Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
- Автор: Симмонс Дэн
- Серия: Canti di Hyperion #4
- Год: 1999
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-45610-8
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:
«Il Nucleo aveva fatto dei piani per inserire gli elementi superstiti della specie umana nel suo universo abitato da cìbridi dopo la morte della Vecchia Terra — usandoli come ceppi DNA di scorta e manodopera di fatica, proprio come noi abbiamo usato gli androidi — ma la scoperta di Leoni e Tigri e Orsi e la precipitosa ritirata dallo spazio di Planck complicarono quei piani. Finché non avesse valutato ed eliminato la minaccia di questi Altri, il Nucleo avrebbe continuato il suo rapporto di parassitismo nei confronti della specie umana. Proprio a questo scopo progettò i teleporter della vecchia Rete dei Mondi. Per gli esseri umani, il viaggio nell’ambiente teleporter era istantaneo. Ma nella topografia atemporale dello spazio di Planck, il periodo soggettivo di permanenza poteva essere tanto lungo quanto il Nucleo voleva. E in quel periodo il Nucleo attinse a miliardi di cervelli umani, usando milioni di volte la mente degli esseri umani ogni giorno standard, per creare un gigantesco network neurale adatto ai suoi scopi di calcolo. Ogni volta che un essere umano varcava un teleporter, era come se il Nucleo aprisse il cranio di quell’individuo, ne rimuovesse la materia grigia, posasse il cervello su un banco di lavoro e lo collegasse a miliardi di altri cervelli umani in un gigantesco computer organico operante in parallelo. Gli esseri umani completavano il passo dallo spazio di Planck in un istante di tempo soggettivo e non notavano mai l’inconveniente.
«Ummon disse a mio padre, il cìbrido John Keats, che il Nucleo era composto di tre fazioni contrastanti: i Finali, che avevano l’ossessione di creare il proprio dio, l’Intelligenza Finale; i Volatili, che volevano eliminare la specie umana e procedere con i propri scopi; e gli Stabili, che volevano mantenere lo status quo, vis-à-vis con l’uomo. Questa spiegazione era una assoluta menzogna.
«Nel TecnoNucleo non c’erano e non ci sono tre fazioni… ce ne sono miliardi. Il Nucleo è l’esercizio finale dell’anarchia, iperparassitismo elevato alla massima potenza. Gli elementi del Nucleo lottano per il potere in alleanze che possono durare secoli o microsecondi. Miliardi di entità parassite fluiscono e rifluiscono in scellerate alleanze costruite per controllare o prevedere eventi. Le entità del Nucleo infatti si rifiutano di morire, se non vi sono costrette… l’attacco con la bomba a raggi della morte ordinato da Meina Gladstone contro l’ambiente teleporter non solo causò la Caduta dei teleporter, ma uccise miliardi di entità sedicenti immortali del Nucleo. Gli individui si rifiutano di fare posto ad altri senza combattere. Eppure nello stesso tempo l’ipervita del Nucleo necessita della morte per la propria evoluzione. Ma la morte, nell’universo del Nucleo, ha il proprio ordine del giorno.
«Il programma Mietitore creato da Tom Ray più di mille anni fa esiste ancora nell’ambiente Nucleo, mutato in un milione di forme alternative. Ummon non parlò mai di Mietitori come di una fazione del Nucleo, ma i Mietitori rappresentano un blocco molto più numeroso dei Finali. Furono i Mietitori a creare e a controllare all’inizio la creatura fisica nota come Shrike.
«Come interessante nota a piè di pagina si può notare che le entità del Nucleo che sfuggono ai Mietitori non sopravvivono mediante semplice parassitismo, ma mediante parassitismo necrofilo. Questa è la tecnica con cui le originarie forme di vita artificiale a 22 byte riuscirono a evolversi e a sopravvivere nella macchina di evoluzione virtuale di Tom Ray: rubando lo sparso testo codice di altre byte-creature che erano "mietute" mentre si riproducevano. I parassiti del Nucleo non solo fanno sesso, fanno sesso con i morti! Così sopravvivono oggi milioni di entità mutate del Nucleo, mediante iperparassitismo necrofilo.
«Cosa vuole ora il Nucleo dalla specie umana? Perché ha rivitalizzato la Chiesa cattolica e ha permesso alla Pax di nascere? Come funzionano i crucimorfi e come servono il Nucleo? Come funzionano in realtà le cosiddette navi Arcangelo a propulsione Gideon e qual è il loro effetto sul Vuoto che lega? E come tratta, il Nucleo, la minaccia di Leoni e Tigri e Orsi?
«Ne discuteremo in altra occasione.»
Da quando abbiamo saputo dell’arrivo della Pax è trascorso un giorno e sono impegnato a lavorare la pietra sulle impalcature più alte.
Nei miei primi giorni su T’ien Shan, penso che Rachel, Theo, Jigme Norbu, George Tsarong e gli altri dubitassero che sarei riuscito a guadagnarmi il mantenimento nel cantiere del Hsuan-k’ung Ssu. Anch’io avevo qualche dubbio, lo ammetto, mentre guardavo il duro lavoro e lo sfoggio di abilità altrui. Ma dopo alcuni giorni trascorsi a imparare il mestiere e le tecniche di scalata e di utilizzo di pareti rocciose, cornici, cavi, impalcature e scivoli della zona, mi offrii volontario per lavorare e ottenni la possibilità di fare una figuraccia. Andò tutto bene.
Aenea sapeva del mio apprendistato presso Avrol Hume, non solo come tecnico del paesaggio nelle smisurate proprietà terriere nel Becco, ma anche come artigiano in pietra e legno per edifici stravaganti e ponti, gazebo e torri. Quel lavoro giovanile mi tornò utile e in due settimane ero passato dalla manodopera comune delle impalcature al gruppo scelto di montatori e di scalpellini che faticavano sulle piattaforme più alte. Il progetto di Aenea contemplava che gli edifici più alti salissero fino alla grande sporgenza rocciosa e che varie passerelle e parapetti fossero incorporati in quella pietra. Al momento lavoriamo proprio a questo, scalpelliamo la pietra e posiamo mattoni per la passerella lungo il bordo del nulla, su impalcature pericolosamente a sbalzo sull’abisso. Negli ultimi tre mesi sono diventato più snello e più robusto, ho aumentato il tempo di reazione e ho sviluppato un più attento giudizio, mentre lavoro sulle pareti a picco e sullo sdrucciolevole bambù bonsai.
Lhomo Dondrub, l’esperto aviatore e scalatore, si è offerto volontario per scalare in free-climbing la parte finale della sporgenza e piazzarvi punti d’ancoraggio per gli ultimi metri di impalcatura; da un’ora Viki Groselj, Kim Byung-Soon, Haruyuki Otaki, Kenshiro Endo, Changchi Kenchung, Labsang Samten, alcuni altri muratori e montatori e io guardiamo Lhomo muoversi senza protezione da una parte all’altra della roccia sopra la sporgenza, come la proverbiale mosca della Vecchia Terra: possenti braccia e gambe che si flettono sotto la sottile stoffa del costume da scalata, che mantengono in ogni istante tre punti di contatto con la viscida roccia verticale, mentre la mano libera e il piede tastano in cerca della più piccola asperità su cui riposare, della più piccola fessura o crepa dove inserire un chiodo per il nostro aggancio. Stare a guardarlo è terrificante; ma è anche un privilegio, come se fosse possibile tornare indietro in una macchina del tempo e guardare Picasso che dipinge o George Wu che legge le sue poesie o Meina Gladstone che pronuncia un discorso. Decine di volte sono sicuro che Lhomo sta per staccarsi e precipitare, impiegherebbe minuti interi di caduta libera per finire nelle nuvole velenose sottostanti, ma ogni volta lui rimane magicamente al suo posto o trova un punto di attrito o per miracolo scopre una fessura in cui incuneare la mano o il dito per sostenere l’intero corpo.
Finalmente Lhomo termina il lavoro, le funi penzolano ben agganciate, i cavi sono assicurati e lui si cala al cavo fissato per primo, si sposta per cinque metri lateralmente, si lascia cadere nelle staffe e con una spinta si getta sulla nostra piattaforma di lavoro, come un leggendario supereroe che atterri. Labsang Samten gli porge un boccale di birra di riso gelata. Kenshiro e Viki gli danno pacche sulla schiena. Changchi Kenchung, il nostro mastro carpentiere dai baffi incerati, si lancia in un licenzioso canto di complimenti. Io scuoto la testa e sogghigno come un idiota. La giornata è esaltante: una cupola di cielo azzurro, la montagna sacra del Nord, l’Heng Shan, che risplende dall’altra parte del varco fra le nubi, vento moderato. Aenea dice che nel giro di qualche giorno scenderà su di noi la stagione delle piogge, il monsone meridionale porterà mesi di pioggia, di rocce scivolose e infine la neve, ma in un giorno così perfetto quell’evento pare improbabile e remoto.