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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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— Ti accompagno. La gente è già tutta arrivata e si sta sistemando nei sotterranei.

— Hai notizie di Sua Eccellenza?

Sebastian scosse la testa: — Non ho avuto tempo di chiedere. I medici cos’hanno detto, quando lo hai ricoverato? Era grave?

— Aveva le gambe calpestate e una commozione cerebrale. Respirava normalmente, ma non poteva muovere le gambe: forse è rimasto paralizzato.

— Le lesioni di questo tipo si possono curare.

— Non sempre.

I due amici erano in volo da poco per Collina d’Opale, quando avvistarono l’incendio che divorava la prateria, torreggiando sull’estancia.

— Ah, be’ — mormorò Persun. — Dopotutto, non era una paura isterica, la mia. Papà invece aveva qualche dubbio.

— Ne sei forse contento? — chiese Sebastian, virando per poter osservare l’incendio. — O preferiresti essere considerato isterico e avere Collina d’Opale indenne? Da molto tempo non vedevo pannelli così belli come quelli che hai intagliato per lo studio di lady Westriding. Anzi, erano i migliori che avessi mai visto.

— Ho ancora le mani — rispose Persun, guardandosele. E pensò alla sorte che esse avrebbero probabilmente subito, se non avesse obbedito alle proprie apprensioni. — Posso intagliarne altri — soggiunse. Quindi pensò: Se Marjorie si salverà. Soltanto per lei, infatti, avrebbe potuto intagliarne di altrettanto belli.

— Pensavo che i giardini servissero a bloccare gli incendi — commentò Sebastian.

— Infatti. Ma in questo caso le fiamme sono state appositamente propagate nei giardini e nelle case. — Nell’osservare le rovine, Persun esclamò: — Guarda laggiù, Sebastian! Quella traccia!

Un sentiero correva per la prateria, dritto come una freccia, da Collina d’Opale verso la foresta palustre: sembrava che diecimila Hippae in fila lo avessero tracciato.

I due amici si scambiarono un’occhiata di orrore.

— Credi che Eugenie sia laggiù? — sussurrò Sebastian. Persun annuì: — Sì, c’è. Era laggiù, da qualche parte.

— Vuoi che…

— No. Guarda là, vicino all’incendio: sono Hippae che danzano. Devono essere centinaia, e molti altri stanno tracciando quel grande sentiero. Quanti saranno? Inoltre ci sono i veltri. Laggiù devono esserci tutti i veltri di Grass, e stanno andando tutti verso il Comune. No, non possiamo atterrare, ora. Torneremo domani, quando l’incendio si sarà spento. Forse Eugenie si è rifugiata nei sotterranei. Spero soltanto che non sia bruciata viva.

Ma Eugenie non era arsa viva: questa sorte le era stata risparmiata dai veltri che avevano assalito l’estancia prima dell’incendio.

Accogliere un centinaio di persone al Comune non era gran cosa, giacché gli alloggi invernali sotterranei, con le loro grandi cucine, erano in grado di ospitare e sostentare agevolmente l’intera popolazione della città e dei villaggi: soltanto i bambini che avevano meno di un anno grassiano non li conoscevano e quindi li consideravano piuttosto spaventosi. Si trattava di caverne già esistenti all’epoca della colonizzazione, che in seguito erano state ampliate e modificate. Gli animali disponevano di ricoveri invernali appositi e potevano contare sulle provviste di foraggio e granaglie dell’anno precedente, visto che il fieno di stagione non era ancora stato falciato.

Tuttavia l’arrivo dei profughi aveva diffuso una notevole angoscia nel Comune. L’incendio di una estancia era un evento raro, anche se non privo di precedenti nel lontano passato: non era facile comprenderlo, né accettarlo. E quando Persun Pollut recò la notizia della marcia degli Hippae verso la foresta palustre, l’angoscia aumentò. La diffusa consapevolezza che i mostri non erano in grado di attraversare la foresta non bastava a placare l’inquietudine e a scacciare il sinistro presagio di pericoli misteriosi.

La preoccupazione si propagò anche a Riva del Porto, contagiando Santa Teresa e Ducky Johns, i quali si incontrarono in fondo a Via del Piacere e passeggiarono insieme per Via Riva del Porto. Ducky appariva grassa e tremolante nell’ampia veste dorata. Santa Teresa era invece alto e magro come la caricatura di un airone, con la testa calva che scintillava come acciaio nelle luci azzurre dell’astroporto, e le mani grandi che gesticolavano senza posa. Come al solito, indossava ampi calzoni porpora stretti al ginocchio e un frac di jermot, ossia una pelle scagliosa che veniva importata, via Semling, da un pianeta deserto ai confini dell’universo.

— Non capisco. Bruciare così Collina d’Opale. — disse Santa Teresa, mimando con le mani un aeromobile che volava in cerchio per compiere ricerche e poi si allontanava con una virata di frustrazione. — Per fortuna non c’era più nessuno.

— Una persona c’era ancora — corresse Ducky. — Si tratta della bella amante dell’ambasciatore, di cui non si è saputo più nulla.

— Va bene, c’è stata una vittima. Comunque gli Hippae hanno appiccato il fuoco a tutto, e l’incendio non si è ancora spento. — Nel dir questo, Santa Teresa agitò le dita per imitare il guizzar delle fiamme.

Annuendo, Ducky suscitò un tremito di ciccia che la percorse dalla testa ai piedi: — È appunto di questo che volevo parlarti, Teresa. L’intera situazione sta sfuggendo a qualsiasi controllo, proprio come l’incendio. Sai che l’ambasciatore ha ucciso alcuni Hippae?

— L’ho sentito dire. È la prima volta che succede, a quanto ne so.

— Così risulta anche a me. Molti anni fa, però, Darenfeld ne ferì uno, prima che la sua estancia bruciasse.

— Pensavo che fosse stato un incendio estivo causato dai lampi.

— I bon finsero che fosse così, poi cominciarono a circondarsi di giardini d’erba. Ma Roald Few e altri dicono che dalla «Cronaca» del Comune risulta la verità: fu uno scoppio di furore degli Hippae.

Più turbato di quanto volesse ammettere, Santa Teresa rimase per alcuni istanti in silenzio a labbra serrate, prima di rispondere: — E va bene! Ma i bon non sono affar nostro. Se anche arrostissero vivi domani, dal primo all’ultimo, i nostri clienti se ne fregherebbero, Ducky. Loro possono anche illudersi di essere la crema della creazione, ma noi sappiamo che le cose stanno in modo ben diverso.

— Ah, ma non si tratta soltanto di loro, bensì anche della peste. Se ne sente parlare sempre più spesso.

— Qui non c’è nessuna peste.

— Infatti, e questo è abbastanza strano. So che Asmir Tanlig e Sebastian Mechanic sono andati in giro un po’ dappertutto a fare un sacco di domande sulle varie malattie e sui vari decessi. Visto che tutti e due lavorano per lui, è chiaro che l’ambasciatore sta cercando di scoprire qualcosa. Ho parlato con Roald, e non sono l’unica, qui a Riva del Porto, a sentire cosa dicono gli stranieri. Ebbene, sembra che la peste sia diffusa su tutti i pianeti, tranne il nostro. La Santità fa di tutto per nascondere l’esistenza della peste, ma la verità si sta propagando sempre più.

— Davvero? Si può sapere dove vuoi arrivare, Ducky?

— È presto detto, vecchia cicogna! Se la peste sterminerà gli abitanti degli altri pianeti, non avremo più clienti, tu ed io. E allora come vivremo? Senza contare che ci sarà da soffrire una dannata solitudine, a star qui, sapendo che il resto dell’umanità è scomparso, e che gli Hippae, là nelle praterie, diventano sempre più violenti.

— Non possono mica attraversare la foresta!

— Questo è quello che si dice. Ma se anche fosse vero, prova ad immaginare tutta l’umanità rinchiusa in uno spazio non più grande del Comune. C’è da farsi venire un attacco di claustrofobia al solo pensarci, Teresa!

Arrivati dove Via Riva del Porto si trasformava in un sentiero che conduceva a meridione attraverso i pascoli, Ducky Johns e Santa Teresa tornarono indietro, rallentando il passo perché di rado Ducky passeggiava tanto.

Sull’astroscalo grigio cenere, illuminato dai fari azzurri, sostavano soltanto due cosmonavi: uno yacht molto elegante, all’ombra di un enorme magazzino; e, in un laghetto di luce zaffiro, lo Star-Lily, un mercantile di Semling, col portellone spalancato come una bocca sbadigliante.

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