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READ-E-BOOK » Фэнтези » I giorni del cervo [Hart's Hope - it]
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I giorni del cervo [Hart's Hope - it]

Электронная книга - «I giorni del cervo [Hart's Hope - it]». Краткое содержание книги:

Sinistri presagi indicano che da Antiqua è salpata una flotta di navi: navi nere, cariche di neri guerrieri, di strani animali capelluti e di armi che portano una morte senza volto. La guerra è imminente. Il Bene e il Male, come nel più epico dei racconti, esploderanno in una battaglia cruenta alla quale parteciperanno anche forze soprannaturali e magiche. Tutti i popoli del continente, superate le antiche divisioni, si uniranno a combattere con l’esercito del Cervo, guidato dal valoroso Dulkancellin. Gli uomini di pace si trasformeranno in guerrieri, e i guerrieri in eroi. La salvezza del continente dipende dal loro coraggio
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Fu allora che Timias si fece avanti… afferrò il polso del Piccolo Re prima che, spinto dalle risate degli ospiti, lavasse anche la falsa voglia sul petto della signora. — Sarete anche un asino — disse Timias freddamente — ma non occorre che lo dimostriate con tanta sicurezza.

Tutti tacquero, allora, a parte qualche mormorio di sorpresa. Timias non rideva. Timias stava rovinando il divertimento. Calma, Timias. Lascia perdere, Timias. Ma Orem lo guardò, con quel sorriso un po’ scemo che al suo paese sarebbe stato preso come una manifestazione di buona volontà.

— Come, uomo, è tua moglie? — chiese.

Oh, come risero allora. Ma Timias si fece ancora più freddo e più scuro. — Dunque ti sei scopato una regina, ragazzo? Bella fortuna, hai avuto.

Era una cosa che non bisognava dire, soprattutto in quel palazzo, poiché senza dubbio la Regina avrebbe sentito.

— Sì, non c’è male — rispose Orem quietamente. Poi si ricordò che doveva farli divertire. — Ci batteremo a duello per l’onore della signora?

Ci fu qualche risatina. Se non fosse stato per la serietà di Timias ce ne sarebbero state di più.

— L’onore della signora non ha bisogno di essere difeso — disse Timias. Era una maniera cortese per tirarsi indietro. Insultare era una cosa, ma l’idea di incontrarsi in duello con il Piccolo Re era troppo pericolosa. La Regina non l’avrebbe certo permesso. Le possibilità che Timias perdesse erano troppo scarse. Ma Orem non gli permise di lasciar cadere la faccenda con grazia. Il Piccolo Re era lì per far ridere, no? Allora che ridessero.

— Come puoi lasciare la signora senza un campione, quando io dico che il suo petto ha bisogno di essere lavato? — Si rivolse alla signora. — Come vi chiamate? Belfeva! Un nobile petto, Belfeva, ma senza amici in questa compagnia! — Aveva imparato presto la terminologia della corte: era solo un gioco con le parole, come gli indovinelli e i rompicapi che aveva creato alla Casa del Signore. Che pagliaccio, pensò la maggior parte dei presenti. Come recita bene, pensarono i pochi che l’avevano osservato con attenzione. — Accetto la tua sfida anche se non la porgi. E quanto all’arma… quale arma può andar bene, se non… Sì, prendi il tuo pane, signore! E la tua coppa! Pane inzuppato nel vino, a venti passi!

Era da ridere, naturalmente, solo a pensarci. Ma non solo: era impossibile per Timias accettarlo. È il debole di chi è troppo serio: non può sopportare il ridicolo. — Non farò una cosa del genere — disse Timias.

— Allora verrai al mio appartamento domani a mezzogiorno — disse il Piccolo Re. — Abbiamo qualcosa di cui parlare, amico mio.

— Non ho niente di cui parlare con te. — Ma la sua sicurezza si era incrinata. Unico fra i cortigiani. Timias si rendeva conto che Orem era più furbo di quanto sembrasse, ed era capace di volgere le situazioni in suo favore più facilmente di quanto chiunque, esclusa la vittima, si rendesse conto.

— Allora porta questa signora, con il suo petto ma senza la sua voglia, e potrai giudicare chi è più bella: la tua compagna o la mia.

— Nessuna è più bella della Regina.

— Ah, ma la Regina non è la mia compagna. Mi tiene come un cagnolino, sai, e non vuole che abbai troppo spesso, o troppo vicino a lei. La mia compagna domani sarà… — Guardò verso l’estremità del tavolo, — … sarà dama Donnola Bocca-di-Verità.

Tutti gli occhi si volsero verso la donna terribilmente brutta. Lei comprese qualcosa di quello che Orem stava facendo, e gettando indietro la testa si mise a ridere. Tutti poterono ridere, allora. Ancora una volta l’inetto Piccolo Re aveva fornito motivo di pettegolezzo per almeno una settimana. Ancora una volta il banchetto fu un successo.

Orem non era così stupido come sembrava ai cortigiani, e non così intelligente come sembrava a Timias. Non aveva alcun piano stabilito in mente. Sapeva solo che Timias non aveva riso di lui, e questo l’aveva incuriosito; era impaurito, solo, stanco della maschera che era perennemente obbligato a indossare. Proprio l’antipatia che Timias aveva per lui lo spingeva a provare interesse per lui.

Gli amici del Piccolo Re

Vennero come aveva comandato nell’appartamento di Orem: Timias, la dama Belfeva, e Donnola. Fu uno strano incontro, all’inizio. Quasi nulla venne detto mentre i servitori apparecchiavano un “piccolo” pasto. Orem si era già abituato all’abbondanza, ed era saggio abbastanza da non approfittarne troppo. Osservò Timias e Belfeva mangiare a disagio, ripetendo spesso la domanda: — È buono?

— Buono, buonissimo — dicevano. Era evidente che la tensione rendeva Belfeva sempre più impaurita, ma la verità in Timias lo induceva a essere arrabbiato, non impaurito, e alla fine disse: — Mio signore Piccolo Re, perché ci hai fatto venire qui? Se vuoi che ti offra le mie scuse lo farò. Ieri sera ho parlato impropriamente. In qualsiasi modo tu voglia renderti ridicolo, per me va bene.

Orem non diede segno di aver notato che era una scusa poco cortese. — Sei generoso, ma non mi importa molto di ieri sera.

— Allora perché siamo qui?

— Desidero compagnia. Per una spedizione.

— Una spedizione? — chiese Belfeva rischiarandosi. Timias lo guardò torvo.

— Sono forse prigioniero del palazzo? — chiese Orem. — Voglio uscire. Almeno fino al giardino. O devo osare di più? La Cittadella Reale è nuova per me. Voi la conoscete bene, dal momento che non avete niente di meglio da fare che esplorarla.

— Ho di meglio da fare. — Timias si alzò.

— Abbiamo un nome per uomini come te a Waterswatch Alta — disse Orem, e dalla sua voce il buon umore era scomparso. — Li chiamiamo galli mosci. Si danno un sacco di arie, ma anche se li lasci un anno da soli con le galline, non ne viene fuori un solo uovo.

Timias arrossì, ma non disse niente.

Orem gli andò vicino. — Hai due volte la mia forza, e probabilmente due volte qualsiasi altra virtù, Timias. Perché non ridi di me?

Timias distolse gli occhi. — Ho una mia idea di come dovrebbe essere un re.

— Anch’io ce l’ho — disse Orem. — Ma l’uomo che corrisponde a questa idea è lontano, con coppe d’oro sugli occhi, e non dorme mai senza preti e maghi per proteggerlo contro gli assalti della Regina. Perché dovrei fingere di essere quello che egli è? Mentre il vero Re è vivo io posso essere solo un buffone.

Ed eccola: la chiave del vero potere di Orem a Inwit. La Regina l’aveva reso oggetto di ridicolo, aspettandosi forse che lottasse per la sua dignità, diventando in tal modo sempre più ridicolo. Ma Orem possedeva uno strumento di cui lei non sospettava l’esistenza: bastava che allargasse la sua rete per catturare la magia della Regina in una stanza, e poteva dire qualsiasi cosa volesse senza essere sentito. Nessuno avrebbe osato ripetere le sue parole, e così la Regina non le avrebbe mai sentite. E nel frattempo, il messaggio rivolto agli ascoltatori era inconfondibile: il Piccolo Re poteva dire ciò che per qualsiasi altro avrebbe significato la morte, e non gli succedeva nulla. Che gli altri ridessero pure. Proprio da coloro che erano meno disposti a ridere di lui la cosa era vista diversamente. La Regina non punisce per tradimento il Piccolo Re, quindi il Piccolo Re ha un potere.

Non mostrò questo potere a molti; ma d’altra parte erano pochissimi quelli che non ridevano di lui.

— Vieni con me, Timias, e anche voi, signore.

Andarono con lui. Molte volte andarono con lui, e gli mostrarono molte cose, e lui ne mostrò loro poche, ma quello che videro fu sufficiente: lo mostrerò a te, Palicrovol, e forse comprenderai perché Timias è rimasto anche ora con Orem Fianchi-Magri, quando non è più Piccolo Re.

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