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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Ma...»

«Voi giurerete a me» disse, voltandosi verso gli uomini. «Ciascuno di voi giurerà di non rivelare chi sono o di trasmettere la notizia a chiunque altro possa cercarmi. Voi lo giurerete

Nazar parve sul punto di obiettare, ma Lan lo zittì con un’occhiata severa. Uno a uno, giurarono.

I cinque erano diventati dozzine, ma si sarebbe fermata lì.

24

Opporre resistenza

«Riposo a letto» annunciò Melfane, togliendo l’orecchio dal tubo di legno che aveva messo contro il petto di Elayne. La levatrice era una donna bassa e dalle guance piene che oggi portava i capelli legati indietro da una sciarpa azzurro trasparente.

Il suo abito ordinato era bianco e azzurro cielo intonato, indossato come a sfidare il cielo perennemente coperto.

«Cosa?» domandò Elayne.

«Una settimana» disse Melfane, agitando un dito tozzo verso Elayne. «Non dovrai alzarti in piedi per una settimana.»

Elayne sbatté le palpebre, la sua spossatezza che la abbandonava per il momento. Melfane sorrise allegramente mentre assegnava a Elayne questa impossibile punizione. Riposo a letto? Per una settimana?

Birgitte era in piedi sulla soglia, Mat nella stanza accanto. Lui era uscito fuori per la visita di Melfane, ma altrimenti aveva aleggiato vicino a lei in maniera protettiva quasi quanto Birgitte. Dal modo in cui parlavano non si sarebbe mai detto che tenevano a lei, però: i due si erano scambiati imprecazioni, ciascuno cercando di superare l’altro. Elayne ne aveva imparate alcune nuove. Chi sapeva che i centopiedi facevano quelle cose?

I suoi bambini erano al sicuro, a quanto Melfane poteva capire. Quella era la parte importante. «Il riposo a letto è ovviamente impossibile» disse Elayne. «Ho fin troppo da fare.»

«Be’, dovrà essere fatto dal letto» replicò Melfane, la sua voce amichevole ma assolutamente irremovibile. «Il tuo corpo e il tuo bambino hanno subito una forte tensione. Hanno bisogno di tempo per recuperare. Mi prenderò cura di te e mi accerterò che osservi una dieta rigorosa

«Ma...»

«Non sentirò scuse» la interruppe Melfane.

«Io sono la regina» disse Elayne, esasperata.

«E io sono la levatrice della regina» replicò Melfane, ancora calma. «Non c’è soldato o attendente in questo palazzo che non mi aiuterà, se stabilisco che la tua salute — e quella del tuo bambino — è a rischio.» Incontrò gli occhi di Elayne. «Ti piacerebbe mettere alla prova le mie parole, maestà?»

Elayne si fece piccola, immaginando le sue stesse guardie che le impedivano di uscire dalle sue stanze. O, peggio, che la legavano al letto. Lanciò un’occhiata a Birgitte, ma ricevette solo un cenno di soddisfazione con il capo. «Non è più di quello che ti meriti» pareva dire quel gesto.

Elayne si rimise seduta sul suo letto, frustrata. Era un enorme letto a quattro piazze, decorato in rosso e bianco. La stanza era riccamente adornata, scintillante con varie creazioni di cristallo e rubino. Sarebbe stata proprio una prigione meravigliosamente dorata. Luce! Questo non era giusto! Si abbottonò il davanti del suo abito.

«Vedo che non hai intenzione di mettere alla prova la mia parola» disse Melfane, mettendosi in piedi dal lato del letto. «Mostri saggezza.» Lanciò un’occhiata a Birgitte. «Ti consentirò un incontro con il capitano generale per valutare gli eventi della serata. Ma non più di mezz’ora, bada. Non voglio che ti affatichi!»

«Ma...»

Melaine agitò di nuovo il dito verso di lei. «Mezz’ora, maestà. Sei una donna, non una bestia da aratro. Hai bisogno di riposo e di cure.» Si voltò verso Birgitte. «Non turbarla eccessivamente.»

«Non me lo sognerei neanche» disse Birgitte. La sua rabbia si stava finalmente cominciando a placare, rimpiazzata da divertimento. Donna insopportabile.

Melfane si ritirò nella camera esterna. Birgitte rimase dov’era, osservando Elayne attraverso occhi stretti. Un certo scontento ribolliva e si agitava ancora dal legame. Le due continuarono a fissarsi per un lungo momento.

«Cosa dobbiamo fare con te, Elayne Trakand?» chiese infine Birgitte.

«Chiudermi a chiave nella mia stanza da letto, pare» sbottò Elayne.

«Non male come soluzione.»

«E mi terresti qui per sempre?» chiese Elayne. «Come Gelfina delle storie, rinchiusa per mille anni nella torre dimenticata?»

Birgitte sospirò. «No. Ma sei mesi o giù di lì aiuterebbero a far abbassare i miei livelli di apprensione.»

«Non abbiamo tempo per questo» replicò Elayne. «Non abbiamo tempo per molte cose, in questo periodo. Bisogna correre dei rischi.»

«Rischi che riguardano la regina dell’Andor che se ne va da sola ad affrontare una folla di membri dell’Ajah Nera? Sei come un idiota in preda alla sete di sangue sul campo di battaglia, che carica più avanti rispetto ai suoi compagni, cercando la morte senza un commilitone che gli guardi le spalle col suo scudo!»

Elayne sbatté le palpebre alla rabbia della donna.

«Non ti fidi di me, Elayne?» chiese Birgitte. «Ti sbarazzeresti di me, se potessi?»

«Cosa? No! Certo che mi fido di te.»

«Allora perché non lasci che ti aiuti? Io non dovrei essere qui ora. Non ho uno scopo tranne quello che le circostanze mi hanno dato. Tu mi hai reso tua Custode, ma non mi permetti di proteggerti! Come posso essere la tua guardia del corpo se non mi dici quando stai per metterti in pericolo?»

A Elayne venne voglia di tirar su le coperte per proteggersi da quegli occhi. Come poteva essere Birgitte quella che provava così tanto dolore? Era Elayne quella che era stata ferita! «Se significa qualcosa,» disse lei «non intendo farlo di nuovo.»

«No. Farai qualcos’altro di avventato.»

«Voglio dire che intendo essere più accorta. Forse hai ragione e la visione non è una garanzia perfetta. Di sicuro non ha impedito che venissi colta dal panico quando ho percepito un reale pericolo.»

«Tu non hai percepito un reale pericolo quando l’Ajah Nera ti ha rinchiuso in un carretto e ha cercato di portarti via?»

Elayne esitò. Sarebbe dovuta essere spaventata in quel momento, ma non lo era stata. Non solo per via della visione di Min. L’Ajah Nera non l’avrebbe mai uccisa, non in quelle circostanze. Lei era troppo preziosa.

Sentire quel coltello entrare nel suo fianco, penetrarle la pelle, scavare verso il suo ventre... quello era stato diverso. Il terrore. Riusciva a ricordare il mondo che si andava scurendo attorno a lei, il suo cuore che pulsava sempre più forte, come i tamburi al termine di un’esecuzione. Quelli che venivano prima del silenzio.

Birgitte osservò Elayne come valutandola. Lei poteva percepire le emozioni di Elayne. Era regina. Non poteva evitare i rischi. Ma... forse poteva trattenersi.

«Be’,» disse Birgitte «almeno hai scoperto qualcosa?»

«Sì» disse Elayne. «Io...»

In quel momento una testa avvolta in una sciarpa apparve sulla soglia. Mat aveva gli occhi chiusi. «Sei coperta?»

«Sì» disse Elayne. «E molto più alla moda di te, Matrim Cauthon. Quella sciarpa ha un’aria ridicola.»

Lui si accigliò, aprendo gli occhi e tirando via la sciarpa, rivelando il volto angoloso lì sotto. «Provaci tu a muoverti per la città senza essere riconosciuta» disse lui. «Ogni macellaio, locandiere e dannato accattone sul retro pare sapere che aspetto ho, di questi tempi.»

«Le Sorelle Nere stavano progettando di farti assassinare» disse Elayne.

«Cosa?» domandò Mat.

Elayne annuì. «Una ti ha menzionato. Pareva come se gli Amici delle Tenebre ti stessero cercando da qualche tempo, con l’intento di ucciderti.»

Birgitte scrollò le spalle. «Sono Amici delle Tenebre. Senza dubbio ci vogliono tutti morti.»

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