I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
E Gardius sentì un sussurro sommesso: «Sst! Nessuno l’ha ancora comprato.»
Si avvicinò a un vecchio con un camiciotto aderente di gabardine nero. «Dov’è il Distributore di Schiavi, per favore? Come ci arrivo?»
Il vecchio lo osservò un momento, e Gardius pensò che non avrebbe risposto. Invece disse con voce piatta: «Prendi lo svincolo, segui la striscia rossa e verde. Passato il secondo tunnel troverai alla tua destra un edificio di cemento marrone con il tetto piatto.»
«Grazie.» Gardius si girò, attraversò la via, fece il grande passo che lo portò a bordo dello svincolo. Strisce multicolori di luce si allungavano sulla superficie. Gardius si spostò obliquamente di lato, trovò la striscia rossa e verde, e avanzò camminando tanto in fretta quanto permetteva il traffico.
La striscia rossa e verde deviò verso l’estremità. Gardius la seguì. Lo svincolo si divise, la striscia rossa e verde entrò in un tunnel stretto che odorava di ammoniaca e gas illuminante. Dopo un tratto di oscurità piena di rumori, si ritrovò di nuovo fuori alla luce del giorno.
Alte residenze a ripidi spioventi fiancheggiavano la striscia, strutture complesse precedute da colonne di pietra levigata, cornalina, diaspro, onice. Un miglio; due miglia… poi la striscia si allontanò dalle case di città, girò attorno a una collina di scisto alterato, salì per un pendio fiancheggiato dal mercato alimentare. L’aria era pregna dell’odore acre del pesce secco, dell’aceto, della frutta.
Gardius allungò il passo, proseguì al piccolo trotto. La striscia saliva lungo un argine scosceso, si tuffava in uri altro tunnel. Il tempo sembrava non passare mai. Gardius aumentò il trotto, e si mise a correre. Nel buio si scontrò con una figura alta e, ignorando le aspre imprecazioni, continuò a correre.
Apparve una fioca chiazza di luce, ed eccolo sotto il cielo caliginoso di Maxus. Alla sua destra sorgeva un enorme blocco marrone di cemento, senza finestre, con la facciata liscia. Mentre Gardius si avvicinava una nave spaziale lasciò il tetto, e si allontanò galleggiando sullo scintillante piano di gravitoni. I portelli erano oscurati.
Gardius la guardò sfrecciare via in un’agonia di frustrazione. Su quella stessa nave forse… Vide davanti a sé la porta al livello della via, e si avvicinò ansimando, senza più fiato. Una guardia in uniforme nera di pelle uscì e gli sbarrò la strada.
«Vediamo il tuo lasciapassare.»
«Non ho un lasciapassare. Sono appena arrivato sul pianeta.»
«Non ha importanza, non puoi entrare. Nessuno può entrare senza il lasciapassare firmato dall’Alto Ricognitore.»
Gardius si sporse in avanti, curvò le spalle, quasi abbassò la testa. La guardia si appoggiò al muro, rise piano, diede una pacca sull’arma appesa contro la gamba rivestita di nero.
«Il cancello è chiuso. Fallo a pezzi con le unghie, se ci tieni.»
Gardius disse con voce roca: «Dov’è l’Alto Ricognitore?»
«Il suo quartiere generale si trova all’Arco Guchman,» disse la guardia, e indicò lo svincolo. «Torna per dove sei venuto, cambia a Bosfor Strali e prendi la striscia arancione e marrone. Se ti sbrighi forse riesci ancora ad avere un appuntamento.» Contorse la bocca in un ghigno cadaverico.
«Adesso se fossi in te mi darei via… a un uomo come me. L’Alto Ricognitore ha una mente agile e potrebbe pensare a qualche sgradevolezza tecnica. Io ti venderei soltanto, e a un signore altolocato, per le faccende di cucina.»
Le tempie di Gardius pulsavano. Fissò in faccia la guardia, poi si girò e ritornò sullo svincolo.
L’Alto Ricognitore sedeva con il capo mezzo reclinato su un seggio foderato color cremisi, e girava tra le dita un calice azzurro lattiginoso. Era magro come uno spillo, con i capelli neri impastati in un ricciolo appuntito che gli scendeva sulla fronte. Le palpebre cascavano sdegnose, il naso gli tagliava la faccia come una falce, la pelle era del colore e della consistenza di un guscio d’uovo. Portava una veste di seta verde prato e un mostruoso rubino dondolava appeso a una catena d’oro all’orecchio.
Dopo averlo lentamente esaminato, gli fece cenno di sedersi. Gardius si sedette.
«Che cosa vuoi?» chiese cortesemente l’Alto Ricognitore.
«Voglio un lasciapassare per il Distributore di Schiavi. Ho molta fretta. Devo ritornare subito se voglio fare in tempo.»
L’Alto Ricognitore annuì. «Naturalmente. Parenti? Tua moglie?»
Gardius disse: «Mia madre, le mie due sorelle, e mio fratello.»
«Un bel colpo, un bel colpo davvero,» disse l’Alto Ricognitore sorseggiando dal calice. «Posso comprendere il tuo desiderio di fare in fretta. Specialmente se si trovavano sul carico consegnato da… vediamo, il suo nome è…»
«Arman.»
«Arman. Corretto. Un nuovo operatore, di molto successo.» Si appoggiò allo schienale. «Temo che sia troppo tardi.»
«Ne sono certo,» mormorò Gardius, «a meno che non torni laggiù.»
L’Alto Ricognitore sorrise debolmente, scribacchiò su una tessera, e gliela gettò. «Eccoti il lasciapassare. Dopo la tua visita, ripassa a trovarmi, vorrei parlarti ancora.»
La notte scendeva sgocciolando come acqua tenebrosa, e le luci di Alambar scintillavano bianche e gialle. Un vento gelido sferzò le guance di Gardius, mentre per la seconda volta si avvicinava al Distributore di Schiavi.
La guardia inarcò le sopracciglia alla vista del lasciapassare, e lo rigirò tra le dita.
«Fai in fretta,» lo pregò Gardius.
La guardia si strinse nelle spalle, parlò in una cellula dietro di sé.
La porta si aprì. Gardius si trovò in una piccola stanza senza uscita apparente. Percepì un’ispezione, raggi alla ricerca di armi, esplosivi, droghe. La parete in fondo alla stanza scorse via. Gardius uscì in un corridoio illuminato, e chiese a una donna seduta a una scrivania: «Dov’è la sala dei compratori?»
«In fondo al corridoio. Le camere di ispezione sono alla tua destra, ci passi davanti.»
Gardius corse in fondo al corridoio. Oltrepassò una cortina di aria gelida, un’altra scrivania in un’ampia sala. Un vecchio con una sgargiante sopravveste albicocca lo esaminò. «Lasciapassare, prego.»
Gardius glielo mostrò. «Il carico che Arman ha portato da Exar è già andato?»
Il vecchio alzò le spalle, emise un sibilo. «Vengono, vanno. Mi pare che abbiamo vagliato quell’elenco stamattina.»
Gardius si chinò in avanti con la faccia tesa. «Devo saperlo!» Fece per afferrare una spalla del vecchio, rammentò la propria posizione precaria di visitatore in permesso, si trattenne. «Dove posso accertarmene?»
Il vecchio, che aveva iniziato a gonfiarsi dentro la sopravveste albicocca, agitò la mano. «Laggiù c’è affisso l’elenco, con le descrizioni. Il materiale ancora invenduto è confinato nelle camere di ispezione.»
Gardius attraversò la sala. Alla sua sinistra c’era una fila di divani imbottiti di morbida pelle. Sui divani erano comodamente seduti alcuni Sommi, che consultavano liste, bevevano da pesanti calici, parlavano, scherzavano. L’arena davanti a loro per il momento era vuota.
Gardius trovò l’elenco, scorse le liste del giorno. Sul fondo, segnato con spessi tratti di matite di diverso colore, trovò quello che cercava:
N°
Nome
Sesso
Età
Osservazioni
Minimo richiesto
1
Vitaly Galwane
F
4
Allegra, attenta
Ms 600
2
Donal Camus
M
4
Intelligente
400
3
Rabald Retts
M
5
Svelto ad apprendere
200