L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
— No — replicò lui.
— Il foglio fatto circolare dall'SSN parlava di disorientamento, di febbre e di emicrania, ma questo avvertimento non serve a niente perché le campane ci fanno venire sempre mal di testa.
Posso immaginarlo, pensò Dunworthy, mentre cercava William Gaddson o qualche altro studente a cui dare l'incarico di sorvegliare il suo telefono.
— Se fossimo un gruppo del Consiglio la cosa naturalmente non avrebbe importanza, perché loro ammettono sostituzioni a destra e a sinistra. Durante l'esecuzione di Tittum Bob Maxims, a York, hanno usato diciannove suonatori. Diciannove! Non capisco come possano definirlo un concerto.
Nessuno degli studenti era visibile nella sala, Finch doveva evidentemente essersi barricato nella dispensa e Colin se n'era già andato.
— Ha ancora bisogno di una stanza per le esercitazioni? — chiese alla Signora Taylor.
— Sì, a meno che uno di noi si ammali. Naturalmente in quel caso potremmo sempre eseguire Stedmans, ma non sarebbe la stessa cosa, non crede?
— Vi permetterò di usare il mio salotto a patto che rispondiate al telefono e prendiate nota dei messaggi in arrivo per me. Sto aspettando un'importante chiamata a… un'importante interurbana, quindi è essenziale che nella stanza ci sia sempre qualcuno.
E la accompagnò nel proprio alloggio.
— Oh, non è molto grande, vero? — commentò l'Americana. — Non so se c'è lo spazio sufficiente per esercitarci in elevazione. Possiamo spostare il mobilio?
— Potete fare quello che volete, a patto che rispondiate al telefono e prendiate nota dei messaggi. Aspetto una telefonata di un certo Signor Andrews. Lo avverta che non c'è bisogno di un permesso speciale per entrare nell'area della quarantena e che deve andare direttamente a Brasenose. Io lo raggiungerò là.
— D'accordo, credo che qui vada bene — replicò la donna, come se gli stesse facendo un favore. — Se non altro è meglio di quella cafeteria piena di correnti.
Pur non essendo del tutto convinto che fosse una buona idea affidarle quell'incarico, la lasciò impegnata a ridisporre il mobilio e si affrettò ad andare da Badri, che aveva qualcosa da dirgli. Li ha uccisi tutti. Ha ucciso mezza Europa.
La pioggia si era placata, riducendosi a poco più di una fine nebbiolina, e i picchetti contro la CE si erano raccolti in forze davanti all'Infermeria. Ad essi si erano aggiunti parecchi ragazzi dell'età di Colin che si erano applicati strisce nere sulla faccia e gridavano:
— Lasciate libero il mio popolo!
Uno di essi afferrò Dunworthy per un braccio.
— Il governo non ha il diritto di tenerti qui contro la tua volontà — disse, accostando la faccia a strisce bianche e nere alla maschera protettiva di Dunworthy.
— Non essere idiota! — ribatté questi. — Vuoi scatenare un'altra panepidemia?
Il ragazzo gli lasciò andare il braccio con espressione confusa e lui ne approfittò per fuggire dentro.
Il Pronto Soccorso brulicava di pazienti su lettini mobili, e ce n'era perfino uno vicino all'ascensore; una massiccia infermiera che indossava un set di IPS era ferma accanto al letto, intenta a leggere al paziente qualcosa da un libro rivestito di politene.
— Chi è mai perito pur essendo innocente? — lesse la donna, e Dunworthy si rese conto con sgomento che quella non era un'infermiera, bensì la Signora Gaddson. — O quando il giusto è stato abbattuto?
La donna s'interruppe per sfogliare le pagine sottili della Bibbia alla ricerca di un altro rasserenante brano e Dunworthy si affrettò a imboccare un corridoio laterale e una scala, pervaso da una profonda gratitudine per l'SSN che aveva imposto l'uso delle maschere.
— Il Signore ti colpirà con la consunzione — recitò la Signora Gaddson, la cui voce lo inseguì nel corridoio durante la sua fuga, — e con la febbre e con l'infiammazione.
E ti colpirà con la Signora Gaddson, pensò Dunworthy, e lei ti leggerà le Scritture per tenerti alto il morale.
Salendo le scale raggiunse il reparto di Isolamento, che a quanto pareva adesso aveva occupato tutto il piano.
— Eccola qui! — esclamò l'infermiera di turno, di nuovo la graziosa allieva bionda. Dunworthy si chiese se doveva metterla in guardia dalla Signora Gaddson.
— Avevo quasi rinunciato a sperare di vederla — continuò la ragazza, porgendogli il solito set di IPS che lui infilò prima di seguirla. — Ha continuato a chiamarla per quasi tutta la mattina. Circa mezz'ora fa era addirittura frenetico e insisteva di doverle dire una cosa. Adesso va un po' meglio.
In effetti, Badri aveva un aspetto decisamente migliore. Il rossore era sparito e anche se era ancora un po' pallido sotto la pelle olivastra sembrava quasi tornato se stesso. Il tecnico era parzialmente seduto a ridosso di alcuni cuscini, con le ginocchia sollevate e le mani adagiate su di esse con le dita incurvate, e aveva gli occhi chiusi.
— Badri? — chiamò l'infermiera, posandogli sulla spalla la mano protetta dal guanto impermeabile e chinandosi verso di lui. — Il Signor Dunworthy è qui.
— Il Signor Dunworthy? — ripeté Badri, aprendo gli occhi.
— Sì — confermò l'infermiera, accennando verso Dunworthy che era fermo ai piedi del letto. — Le avevo detto che sarebbe venuto.
— Sono qui, Badri — intervenne Dunworthy, venendo avanti in modo da entrare nel suo quadro visivo. — Cosa volevi dirmi?
Badri tenne lo sguardo fisso davanti a sé e le sue mani cominciarono a muoversi con irrequietezza sulle ginocchia. Dunworthy scoccò un'occhiata interrogativa all'infermiera.
— È da parecchio che continua a farlo — spiegò questa. — Credo che pensi di dattiloscrivere qualcosa.
Poi diede un'occhiata agli schermi e lasciò la stanza.
Badri stava senza dubbio dattiloscrivendo. I polsi erano adagiati sulle ginocchia e le dita battevano sulla coperta in una complessa sequenza mentre lui teneva lo sguardo fisso su qualcosa davanti a sé… uno schermo?
— Non può essere giusto — mormorò dopo un momento, accigliandosi, e ricomiciò a dattiloscrivere in fretta.
— Cosa c'è, Badri? — domandò Dunworthy. — Cos'è che non va?
— Ci deve essere un errore — dichiarò Badri, poi s'inclinò appena da un lato e aggiunse: — Datemi una linea di verifica sul TAA.
Dunworthy si rese conto che era convinto di parlare nel microfono della consolle e che stava decifrando i dati di verifica.
— Cosa non può essere giusto, Badri? — insistette.
— Lo slittamento — replicò il tecnico, senza distogliere lo sguardo dallo schermo immaginario. — Controllo di uscita — aggiunse nel microfono, poi ripeté: — Non può essere esatto.
— Cosa c'è che non va nello slittamento? — domandò Dunworthy. — È stato maggiore di quanto ti aspettassi?
Badri però non rispose. Batté qualcosa sulla tastiera immaginaria, si fermò per guardare gli schermi inesistenti e riprese quindi a dattiloscrivere freneticamente.
— Quanto slittamento c'è stato, Badri? — tentò ancora Dunworthy.
Il tecnico dattiloscrisse per un intero minuto, poi smise e guardò verso Dunworthy.
— Così preoccupato — affermò, in tono pensoso.
— Preoccupato per cosa, Badri?
All'improvviso il tecnico gettò indietro le coltri e si afferrò alle sbarre del letto.
— Devo trovare il Signor Dunworthy — esclamò, assestando uno strattone alla flebo e staccando il nastro adesivo.
Sopra di lui gli schermi parvero impazzire, emettendo immagini confuse e segnali sonori, e da qualche parte suonò un allarme.
— Non devi fare così — disse Dunworthy, protendendosi in avanti per trattenere il malato.