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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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Una volta in cortile, scoprì poi che la loro scorta, costituita da una dozzina di uomini dell’Ordine della Figlia, che avevano seguito Palli da Taryoon, aveva al suo seguito una lettiga appesa tra due cavalli. In un primo tempo, rifiutò con indignazione di servirsene, ma alla fine si lasciò persuadere da Bergon e si adagiò su di essa, mentre la processione s’incamminava nel grigiore dell’alba. Le sconnesse strade secondarie e le piste di campagna scelte dalla colonna risultarono però così sconnesse che la lettiga non faceva altro che sussultare e oscillare. Dopo circa mezz’ora di quella tortura, Cazaril fu costretto a scendere e a salire a cavallo. Per fortuna, in previsione di una simile eventualità, qualcuno aveva avuto la lungimiranza di portare una cavalcatura di scorta dal passo fluido e tranquillo, così lui poté aggrapparsi al pomo della sella e lasciarsi trasportare, sopportando un po’ meglio gli scossoni, mentre il gruppo descriveva un ampio giro intorno a Valenda e alle pattuglie che la occupavano.

Nel pomeriggio, disceso un lungo pendio alberato, la colonna sbucò su una strada più ampia, e Palli si affiancò a Cazaril, adocchiandolo con aria incuriosita e un po’ perplessa. «Ho sentito dire che adesso fai miracoli coi muli», osservò.

«Non io, la Dea», precisò lui, con un sorriso tirato. «A quanto pare, ci sa fare coi muli.»

«Ho saputo anche che hai dimostrato una durezza insolita coi briganti.»

«Eravamo un gruppo forte e bene armato. Se non fossero stati assoldati da dy Joal per attaccarci, quei briganti ci avrebbero di certo girato al largo.»

«Dy Joal era una delle spade migliori al servizio di dy Jironal, eppure Foix sostiene che lo hai abbattuto in pochi secondi.»

«Ucciderlo è stato un errore… e comunque lui è scivolato.»

«Sai, non è necessario che la cosa si sappia», commentò Palli, con un accenno di sorriso, poi rimase in silenzio per qualche istante, fissando le orecchie sussultanti del cavallo, prima di aggiungere: «Il ragazzo che hai difeso su quella galea roknari era Bergon in persona, eh?»

«Già, rapito dai bravacci di suo fratello. Adesso so perché la flotta ibrana ha remato con tanto vigore per raggiungerci.»

«Non hai mai immaginato la sua identità? Allora o in seguito, intendo?»

«No. A quel tempo, lui… ha dimostrato di avere un notevole sangue freddo, ben più di quanto immaginassi. Come Roya, quel ragazzo non farà fatica a conquistarsi molti seguaci.»

Palli lanciò un’occhiata a Bergon, che cavalcava più avanti, accanto a dy Sould, e si toccò i cinque punti sacri con fare pieno di meraviglia. «Gli Dei sono dalla nostra parte, dunque», commentò. «Come possiamo fallire?»

«Invece il pericolo c’è», sospirò Cazaril, pensando a Ista, a Umegat, allo stalliere muto, alla situazione letale in cui lui stesso si trovava. «E con noi, falliranno anche gli Dei», aggiunse, una cosa di cui non si era mai reso conto prima, almeno non in quei termini. Se non altro, Iselle era al sicuro sotto la protezione di suo zio. In qualità di Erede, avrebbe raccolto intorno a sé molti uomini ambiziosi e avrebbe avuto accanto molte persone, non ultimo lo stesso Bergon, in grado di proteggerla dai nemici. D’altro canto non le sarebbe stato facile trovare consiglieri abbastanza saggi da proteggerla dai supposti amici… Che misure avrebbe potuto prendere lui per proteggere anche Betriz dai rischi che minacciavano il suo futuro? «Hai avuto modo di conoscere meglio Lady Betriz, quando hai accompagnato il corteo funebre a Valenda, e nei giorni successivi?» domandò a Palli.

«Oh, sì.»

«È una splendida ragazza, non credi? Hai conversato con suo padre, Ser dy Ferrej?»

«Sì, un uomo davvero eccellente.»

«Lo penso anch’io.»

«Lady Betriz è molto preoccupata per lui», aggiunse Palli.

«Posso immaginarlo. E dy Ferrej sarà preoccupato per lei, adesso e in futuro. Se tutto andrà per il meglio, Betriz diventerà una favorita della futura Royina e, per un uomo astuto, quel genere d’influenza politica varrà molto di più di una semplice dote in denaro… posto che lui sia abbastanza sveglio da capirlo.»

«Non ci sono dubbi, al riguardo.»

«Betriz è intelligente, piena di energie…»

«E cavalca bene», aggiunse Palli, con aria stranamente distaccata.

«In tal caso, non potresti prenderla in considerazione come futura Marchess dy Palliar?» proseguì Cazaril, cercando di mantenere un tono disinvolto.

«Temo che la mia corte sarebbe vana», replicò Palli, con un accenno di sorriso. «Credo infatti che lei s’interessi a un altro uomo, almeno a giudicare dalle domande che mi ha fatto sul suo conto.»

«Ah? Chi è?» chiese Cazaril, nel vano sforzo di convincersi che l’attenzione di Betriz si fosse appuntata, per esempio, su dy Rinal o su uno degli altri cortigiani di Cardegoss. Sapeva benissimo che si trattava di uomini insignificanti. Tra quei giovani cortigiani, ben pochi disponevano di un patrimonio o di una minima influenza, e nessuno era abbastanza intelligente da costituire un buon partito. Anzi, adesso che ci rifletteva, nessuno era neppure lontanamente alla sua altezza.

«Non posso dirtelo, perché si è trattato di una confidenza, però ritengo che dovresti parlarne con lei, quando arriveremo a Taryoon», sorrise Palli, poi spronò il cavallo per portarsi in testa alla colonna.

Cazaril rifletté sui sottintesi che aveva colto nel sorriso dell’amico e rammentò il cappello di pelo bianco ancora riposto nelle sue sacche da sella. Ormai non nutriva più molti dubbi sul fatto che la donna da lui amata lo ricambiasse… ma purtroppo rimaneva tra loro un impedimento tale da trasformare quella gioiosa sensazione in dolore. Era troppo tardi… lui avrebbe potuto ricambiare la fedeltà di Betriz soltanto col lutto. La sua bara sarebbe stata un giaciglio troppo duro e stretto per poter essere scambiato per un letto nuziale.

Eppure quella consapevolezza gli parve un’inattesa scintilla di speranza: era come trovare un superstite su una nave naufragata o scoprire che, in un campo bruciato, era comunque rimasto vivo un piccolo fiore. D’altro canto, Betriz doveva superare quell’infatuazione nei suoi confronti, e lui avrebbe agito in modo da scoraggiarla. Sulla scia di quelle riflessioni, Cazaril si chiese poi se sarebbe riuscito a farle accettare Palli come marito, presentandola come l’ultima richiesta di un morente.

Si trovavano a circa venti miglia da Taryoon quando incontrarono un grosso contingente di guardie baociane, che disponevano di una lettiga a mano. Ormai troppo sfinito per provare qualcosa di diverso dalla gratitudine, Cazaril si lasciò caricare su di essa senza protestare e riuscì perfino a dormire per un paio d’ore, viaggiando avvolto in un piumino d’oca, con la testa dolorante sorretta da alcuni cuscini. Quando infine si svegliò, rimase comunque sdraiato, osservando il cupo paesaggio invernale scorrergli intorno come in un sogno. Dunque, quello era ciò che si provava nel morire. Adesso che era disteso, la cosa non gli appariva poi tanto sgradevole.

Oh, Dei, lasciatemi vivere abbastanza a lungo da vedere Iselle liberata dalla maledizione, pregò. Sarebbe stata una delle poche cose utili a convincerlo di aver fatto abbastanza, nella propria vita. No, non chiedeva più nulla per sé, se non che gli venisse concesso di finire ciò che aveva avviato, di vedere Iselle sposata e Betriz al sicuro. Se solo gli Dei gli avessero concesso quei due doni, allora avrebbe potuto spegnersi con serenità, appagato.

La colonna oltrepassò le porte della capitale provinciale baociana, Taryoon, un’ora dopo il tramonto. I cittadini incuriositi si raccolsero ai lati delle strade, procedettero accanto ai cavalieri, recando torce per rischiarare la via, oppure si accalcarono sui balconi per assistere al loro passaggio. In tre occasioni, alcune donne gettarono loro dei fiori, che i compagni ibrani di Bergon furono pronti a prendere al volo, dopo un iniziale sussulto d’incertezza, rispondendo poi a quegli omaggi con entusiastici e speranzosi baci, e lasciandosi così alle spalle una scia di mormorii interessati. Giunti in prossimità del centro cittadino, Bergon e i suoi amici, scortati da Palli, vennero indirizzati al palazzo del ricco March dy Huesta, uno dei principali sostenitori del Provincar nonché suo cognato. Le guardie baociane trasportarono invece a passo svelto la lettiga di Cazaril al nuovo palazzo del Provincar, dall’altra parte della strada rispetto alla vecchia, angusta e incombente fortezza.

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