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La casa che uccide [Smart House - it]

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La casa che uccide [Smart House - it]
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Constance si rese conto che era quella maledetta Smart House a farle venire voglia di tornare a casa, al caldo, dai suoi terribili gatti e da tutto ciò che significava vita casalinga, senza l’odore di cloro che penetrava dappertutto, lo stucchevole profumo delle gardenie e dei fiori d’arancio…

«Eccovi qui!» esclamò Laura a voce troppo alta. La donna si avvicinò al bar. «Se c’è un modo per mettere su un po’ di musica posso fornirla io.»

«Noi ce ne andiamo alla spiaggia» disse Charlie. «È da stamattina che cerco di fare una passeggiata. Forse questa è la volta buona.» Sollevò il bicchiere e ne verificò il contenuto. «Questo viene con me. Sei pronta?» Si alzò e tese la mano a Constance.

«Assolutamente sì.» Constance guardò Maddie. «A proposito, non ceneremo qui stasera. Penso sia meglio passare in cucina ad avvertire Mrs Ramos.»

«L’avvertirò io» disse Maddie con quella sua nuova voce da anziana.

«Vi serviranno dei maglioni» urlò loro Laura mentre uscivano dall’atrio. «E questa in Oregon la chiamano estate! Mah!»

Alla fine del sentiero che scendeva alla spiaggia videro Beth e Jake camminare lentamente verso di loro. Beth aveva la testa china e le mani in tasca. Jake, a qualche metro da lei, avanzava in riva all’oceano tirando calci alla schiuma e ai detriti portati dall’acqua. L’uomo alzò lo sguardo e li salutò per primo. Subito dopo li scorse anche Beth, li salutò e allungò leggermente il passo.

«Tranquilli» disse loro Charlie quando si furono avvicinati. «Siamo venuti a fare una passeggiata, niente di più.» Si guardò intorno soddisfatto. «Carino quaggiù.» Finsero tutti di non essersi accorti della presenza dei due uomini che proseguivano la ricerca dell’arma del delitto tra le asperità degli scogli, a mano a mano che la bassa marea si ritirava scoprendone una porzione sempre maggiore.

Jake annuì. «Ci sono quasi due chilometri fino alla successiva barriera di scogli. Facendo avanti e indietro di corsa si coprono circa cjuattro chilometri, un bell’allenamento giornaliero.»

«Direi proprio di sì» disse Charlie rabbrividendo leggermente. «Penso che faremo due passi prendendocela molto con calma.» Charlie era fermamente convinto che un adulto dovesse correre per sfuggire a una minaccia o per precipitarsi su un tesoro, e che in tutti gli altri casi dovesse semplicemente camminare. I bambini correvano solo perché riuscivano a farlo senza fatica.

«Abbiamo trovato delle pietre di agata» disse Beth in modo un po’ maldestro. «In estate però non ce ne sono molte. Se ne trovano di più d’inverno, soprattutto dopo una mareggiata.» Sembrava in imbarazzo. Quindi aggiunse con un tono allegro: «Be’, ho bisogno di farmi una doccia, sono tutta piena di sabbia.»

Beth e Jake ripresero a camminare, ma subito l’uomo si fermò e disse: «Se vi spingete oltre gli scogli tenete d’occhio la marea, o potreste rimanere bloccati. L’alta marea sale piuttosto velocemente.»

«Grazie per il consiglio» gli rispose Constance. «Staremo attenti. Ci vediamo.» E proseguì insieme a Charlie lungo la costa.

«Due chilometri» disse Charlie con un’espressione dubbiosa. «Non sembra così lontano, vero?»

L’insenatura formava una mezzaluna perfetta racchiusa tra due braccia di pietra protese verso il mare, le cui dita erano formate da un ammasso di scogli frantumati. La bassa marea si stava ancora ritirando, nel punto centrale dell’insenatura la spiaggia era larga una sessantina o anche una settantina di metri, ma il segno del livello dell’acqua indicava che la maggior parte di essa scompariva con l’alta marea. Ai piedi della scogliera c’erano tronchi sradicati dalla forza dell’acqua e trasportati fin lì dalla corrente, alcuni lunghi oltre due metri con un diametro di un metro, un metro e mezzo. Charlie li guardò con un certo rispetto. Un tronco di quelle dimensioni trascinato da un’onda avrebbe potuto essere letale per un uomo. Dalla sabbia emergeva lo scheletro bianco di un intero albero, e le radici rovesciate superavano in altezza i rami rimasti attaccati al tronco. L’insieme delle radici raggiungeva un’altezza di tre metri e mezzo, e ogni radice terminava con una punta simile a un pugnale resa affilata dall’azione dell’acqua.

Camminavano lentamente fermandosi di tanto in tanto a raccogliere qualcosa che, dopo aver esaminato attentamente, restituivano alla sabbia. La marea ritirandosi formava pozze d’acqua sempre nuove, ognuna con i suoi affaccendati abitanti, ognuna che meritava di essere osservata con calma, con stelle di mare rosse, vistosi anemoni di mare che si richiudevano di scatto comunicando tutta la loro insofferenza, pesci che guizzavano fuori dall’acqua e granchi disorientati che correvano veloci attraverso la vita avanzando lateralmente. Percorsero i due chilometri abbastanza in fretta e si arrampicarono su un affioramento roccioso per osservare l’insenatura successiva, identica a quella in cui si trovavano, altrettanto isolata, altrettanto nascosta. La distesa di scogli si estendeva verso il mare e le onde vi si infrangevano con fragore producendo schiuma e un’eruzione di spruzzi simile a una tempesta in miniatura. Charlie e Constance non si spinsero oltre.

Videro scogliere di arenaria e basalto nero messe a nudo come a rivelare le fondamenta stesse della terra, e poi la sabbia chiara che sembrava d’argento attraverso il velo di foschia, l’oceano luccicante, grigio, bianco di schiuma. In cima alla scogliera c’era un bordo nero formato dagli alberi, e tutt’intorno non una presenza umana. Tornando indietro, Charlie fece scivolare il braccio intorno alla vita di Constance che fece altrettanto con il marito, e cominciarono a camminare sincronizzando i passi.

«Sai cosa cambierei della mia vita, se potessi?» disse Charlie dopo qualche istante.

«Che cosa?»

«Ti sposerei prima. Pensa a tutti gli anni in cui non siamo stati sposati. Anni buttati, solo tempo perso.»

«Charlie, eravamo praticamente dei bambini quando ci siamo sposati. Avevamo appena finito l’università!»

«Forse tu eri troppo giovane» disse con un’espressione assennata. «Io invece ero un ragazzo maturo, responsabile e con forti pulsioni sessuali.» Ignorò la risata di Constance e aggiunse: «Beth e Jake stanno bene insieme, vero? Pensi che stia nascendo qualcosa tra loro?»

«Se è così non si sono ancora abituati all’idea. Sembrano ragazzini sorpresi sul sedile posteriore di un’auto.» Constance serrò con più forza il braccio intorno alla vita del marito e gli domandò a bassa voce: «Cosa c’è che non va? Cos’hai sentito, visto, fatto, pensato?»

Charlie si fermò, si voltò verso l’oceano e le raccontò della conversazione tra Bruce e Harry che lui e Jake avevano ascoltato nascosti nel giardino.

Constance fu percorsa da un brivido, e questa volta fu Charlie ad abbracciarla più stretta. «Harry ha mandato qui Laura perché scoprisse cosa aveva in mente Gary, vero?» disse infine Constance. «Ora questo…»

«Dubito che sarebbero disposti ad ammetterlo» disse Charlie «ma sono pronto a scommettere. Stanno giocando una partita a scacchi con la realtà, usandosi a vicenda, formando alleanze…»

Constance annuì. «Questo spiega anche altre cose. Per esempio il risentimento di Laura per il fatto che, dopo aver parlato di divorzio, Gary l’avesse scaricata. Gary doveva aver capito le intenzioni di Laura, anche lui faceva il loro stesso gioco.»

«È un miracolo che Gary sia arrivato fino al trentesimo compleanno» fu il commento di Charlie. Ripresero a camminare e dopo un istante Charlie disse dispiaciuto: «Sai, quando parlano di computer non capisco una sola parola. E non stanno nemmeno discutendo di questioni tecniche, solo di strategie commerciali, di losche manovre aziendali. Ma anche quella per me è una lingua incomprensibile. Mi sembra di aver capito che vogliano fare in modo che il governo li spinga ad accettare una sovvenzione. Accidenti, avrei dovuto prendere appunti, un giorno o l’altro potrei mettermi in affari anch’io.»

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