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Il Volo Dell'angelo Di Pietra

Электронная книга - «Il Volo Dell'angelo Di Pietra». Краткое содержание книги:

Le parole della O'Connell sono lucide e affilate come un bisturi. (Carlo Lucarelli)
A volte la violenza esplode quando e dove meno te l'aspetti. Come a Dayborn, graziosa cittadina sprofondata nella calda, languida atmosfera della Louisiana. E' lа che, diciassette anni fa, la dottoressa Cass Shelley и morta sotto i colpi di una folla inferocita, lapidata senza pietа per una colpa immaginaria. Da allora, tutti a Dayborn hanno fatto del loro meglio per dimenticare. Tutti tranne Tom Jessop, lo sceriffo che da quasi vent'anni si interroga sul destino della piccola Kathy Shelley, scomparsa subito dopo l'omicidio della madre. Quella bambina oggi и una donna, a tutti nota con il nome di Kathy Mallory, detective della Crimini Speciali di New York. Messo da parte il distintivo e la sua nuova vita, Kathy torna a Dayborn decisa a ottenere non semplice giustizia, ma 'vendetta'. Per stanare gli assassini di sua madre deve affrontare un'indagine intricata e rischiosa, ai margini della legalitа. Solo quando la veritа verrа a galla in tutto il suo orrore, Cass Shelley potrа riposare in pace nella tomba vegliata dall'angelo di pietra.
Una O'Connell in splendida forma per un thriller da non perdere. (Booklist)
Ancora una volta Carol O'Connell avvince il lettore fino all'ultima pagina. (Publishers Weekly)
Brava da morire. (Richard North Patterson)
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Darlene la guardò. «Era in ritardo per cena. Così sono venuta a prenderlo per…»

«Così tu saresti il testimone» disse ancora Ira.

Mallory fece il numero per le chiamate d'emergenza. Quando il centralino rispose, passò il telefono a Darlene, «Di' loro che hai bisogno di un'ambulanza».

Darlene obbedì e Mallory cominciò a occuparsi delle ferite di Ira. C'erano tutti i segni di un violento pestaggio ma i danni più gravi probabilmente erano interni. Gli ripulì il sangue dalla bocca. Non c'erano denti spezzati, ma aveva una brutta ferita alla testa e un braccio rotto. «Andrà tutto a posto, Ira.» Si avvicinò a un vecchio albero e ne strappò un ramo secco. Poi, servendosi del cavetto del palmare, gli immobilizzò il braccio.

Ira la guardava in silenzio, gli occhi sgranati e colmi di speranza.

Mallory sorrise, accennando a bocca chiusa il motivo che ricordava dalla loro breve infanzia. Anche Ira cominciò a canticchiarlo, mentre Mallory strappava un lembo della sua camicia insaguinata e la madre piangeva al telefono.

Dopo qualche minuto, Darlene, coprendo il cellulare con una mano, le disse: «Sono fuori tutti, ambulanze, autopompe. Una delle fabbriche di prodotti chimici è andata a fuoco e l'incendio si è propagato a un campo di canna da zucchero. Il centralino mi ha collegato alla macchina dello sceriffo».

«Non fare il mio nome.» Mallory avvolse la striscia di stoffa sulla ferita alla testa. Non sentiva nessuna puzza di fumo: l'incendio doveva essere parecchio distante.

Darlene interruppe la comunicazione e chiuse il cellulare. «Lo sceriffo sta uscendo dalla statale. Sarà qui a minuti.»

Mallory controllò le pupille di Ira. Stava tenendo duro. Darlene invece non se la cavava altrettanto bene.

Tentò di confortarla a modo suo. «So chi è stato. Lo farò fuori per te.»

Darlene, confusa, scosse il capo. «No, Kathy.» Ora aveva assunto un tono materno. «Cass non lo vorrebbe, e nemmeno io. Tutto questo deve finire, capisci?» La sua mano si strinse intorno al braccio di Mallory. «Il male non può continuare per sempre. Tutti questi anni, tutto questo male.»

Mallory si alzò. Mentre attraversava il cimitero, Darlene gridò: «Kathy, ti prego, non uccidere nessuno».

Nel tono di quella preghiera, Mallory riconobbe la stessa preoccupazione che aveva avvertito a volte nella voce di sua madre. Controllò la camera del revolver e smise di ascoltare Darlene.

Era diretta a Owltown.

Augusta guardò attraverso il cannocchiale. Stava ammirando il paesaggio? Charles ne dubitava. «Non stai osservando gli uccelli, vero Augusta?»

«Al momento no, ma in generale trovo gli uccelli molto più interessanti degli uomini. Considera il modo in cui fu uccisa Cass: nessuna passione. Dovresti vedere come strappano e dilaniano la carne gufi e falchi. Ma la morte è veloce. Ti volti un attimo, ed è finita.»

«Sono certo che tu non te ne perdi una.» Ma cosa stava guardando?

«Oh, non so. Passo un po' del mio tempo a guardare le stelle. Ma anche lì c'è una certa violenza. L'intero universo si muove sull'onda di una spinta crudele. Io lo osservo e cerco di adattarmi. Dovresti provarci anche tu.»

Ma quella sera il cannocchiale non era rivolto alle stelle. «Augusta, tu non ti limiti a osservare. Tu agisci.»

«Le storie che hai sentito, mio buon Charles,» disse Augusta sorridendo, senza staccare l'occhio dal cannocchiale «sono tutte vere. Io sono un'assassina. Ho ucciso mio padre.»

«Non stavo pensando a quello.»

«Il tuo amico Riker è nei guai. Lo hanno preso e circondato.»

Charles le strappò di mano il cannocchiale. Augusta lo aiutò a mettere a fuoco lo spiazzo dove fino a poche ore prima sorgeva il tendone. Al centro dello spiazzo adesso c'era un grosso camion addobbato con luci colorate. Sopra era sistemata una bara di vetro. Gli ricordò una teca per mettere in mostra un insetto imbalsamato.

Tutto intorno erano riunite un centinaio di persone, che brandivano bottiglie e bicchieri di carta. Le donne, cariche di gioielli vistosi, portavano sgargianti abiti da sera. Anche fra gli uomini c'era chi indossava abiti con paillette, e qua e là spuntavano costumi più adatti al carnevale che a un funerale. Un gruppo di suonatori e un tipo sui trampoli salirono sul camion. Accanto alla bara c'era una sedia, alta e dorata. Malcolm, vestito col suo abito da cerimonia, era seduto su quella specie di trono e indicava il centro della folla. La calca si aprì intorno a Riker, solo e fuori posto nel suo abito grigio.

26

Charles volò giù per le scale. Attraversò di corsa l'atrio, diretto alla stanza sul retro, dove c'era il telefono. Sul tavolo trovò un biglietto: «Vado all'ufficio dello sceriffo. Rimani dove sei!».

Charles stava esaminando il filo del telefono spezzato, quando Augusta si precipitò nella stanza correndo e aprì la cassettiera.

«Un gruppo d'uomini sta attraversando il ponte. Vengono qui.» Stava cercando qualcosa nel primo cassetto in alto, tra la biancheria intima.

«Dobbiamo andar via, e in fretta.» Tirò fuori una piccolissima pistola e richiuse il cassetto. Gliela mostrò. «È una 45 monocolpo, ma è meglio di niente.» Se la infilò nella tasca del vestito e uscì di corsa dalla stanza. La gatta parve capire il senso di quella fuga prima di Charles, e corse dietro alla sua padrona.

Charles uscì nell'atrio, gareggiando in velocità con l'animale. Gli chiuse la porta sul muso, e la bestia cominciò a miagolare.

«Lasciala uscire» ordinò Augusta.

Lui aprì la porta e la gatta balzò fuori. Charles guardò Augusta, che nel frattempo era montata sul cavallo bianco, privo di sella. «Saranno già arrivati al cimitero. Salta su, o sei un uomo morto.»

«Non sarebbe meglio…»

«So riconoscere un branco di assassini pronti al linciaggio, Charles. Vuoi vivere? E allora salta su.»

Charles montò sul cavallo dietro ad Augusta.

«Tieniti più forte che puoi!» urlò lei, lanciando il cavallo al galoppo.

Non andava a cavallo da che era un bambino, e anche allora non era mai montato senza sella. Gli sembrava di cadere a ogni istante. I massicci muscoli dell'animale si allungavano e si contraevano nella corsa. Erano diretti verso l'argine, che si stagliava nero come la pece sullo sfondo del cielo.

Si piegò in avanti per farsi sentire da Augusta: «Seguiremo la base dell'argine, girando intorno all'Upland Bayou?».

«Non è possibile» gli rispose, filando dritto verso la barriera. «Il terreno è troppo bagnato e insidioso» gridò lei. «Il cavallo ci rimetterebbe le zampe prima ancora di arrivare alla casa di Henry.»

«E lui, quando sarà di ritorno?»

«Stanotte tardi. Avvinghiati bene con le gambe e affonda i talloni nei fianchi. Seguiremo la strada che il cavallo conosce meglio. L'ha percorsa migliaia di volte.» Con abilità guidò l'animale sul sentiero che si arrampicava sull'argine. Charles si teneva stretto, ginocchia e talloni contro il pelo del cavallo, le braccia attorno alla vita di Augusta, certo che sarebbe caduto non appena il cavallo avesse vacillato sulla salita erbosa. Ma l'animale non perse il suo slancio in avanti, trovando un punto d'appoggio nelle zone asciutte del terreno che si sbriciolavano sotto i suoi zoccoli.

Charles voltò il capo a guardare la casa. Un esercito di formiche con teste e mani biancastre stava spuntando dal viale delle querce per convergere su Casa Trebec.

Gli ampi calzoni dell'uomo sui trampoli impedivano la vista della bara trasparente mentre passeggiava avanti e indietro sul pianale del pick-up. Tra la folla, qualcuno aveva gli occhi celati dietro una maschera colorata, qualcun altro indossava piume e mantelli. Il costume da torero indossato da Malcolm brillava più di qualsiasi altro vestito. Aveva abbandonato il suo trono per mettersi a cavalcioni sulla bara: salutava con la mano i suoi sudditi e rideva.

Solo la banda dixieland era silenziosa. I suonatori si scambiavano occhiate ansiose, desiderosi di andarsene subito. Clark Kinkaid, il trombettista, ripose lo strumento e fece un cenno agli altri. Cominciarono ad allontanarsi, ma uno dei fratelli Laurie tagliò la strada al sassofonista: era Ray, armato di fucile.

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