Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
1 ... 115 116 117 118 119 120 121 122 123 ... 148
Перейти на страницу:

Il gruppo rimontò in sella e, ogni volta che la pista lo consentiva, Bergon si affiancava a dy Sould, il quale si teneva aggrappato alla sella con cupa determinazione. Dopo mezz’ora, comunque, Foix si abbandonò a un grido di gioia, indicando il tumulo di pietre che segnava il confine tra Ibra e Chalion. Condividendo il suo entusiasmo, i compagni si fermarono per aggiungere le loro pietre al tumulo, poi iniziarono la lunga discesa, ancora più pericolosa della salita. Le condizioni di dy Sould sembravano stabili e da quello Cazaril capì che la sua diagnosi era stata giusta. Quanto a lui, non accennava certo a migliorare, ma d’altronde non se lo aspettava neppure.

Nel pomeriggio, oltrepassato il bordo inferiore di una nuda vallata, si trovarono in mezzo a una fitta foresta di pini: l’aria sembrava più balsamica grazie al delizioso profumo degli alberi e il letto di aghi dava sollievo agli zoccoli dei cavalli doloranti, mentre i tronchi offrivano un riparo dal vento.

Nel superare una curva, Cazaril sentì un rumore soffocato di zoccoli sulla pista, davanti a loro: era il primo viaggiatore in cui si erano imbattuti nell’arco dell’intera giornata, e si trattava di un singolo cavaliere, dunque non poteva costituire un pericolo per il loro gruppo. Poi apparve un uomo brizzolato, dalle sopracciglia folte e dalla barba cespugliosa, vestito con sporchi abiti di cuoio. Li salutò con un cenno e, sconcertando un poco Cazaril, fermò il cavallo in modo da bloccare loro il passo.

«Sono il siniscalco del Castillar dy Zavar», spiegò l’uomo. «Quando la nebbia si è diradata, abbiamo visto che stavate discendendo la valle, così il mio signore mi ha mandato ad avvertirvi che sta per scoppiare una tempesta. V’invita dunque a ripararvi presso di lui finché non sarà passata.»

Dy Tagille accolse con entusiasmo quell’offerta di ospitalità, ma Bergon fece indietreggiare il cavallo per affiancarsi a Cazaril e gli sussurrò: «Ritieni che dobbiamo accettare, Caz?»

«Non ne sono certo…» borbottò lui, sforzandosi di ricordare se avesse mai sentito parlare di un Castillar dy Zavar.

Bergon lanciò un’occhiata a dy Sould, che si era accasciato sul pomo della sella. «Mi piacerebbe sistemarlo al coperto per la notte», osservò. «Dopotutto, siamo in molti, e armati.»

«E comunque non potremmo andare veloci in mezzo a una bufera, senza contare il rischio di smarrire la pista», convenne Cazaril.

«Fate come preferite, signori», commentò il brizzolato siniscalco. «Tuttavia, dal momento che a primavera spetterà a me il compito di recuperare i corpi sparsi nei fossi, vi sarei grato se accettaste la nostra ospitalità. Probabilmente, la tempesta si esaurirà entro domattina.»

«Se non altro, siamo riusciti a valicare il passo prima che il tempo cambiasse…» mormorò Bergon, poi, alzando il tono di voce, aggiunse: «D’accordo. Signore, vi ringraziamo e accettiamo la gentile offerta del Castillar».

L’uomo accennò un saluto e avviò il cavallo nella direzione da cui era giunto. Dopo un miglio, deviò su una pista secondaria, appena visibile, che si snodava tra alti pini scuri. Mentre i cavalli risalivano a fatica l’erto sentiero, Cazaril sentì in lontananza le strida di parecchi corvi, un suono che ridestò in lui ricordi confortanti.

Il gruppo infine sbucò dalla penombra degli alberi e si ritrovò su uno sperone roccioso, sul quale era appollaiata una piccola fortezza piuttosto malridotta, fatta di pietra nativa grezza, e dal cui camino si levava un’incoraggiante voluta di fumo. Oltrepassato un arco di pietra, il gruppo giunse in un cortile pavimentato con lastre di ardesia, sul quale si aprivano le stalle e un ampio porticato di legno, sovrastante la scala di accesso alla sala principale. Il perimetro del cortile era ingombro di attrezzi, di botti e di un’accozzaglia di altri oggetti. Numerose pelli di damo in fase di concia erano inchiodate al muro della stalla.

Alcuni uomini dall’aria dura — stallieri, servitori o guardie, o forse tutte e tre le cose insieme -, uscirono dal portico per occuparsi dei cavalli e dei muli dei viaggiatori. In quel momento, però, la vista di una mezza dozzina di spettri recenti, che vorticavano per il cortile, indusse Cazaril a dilatare gli occhi per lo sgomento, sentendo il respiro che gli si bloccava in gola.

Tre uomini, una donna e un bambino in lacrime… Sì erano spettri recenti, lo si capiva dalla nitidezza del loro contorno grigio, che conservava la forma avuta in vita. Poi la sagoma della donna indicò verso l’uomo brizzolato e la sua bocca si aprì in un urlo silenzioso, emettendo una voluta di fuoco bianco.

Cazaril fece subito indietreggiare il cavallo per affiancarlo a quello di Bergon. «È una trappola», mormorò. «Tieni pronte le armi e avverti gli altri.»

Bergon trasmise il messaggio a dy Tagille, che a sua volta si protese verso un paio di servitori, cui disse qualcosa in tono sommesso. Con un sorriso, Cazaril accostò intanto il proprio cavallo a quello di Foix e, sollevando la mano a coprirsi la bocca, come se stesse ridendo per una battuta scherzosa, gli spiegò quello che stava per succedere. Sorridendo a sua volta, Foix annuì e si girò verso il fratello, scrutando però il cortile per valutare la situazione.

Nel complesso, non era particolarmente preoccupante. C’era tuttavia un uomo appollaiato proprio sulle mura, accanto al portone, con una balestra che gli penzolava dalla mano con finta noncuranza… Un particolare di per sé insignificante, se non fosse stato che la balestra era carica. Tornando ad affiancarsi al Royse, Cazaril spostò il cavallo in modo da interporre se stesso e tra lui e l’uomo vicino al portone.

«Attento all’arciere», sussurrò. «Riparati sotto un mulo.» Gli spettri saettavano per il cortile, indicando uomini nascosti dietro le botti e gli attrezzi, oppure annidati nell’ombra delle stalle o in attesa poco oltre il portone. Erano così tanti che Cazaril fu costretto a ripensare alla tattica più opportuna da utilizzare, giacché non poteva più far conto sul vantaggio numerico.

L’uomo brizzolato rivolse un segnale a uno dei suoi compagni, e il portone venne chiuso alle spalle dei viaggiatori. Girandosi sulla sella, Cazaril affondò una mano nelle sacche e tastò prima un panno di seta, e poi una serie di fredde forme rotonde… Erano le perle di Dondo, che lui non aveva impegnato a Zagosur perché esse giungevano proprio da quell’area e quindi valevano poco agli occhi dei commercianti. Sollevando di scatto la mano, estrasse lo scintillante filo di perle con un ampio gesto del braccio, lo fece roteare intorno alla testa e contemporaneamente spezzò il filo col pollice. Com’era prevedibile, le perle si sfilarono dall’estremità della collana e volarono per tutto il cortile. I bravacci, colti di sorpresa, scoppiarono a ridere e si lanciarono verso quell’improvvisa ricchezza.

«Adesso!» urlò Cazaril, abbassando il braccio con una mossa repentina.

Il brizzolato comandante del gruppo di aggressori, che probabilmente era sul punto d’impartire quello stesso ordine, rimase sconcertato nel vedere i compagni di Cazaril estrarre la spada e scagliarsi sui nemici, distratti dalle perle. Cazaril fu quasi costretto a saltar giù di sella per evitare una quadrella di balestra, che in effetti si conficcò nel cuoio accanto a lui. Poi lottò per estrarre la spada, mentre il cavallo spaventato prendeva a impennarsi e a sgroppare.

Foix era peraltro riuscito a impugnare la propria balestra prima che si scatenasse quel caos di uomini che urlavano e di cavalli che si agitavano. Così, quando uno degli spettri saettò davanti all’occhio interiore di Cazaril, indicando una forma in ombra che si stava spostando lungo la sommità del portico, il Castillar batté un colpetto sul braccio di Foix e gridò: «Lassù!» Tendendo la balestra, il giovane si girò di scatto nel preciso istante in cui il secondo arciere si sollevava per tirare. E Cazaril avrebbe potuto giurare che lo spettro intendesse guidare il volo della quadrella, la quale penetrò nell’occhio destro dell’arciere, abbattendolo all’istante. Abbassandosi per non esporsi, Foix provvide quindi a ricaricare immediatamente, con un sonoro ronzio del piccolo meccanismo di trazione.

1 ... 115 116 117 118 119 120 121 122 123 ... 148
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)