Lo scarabeo nel formicaio
- Автор: Стругацкий Аркадий Натанович, Стругацкий Борис Натанович
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- Год: Editori Riuniti
- Переводчик: Claudia Scandura
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Lo scarabeo nel formicaio». Краткое содержание книги:
— E che se ne fa delle macchine?
— Chi?
— La Rupe.
Il prigioniero rimase interdetto.
— Si tratta di un titolo, Saul, — disse Vadim. — Lo deve dire per intero.
— Va bene. Che se ne fa delle macchine la Grande Rupe Potente, con un piede sul cielo… o sulla terra? Accidenti a lui, non me lo ricordo… E che vivrà… e che vivrà…
— Quanto le macchine, — suggerì Vadim.
— Che stupidaggine, — brontolò Saul seccato. — Che c’entrano le macchine?
— Si tratta di un titolo, — spiegò Vadim. — Simboleggia l’eternità.
— Vadim, mi faccia un favore. Glielo chieda lei a che gli servono le macchine.
— A chi?
— Ma a quella maledetta rupe!
— Dica semplicemente — disse Vadim — la Grande Rupe Potente.
Saul sbuffò e posò la pipa sul tavolo.
— Allora, che cosa se ne fa delle macchine la Grande Rupe Potente?
— Nessuno sa cosa faccia la Grande Rupe Potente, — rispose con dignità il prigioniero.
Anton non resse e scoppiò a ridere, Vadim gli fece eco, stringendo i braccioli della poltrona. Il prigioniero li guardò esterrefatto.
— Da dove arrivano i disegni?
— Da dietro le montagne.
— Cosa c’è dietro le montagne?
— Il mondo.
— Quanti abitanti ha il mondo?
— Moltissimi. Non è possibile contarli.
— Chi porta le macchine nella conca?
— I prigionieri.
— Da dove?
— Da dove la strada è dura. Lì ci sono moltissime macchine. — Il prigioniero ci pensò su e aggiunse: — È impossibile contarle.
— Chi costruisce le macchine?
Haira sorrise sorpreso.
— Non le costruisce nessuno. Ci sono e basta.
— Ma da dove sono venute?
Haira pronunciò un discorso. Parlando, si soffregava il volto, si lisciava i fianchi, volgeva lo sguardo al soffitto. Strabuzzava gli occhi e a volte si metteva persino a cantare. La storia era pressappoco questa.
Molto tempo prima, quando non era ancora nato nessuno dei viventi, dalla luna rossa erano cadute delle grosse casse. Nelle casse c’era l’acqua, un’acqua densa, rossa e appiccicosa come marmellata. Dapprima quest’acqua aveva costruito una città. Poi aveva scavato in terra due buchi e li aveva riempiti di fumo mortale. Poi l’acqua si era trasformata in una solida strada fra i due buchi e dal fumo erano nate le prime macchine. Da allora un buco generava le macchine e un buco le divorava e sarebbe stato sempre così.
— Ma questo lo sapevamo già, — disse Saul. — E se i condannati non vogliono far muovere le macchine?
— Vengono uccisi.
— Da chi?
— Dai guardiani.
— Ne hai uccisi anche tu?
— Sì, tre, — disse orgoglioso Haira.
Anton chiuse gli occhi. È un ragazzo, pensava. Un ragazzo simpatico. Ed è orgoglioso di una cosa del genere.
— Come li hai uccisi? — chiese Saul.
— Uno l’ho ucciso con la spada. Ho fatto vedere al mio capo che ero capace di tagliare a metà un corpo con un colpo solo. Adesso sa che sono capace. Il secondo l’ho ammazzato con un pugno. Ed il terzo me lo sono fatto gettare e l’ho colto al volo con la lancia.
— Da chi te lo sei fatto gettare?
— Dagli altri condannati.
Saul tacque per un po’.
— Ci si annoia, — disse il prigioniero. — Il mio servizio è molto nobile ma è noioso. Non ci sono donne. Non c’è nessuno con cui intrattenersi in una conversazione intelligente. Ci si annoia, — ripeté e sospirò.
— Perché i condannati non scappano?
— Scappano. Ma non ha importanza. Nella pianura ci sono la neve e gli uccelli. Sui monti vigilano altri guardiani. Chi è intelligente non scappa. Tutti hanno voglia di vivere.
— Perché alcuni hanno le unghie dorate?
Il prigioniero disse sussurrando:
— Erano uomini di grande ricchezza. Ma volevano cose strane, alcuni volevano persino prendere il posto della Grande Rupe Potente. Sono schifosi come carogne, — disse ad alta voce. — La Grande Rupe Potente, la Battaglia Scintillante li manda qui con tutti i loro parenti. Eccetto le donne, — aggiunse con rammarico.
— Sapete, — disse Saul, — non sto in me dalla voglia di impiccarlo insieme a tutti gli altri portatori di spada e di lancia che si trovano in questa pianura. Ma, purtroppo, non servirebbe a niente. — Si riempì di nuovo la pipa. — Non ho più nulla da chiedere. Continuate voi, se volete.
— Non potete impiccarci, — disse in fretta Haira che era impallidito. — La Grande Rupe Potente, che posa un piede nel cielo, vi punirebbe.
— Gli sputo sopra alla tua Rupe, — disse Saul, fumando la pipa. Gli tremavano le dita. — Beh, l’interrogate o no?
Anton scosse il capo. In vita sua non si era mai sentito tanto nauseato. Vadim si avvicinò ad Haira e gli strappò dalle tempie i cristalli mnemonici.
— Che cosa facciamo? — chiese.
— Ecco l’uomo, — disse pensosamente Saul. — Prima di arrivare a ciò che siamo noi deve passare per queste cose e per molte altre ancora. Per quanto tempo rimane una bestia, anche dopo aver imparato a camminare con due sole zampe e ad usare gli arnesi da lavoro! E questi qui possiamo ancora scusarli, in fin dei conti non hanno la più pallida idea di cosa sia la libertà, l’uguaglianza e la fraternità. Arriverà anche il loro turno. Li vedremo salvare la civiltà con le camere a gas. Li vedremo trasformati in filistei che porteranno il mondo ad un passo dalla catastrofe. Però sono soddisfatto. In questo mondo regna il medioevo, questo è assolutamente chiaro. Tutti questi titoli pomposi, le unghie dorate, l’ignoranza… E ciò nonostante c’è già qualcuno che desidera strane cose. Com’è bello! C’è qualcuno che desidera strane cose! Naturalmente un uomo del genere fa paura. Anche lui dovrà percorrere un lungo cammino. Lo bruceranno sul rogo, lo squarteranno, lo getteranno in galera, lo rinchiuderanno dietro il filo spinato… Sì. — Tacque.
— Però che impresa! — esclamò. — Vogliono impadronirsi delle macchine e non hanno idea di cosa siano! Ve ne rendete conto? Deve averlo progettato una mente audace. Ora naturalmente finirebbe qui fra i condannati. Ora il progetto è già diventato routine. Fa venire in mente il culto degli antenati… Mi sa che adesso nessuno si chiede più quale sia lo scopo, al più crede che sia un pretesto per tenere aperti questi lager. Eppure una volta è stato un lampo di genio… — Tacque e concentrò la sua attenzione sulla pipa. Anton disse:
— Perché la vede così nera, Saul? Non è necessario che ci siano camere a gas o roba simile. Siamo arrivati noi.
— Noi! — Saul si mise a ridere. — Cosa possiamo fare noi? Eccoci qui in tre, e tutti e tre vogliamo fare del bene attivamente. E che cosa possiamo fare noi? Certo possiamo andare dalla Grande Rupe a fare i parlamentari della ragione e a chieder loro di rinunciare allo schiavismo e di dare al popolo la libertà. Ci prendono per il fondo dei pantaloni e buttano pure noi nella conca. Oppure possiamo indossare delle tuniche bianche e recarci in mezzo al popolo. Lei, Anton, farà la parte di Cristo. Vadim farà l’apostolo Paolo ed io, naturalmente, farò San Tommaso. E ci mettiamo a predicare il socialismo e, magari, riusciamo pure a fare qualche miracolo. Qualcosa del genere del trasporto-zero. I farisei locali ci faranno impalare, e la gente che volevamo salvare ci tirerà lo sterco in faccia…
Si alzò e si mise a girare intorno al tavolo. — È vero, abbiamo lo skorcer. Possiamo, per esempio, toglier di mezzo i guardiani, mettere tutta quella gente nuda in colonna, e aprirci con loro un varco attraverso i monti, bruciare i sovrani ed i vassalli insieme coi loro castelli e i loro titoli altisonanti, e radere al suolo le città dei farisei. Alla fine verremo tolti di mezzo da un ammutinamento o da una congiura, e dopo un po’ di caos il potere passerà a qualche setta di sadducei. Ecco quello che possiamo fare noi.