Il Volo Dell'angelo Di Pietra
- Автор: О'Коннелл Кэрол
- Язык: итальянский
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il Volo Dell'angelo Di Pietra». Краткое содержание книги:
A volte la violenza esplode quando e dove meno te l'aspetti. Come a Dayborn, graziosa cittadina sprofondata nella calda, languida atmosfera della Louisiana. E' lа che, diciassette anni fa, la dottoressa Cass Shelley и morta sotto i colpi di una folla inferocita, lapidata senza pietа per una colpa immaginaria. Da allora, tutti a Dayborn hanno fatto del loro meglio per dimenticare. Tutti tranne Tom Jessop, lo sceriffo che da quasi vent'anni si interroga sul destino della piccola Kathy Shelley, scomparsa subito dopo l'omicidio della madre. Quella bambina oggi и una donna, a tutti nota con il nome di Kathy Mallory, detective della Crimini Speciali di New York. Messo da parte il distintivo e la sua nuova vita, Kathy torna a Dayborn decisa a ottenere non semplice giustizia, ma 'vendetta'. Per stanare gli assassini di sua madre deve affrontare un'indagine intricata e rischiosa, ai margini della legalitа. Solo quando la veritа verrа a galla in tutto il suo orrore, Cass Shelley potrа riposare in pace nella tomba vegliata dall'angelo di pietra.
Una O'Connell in splendida forma per un thriller da non perdere. (Booklist)
Ancora una volta Carol O'Connell avvince il lettore fino all'ultima pagina. (Publishers Weekly)
Brava da morire. (Richard North Patterson)
«Così tu sei il testimone» ripeté Ira, senza comprendere, mentre si appoggiava all'angelo in cerca di rifugio, le spalle premute contro le pieghe della sua veste di pietra.
L'uomo era sempre più vicino, più grosso. Levò le mani con i pugni serrati. Ira cadde sull'erba. Si raccolse su se stesso come una tartaruga e infilò la testa tra le braccia. Il primo colpo non fu doloroso, solo un eccesso d'intimità. Poi i pugni piovvero più pesanti, e il dolore divenne una lama che affondava nel suo cervello.
Adesso lo stava prendendo a calci. La paura di Ira era una palla di fuoco che pian piano si faceva più opaca, passando dal rosso al grigio, fino a spegnersi. Aveva il volto bagnato, e del sangue negli occhi.
Capì quel che stava accadendo. Babe gli aveva urlato contro e l'aveva colpito quando lui aveva suonato quella manciata di note al piano. Poi gli aveva spezzato le mani. Ma quando la musica era finita, era finito anche il dolore. Allora, a labbra serrate, cominciò a cantare il motivo che aveva accompagnato la morte di Cass.
Questo fece infuriare il suo assalitore e i colpi si fecero più veloci, più cattivi.
Ma Ira continuò a cantare con voce di corno e di flauto, accompagnando il dolore con la colonna sonora della violenza.
E quando lui giacque in silenzio, immobile, i colpi cessarono, proprio come era accaduto con Babe.
Ira aveva imparato la lezione.
25
Anche a occhi chiusi, Riker riconobbe il locale di Owltown dove aveva passato qualche ora a bere insieme ai fedeli della New Church. Sentiva il legno ruvido sotto il viso e le mani. Dal juke-box usciva la stessa brutta musica, ma il suono era un po' attutito. Doveva esserci una porta fra il suo corpo riverso a faccia in giù e la sala del bar. Il puzzo stantio di birra, misto a sudore, non era cambiato.
Continuò a tenere gli occhi chiusi mentre contava le voci intorno: erano in tre.
«Svegliati, raggio di sole.» Il saluto fu accompagnato da un calcio al torace.
Riker aprì gli occhi e li mise a fuoco sull'unica finestra, da cui si intravedeva il cielo ormai scuro. Era rimasto privo di conoscenza per almeno cinque ore.
Due uomini erano seduti a un tavolino quadrato. Ray Laurie era in piedi sopra di lui e stava aprendo una bottiglia. Molte altre erano allineate su un tavolo lì accanto. «Il signor Riker ha bisogno di bere un po'.» Ray riempì un bicchierino da whisky mentre parlava rivolto al tizio col fucile. Riker notò che il terzo uomo aveva in mano la sua 38 automatica. «Fate in modo di sbrigarvi, non abbiamo tutta la notte.»
Ray si piegò e porse il bicchiere a Riker. «Avanti, bevi.»
Riker si trasse a sedere e mandò giù il whisky. «Niente male.» Diede uno sguardo ai suoi nuovi amici e sorrise. «Non dico mai di no a un goccio di quello buono.»
«Continuate a versare finché non avrete finito il lavoro. Buona notte, Riker» disse Ray, e uscì.
Quando la porta si fu chiusa alle sue spalle, uno degli uomini rimasti sollevò un po' la canna del fucile. «Finisci di bere, amico.»
«È un sacco di roba, e tutta di prima qualità.» Ray sapeva che i liquori serviti nella sala adiacente erano sempre annacquati. Probabilmente quei due non avevano mai assaggiato un whisky come Dio comanda. La sfilza di bottiglie sul tavolo doveva far parte della riserva privata di Malcolm. «Non penso che qualcuno se ne accorgerebbe se vi faceste un bicchierino anche voi.»
I due si scambiarono un'occhiata e poi guardarono le bottiglie ancora da aprire.
«Forza, servitevi» disse Riker, fingendo di non vedere la canna del fucile. «Non avrete paura che faccia la spia!» Scolò il bicchiere e lo scagliò per terra. Di colpo si ritrovò fucile e pistola puntati addosso. Ignorando la minaccia, Riker afferrò la bottiglia aperta. «Diamoci dentro sul serio, ragazzi.» Accostò la bottiglia alle labbra e la inclinò, poi la passò all'uomo alla sua destra, che impugnava la sua 38.
Quello accettò la bottiglia per forza d'abitudine, ma poi guardò il suo amico seduto al di là del tavolo, in cerca di approvazione.
Il tizio col fucile si strinse nelle spalle e disse: «E che cazzo!» e incominciarono a bere.
Mentre si passavano la bottiglia, Riker si chiese se quei due sapessero di avere a che fare con un alcolizzato, un bevitore di professione.
Dopo che si furono scolati due bottiglie, Riker cominciò a parlare in modo confuso e strascicato. Prese in considerazione la possibilità di crollare svenuto, ma lasciò perdere perché gli sembrò eccessivo.
Quando Mallory si alzò per scostare la tenda dalla finestra, sentì la spalla rigida e indolenzita. Aveva la testa stranamente annebbiata e le gambe molli. Il sole era tramontato e tutto era immerso nella silenziosa luce del crepuscolo.
Aveva perso un giorno, un giorno intero. Come era potuto accadere?
La gatta, seduta sull'orlo del letto, le soffiò contro. Mallory afferrò il cuscino, facendole capire le sue intenzioni. La gatta rispose con un sordo brontolio. Le lanciò il cuscino, che finì ad almeno mezzo metro dall'animale. Si stupì di aver mancato un bersaglio tanto facile.
A un tratto comprese che era stata drogata. Si infilò i jeans e scese di sotto.
Trovò Augusta in cucina che sistemava piatti e ciotole nella lavastoviglie. Charles era seduto a tavola e stava guardando un album di disegni.
«Buon giorno!» le disse.
Ma Mallory aveva occhi solo per Augusta: occhi rabbiosi, vendicativi. La vecchia signora, regina delle erbe, era la sua nemica del momento. Della gatta si era già dimenticata.
«Ma guarda che bell'aspetto riposato» esclamò Augusta, ignorando la sua espressione.
Il messaggio negli occhi di Mallory era chiarissimo: Te la farò pagare.
Per nulla impressionata, Augusta tornò a rigirare il contenuto di un grosso tegame sul fuoco. «Ora siediti, che ti scaldo la cena.»
Mallory aveva voglia di rompere qualcosa o far male a qualcuno. Guardò Charles, che però non aveva fatto nulla per irritarla. Accostò una sedia al tavolo. «Dov'è Riker?»
«Giù alla stazione di polizia» rispose Charles. «Lo sceriffo e la sua vice hanno portato Jimmy Simms a New Orleans.»
«Una mossa intelligente» commentò lei. «Ma tu cosa ci fai qui? Perché Riker è solo?»
Charles scrollò le spalle. «Mi ha detto lui di andarmene. Credo che volesse rifarsi del sonno perduto. Pensava che potessi essere più utile qua.»
«A fare cosa?»
Charles non aveva una risposta precisa, ma lei indovinò. Doveva farle la guardia. Comprese anche che Riker non stava dormendo. Se avesse deciso di chiudere gli occhi, anche solo per un'ora, avrebbe chiesto a Charles di restare nei pressi perché lo svegliasse in caso di bisogno.
Augusta le mise davanti una ciotola di carne e riso aromatizzato. Mallory la guardò con profondo sospetto.
«Vuoi che lo assaggi io per prima?» Augusta scoppiò in una risata, sedendosi e versandosi una tazza di caffè.
Mallory la ignorò e guardò fuori della finestra. Era buio, ma non abbastanza per offrirle protezione. «Voglio le chiavi dell'auto.»
«Non è qui» rispose Charles. «Riker mi ha detto di parcheggiarla davanti al bed & breakfast e di uscire dalla porta posteriore, in modo che nessuno mi seguisse.»
«Perché tante precauzioni? L'arresto di Jimmy non è più un segreto?»
«Forse Jane ha sentito qualcosa» ammise Charles.
«È la cosa peggiore» commentò Augusta. «Inventerà quel che non sa. Ma la notizia sta già circolando, ci puoi scommettere.»
Allora perché Riker si era sbarazzato di Charles?
«Cosa stava facendo Riker quando te ne sei andato?»
«Niente. Era tutto molto tranquillo. Perfino il telefono non è mai squillato finché sono rimasto là. Così è finita.»
Non era affatto finita. Ma Charles era in buona fede, non le stava nascondendo nulla. Mallory si rivolse ad Augusta: «Riker sa che mi hai drogata?».