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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Gawyn superò diverse guardie che — da parte loro — parvero rispettose nei suoi confronti. Per quanto ne sapevano, lui aveva sventato un attentato alla vita dell’Amyrlin. Gawyn annuì quando quelli rivolsero loro il saluto. Chubain si trovava lì vicino, a esaminare il coltello che aveva quasi colpito Gawyn al petto.

Chubain glielo porse. «Hai mai visto qualcosa del genere?»

Gawyn prese il coltello stretto ed elegante. Era bilanciato per poterlo scagliare, con un’ottima lama d’acciaio che era piuttosto simile a una fiamma di candela allungata. Posti al centro c’erano tre pezzi di roccia color sangue.

«Che genere di pietra è questa?» chiese Gawyn, tenendo il coltello alla luce.

«Non l’ho mai vista prima.»

Gawyn rigirò il coltello alcune volte. Non c’erano iscrizioni o intarsi. «Questo è arrivato a mezzo soffio dal reclamare la mia vita.»

«Puoi prenderlo, se vuoi» disse Chubain. «Forse puoi chiedere agli uomini di Bryne se hanno mai visto qualcosa di simile. Ne abbiamo un secondo che abbiamo trovato lungo il corridoio.»

«Anche quello era indirizzato al mio cuore» disse Gawyn, infilandosi il coltello alla cintura. «Grazie. Ho un regalo per te in cambio.»

Chubain sollevò un sopracciglio.

«Ti lamentavi degli uomini che hai perso» disse Gawyn. «Be’, ho un gruppo di soldati che posso raccomandare fortemente.»

«Dall’esercito di Bryne?» chiese Chubain, le labbra che si incurvavano verso il basso. Come molti della Guardia della Torre, considerava ancora l’esercito di Bryne come un’armata rivale.

«No» disse Gawyn. «Uomini leali alla Torre. Alcuni di quelli che si addestravano per essere Custodi e che hanno combattuto con me dalla parte di Elaida. Si sentono fuori posto ora, e preferirebbero essere soldati che Custodi. Apprezzerei se tu dessi loro una casa. Sono uomini affidabili ed eccellenti guerrieri.»

Chubain annuì. «Mandali da me.»

«Verranno da te domani» disse Gawyn. «Chiedo solo una cosa. Cerca di non spezzettare il gruppo. Ne hanno passate tante assieme. Questo legame dà loro forza.»

«Non dovrebbe essere difficile» disse Chubain. «La Compagnia della Decima Torre è stata distrutta quasi completamente da quei maledetti Seanchan. Assegnerò alcuni ufficiali veterani ai tuoi ragazzi e formerò con loro la nuova compagnia.»

«Grazie» disse Gawyn. Annuì verso gli alloggi di Egwene. «Veglia su di lei per me, Chubain. Penso che abbia intenzione di farsi ammazzare.»

«È sempre stato mio dovere difendere e sostenere l’Amyrlin. Ma tu dove sarai?»

«Lei ha messo in chiaro che non vuole nessun Custode» disse Gawyn, la sua mente che vagava verso le cose che Bryne gli aveva detto prima. Cosa voleva lui, a parte Egwene? Forse era il momento di scoprirlo. «Penso che sia ormai tempo di andare a far visita a mia sorella.»

Chubain annuì e Gawyn si congedò. Visitò le caserme e radunò i suoi averi — poco più di un cambio di vestiario e un mantello invernale — poi si avviò verso le stalle e sellò Challenge.

Quindi condusse il cavallo al terreno di Viaggio. Egwene manteneva una Sorella di servizio lì in ogni momento. L’Aes Sedai di quella notte — una Verde minuta e dagli occhi assonnati di nome Nimri — non gli mosse obiezioni. Intessé per lui un passaggio su una collina a circa un’ora di distanza da Caemlyn.

E così Gawyn si lasciò Tar Valon — ed Egwene al’Vere — alle spalle.

«Questo cos’è?» domandò Lan.

L’attempato Nazar alzò lo sguardo dalle sue bisacce, con l’hadori di cuoio che teneva giù i suoi polverosi capelli bianchi. Un torrentello gorgogliava vicino al loro campo nel mezzo di una foresta di pini montani. Quei pini non avrebbero dovuto avere così tanti aghi bruni.

Nazar stava infilando qualcosa dentro le sue bisacce e per caso Lan aveva notato dell’oro spuntare. «Questo?» chiese Nazar. Tirò fuori la stoffa: un bandiera bianco brillante con una gru dorata ricamata al centro. Era un ottimo lavoro, con punti stupendi. Lan per poco non la ghermì dalle dita di Nazar e la strappò in due.

«Ora, vedo quell’espressione sulla tua faccia, Lan Mandragoran» disse Nazar. «Be’, non diventare così egocentrico su questo. Un uomo ha il diritto di portare con sé la bandiera del proprio regno.»

«Tu sei un fornaio, Nazar.»

«Prima sono un uomo delle Marche di Confine, figliolo» disse l’uomo, riponendo lo stendardo. «Questo è il mio retaggio.»

«Bah!» disse Lan, voltandogli le spalle. Gli altri stavano smontando il campo. Lui aveva permesso malvolentieri ai tre di unirsi a lui: erano cocciuti come cinghiali e, alla fine, lui aveva dovuto sottostare al proprio giuramento. Aveva promesso che avrebbe accettato dei seguaci. Questi uomini non avevano chiesto di cavalcare con lui in senso stretto: avevano semplicemente cominciato a farlo. Quello era sufficiente. Inoltre, se avevano intenzione di viaggiare nella stessa direzione, allora non aveva molto senso fare due campi.

Lan continuò ad asciugarsi la faccia dopo il lavaggio mattutino. Bulen stava preparando il pane per la colazione. Questo boschetto di pini si trovava nel Kandor orientale; si stavano avvicinando al confine per l’Arafel. Forse lui poteva...

Rimase immobile. C’erano diverse nuove tende nel loro campo. Un gruppo di otto uomini stava chiacchierando con Andere. Tre di loro sembravano grassocci attorno alla vita: non guerrieri, a giudicare dai loro abiti morbidi, anche se sembravano Malkierani. Gli altri cinque erano tutti Shienaresi, con codini sulla testa, bracciali di cuoio alle braccia e archi da sella riposti in custodie sulle loro schiene accanto a lunghe spade a due mani.

«Questo cos’è?» domandò Lan.

«Weilin, Managan e Gorenellin» disse Andere, indicando i Malkierani. «Questi altri sono Qi, Joao, Merekel, Ianor, Kuehn...»

«Non ho chiesto chi» disse Lan, la sua voce fredda. «Ho chiesto cosa. Che avete fatto?»

Andere scrollò le spalle. «Li abbiamo incontrati prima di imbatterci in te. Abbiamo detto loro di aspettarci lungo la strada meridionale. Rakim è andato a prenderli la notte scorsa, mentre tu stavi dormendo.»

«Rakim avrebbe dovuto montare la guardia!» disse Lan.

«L’ho montata io al suo posto» disse Andere. «Ho immaginato che avremmo voluto questi tipi.»

Tutti e tre i mercanti grassocci guardarono verso Lan, poi si misero in ginocchio. Uno stava piangendo apertamente. «Tai’shar Malkier.»

I cinque Shienaresi rivolsero il saluto a Lan. «Dai Shan» disse uno.

«Abbiamo portato quello che potevamo alla causa della Gru Dorata» aggiunse un altro dei mercanti. «Tutto quello che potevamo radunare in poco tempo.»

«Non è molto» disse il terzo. «Ma ti offriamo anche le nostre spade. Può sembrare che ci siamo rammolliti, ma possiamo combattere. Combatteremo

«Non ho bisogno di quello che avete portato» disse Lan, esasperato. «Io...»

«Prima che tu aggiunga altro, vecchio amico,» disse Andere, posando una mano sulla spalla di Lan «forse dovresti dare un’occhiata a quello.» Annuì da un lato.

Lan si accigliò, sentendo un suono sbatacchiante. Superò un boschetto di alberi per guardare il sentiero per il campo. Due dozzine di carri si stavano avvicinando, ognuno stracolmo di provviste: armi, sacchi di grano, tende. Lan sgranò gli occhi. Una buona dozzina di cavalli da guerra erano agganciati in una fila e dei buoi robusti tiravano i carri. Carrettieri e servitori camminavano al loro fianco.

«Quando hanno detto di aver venduto quello che potevano e di aver portato delle provviste,» disse Andere «facevano sul serio.»

«Non saremo mai in grado di muoverci in silenzio con tutto questo!» disse Lan.

Andere scrollò le spalle.

Lan inspirò a fondo. Molto bene. Avrebbe lavorato con questo. «Muoversi in silenzio sembra fallire comunque. D’ora in poi, ci fingeremo una carovana che porta provviste a Shienar.»

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