Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]
I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]

Электронная книга - «I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]». Краткое содержание книги:

Due pianeti gemelli, Urras e Anarres. Il primo, quasi desertico, non ha mai favorito gli insediamenti umani finché non vi sono giunti i seguaci di Odo, in contrasto insanabile con la società del benessere che prospera su Anarres. Da allora, gli Odoniani hanno creato una società di sopravvivenza, consona ai loro ideali: una «fratellanza» da cui sono esclusi i concetti di proprietà, di governo e di autorità. I contatti fra i due pianeti sono limitati e un muro chiude il porto franco in cui scendono le navi spaziali anarresiane, salvaguardando gli «anarchici», i nullatenenti di Urras, dalle idee (non meno che dai microbi) di Anarres.
1 ... 9 10 11 12 13 14 15 16 17 ... 96
Перейти на страницу:

Trovò i propri compagni di lavoro stupidi e villani; perfino quelli più giovani di lui lo trattavano come un bambino. Indispettito e risentito, traeva piacere soltanto dallo scrivere agli amici Tirin e Rovab con un codice che avevano inventato all’Istituto: una serie di parole equivalenti ai simboli caratteristici della fisica temporale. Scritte per disteso, queste parole parevano avere senso come messaggio ma in verità non avevano alcun significato, salvo quello della equazione o della formula filosofica che dovevano mascherare. Le equazioni di Shevek e di Rovab erano genuine. Le lettere di Tirin erano molto divertenti e avrebbero convinto chiunque del fatto che si riferissero ad emozioni e ad eventi reali, ma la fisica in esse contenuta era perlomeno dubbia. Shevek continuò a inviare spesso questi rompicapi, dopo essersi accorto che poteva studiarseli mentalmente mentre scavava buchi nella roccia con una pala ammaccata in mezzo a una tempesta di sabbia. Tirin gli rispose varie volte, Rovab soltanto una. Rovab era una ragazza fredda, ed egli lo sapeva già. Ma nessuno degli altri, all’Istituto, sapeva quanto fosse disperato Shevek. Nessuno di loro era stato incaricato, proprio mentre incominciava a svolgere una ricerca indipendente, presso un maledetto progetto per piantare alberi. La loro funzione centrale non veniva sprecata. Essi lavoravano: facevano ciò che desideravano fare. Egli non agiva. Egli veniva agito.

E tuttavia era strano l’orgoglio che provavi verso ciò che avevi fatto in quel modo — tutti insieme — la soddisfazione che ti dava. E alcuni dei compagni di lavoro erano delle persone veramente straordinarie. Gimar, per sempio. Dapprima la bellezza muscolosa della ragazza l’aveva messo un po’ in soggezione, ma adesso egli era abbastanza forte da provare desiderio di lei.

— Vieni con me questa notte, Gimar.

— Oh, no — rispose lei, e lo guardò con tanta sorpresa che egli le disse, con la dignità del dolore: — Credevo che fossimo amici.

— E lo siamo.

— Allora…

— Ho un compagno. È rimasto a casa.

— Avresti potuto dirmelo — disse Shevek, arrossendo.

— Be’, non ho pensato che avrei dovuto farlo. Mi spiace, Shevek. — Lo fissò con aria così addolorata che egli fece, con qualche speranza: — E non credi che…

— Non. Non puoi mandare avanti un’unione in questo modo, un po’ per il tuo compagno e un po’ per gli altri.

— Il prendere un compagno per tutta la vita, secondo me, è fondamentalmente in contrasto con l’etica Odoniana — disse Shevek, secco e pedante.

— Sciocchezze — disse Gimar, con la sua voce pacata. — Possedere è sbagliato; dividere è giusto. E che cosa puoi meglio dividere che la tua intera personalità, la tua intera vita, ogni notte e ogni giorno?

Egli si sedette con le mani tra i ginocchi, la testa china: un bambino lungo, magro, sconsolato, non terminato. — Io non ce la farei — disse, dopo un poco.

— Tu?

— Io non ho mai conosciuto veramente nessuno. Hai visto come non ti ho capito. Sono tagliato fuori. Non posso entrare. Non lo potrò mai. Sarebbe sciocco per me pensare a un’unione. Questo genere di cose è per… per gli esseri umani…

Con timidezza che non era ritrosia sessuale, ma l’esitazione del rispetto, Gimar gli posò la mano sulla spalla. Non lo rassicurò. Non gli disse che era come tutti gli altri. Gli disse: — Non conoscerò mai più una persona come te, Shevek. Non ti dimenticherò mai.

Tuttavia, un rifiuto è sempre un rifiuto. Nonostante tutta la gentilezza di Gimar, Shevek si allontanò da lei con l’animo dolente, incollerito.

Il clima era molto caldo. Non c’era frescura se non nell’ora che precedeva l’alba.

L’uomo chiamato Shevet si recò da Shevek una sera, dopo il pasto. Era un tizio massiccio, piacente, di trent’anni. — Sono stufo di venire confuso con te — disse. — Fatti chiamare in qualche altra maniera.

Quella rozza aggressività avrebbe messo nell’imbarazzo Shevek, tempo prima. Ora egli, semplicemente, rispose per le rime. — Cambia tu il tuo nome, se non ti va — gli disse.

— Tu sei uno di quei piccoli profittatori che vanno a scuola per non sporcarsi le mani — disse l’uomo. — Ho sempre desiderato togliere un po’ di merda di dosso, a uno di voi.

— Non darmi del profittatore! — esclamò Shevek; ma non era una battaglia a parole. Shevet gli assestò un pugno che lo fece piegare in due. Shevek riuscì a restituirgli qualche colpo, poiché aveva le braccia lunghe e più grinta di quel che si fosse aspettato l’avversario: ma era in svantaggio. Varie persone si fermarono a guardare, videro che era un combattimento onesto ma non particolarmente interessante, e proseguirono per la loro strada. Essi non erano né offesi né richiamati dalla semplice violenza. Shevek non aveva chiesto aiuto, e dunque la cosa riguardava soltanto lui. Quando rinvenne era disteso sulla propria schiena, nella terra grigia, in mezzo a due tende.

Gli rimasero un ronzio nell’orecchio destro per un paio di giorni, e una spaccatura al labbro che richiese molto tempo per rimarginarsi, a causa della polvere che irritava le ferite. Egli e Shevet non si parlarono più. Lo vide da lontano, ad altri bivacchi da campo, privo di animosità. Shevet gli aveva dato ciò che aveva da dargli, ed egli aveva accettato il dono, anche se per molto tempo non gli accadde di valutarlo o di considerarne la natura. Quando lo fece, era indistinguibile da un altro dono, da un’altra tappa della sua crescita. Una ragazza, che si era unita recentemente alla sua squadra di lavoro, giunse a lui come era giunto Shevet, nell’oscurità, mentre lasciava il bivacco, e il suo labbro non era ancora guarito… Non poté mai ricordare cosa la ragazza avesse detto; l’aveva provocato; anche questa volta egli rispose semplicemente. Uscirono nella pianura, quella notte, e laggiù lei gli diede la libertà della carne. Questo fu il suo dono, ed egli l’accettò. Come tutti i bambini di Anarres, egli aveva avuto liberamente esperienze sessuali con bambine e bambini, ma tutti loro erano piccoli; non era mai andato più in là del piacere in cui credeva consistesse tutta la cosa. Beshun, esperta in delizie, lo condusse nel cuore della sessualità, dove non esiste né rancore né inettitudine, dove i due corpi che lottano per unirsi cancellano il momento, nella loro lotta, superano la personalità e il tempo.

Era tutto facile, adesso, così facile, e bello, nella polvere tiepida, alla luce delle stelle. I giorni erano lunghi, caldi, e luminosi, e la polvere aveva l’odore del corpo di Beshun.

Ora lavorava in una squadra di piantatori. I camion erano giunti dal Nordest pieni di minuscoli alberi: migliaia di piantine da collocare a dimora, nate nelle Montagne Verdi, dove pioveva fino a mille millimetri l’anno, nella cintura delle piogge. Ed essi piantarono i piccoli alberi nella polvere.

Quando ebbero terminato, le cinquanta squadre che avevano lavorato nel secondo anno del progetto si allontanarono sui camion scoperti, e mentre se ne andavano si guardarono alle spalle. Videro cosa avevano fatto. C’era una spolverata di verde, molto debole, sul pallore delle curve e delle terrazze del deserto. Sulla terra morta si stendeva, assai leggermente, un velo di vita. Essi salutarono, cantarono, urlarono da un camion all’altro. Negli occhi di Shevek brillarono delle lacrime. Pensò: Ella fa nascere la foglia verde dalla pietra… Gimar era stata inviata nuovamente agli Altipiani del Sud, molto tempo prima. — Che cos’è che ti fa fare queste smorfie? — gli chiese Beshun, stringendosi a lui sul camion che sobbalzava e passando la mano avanti e indietro sul suo braccio duro, imbiancato dalla polvere.

— Le donne — disse Vopek, nello scalo dei camion, a Stagno del Sudovest. — Le donne pensano che tu sia di loro proprietà. Nessuna donna può essere realmente un’Odoniana.

1 ... 9 10 11 12 13 14 15 16 17 ... 96
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)