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I racconti inediti

Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:

L’antologia di Jack Vance presenta al lettore i seguenti racconti di fantascienza: «ICABEM», «La selezione», «Il sifone plagiano», «Il fato del Phalid», «Il Tempio di Han», «Il figlio dell’albero» ed «I signori di Maxus».
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Thalla sussurrò: «L’aiuterai, Jaime?»

«Farò del mio meglio, Thalla.»

Si voltarono, seguirono Erulite su piedi che sembravano insensibili.

Davanti a una porta di ferro Thalla si fermò. «Questa è la stanza che chiamano il Mattatoio… e lì dentro c’è nostra madre.»

La mano di Gardius si tese come costretta da una forza che andava oltre la sua volontà. Spinse. La porta si aprì verso l’interno. L’aria gelida uscì a fiotti attorno alle loro ginocchia. Thalla sospirò a fondo, entrò nella stanza ondeggiando come una sonnambula. Gardius la seguì, rigido.

Le pareti della stanza erano di mattoni scuri, il soffitto era ad arco e sostenuto da contrafforti. A destra c’era una depressione quadrata nella quale si apriva un pozzo nero. Era stata lavata di fresco, ma l’acqua non aveva levato le macchie dai mattoni. Dalla parte opposta c’era un disordinato mucchio di cadaveri.

Thalla si lasciò cadere grottescamente sul pavimento di mattoni, e nascose la testa sulle ginocchia. Gardius era incapace di muoversi. Da qualche parte in quel mucchio di carne morta giaceva qualcuno che aveva amato. Meglio adesso lasciarla in pace, meglio voltarsi, spostare lo sguardo sull’uomo che li aveva portati lì: Arman.

Una voce rude e impaziente disse: «Vieni, andiamo… subito!»

Ringhiando, Gardius balzò avanti, dirigendo un colpo terribile alla faccia rosa porporino. Erulite barcollò all’indietro, con le sopracciglia alzate, la bocca aperta in un cerchio di carne molle. Il pugno di Gardius gli colpì ancora la spalla, sfiorò la guancia.

Erulite gracchiò, preso dalla rabbia: «Dannato Orth, adesso ti ucciderò!» Batté la mano dietro alla cintura, sganciò la pistola. Gardius gli si avvicinò, sferrò un pugno violento al fianco di Erulite. Erulite tirò il grilletto. Raggi ionici si dispersero per la stanza, bruciando dove cadevano. I cadaveri fremettero, si mossero a scatti.

Gardius si fece sotto, deviò con un colpo il braccio di Erulite, lo strinse alla gola. Il raggio si abbatté sul pavimento, schizzò sul soffitto.

La pistola cadde dalle dita ormai inerti di Lord Erulite, il corpo vibrò, si contrasse, la faccia perse mobilità, si rilassò. Gardius mollò la presa, si raddrizzò ansante. «Thalla…»

Thalla era morta. Uno sfregio scuro le correva diagonalmente al volto, dove gli ioni della pistola di Erulite avevano colpito.

Gardius restò lì, indolenzito, con le braccia staccate dal corpo. Alzò gli occhi al soffitto, li spostò lungo le pareti. Lentamente, faticosamente, come un vecchio, si chinò, raccolse la pistola di Erulite, se la mise in tasca… Un rumore di passi e di voci alte risuonò nel corridoio. Gardius sollevò la testa, eretta in una posa ferina, selvaggio come un lupo.

I rumori oltrepassarono la porta, che si era richiusa dietro Erulite, si spensero in lontananza.

«Perché no?» chiese Gardius rivolto alla stanza umida e fredda e ai cadaveri. «Perché no? Sarà una bella vita. Uccidere…»

Si girò, prese tra le braccia il corpo della sorellina. «Povera piccola Thalla.» Lo adagiò delicatamente accanto agli altri corpi.

E adesso Erulite. La giacca ricamata, rosso fiamma, era appariscente. Gardius la strappò via dalla schiena massiccia. Sentì un oggetto duro in una tasca, lo tirò fuori. Era l’astuccio portadenaro di Erulite. All’interno c’era un ordinato fascio di banconote da mille milreis. Gardius mise in tasca il denaro e gettò l’astuccio in un raccoglitore etichettato rifiuti. Gli abiti di Erulite seguirono l’astuccio, e poi Gardius trascinò il cadavere nel mucchio.

Gardius scivolò fuori nel corridoio, ritornò nella sala d’aste. Nessuno notò il suo ingresso. Gli occhi di tutti erano sull’arena, sulla ragazza che il banditore stava vendendo.

«… Voi gentiluomini siete prudenti, lo so bene,» disse il banditore, «ma queste offerte sono ridicolmente caute; ferirete i sentimenti di questa squisita creatura. Settemila, dice Lord Spangle. Ora… ah, Lord Jonas settemila cinquecento… Ci sono altre offerte? Lord Hennex, settemila seicento. Andiamo, andiamo, signori, chi dice ottomila?»

«Settemila settecento,» disse la voce roca. Gardius ne identificò la fonte in Lord Spangle, un uomo magro e curvo con radi capelli neri, guance flosce e un enorme naso a becco.

Gardius si avvicinò lentamente. La ragazza lo guardò. Era Mardien. Era davvero bellissima, pensò Gardius, di una bellezza che sembrava comportare o condividere un ricco e giusto orgoglio con il cervello. Aveva un’espressione determinata, né spaventata né arrabbiata, uno spettatore, piuttosto che un oggetto in vendita.

«Settemila ottocento,» disse Lord Jonas.

«Ottomila,» disse Lord Spangle.

Il banditore si rilassò, si fece mellifluo. Lo schema era chiaro. Prima offerte basse, e i clienti che ostentavano disinteresse. Era poco probabile che la merce venisse venduta a basso prezzo.

«Ottomila cento,» squillò una voce da in fondo alla sala.

«Ottomila duecento,» replicò Lord Jonas.

«Signori, gentiluomini,» implorò il banditore, «cerchiamo di procedere più velocemente. Novemila, ho sentito novemila?»

«Novemila,» squillò la voce.

«Novemila cento,» disse Lord Spangle.

«Chi dice novemila cinquecento? Novemila cinquecento? Novemila cinquecento?»

«Diecimila,» disse Gardius con voce piatta.

«Ah, bene, signore. Diecimila, diecimila, diecimila…»

La ragazza aveva voltato la testa all’udire la voce di Gardius. Gardius incontrò i suoi occhi, sentì la fragranza della sua personalità: frutta, vino, profumo, pioggia. La ragazza distolse lo sguardo.

Con la sua voce roca, Spangle disse: «È l’Orth. Un dannato oltraggio, lasciarli entrare qui dentro a fare offerte!»

«Dovrebbe essere all’incanto anche lui,» borbottò Lord Jonas. «Lo comprerei dovesse costarmi il mio ultimo ana, quel selvaggio. Lo farei lavorare nei banchi di zolfo fino a diventare giallo come la giacca di Ollifans.»

«Diecimila… diecimila… diecimila,» strillò il banditore.

«Diecimila cinquecento,» disse Lord Spangle.

«Bene, mio signore,» gridò il banditore. «Adesso siamo a diecimila cinquecento. E chi può pagare ciò che vale questo bocciolo in gioia pura? Chi dice undicimila?»

«Undicimila,» disse Gardius.

«Undicimila cinquecento,» disse Spangle. «Dannazione a lui, avrei dovuto averla per ottomila.»

«Undicimila seicento,» disse Gardius.

Jonas toccò Spangle con il gomito. «Sta calando, comincia a essere a corto. Undicimila settecento ed è tua.»

«Undicimila settecento,» disse Spangle.

«Dodicimila,» disse Gardius.

«Dodicimila,» urlò felice il banditore. «Ho sentito dodicimila!»

«Tredicimila,» giunse la voce squillante da in fondo alla sala.

La mente di Gardius ragionò freneticamente. Aveva venduto le tenute di famiglia su Exar, aveva macellato le mandrie, venduto i gioielli e i manufatti che possedeva, e aveva messo insieme un totale di quarantunomila milreis. Con undicimila aveva comprato la navicella spaziale, c’era stata una cauzione di diecimila milreis, molte altre spese. Valutava approssimativamente i propri averi a quindicimila milreis. Disse: «Tredicimila cento.»

Spangle brontolò: «Quell’Orth sta gonfiando i prezzi. È così che succede quando permettiamo loro di ricomprarsi i congiunti. Dico tredicimila duecento, dovessi impegnare il cimiero.»

«Quattordicimila,» disse la voce acuta.

«Quattordicimila cento,» ruggì Spangle disperatamente.

«Quindicimila,» disse Gardius.

«Quindicimila… quindicimila… quindicimila!» gridò il banditore. «Ho sentito sedici?»

Spangle si sedette pesantemente. «Quindicimila cento,» mormorò.

Gardius trovava arduo pensare. Quarantunomila… meno dieci ne restavano trentuno. Trentuno meno undici faceva ventimila. Mille per un permesso di visita, e altri cinquecento di tangente. Duemila per il carburante, mille per carte e provviste, i duecento milreis scucitigli dal caporale alla stazione fortificata… possedeva ancora quattordicimila milreis.

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