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La casa che uccide [Smart House - it]

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La casa che uccide [Smart House - it]
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«E poi ha cancellato tutte le impronte nella camera. Pensi possa essere stata Laura?»

«Perché avrebbe dovuto? Non sembrava importarle che qualcuno fosse a conoscenza di quello che aveva fatto in passato.»

«Forse Harry per proteggerla? O Beth? La sua stanza è vicina a quella di Milton e ha detto di non aver sentito nulla. Pensi possa essere stata Beth?»

Constance non sapeva dare una risposta. Pochi minuti dopo Charlie la osservò piegare il copriletto del secondo letto gemello e togliere l’ordinato involto così come ogni sera.

16

Dall’alto della scogliera Charlie osservava gli uomini muoversi come formiche tra gli scogli e Dwight Ericson aggirarsi all’estremità di quella nera distesa irregolare, investito dagli schizzi delle onde che s’infrangevano di tanto in tanto sulla costa. Charlie non aveva mai visto il livello della marea così basso. La mattina era fresca e senza vento. Il sole a est non aveva ancora illuminato la parete di roccia dietro a Smart House.

Jake Kluge comparve sul sentiero che saliva dalla spiaggia in pantaloncini e maglietta a maniche corte. Era estremamente muscoloso e in forma, e la scioltezza della sua camminata ora sembrava appropriata al suo fisico. Nonostante avesse corso e si fosse arrampicato per il sentiero, non ansimava particolarmente. Lo salutò con un cenno della mano ma non si fermò. Solo pochi minuti prima Harry era sceso giù per cominciare la sua corsa mattutina.

Charlie pensò a quanto lo irritavano gli uomini che mettevano in mostra i muscoli delle gambe con i pantaloncini corti, che trasformavano la corsa all’alba in una sorta di rituale. Alla fine si diresse nuovamente verso casa e vide Constance che lo aspettava sotto l’ampia veranda. Charlie la raggiunse con la dignitosa e pacata sobrietà di chi è consapevole del proprio ruolo nella vita, ed entrarono insieme per fare colazione.

Bruce era sulla soglia della sala della colazione e fissava Alexander con uno sguardo pieno d’ira. «Non me ne frega un cazzo! Voglio quella lista!» gridò. «Ne ho diritto!»

«Te ne farò una copia» gli rispose Alexander. «Farò una copia a tutti dopo colazione.»

«Eccome se la farai!» Bruce uscì a grandi passi e sbatté la porta.

Alexander cominciò ad avvicinarsi piano alla porta. Sembrava terrorizzato, più da Charlie che da Bruce.

«Be’, il ragazzo è piuttosto arrabbiato stamattina» disse allegramente Charlie, e avvicinò una sedia per Constance e un’altra per sé. «Si sieda Alexander.»

Alexander si sedette miseramente in punta alla sedia.

«Cos’è questa lista di cui dovrebbe dare una copia a Bruce?»

«Niente di importante, davvero. Una lista di cose che la polizia ha preso dalla stanza di Milton, tutto qua. Bruce sta cercando di fare un inventario degli oggetti della casa. Teme che qualcuno stia portando via delle suppellettili.»

Se Alexander avesse assunto un’aria ancora più colpevole, lo avrebbero certamente portato via per impiccarlo, pensò Charlie.

«Gliene preparerò io una copia» gli propose Constance. Preso dalla confusione Alexander ebbe un attimo di esitazione. Constance stese la mano e disse con decisione: «Sono sicura che avrà cose più importanti da fare.»

Assistere all’indecisione di Alexander, per quanto breve, fu una sofferenza. Alla fine tirò fuori dalla tasca un foglio di carta e lo consegnò a Constance. Il ragazzo parve istantaneamente sollevato. «Per quanto tempo ci terranno qui? Cosa stanno aspettando?»

Charlie si strinse nelle spalle. «Stanno cercando la pistola. Appena l’avranno trovata probabilmente vi rilasceranno tutti.»

«Se non ci lasciano andare presto…» cominciò a dire Alexander, ma poi scosse la testa. «Devono per forza lasciarci andare. Non si rendono conto del logorio, della tensione, degli stati d’animo che si stanno creando. Dobbiamo tornare tutti al lavoro e loro non lo capiscono.»

«Oh, credo che lo capiscano» rispose Charlie con un certo sarcasmo. «Sono sicuro di sì.»

«Alexander, che tipo di rapporto c’era tra di voi al di là del lavoro? Vi conoscevate bene?» domandò pigramente Constance.

«Alcuni si conoscevano più di altri» borbottò. «Non lo so.»

«Sa se qualcuno di loro pratica arti marziali?»

Alexander la fissò come se avesse detto qualcosa di osceno o stesse parlando in swahili. Charlie sentiva che la sua pazienza nei confronti della ritrosia di quel ragazzo era giunta agli sgoccioli. Alexander scosse la testa e bofonchiò qualcosa di incomprensibile, si alzò e si avvicinò quasi furtivamente alla porta. Questa volta nessuno dei due cercò di fermarlo. Arrivato in prossimità dell’uscita, si voltò e si allontanò in fretta.

«Probabilmente possiamo scoprirlo» disse Charlie immerso nei suoi pensieri. «Perché lo vuoi sapere?»

«Stavo pensando a Gary. Io sarei in grado di buttare chiunque in quella vasca idromassaggio e di affogarlo senza procurargli nemmeno un livido. Mi chiedevo se qualcun altro fosse capace di farlo.»

In quello stesso momento, al piano di sopra, Beth era appoggiata al montante della vetrata scorrevole della camera di Maddie. Si sentiva goffa, provava una sensazione di pesantezza in tutto il corpo, persino nel cervello. Non riusciva a comprendere cosa le stesse proponendo Maddie. Quella notte si era girata e rigirata nel letto, aveva fissato l’oscurità e per due volte si era alzata di scatto trattenendo il respiro per ascoltare i rumori del buio. Alla fine aveva acceso la luce del bagno lasciando filtrare un po’ di chiarore dalla porta, e solo a quel punto era riuscita ad appisolarsi, pur continuando a svegliarsi di tanto in tanto.

Maddie aveva esordito chiedendole se l’investigatore avesse intenzione di trascinarli nel fango a causa di quello stupido gioco, ma aveva abbandonato subito l’argomento, e ciò di cui stava parlando in quel momento risultava incomprensibile a Beth.

Maddie aveva gli occhi rossi, il viso e le palpebre gonfi. Continuava a traguardare Beth fissando il mare al di là del vetro, sollevando e posando più volte la tazza senza bere. Sul tavolo davanti a lei c’era la colazione, intatta.

«Ci devi qualcosa» le disse. «Avresti potuto evitare tutto quanto. Tutto quanto. Aveva continuamente bisogno di te e tu lo sapevi. Hai distrutto la sua vita e ora rovinerai anche quella di Bruce e la mia.»

«Non so di cosa stai parlando!»

«Lo sai, lo sai. Lo hai buttato tra le braccia di quella donna! Lui la disprezzava. Non faceva che ripetermelo, e tu lo hai buttato tra le sue braccia. Ora tu avrai i soldi e Bruce sarà rovinato. Ci devi qualcosa!»

«Cosa vuoi da me?» le domandò Beth decisa a non piangere, a non urlare contro quella donna che ora le appariva del tutto folle.

«Che tu venga a casa con me. Anche Bruce ci verrà. Noi tre saremo di nuovo una famiglia. Bruce ha bisogno di qualcuno di cui fidarsi, di qualcuno che adesso lo aiuti. Ci saranno abbastanza soldi, e poi a te non servono tutti, a nessuno serve così tanto denaro, non quello che Gary ha tirato su dal nulla. Ci devi…»

«Smettila! Non vi devo un bel niente! Né a te né a Bruce. Mio Dio, se potesse mi manderebbe sulla forca!»

Sembrava che Maddie non l’avesse nemmeno sentita. «Voleva una famiglia, io lo so, una vera famiglia con te, dei bambini, una vera casa. Così sarebbe stato felice, soddisfatto. Tu glielo hai negato e lo hai negato anche a me. Come puoi essere così insensibile ora? Ci sono abbastanza soldi per tutti. Non devi distruggere anche la vita di Bruce. Come puoi farlo? Sii più gentile con noi, Beth. Ti prego, non farci più soffrire.»

Beth si tastò le orecchie con le mani. «Non voglio più sentire questi discorsi! Maddie, tu sai cosa significava vivere con Gary. Maledizione, lo sai!»

«Ha lavorato così tanto» disse Maddie, e ricominciò a piangere. «Per tutta la vita ha avuto solo te e il lavoro. Le uniche due cose…»

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