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I racconti inediti

Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:

L’antologia di Jack Vance presenta al lettore i seguenti racconti di fantascienza: «ICABEM», «La selezione», «Il sifone plagiano», «Il fato del Phalid», «Il Tempio di Han», «Il figlio dell’albero» ed «I signori di Maxus».
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Di nuovo un fallimento; girò la testa dall’altra parte allo sguardo interrogativo del banditore. Un forestiero che facesse un’offerta superiore alle sue possibilità era colpevole di un illecito, e poteva essere preso e venduto. E l’offerta era già troppo alta per lui.

Poteva vendere la navicella spaziale, ma non gli sarebbe certo stato di aiuto in quel momento. Notò gli sguardi furtivi nella sua direzione, trionfo, malignità, disgusto. Cercando il portafogli, la sua mano toccò una forma non familiare. Era il denaro di Erulite.

«Quindicimila cinquecento,» disse.

Si fece silenzio. Poi il banditore disse: «Quindicimila cinquecento è l’ultima offerta…»

Spangle bestemmiò, sottovoce, pesantemente.

«Quindicimila cinquecento… chi dice sedicimila? Tu, signore? Tu, Lord Jonas? Lord Hennex? Lord Spangle? Sedicimila? No?… Venduta, allora, è tuo, signore, questo prezioso gioiello biondo.»

Gardius non disse una parola alla ragazza. Pagò la somma a Ollifans, il vecchio con la sopravveste color albicocca, e ricevette un certificato rosa di proprietà.

Ollifans sfogliò uno schedario. «La sua frequenza penale è ventisei punto settecento trentatré millesimi di megaciclo. Lo scrivo sul certificato.»

«Frequenza penale? Che cos’è?»

Ollifans ridacchiò. «Dimenticavo. Tu sei un Orth, un sempliciotto. Un circuito è stato iniettato sotto la pelle della sua incantevole schiena, una ragnatela di polvere conduttiva che entra in risonanza a una determinata frequenza.

«Se si è perduta e vuoi ritrovarla, invia un segnale alla frequenza giusta, e lei ti rimanderà le sue coordinate. E se è insolente e pigra, e tuttavia non vuole lasciarsi battere, metti a punto la forza del segnale e la griglia si riscalderà, e lei imparerà da che parte si trova l’autorità.»

Ollifans infilò le dita nelle asole della dorata giacca albicocca, si appoggiò all’indietro e fece un cenno pomposo con la testa. Gardius aprì la bocca per parlare, la richiuse, infine disse: «Dimmi, chi ha comprato queste due persone?» Indicò i numeri ventinove e centoquindici sulla lista: suo fratello e sua sorella.

Ollifans corrugò la fronte, arricciò le labbra. «Queste sono informazioni riservate.»

«Quanto?» chiese Gardius, sogghignando come una maschera di legno scolpito.

Ollifans esitò. Gardius mise sulla scrivania cinque banconote da cento milreis.

«Mille,» disse Ollifans.

Gardius arrivò a mille.

«Cosa sta succedendo qui?» domandò una voce roca. Apparve Lord Spangle, passando con occhi acuti dal denaro a Gardius a Ollifans. «Ho forse sorpreso il tentativo di corruzione di un servo del Distributore? Se è così…»

«No, no, mio signore,» protestò Ollifans, mettendo il denaro nella borsa che portava alla cintura. «Una regalia, mio signore, solo una regalia. Come ben sai, sono incorruttibile.»

Lord Spangle si rivolse a Gardius. «E allora sparisci, spandidenaro di un Orth, sparisci con la tua donna.»

Gardius si voltò lentamente verso la porta.

«Allora, Jonas,» disse Spangle in tono lamentoso. «Se quel pappamolla di Erulite tornasse come ha promesso, ce ne andremmo.»

Mentre uscivano dalla porta Mardien disse, esitante: «Ti ha chiamato Orth. Sei un forestiero, quindi?»

«Ti sembra che assomigli a uno di questi Sommi?»

«No… molto poco.»

«Sono venuto dalla Grande Isola Farees di Exar,» disse Gardius, «per comprare mia madre, le mie due sorelle e mio fratello. Ho fallito. Mia madre e una sorella sono morte. Mio fratello e mia sorella minore sono stati venduti, è come se fossero morti. La sorella che è morta, Thalla…»

Mardien gli lanciò uno sguardo esterrefatto. «Thalla… morta?»

«Sì,» disse Gardius. «Morta. Mi ha chiesto di comprarti e di portarti a casa. Lo farò al meglio delle mie capacità.»

La ragazza distolse lo sguardo. «Oh!»

Gardius la fissò intensamente. La sfumatura della sua voce non era certo di esultanza. Era forse tristezza per la morte di Thalla… disappunto?

«Pensavo che mi avessi comprata perché… ti serviva una schiava,» disse lentamente Mardien.

«No,» disse Gardius. «Non mi servono schiavi. Non appena lasceremo il pianeta — e lo lasceremo stanotte…» Si gettò un’occhiata alle spalle. Non c’era segno di agitazione. Il corpo di Erulite giaceva ancora nel Mattatoio. «…strapperò questo certificato rosa. Fino a quel momento… potrei dover esibire un attestato di possesso.»

Arrivarono dalla donna alla scrivania. La donna guardò distrattamente il foglio rosa, spinse un bottone. Il divisorio si aprì con uno scatto. Uscirono nella notte fredda e umida di Maxus. Gardius respirò a fondo. Lì fuori almeno poteva correre.

Tre delle cinque lune erano già alte nel cielo, e i rigorosi edifici di Alambar erano canuti e smerigliati dal gelo nella luce bianca.

Mardien rabbrividì. Il leggero camiciotto azzurro non era certo caldo. Gardius si levò la cappa e gliela pose sulle spalle.

Con fare introverso Mardien disse: «Non voglio andarmene da Maxus.»

«Che cosa?»

«Ho una missione qui.»

Gardius si sentì travolgere da una rabbia improvvisa e testarda. «Di che missione si tratta?»

Nella stessa voce assente, la ragazza gli rispose: «Una faccenda privata.»

Gardius si allontanò. «Privata o no, tu vieni via con me.»

Mardien gli lanciò un’occhiata lunga e fredda che sembrava irriderlo, come per dirgli: «Hai fallito nel recare aiuto alla tua famiglia, perciò volente o nolente io devo essere trascinata a casa per placare il tuo ego.»

«Dov’è casa tua?» le chiese Gardius bruscamente.

«Non è su Exar.»

«Dove allora?»

L’atteggiamento forzatamente distaccato l’abbandonò per un istante. La sua espressione rivelò un mondo interno di fuoco e di emozioni, di colori sontuosi solo temporaneamente celati.

«Non te lo dirò.»

È proprio una situazione confusa, pensò Gardius. Ingratitudine, perversità, come diceva quella citazione?: la donna è la tua dannazione. Che andasse al diavolo, allora! L’avrebbe scaricata sul primo pianeta civilizzato e avrebbe considerato compiuto il suo dovere.

Poi… davanti a lui si stendeva il corso della sua vita. Come sembrava facile e largo! Nessuna ambiguità, nessuna esitazione; il futuro era fissato. Prima — e Gardius sorrise, un sorriso ampio che gli scoprì i denti — prima Arman. Arman!

Aggrottò la fronte. Chi era Arman? Mardien forse lo sapeva. Mentre lo svincolo li portava attraverso il tunnel, adesso fiocamente illuminato da una lunga tubatura azzurra, le chiese: «Tu devi avere visto Arman.»

La ragazza si irrigidì. «Sì.»

«Com’è il suo aspetto?»

La sua voce era diffidente. «È un uomo magnifico. Giovane come te, più alto, un viso… oh, meraviglioso! Come il sogno di Penthe. La sua voce è pronta, diretta, come una tromba. Sta ritto sul ponte dalla sua nave come un dio dello spazio.»

Gardius torse la bocca. «Parli come se lo ammirassi.»

Mardien tacque un momento. Poi disse: «Tu non lo conosci?»

«Intendo conoscerlo,» disse Gardius. «E bene anche. E lui mi conoscerà altrettanto bene. La mia sarà l’ultima faccia che guarderà.»

Mardien si ritirò in se stessa. Gardius non notò nemmeno lo sdegno col quale alzò la testa. Come trovare Arman? Come attraversare l’estremità settentrionale della galassia con il suo mezzo bilione di stelle e dire: «Qui posso trovare l’uomo che cerco?»

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