Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
- Автор: Симмонс Дэн
- Серия: Canti di Hyperion #4
- Год: 1999
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-45610-8
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:
«L’uomo ha sempre visto la propulsione Hawking come una scorciatoia nel tempo e nello spazio, la realizzazione del suo vecchio sogno di un motore iperspaziale. Ha concettualizzato i teleporter come comodi buchi praticati nello spaziotempo. Questo era il pregiudizio umano, nato dai suoi stessi modelli matematici e confermato dalle più potenti IA del Nucleo. Era tutta una menzogna.
«Lo spazio di Planck, il Vuoto che lega, è un ambiente multidimensionale con realtà propria e — il Nucleo l’avrebbe presto scoperto — con topografia propria. Il motore Hawking non era e non è affatto un motore nel senso classico, ma un apparecchio d’ingresso che sfiora la topografia dello spazio di Planck per il tempo appena sufficiente a cambiare coordinate nel continuum dello spaziotempo tetradimensionale. I teleporter invece permettono il vero e proprio ingresso nell’ambiente Vuoto che lega.
«Per l’uomo, la realtà era ovvia: si entra qui in un buco nello spaziotempo e si esce istantaneamente lì da un altro teleporter. Mio zio Martin aveva una casa teleporter le cui stanze esistevano su decine di pianeti diversi. I teleporter crearono la Rete dei mondi dell’Egemonia. Un’altra invenzione, l’astrotel — un ambiente per trasmissioni a velocità superiore a quella della luce — permise la comunicazione istantanea fra sistemi solari. Erano stati realizzati tutti i presupposti per una società interstellare.
«Ma il Nucleo non perfezionò il motore Hawking, il teleporter e l’astrotel per comodità dell’uomo. A dire il vero, il Nucleo non perfezionò mai niente, nel suo rapporto con il Vuoto che lega.
«Il Nucleo sapeva fin dall’inizio che il motore Hawking era poco più di un fallito tentativo di entrare nello spazio di Planck. La propulsione di veicoli spaziali mediante il motore Hawking era un po’ come muovere un vascello oceanico provocando una serie di esplosioni a poppa e cavalcando le onde d’urto: grosso modo efficace, ma del tutto inefficiente. Il Nucleo rivendicava di avere creato i teleporter, ma sapeva che, malgrado sembrasse il contrario, nel periodo di massimo splendore della Rete dei mondi non c’erano milioni di teleporter: ce n’era solo uno. Tutti i teleporter erano in realtà una singola porta d’ingresso nello spazio di Planck, manipolata nello spaziotempo per dare l’illusione di una miriade di porte. Se il Nucleo avesse tentato di spiegare la verità all’uomo, avrebbe forse usato l’analogia del raggio di una torcia fatto lampeggiare rapidamente qua e là in una stanza chiusa. Non ci sono parecchie fonti di luce, ma una sola spostata rapidamente. Il Nucleo però non si prese mai la briga di spiegare i teleporter: anzi, finora ha mantenuto il segreto.
«Inoltre il Nucleo sapeva che la topografia del Vuoto che lega poteva essere modulata per trasmettere dati istantaneamente, via astrotel, ma che questo era un uso maldestro e distruttivo dell’ambiente spazio di Planck: un po’ come comunicare da un capo all’altro di un continente per mezzo di terremoti artificiali. Ma offrì all’uomo il servizio astrotel senza spiegarlo, perché così conveniva ai suoi scopi. Il Nucleo aveva i suoi piani per l’ambiente spazio di Planck.
«Fin dai primissimi esperimenti il Nucleo capì che il Vuoto che lega era l’ambiente perfetto per la sua stessa esistenza. Per i propri network di sfere dati non doveva più dipendere da comunicazioni elettromagnetiche o a modulazione di neutrini. Poteva fare a meno di esseri umani o di sonde automatiche per viaggiare fra le stelle ed espandere i parametri fisici del proprio network. Con il semplice spostamento degli elementi primari del Nucleo nel Vuoto che lega, le IA avrebbero avuto un sicuro nascondiglio dai rivali organici, un nascondiglio che era al tempo stesso in nessun luogo e in tutti i luoghi.
«Durante la migrazione delle IA dalle sfere dati a base umana alla megasfera del Vuoto che lega, il Nucleo scoprì che lo spazio di Planck non era un universo vuoto. Dietro le sue montagne metadimensionali e nelle profondità dei suoi arrayos spazioquantici si nascondeva… qualcosa di diverso. Qualcuno. Nel Vuoto che lega c’erano intelligenze. Il Nucleo sondò l’ambiente e poi si ritrasse con stupore reverenziale e con terrore davanti al potenziale potere di quegli Altri. Costoro erano i Leoni e Tigri e Orsi di cui parlava Ummon, l’IA del Nucleo che sosteneva di avere creato e ucciso mio padre.
«La ritirata era stata così affrettata e la ricognizione nell’universo dello spazio di Planck così incompleta, che il Nucleo non aveva idea di dove abitassero nello spaziotempo reale quei Leoni e Tigri e Orsi, né se esistessero davvero nel tempo reale. Né le IA del Nucleo potevano identificare gli Altri in entità evolutesi dalla vita organica come aveva fatto l’uomo o dalla vita artificiale come avevano fatto loro. Ma la brevissima occhiata di sfuggita aveva mostrato loro che quegli Altri avrebbero potuto manipolare il tempo e lo spazio, con la stessa facilità con cui gli esseri umani avevano un tempo manipolato il ferro e l’acciaio. Un simile potere trascendeva la comprensione. La reazione del Nucleo fu di puro panico: una ritirata immediata.
«Questa scoperta e questa reazione di panico avvennero proprio appena il Nucleo aveva avviato il piano per distruggere la Vecchia Terra. Il poema di mio zio Martin racconta che fu il Nucleo a predisporre il Grande Errore del ’38, il presunto "incidente" per cui il Gruppo di Kiev lasciò cadere un buco nero nelle viscere della Vecchia Terra; ma il suo poema non dice — perché lui lo ignorava — che il Nucleo cadde in preda al panico alla scoperta dei Leoni e Tigri e Orsi né che le IA si precipitarono a bloccare la progettata distruzione della Vecchia Terra. Non era facile estrarre un buco nero in fase di espansione dal nucleo del pianeta in collasso, ma il Nucleo progettò un sistema e si dispose a realizzarlo in tutta fretta.
«Poi il pianeta natale dell’uomo scomparve. Non andò distrutto, come pareva agli esseri umani, e non fu salvato, come si augurava il Nucleo: sparì, semplicemente. Il Nucleo capì che a far sparire la Terra erano stati di sicuro i Leoni e Tigri e Orsi; ma non aveva il minimo indizio del come e del dove e del perché. Le IA calcolarono la quantità di energia necessaria per teleportare chissà dove un intero pianeta e ricominciarono a tremare. Simili intelligenze potevano far esplodere il nucleo di un’intera galassia per usarlo come fonte d’energia, con la stessa facilità con cui gli esseri umani avrebbero acceso un fuoco di bivacco in una notte fredda. Le entità del Nucleo se la fecero sotto dalla paura.
«A questo punto devo fare un passo indietro e spiegare per quali ragioni il Nucleo voleva distruggere la Terra e poi invece tentò di salvarla. Le ragioni risalgono alle creature RAM a 80 byte di Tom Ray. Come ho spiegato, la vita e l’intelligenza che si svilupparono nell’ambiente sfera dati non conoscevano altra forma d’evoluzione se non il parassitismo, l’iperparassitismo e l’iper-iper-iperparassitismo. Ma il Nucleo era consapevole dei risultati del parassitismo assoluto e sapeva che l’unico modo per superare lo stato di parassita e la psicologia da parassita era l’evoluzione in risposta all’universo fisico: cioè avere corpo fisico, oltre che personalità astratta nel Nucleo. Il Nucleo aveva input sensoriali molteplici e poteva creare reti neurali, ma per evolversi non da parassita aveva bisogno di un costante e coordinato sistema di circuiti neurali di informazioni di ritorno, ossia occhi, orecchie, lingua, arti, dita: insomma, un corpo.
«A questo scopo il Nucleo creò i cìbridi, corpi sviluppati da DNA umano e collegati alle loro personalità basate sul Nucleo. Ma i cìbridi erano difficili da monitorare e diventavano alieni, se posti in ambiente umano. Sarebbero stati sempre a disagio su pianeti abitati da miliardi di esseri umani evolutisi organicamente. Allora inizialmente il Nucleo progettò di distruggere la Vecchia Terra e di ridurre di un novanta per cento la specie umana.