L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
«Sei certo che sia stato il Cancelliere a organizzare questa trappola?»
«Be’, dy Joal nutre un aspro rancore nei miei confronti…» ammise Cazaril, esitando. «Però tutti sapevano che ero andato a Valenda, quindi dy Joal può aver appreso la mia vera destinazione soltanto da dy Jironal. Il Cancelliere ha di certo ricevuto qualche rapporto sul mio conto dalle sue spie a Ibra. Probabilmente ha scoperto qualcosa sul reale obiettivo del nostro viaggio, ma non tutto, e ha mandato dy Joal per bloccarci. Tuttavia non m’illudo che sia l’unico ’inviato’ del Cancelliere. Dobbiamo aspettarcene altri.»
«Entro quanto tempo?»
«Non lo so. Dy Jironal ha il comando dell’Ordine del Figlio, dunque potrà attingere alle sue risorse di uomini, non appena sarà riuscito a escogitare una menzogna abbastanza plausibile.»
Tamburellando col fodero della spada contro il calzone di cuoio, Bergon fissò il cielo. Col sopraggiungere della sera, le nubi si erano diradate e le catene montuose, verso occidente, erano sagome scure sullo sfondo di un perdurante bagliore verde. Le prime stelle splendevano sopra di loro, a riprova che l’uomo brizzolato, parlando di una tempesta imminente, aveva mentito. Forse la leggera lieve nevicata del pomeriggio gli aveva dato lo spunto per quell’idea…
«La luna è quasi piena e, per mezzanotte, sarà alta nel cielo», osservò infine Bergon. «Se cavalcheremo giorno e notte, forse riusciremo ad attraversare il territorio pericoloso prima che dy Jironal possa inviare altri uomini.»
«Che dunque pattuglierebbero un confine che noi avremmo già attraversato?» commentò Cazaril. «L’idea mi piace.»
«Ma… riuscirai a sostenere una simile cavalcata, Caz?» domandò Bergon, osservandolo con aria dubbiosa.
«Preferisco cavalcare piuttosto che combattere», ribatté Cazaril.
«Ti capisco», sospirò Bergon.
Nonostante il suo lutto, il Castillar dy Zavar dimostrò la sua gratitudine offrendo loro tutti i viveri che la sua casa potesse offrire. Per alleggerire il convoglio, Bergon decise di lasciare i muli, i servitori feriti e i cavalli azzoppati alle cure del Castillar. Ferda selezionò poi i cavalli più robusti e veloci, e si accertò che fossero ben strigliati, nutriti a sufficienza e lasciati a riposare fino al momento della partenza.
Il March dy Sould, ormai ripresosi del tutto, insistette per accompagnare il Royse. Dy Cembuer, che, nel corso del combattimento, aveva riportato una frattura a un braccio e alcuni tagli, si offrì di rimanere coi servitori e col bagaglio, fornendo la propria assistenza a dy Zavar sinché non fossero stati tutti in condizione di viaggiare.
Con sollievo, Cazaril lasciò alle vittime dell’aggressione il compito di giudicare i briganti. La partenza notturna, decisa da Bergon, gli risparmiò anche di assistere alla loro impiccagione, che avrebbe avuto luogo all’alba. A titolo di risarcimento parziale, lasciò poi alla gente della fortezza le perle di Dondo che si erano sparse nel cortile, riponendo le altre nelle sacche da sella.
Il Royse e la sua scorta si rimisero in viaggio non appena la luna sorse sopra le colline, bagnando le valli innevate di una luce limpida. Non ci sarebbero più state altre soste fino a Valenda.
24
Il gruppo seguì la strada percorsa da Cazaril nel viaggio di andata, attraversando la parte occidentale di Chalion e cambiando i cavalli presso piccole sedi rurali dell’Ordine della Figlia. A ogni fermata, Cazaril sperava che ci fosse qualche messaggio per lui e chiedeva con ansia notizie da Valenda. Avrebbe voluto conoscere qualche dettaglio della situazione verso cui si stavano dirigendo, ma gli risultò impossibile. Era soprattutto l’assenza di lettere a inquietarlo. Secondo il loro piano, Iselle doveva rimanere ad attenderli presso la madre e la nonna, protetta dalle truppe baociane dello zio; ma Cazaril cominciava a temere che le cose fossero cambiate.
Una sera, a ora ormai tarda, il gruppo si concesse una sosta nel villaggio di Palma, a una ventina di miglia da Valenda. La regione circostante era famosa per la qualità dei suoi pascoli, e infatti quella sede dell’Ordine della Figlia allevava e addestrava cavalcature destinate al Tempio. Cazaril era certo che là avrebbero trovato cavalli freschi oltre che notizie recenti. Così almeno sperava.
Più che smontare di sella, Cazaril si accasciò lentamente su se stesso, come se il suo corpo fosse stato intagliato in un singolo blocco di legno. Ferda e Foix dovettero trasportarlo attraverso l’ampio insieme di edifici dell’Ordine, fino a una camera spoglia ma confortevole, dove un fuoco vivace ardeva nel focolare di pietra e un semplice tavolo di legno di pino era stato appena sgombrato da un mazzo di carte da gioco. Il locale Devoto-comandante chiese subito cosa poteva fare per loro e, cercando di capire chi, tra dy Tagille e dy Sould, avesse il comando del gruppo, ignorò completamente Bergon che infatti, per maggiore sicurezza, aveva viaggiato travestito da servitore. Non appena informato dell’identità del Royse, il comandante, sempre più confuso, si scusò e inviò il suo luogotenente a prendere cibo e bevande per quegli importanti ospiti.
Con la testa che ancora gli girava, Cazaril si sedette al tavolo, adagiandosi su una sedia coperta di cuscini e trasse un sospiro di sollievo, pensando a come quella sedia fosse meravigliosamente diversa da una sella, così salda e ferma sul pavimento… Nel corso di quel viaggio, aveva sviluppato, nei confronti dei cavalli, un’avversione quasi pari a quella che nutriva per le imbarcazioni. Si sentiva esausto, con la testa ovattata e i muscoli che dolevano. Dopo un po’, a fatica, trovò la forza per intervenire nella conversazione. «Che notizie ci sono da Valenda?» domandò, con voce roca. «Avete in consegna qualche messaggio da parte della Royesse Iselle?»
Ferda gli mise in mano un bicchiere di vino annacquato, e lui ne trangugiò metà in un solo sorso.
«Il Cancelliere dy Jironal è arrivato in città la scorsa settimana con un altro migliaio dei suoi uomini», replicò il Devoto-comandante, scuotendo il capo. «E ne ha altri mille accampati lungo il fiume, incaricati di pattugliare le campagne alla vostra ricerca… I suoi uomini si sono fermati qui già due volte. Dy Jironal stringe Valenda in una morsa di ferro.»
«Il Provincar della Baocia ha uomini in città?»
«Sì, ne ha, ma pochi: soltanto due compagnie. Nessuno era disposto a scatenare un conflitto durante i funerali del Royse Teidez, e dopo non è più stato possibile farlo.»
«Avete notizie del March dy Palliar?»
«Di solito era lui che ci portava le lettere da inoltrare, ma da cinque giorni non abbiamo più notizie dirette della Royesse. Corre voce che sia molto malata, e che non riceva nessuno.»
Bergon sgranò gli occhi con espressione allarmata e Cazaril assunse un’aria perplessa. «Malata? Iselle? Ecco… è possibile, ma è più probabile che dy Jironal la tenga sotto chiave e che abbia fatto circolare la storia della malattia per coprire la cosa», rifletté. Possibile che una delle mie lettere sia finita nelle mani sbagliate? si chiese. Aveva sempre paventato l’eventualità di dover «rapire» la Royesse da Valenda o di doverla liberare con la forza delle armi, ma non aveva mai pensato a cosa fare se Iselle si fosse ammalata in quel momento critico, magari al punto di non essere in condizione di cavalcare. Mentre formulava quelle riflessioni, nel suo cervello ottenebrato apparve la folle immagine di Bergon che riusciva ad arrivare fino a Iselle, passando per tetti e balconi, come un amante di qualche poema… Ma se una notte d’amore avrebbe potuto spezzare la maledizione e reincanalarla in qualche modo verso gli Dei che l’avevano generata, non sarebbe però riuscita a far miracolosamente scomparire un paio di migliaia di soldati estremamente reali e concreti. «Orico è ancora vivo?» domandò.