I giorni del cervo [Hart's Hope - it]
- Автор: Кард Орсон Скотт
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-95127-08-0
- Переводчик: Delio Zinoni
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I giorni del cervo [Hart's Hope - it]». Краткое содержание книги:
Questo fu l’inizio di una piccola serie di azioni, le piccole Azioni del Piccolo Re di Burland. Non è una grossa cronaca: te la racconterò qui in poche centinaia di respiri. E tuttavia alla fine non ebbe ragione, credo io, di vergognarsi.
Il comandante portò giù Braisy dalla gabbia. Una creatura molto ossequiosa, ansiosa di leccare i piedi del Piccolo Re. Ma Orem non lo respinse, anzi gli disse alcune parole gentili, e disse alle guardie di dargli un visto.
— In nome di Dio — disse il comandante. — Come faccio, se non ha neppure un lavoro?
— Nel visto indicatelo come servitore di Vetro-di-Forca, un uomo di mezzi propri, che in questo momento è senza servitori. Se abbandona Vetro-di-Forca, perde il visto.
Braisy spalancò gli occhi, ma inghiottì e annuì. — Mi va benissimo, è giusto, è un vero favore.
Le guardie obbedirono, e l’increspatura che la cosa produsse in città fu abbastanza piccola perché Bella non se ne accorgesse neppure. Ma fu lo stesso un’increspatura, e cambiò per sempre la città in cui ritornerai, Palicrovol.
Forse il gusto del potere gli diede alla testa come spirito di vino, ma credo che Orem non si ubriacò per una dose così piccola. Credo che Orem passò ad altri esercizi del potere perché gli dispiaceva aver fatto grazia a un uomo che disprezzava, mentre c’erano altri che meritavano più da lui e non erano stati aiutati. Cominciò allora a usare le guardie per i suoi piccoli propositi: trovatemi questi… erano miei amici.
Un ragazzo chiamato Pulce, di circa dieci anni, vive nella Palude. Ma non mettetegli paura, trattatelo con gentilezza, scoprite dov’è e ditemelo.
Un uomo chiamato Rainer il Falegname, vive nella Città dei Mendicanti, sperando un giorno o l’altro di trovare un lavoro con un visto da povero. Scoprite dov’è e ditemelo.
Un droghiere da Waterswatch Alta, che viene in città una volta all’anno: Glasin il Droghiere, che un tempo è stato il Prezzo di Corth. Scoprite dov’è e ditemelo.
E loro li trovarono. Orem sedette nella Casa del Carbone, dove le spie della città fanno i loro rapporti; Orem sedette con Timias, Belfeva e Donnola, e ascoltò: Pulce era stato preso, un mese prima, senza passaporto, mentre derubava un povero piscione nel Mercato Piccolo. Aveva perso entrambe le orecchie e adesso viveva facendo il ruffiano nella Città dei Mendicanti.
Non dite a nessuno chi l’ha ordinato, ma date a Pulce il suo visto, un visto perpetuo, non legato ad alcun uomo, e dategli un diritto illimitato di prelievo alla Grande Borsa, sul conto che mi ha fornito la Regina. Non mi importa se è difficile. O questo, o ridategli le sue orecchie: se non potete fare la seconda cosa, fate la prima. E così fecero, e di più: sorvegliarono il ragazzo, le guardie che erano state il suo terrore, lo osservarono di nascosto, proteggendolo dai pericoli; poiché quel ragazzo era amato dal Piccolo Re, che a sua volta aveva la benedizione della Regina.
Quanto a Rainer il Falegname, la risposta arrivò più lentamente, poiché non aveva mai perso un orecchio, e perciò non figurava sui registri perpetui delle gabbie. Alla fine, il rapporto delle spie arrivò. Conosciuto come un violento, un ubriacone, era stato ucciso un anno prima, qualche giorno dopo aver cercato di entrare in città troppo presto, con un visto da povero.
— È passato un anno? — chiese Orem.
— Molto di più — disse la spia, controllando il rapporto scritto.
— Prima ancora che lasciassi la città. — Orem guardò la parete annerita dal carbone. — Aveva famiglia?
— In un villaggio dell’ovest. Era stato costretto ad andarsene quando la siccità aveva colpito la zona; era venuto qui con la speranza di mandare loro del denaro. I suoi riescono a guadagnarsi appena da vivere come braccianti, adesso che sono tornate le piogge.
— Date loro venti capi di bestiame, e terra a sufficienza; e denaro per sicurezza, ma non tanto da suscitare l’invidia dei vicini. Dite loro che era stato guadagnato da Rainer prima che morisse cercando di salvare un ragazzo dai ladri. Non è una bugia.
Glasin il Droghiere lo trovarono per ultimo. Prosperava nel suo villaggio, a nord di Banningside, amato e rispettato da tutti coloro che non lo invidiavano o lo temevano. Orem pensò di vendicarsi, ma non era nella sua natura. Glasin l’aveva truffato, ma aveva avuto anche l’occasione di venderlo come schiavo e non l’aveva fatto.
Era colpa di Glasin se quelli che avevano fatto di più per Orem avevano sofferto di più? Le Sorelle non tessevano la giustizia nella loro tela: sarebbe stato un filo di troppo. Così Orem disse loro di concedere a Glasin un posto permanente nel Mercato Grande, nel punto migliore, dove la piazza dava sulla Strada del Mercato, nella Corte Bassa. Mai l’autorità si era interessata di un semplice droghiere fino a quel momento: fu sufficiente per rendere Glasin una celebrità fra i droghieri, una specie di leggenda; e aggiunse molte strofe alla canzone di Glasin.
Che importava se le guardie e le spie consideravano Orem un po’ strambo? Era come se pensasse che la sua vita era un oggetto fabbricato, e lui il falegname deciso a pareggiare tutte le gambe. Tagliare qui, piallare là, sistemare tutto finché il tavolo non fosse ben fermo di nuovo.
Aveva dimenticato che non era un artigiano, ma piuttosto un contadino, la cui unica abilità era conoscere il calendario e guardare il cielo, arare quando il terreno è pronto, legare il grano quando è secco, e mettere da parte un po’ del raccolto per seminare il campo l’anno successivo.
Divenne la loro vita in comune. Divenne il modo in cui passavano il tempo insieme. Belfeva e Timias facevano ciò che nessuno nelle Grandi Case aveva mai pensato di fare: osservavano le vite dei deboli e dei poveri. Non potevano porre rimedio a tutte le sofferenze della città, ma potevano scoprire i singoli atti di infamia rimediabili, e rendere la città un po’ meno ingiusta.
Timias e Belfeva riferivano ciò che avevano saputo al Piccolo Re, lui preparava i suoi piani, rendeva cieca la Regina, e metteva in opera le sue piccole opere di misericordia. La cosa non passò inosservata in città. Ben presto si sparse la voce che la gente comune aveva un amico nella Cittadella Reale? e fra i derelitti e i timorosi nacque un po’ di speranza, un po’ di coraggio.
Un giorno, mentre erano soli, Timias chiese al Piccolo Re: — Perché mi hai scelto?
— Scelto? — disse Orem.
— Per poterti aiutare nel lavoro che stiamo facendo. — All’espressione perplessa di Orem, Timias rise e spiegò: — Non ti sei accorto che stiamo facendo un lavoro?
— Ma… io lo faccio solo perché ho voi con me — rispose Orem, ed era vero.
Ma ancora più vera fu la risposta che diede a Belfeva quando lei gli rivolse la stessa domanda: — Perché io?
— Perché, io credo, qualsiasi mano mi abbia collocato qui dove sono, mi ha anche messo te vicino.
Ma più vera di tutte fu la risposta che diede a Donnola Bocca-di-Verità, quando lei gli chiese un giorno, con amarezza: — Perché tieni con te Timias e Belfeva? Non sai che li rendi ridicoli a corte, perché passano per gli adulatori di quel buffone chiamato Piccolo Re? E non dirmi che gli dèi vi hanno fatto incontrare, perché tu e io sappiamo bene che gli dèi sono legati.
Orem pensò un poco, poi disse: — Quando ero studente nella Casa di Dio, ero solito giocare con le parole e i numeri, e i miei insegnanti pensavano che io scrivessi la verità. Io ridevo di loro per il fatto che trovavano delle verità nei miei giochi. Adesso penso… che ci sia un disegno nel modo in cui procede il mondo. Dentro il disegno ci sono molti nomi che l’anima può portare. Io sono capitato su un nome che mi conduce qui, e chiunque sia chiamato Timias e Belfeva deve essere con me, perché questa è la via del mondo. È tutto un indovinello, ma è anche la verità.