Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]
- Автор: Сигурдардоттир Ирса
- Серия: Thora Gudmundsdottir #1
- Год: 2006
- Язык: итальянский
- Год: Sperling & Kupfer
- ISBN: 9788820041724
- Переводчик: Paolo Maria Turchi
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]». Краткое содержание книги:
«No!» esclamò Halldor con voce decisa, togliendosi i capelli dagli occhi per poter guardare in volto Thora e Matthew e dimostrarsi più convincente. «È meglio chiarire che noi non abbiamo mai eseguito nessun sortilegio che richiedesse pezzi di corpi umani. Le vostre insinuazioni sono assurde. Noi non abbiamo ammazzato Harald, potete escluderlo da subito. La polizia ha già controllato tutti i nostri alibi, e li ha confermati.» Halldor si allungò in avanti per prendere un’altra sigaretta da un pacchetto che si trovava sul tavolino davanti a lui, l’accese e tirò una lunga boccata di fumo, che poi soffiò fuori con estrema lentezza.
«Allora è stato Hugi a ucciderlo?» domandò Thora. «È questo che vuoi dire?»
«No, io non ho detto proprio un bel niente. Tu non segui con molta attenzione quello che ti stiamo spiegando», rispose Halldor con un pizzico di tensione nella voce. Avrebbe voluto continuare a rispondere, ma venne interrotto da Marta Mist, che lo sgomitò di nuovo.
Lei era molto più tranquilla dell’amico. «La tua logica fa acqua: il fatto che Harald non l’abbiamo ucciso noi, non deve significare per forza che l’abbia ammazzato Hugi. Non siamo stati noi, punto e basta.» Ora era arrivato il suo turno di prendersi una sigaretta: la strappò via dalle dita di Halldor, ne fumò una boccata e la rimise al suo posto. Sul volto di Briet si accese una vampata di gelosia. Era chiaramente esasperata dalla loro intimità.
«Hugi non l’ha ucciso. Non è il tipo», borbottò Halldor scuro in volto, sciolse con forza il suo braccio dalla stretta dell’amica e si chinò verso il tavolo per scrollare via la cenere.
«E tu? Sei il tipo da compiere una cosa del genere, tu? Se ben ricordo, il tuo alibi non era proprio di ferro, contrariamente a quelli dei tuoi amici.» Matthew lo fissò negli occhi in attesa della sua risposta.
La reazione di Halldor fu immediata. Abbassò di tono la voce e si sporse verso Matthew con un’espressione furibonda: «Harald era mio amico. Un ottimo amico. Per me aveva fatto molto, e io per lui. Non l’avrei mai potuto uccidere. Mai. Siete entrambi su una pista così balorda che nemmeno la polizia… Tu non sai proprio un bel niente, e non fai altro che parlare a vanvera». Per accentuare la forza delle sue parole, Halldor puntava su Matthew il dito con la sigaretta accesa.
«Ma cos’è che avresti fatto per lui? Cioè, oltre a tradurgli qualche documento?» intervenne Thora.
Halldor distolse lo sguardo da Matthew e fissò negli occhi la donna con altrettanta durezza. Poi aprì le labbra come per dire qualcosa, ma ci ripensò. Dopo aver tirato un’altra boccata di fumo, spense la sigaretta e si rimise al suo posto sul divano.
Brjann si accollò la parte di mediatore. «Insomma, non capisco proprio tutta questa eccitazione. È ovvio che qualcuno abbia ammazzato Harald, ma se non è stato Hugi, chi allora? Vi risparmiereste fatica e tempo prezioso se vi fidaste di quanto vi stiamo dicendo. Harald non l’ha ucciso nessuno di noi, e poi perché avremmo dovuto farlo? Era divertente, simpatico, pieno di risorse, generosissimo, un vero amico. Senza di lui, per fare un esempio, la nostra società ha perso la sua colonna portante. Senza contare il fatto che materialmente non l’avremmo proprio potuto ammazzare, non essendo in quei paraggi all’ora del delitto, cosa che parecchie persone hanno già potuto confermare.»
Andri, che studiava per un master in Chimica, annuì enfaticamente. Aveva uno sguardo fluttuante che fece pensare a Thora all’effetto di qualche sostanza stupefacente. «È verissimo. Harald era una persona speciale. Nessuno di noi l’avrebbe voluto togliere dalla circolazione. Ammetto che talvolta ci faceva paura e ci sorprendeva con le sue trovate, ma di lì ad ammazzarlo… Nei momenti del bisogno era per tutti un vero amico.»
«Ma che bello», esclamò Matthew in tono ironico. «C’è un’altra cosa che vorrei sapere. Tutti voi eravate al party, a eccezione di Halldor; vi ricordate se a un certo punto Hugi e Harald se ne andarono insieme al bagno e se tornarono con i vestiti insanguinati?»
Tutti i presenti scossero il capo. Andri puntualizzò: «In quel momento non c’era nessuno che poteva mettersi a pensare ai vestiti. Può anche darsi che sia successo, ma come facciamo a ricordarcene, nelle condizioni in cui eravamo?» Gli altri annuirono.
Il gruppo sedeva senza parlare, continuando ad accendersi una sigaretta dietro l’altra, finché Matthew ruppe il silenzio. «Allora, chi ha ammazzato Harald voi non lo sapete?»
Tutti insieme risposero con un deciso: «No!»
«E non avete mai usato dei pezzi di corpo, per esempio delle dita, nelle vostre stregonerie?».
Il «No!» che seguì non fu altrettanto deciso.
«E questa runa magica, non la conoscete?» domandò Matthew buttando sul tavolo lo schizzo del simbolo inciso sul petto di Harald.
Tutti insieme: «No!»
«La vostra risposta potrebbe risultare più convincente se guardaste il foglio», riprese Matthew con voce sarcastica.
«La polizia ci ha già mostrato quel disegno. Sappiamo benissimo di cosa si tratta», rispose Marta Mist, posando senza remore la sua mano sulla coscia di Halldor.
«Okay, capisco. Ma potete almeno dirci dove sono andati a finire tutti i soldi che Harald si era fatto trasferire qui in Islanda poco prima della sua morte?» li incalzò Matthew.
«Come facciamo a saperlo? Noi eravamo i suoi amici, mica i suoi commercialisti!» obiettò Marta.
«Voglio dire, aveva comprato qualcosa, o parlava di comprare qualche cosa di molto caro?» intervenne Thora rivolgendosi a Briet, che le sembrava la più malleabile.
«Stava sempre a comprare qualcosa», borbottò lei guardando con la coda dell’occhio Marta Mist e Halldor. Non appena vide la mano dell’amica sulla coscia di lui, si rigirò verso Thora e aggiunse con una smorfia maliziosa: «Se non per sé, comprava spesso qualcosa per Halldor. Loro due sì che erano amici intimi!»
Halldor si irrigidì subito. «Non è che stesse sempre lì a comprarmi delle cose. Solamente è che ogni tanto, per ringraziarmi dell’aiuto che gli prestavo, mi regalava qualcosa.»
Thora non voleva fermarsi lì. «Cosa, per esempio?»
Halldor arrossì violentemente. «Delle cose.» Poi si fece di nuovo scivolare i capelli davanti agli occhi.
Matthew si diede ancora una pacca sulla coscia, più deciso di prima. «Allora, brava gente. Ho un’idea. Marta, Briet, Brjann e Andri, voi dite di non sapere niente e non ci sembra di potervi cavare altro di bocca. Che ne dite di tornare a casa a studiare, o a lezione, o a tutto ciò che siete abituati a fare, mentre io, Thora e Halldor rimaniamo qui in pace a discutere insieme?» Ora si voltò verso Halldor. «Non ti sembra la cosa migliore da fare? Così eviteremo questa atmosfera pesante.»
«Che razza di stronzata è questa?» ululò Marta Mist. «Halldor ne sa tanto quanto noi.» Voltandosi verso di lui, gli intimò: «Tu non sei tenuto a rimanere. Noi ce ne andiamo tutti insieme».
Halldor dapprima non osò parlare, poi invece si tolse la mano dell’amica dalla coscia e si strinse nelle spalle. «Va bene.»
«Va bene cosa? Vieni con noi o no?» chiese Marta Mist inquieta.
«No! Voglio farla finita una volta per tutte. Io resto qui.»
Il volto della ragazza venne invaso da una vampata d’ira, che cercò malamente di nascondere. Si piegò verso il volto di Halldor e gli sussurrò qualcosa nell’orecchio prima di andarsene. Lui annuì soprappensiero. Thora vide Marta Mist baciarlo dolcemente sulla testa, e Briet far finta di nulla. Andri e Brjann erano impegnati a spegnere le loro sigarette e ad alzarsi dal divano. Erano tutti felici di potersene finalmente andare.
22
Matthew accompagnò alla porta il gruppo, mentre Thora e Halldor rimasero seduti in quel salotto ultramoderno decorato con gli orrori del passato. Thora compativa quel ragazzo, che avrebbe chiaramente preferito trovarsi da qualsiasi altra parte in quel momento. Le ricordava suo figlio, crucciato com’era anche lui da una crisi interiore che le rimaneva oscura.