso quadro S. Francesco e S. Domenico, molto belli.
Quando poi gl'erano state allogate dalla Signoria alcune storie in palazzo, le quali non avevano voluto concedere a Francesco di Monsignore veronese, ancora che molto fusse stato favorito dal duca di Mantoa, egli si ammalò di mal di punta, e si morì d'anni 49 senza avere pur messo mano all'opera. Fu dagl'artefici nell'essequie molto onorato, per il dono fatto all'arte della nuova maniera di colorire, come testifica questo epitaffio:
D. O. M.
Antonius pictor, praecipuum Messanae suae, et Siciliae totius ornamentum, hac humo contegitur. Non solum suis picturis, in quibus singulare Artificium et Venustas fuit, sed et quod coloribus oleo miscendis splendorem et perpetuitatem primus Italicae picturae contulit, summo semper artificum studio celebratus.
Rincrebbe la morte d'Antonello a molti suoi amici, e particolarmente ad Andrea Riccio scultore, che in Vinezia nella corte del palazzo della Signoria lavorò di marmo le due statue che si veggiono ignude di Adamo e Eva, che sono tenute belle. Tale fu la fine d'Antonello, al quale deono certamente gl'artefici nostri avere non meno obligazione dell'avere portato in Italia il modo di colorire a olio, che a Giovanni da Bruggia d'averlo trovato in Fiandra, avendo l'uno e l'altro beneficato et arricchito quest'arte; perché, mediante questa invenzione sono venuti di poi sì eccellenti gl'artefici, che hanno potuto far quasi vive le loro figure. La qual cosa tanto più debbe essere in pregio, quanto manco si trova scrittore alcuno che questa maniera di colorire assegni agl'antichi. E se si potesse sapere che ella non fusse stata veramente appresso di loro, avanzarebbe pure questo secolo l'eccellenze dell'antico in questa perfezzione; ma perché, sì come non si dice cosa che non sia stata altra volta detta, così forse non si fa cosa che forse non sia stata fatta, me la passerò senza dir altro. E lodando sommamente coloro che oltre al disegno aggiungono sempre all'arte qualche cosa, attenderò a scrivere degl'altri.
FINE DELLA VITA D'ANTONELLO DA MESSINA
VITA DI ALESSO BALDOVINETTI PITTORE FIORENTINO
Ha tanta forza la nobiltà dell'arte della pittura, che molti nobili uomini si sono partiti dall'arti nelle quali sarebbero potuti ricchissimi divenire, e dalla inclinazione tirati, contra il volere de' padri hanno seguito l'appetito loro naturale e datisi alla pittura o alla scultura o altro somigliante esercizio. E per vero dire, che stimando le ricchezze quanto si deve e non più, ha per fine delle sue azzioni la virtù, si acquista altri tesori che l'argento e l'oro non sono, senzaché non temono mai niuna di quelle cose che in breve ora ne spogliano di queste ricchezze terrene, che più del dover scioccamente sono dagli uomini stimate.
Ciò conoscendo, Alesso Baldovinetti da propria volontà tirato, abbandonò la mercanzia a che sempre avevano atteso i suoi, e nella quale esercitandosi onorevolmente si avevano acquistato ricchezze e vivuti da nobili cittadini, e si diede alla pittura, nella quale ebbe questa proprietà di benissimo contrafare le cose della natura, come si può vedere nelle pitture di sua mano. Costui, essendo ancora fanciulletto, quasi contra la volontà del padre che arebbe voluto che egli avesse atteso alla mercatura si diede a disegnare, et in poco tempo vi fece tanto profitto che il padre si contentò di lasciarlo seguire la inclinazione della natura. La prima opera che lavorasse a fresco Alesso fu in S. Maria Nuova la cappella di San Gilio, cioè la facciata dinanzi, la quale fu in quel tempo molto lodata, perché fra l'altre cose vi era un Santo Egidio, tenuto bellissima figura. Fece similmente a tempera la tavola maggiore e la cappella a fresco di Santa Trinita, per Messer Gherardo e Messer Bongianni Gianfigliazzi onoratissimi e ricchi gentiluomini fiorentini, dipignendo in quella alcune storie del Testamento Vecchio, le quali Alesso abozzò a fresco e poi finì a secco, temperando i colori con rosso d'uovo mescolato con vernice liquida fatta a fuoco. La qual tempera pensò che dovesse le pitture diffendere dall'acqua; ma ella fu di maniera forte che, dove ella fu data troppo gagliarda, si è in molti luoghi l'opera scrostata; e così dove egli si pensò aver trovato un raro e bellissimo segreto, rimase della sua openione ingannato. Ritrasse costui assai di naturale, e dove nella detta cappella fece la storia della reina Sabba, che va a udire la sapienza di Salamone, ritrasse il Magnifico Lorenzo de' Medici, che fu padre di papa Leone Decimo, Lorenzo della Volpaia eccellentissimo maestro d'oriuoli e ottimo astrologo, il quale fu quello che fece per il detto Lorenzo de' Medici il bellissimo oriuolo che ha oggi il signor duca Cosimo in palazzo; nel quale oriuolo tutte le ruote de' pianeti caminano di continuo, il che è cosa rara e la prima che fusse mai fatta di questa maniera. Nell'altra storia, che è dirimpetto a questa, ritrasse Alesso Luigi Guicciardini il vecchio, Luca Pitti, Diotisalvi Neroni, Giuliano de' Medici, padre di papa Clemente Settimo et a canto al pilastro di pietra, Gherardo Gianfigliazzi vecchio e Messer Bongianni cavaliere, con una vesta azzurra in dosso et una collana al collo, e Iacopo e Giovanni della medesima famiglia. A canto a questi è Filippo Strozzi vecchio, Messer Paulo astrologo dal Pozzo Toscanelli. Nella volta sono quattro patriarchi e nella tavola una Trinità e S. Giovanni Gualberto inginocchioni con un altro Santo. I quali tutti ritratti si riconoscono benissimo, per essere simili a quelli che si veggiono in altre opere, e particolarmente nelle case dei discendenti loro, o di gesso o di pittura. Mise in questa opera Alesso molto tempo, perché era pazientissimo e voleva condurre l'opere con suo agio e commodo. Disegnò molto bene, come nel nostro libro si vede un mulo ritratto di naturale, dov'è fatto il girare de' peli per tutta la persona, con molta pazienza e con bella grazia. Fu Alesso diligentissimo nelle cose sue, e di tutte le minuzie che la madre natura sa fare, si sforzò d'essere imitatore. Ebbe la maniera alquanto secca e crudetta, massimamente ne' panni. Dilettossi molto di far paesi, ritraendoli dal vivo e naturale, come stanno a punto. Onde si veggiono nelle sue pitture fiumi, ponti, sassi, erbe, frutti, vie, campi, città, castella, arena et altre infinite simili cose. Fece nella Nunziata di Firenze, nel cortile dietro a punto al muro dove è dipinta la stessa Nunziata, una storia a fresco, e ritocca a secco, nel quale è una Natività di Cristo, fatta con tanta fatica e diligenza, che in una capanna che vi è, si potrebbono annoverar le fila et i nodi della paglia. Vi contrafece ancora in una rovina d'una casa, le pietre muffate, e dalla pioggia e dal ghiaccio logore e consumate; con una radice d'ellera grossa, si ricuopre una parte di quel muro, nella quale è da considerare che con lunga pazienza fece d'un color verde il ritto delle foglie e d'un altro il rovescio, come fa la natura né più né meno, e oltra ai pastori vi fece una serpe, o vero biscia, che camina su per un muro, naturalissima.