La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
Ma c’erano delle voci: voci umane, fra gli alberi vicino al fiume. Seccato, rotolai sul fianco per scoprire chi parlava. Non vedevo nessuno. Pensai di gridare un richiamo, ma non mi sentivo obbligato: dopotutto, invadevano il mio rifugio. Non potevo biasimarli troppo, la valle era piccola, non c’erano molti posti dove andare se ci si voleva allontanare dalla gente. Peccato però che avessero scelto proprio quel posto. Tornai a distendermi contro l’albero e mi augurai che se ne andassero. Non se ne andarono. Alcuni rametti si spezzarono alla mia sinistra; poi le voci ripresero, abbastanza vicino da distinguerne le parole: infatti erano solo a qualche albero di distanza. Una era la voce di Steve; gli rispose quella di Kathryn. Mi alzai a sedere, accigliato.
Steve disse: «Tutti in questa valle continuano a dirmi cosa devo fare.»
«Tutti?»
«Sì! Sai cosa intendo. Cristo, anche tu stai diventando come tutti.»
«Tutti?»
Bastò quest’unica parola a farmi capire che Kathryn era infuriata.
«Tutti» ripeté Steve, più triste che arrabbiato. «Steve, scendi giù a prendere i pesci. Steve, non andare nell’Orange County. Non andare a nord, non andare a sud, non andare a est, non andare troppo al largo in mare. Non lasciare Onofre, non fare niente.»
«Ti dicevo solo di non trafficare con quelli di San Diego dietro le spalle della gente di qui. Chissà cosa vogliono davvero, quelli.» Dopo una pausa, aggiunse: «Henry cerca di dirti la stessa cosa.»
«Henry, merda! Riesce ad andare a sud, e quando torna è diventato Henry Grand’uomo e mi dice cosa devo fare, come tutti.»
«Non ti dice cosa devi fare. Ti dice quel che pensa. Da quando in qua non può più farlo?»
«Oh, non so… Non è più Henry.»
A disagio, mi rannicchiai dietro l’albero. Brutto segno, che parlassero di me; si sarebbero accorti della mia presenza, a furia di nominarmi; si sarebbero guardati intorno, mi avrebbero visto; e io avrei fatto la figura di spiarli, quando invece avevo cercato solo di starmene un po’ in pace. Non volevo ascoltare i loro discorsi, non volevo saperne niente. Be’… non era del tutto vero. Comunque, non mi allontanai.
«Dì cosa si tratta, allora?» chiese Kathryn, rassegnata e anche un poco timorosa.
«Questa… vivere questa piccola vita in questa piccola valle. Sotto il pugno di mio padre, per sempre. Non lo sopporto.»
«Non sapevo che vivere qui ti desse tanto fastidio.»
«Ah, Kathryn, andiamo. Non si tratta di te.»
«No?»
«No! Qui sei la parte migliore della mia vita, continuo a dirtelo. Ma, non capisci? Non posso restarmene intrappolato qui per sempre, a lavorare per mio padre. Non sarebbe vita. Fuori di qui c’è un mondo intero! E chi m’impedisce di raggiungerlo? I giapponesi. E c’è gente che combatte i giapponesi, ma noi non l’aiutiamo. Mi fa star male. Quindi devo farlo, devo aiutarla, non lo capisci? Forse mi ci vorrà tutta la vita a renderci di nuovo liberi, forse non basterà neppure, ma almeno con la mia vita farò qualcosa di più che non raccogliere cibo per la pancia.»
Una ghiandaia saettò in un lampo azzurro e si posò sul ramo sopra di me, informando della mia presenza Steve e Kathryn. Ma loro non l’ascoltarono.
«Per te vivere qui significa solo questo?» chiese Kathryn.
«No, merda, non mi ascolti?» Dal tono traspariva irritazione.
«Sì. Ti ascolto. E ti sento dire che la vita in questa valle non ti soddisfa. Questo include anche me.»
«T’ho detto che non è vero!»
«Non puoi continuare a dire qualcosa, Steve Nicolin. Non puoi comportarti in un modo per mesi e mesi, e poi dire che no, non è così, e cancellare tutti quei mesi e tutto quello che hai fatto in quel periodo. Così non funziona.»
Non avevo mai udito Kathryn parlare con quel tono di voce. Rabbioso… l’avevo udita molte volte, quand’era arrabbiata, più di quante non mi piacesse ricordare. Adesso il tono rabbioso era completamente inespressivo. Mi dispiaceva sentirla parlare in quel modo. Non volevo udire quel tono, per niente… e all’improvviso quel sentimento superò la mia curiosità e la sensazione che quel posto fosse solo mio. Mi allontanai strisciando fra gli alberi, sentendomi sciocco. E se mi avessero visto ora, mentre per non fare rumore scavalcavo un ramo caduto? Imprecai fra me, una bestemmia dopo l’altra. Quando non mi arrivarono più le loro voci (litigavano ancora), mi alzai e mi allontanai, strascicando i piedi, scoraggiato. Una lite fra Steve e Kathryn… peggio di così come poteva andare?
Dopo la strettoia all’imboccatura della valle, il fiume si allarga e procede sinuoso tracciando larghe curve nei campi. Il tratto che scorre nel canyon è più facile da percorrere in canoa; dopo un pezzo a piedi, tornai a sedermi e guardai il fiume riversarsi in un laghetto e uscirne. I pesci si rifugiavano sotto la riva sporgente. Il vento sospirava ancora fra gli alberi, ma non riuscivo a ritrovare il senso di pace, per quanto mi sforzassi di ascoltare. Il nodo allo stomaco mi era tornato. A volte, più ti sforzi, meno se ne va. Dopo un poco, tanto per fare qualcosa, andai a dare un’occhiata alle trappole poste dai Simpson al limitare dell’unico meandro abbandonato.
Una donnola era rimasta presa al laccio. Aveva cercato di mangiare il coniglio morto nella stessa trappola; e ora il suo corpo lungo e sinuoso era tutto attorcigliato dai lacci. Quando m’avvicinai, la donnola diede un ultimo strattone alle corde; guaì, snudò i denti in una smorfia feroce, mi lanciò uno sguardo assassino, pieno d’odio… anche dopo che con un rapido calcio le spezzai il collo. Almeno, così mi parve. Tolsi i due animali e risistemai la trappola; mi diressi a casa, reggendoli per la coda, tutt’e due in una mano. Non riuscivo a dimenticare l’ultima occhiata della donnola.
Tornato nella gola, seguii il fiume, ricordando un tempo in cui il vecchio aveva cercato di staccare un alveare selvatico da un basso eucalipto sul pendio meridionale. Era stato punto e aveva lasciato cadere la camicia avvolta intorno all’alveare; le api infuriate ci avevano inseguito fin dentro il fiume. «Tutta colpa tua» aveva borbottato, mentre nuotavamo a riva.
Il sole calava. Un altro giorno era trascorso, niente era cambiato. Seguii la curva fino alla strettoia dove il fiume forma un paio di cascate alte mezzo metro; m’imbattei in Kathryn, seduta da sola sulla riva, intenta a gettare rametti nella corrente e a guardarli roteare a valle.
«Kath!» chiamai.
Lei alzò gli occhi. «Hank» disse «cosa ci fai qui?» Lanciò un’occhiata a valle, forse in cerca di Steve.
Andavo in giro su nel canyon «risposi. Le mostrai i due animali morti.» Ho guardato un paio di trappole dei Simpson. E tu?
«Niente. Sto seduta e basta.»
Mi avvicinai. «Sembri a terra.»
Parve sorpresa. «Davvero?»
Mi vergognai di me, a fingere di leggerle così bene nel pensiero. «Un poco.»
«Be’, hai ragione.» Buttò in acqua un altro rametto.
Mi sedetti accanto a lei. «Sei seduta sul bagnato» protestai.
«Già.»
«Niente di grave, immagino.»
Guardava in basso, o nel fiume; ma vidi che aveva gli occhi rossi. «Allora, di quale guaio si tratta?» chiesi. Di nuovo mi vergognai per la mia doppiezza. Dove avevo imparato cose del genere? In quale libro di Tom?
Alcuni bastoncini volteggiarono giù dalle cascate e scomparvero, prima che lei rispondesse. «Sempre la stessa storia» disse. «Io e Steve, Steve e io.» A un tratto si girò a guardarmi in viso. «Oh» disse, in tono feroce «devi costringere Steve a lasciar perdere il progetto di aiutare quelli di San Diego. Lui lo fa solo per contrariare John. Visto come vanno d’accordo, appena John lo scopre, gli fa sputare l’anima. Non glielo perdonerà mai… Non so cosa accadrà.»