Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]
- Автор: Сигурдардоттир Ирса
- Серия: Thora Gudmundsdottir #1
- Год: 2006
- Язык: итальянский
- Год: Sperling & Kupfer
- ISBN: 9788820041724
- Переводчик: Paolo Maria Turchi
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]». Краткое содержание книги:
«Non direi proprio, anche se ammetto che stavamo spesso insieme. Ma di quello che lui faceva, quando non ci si incontrava, non abbiamo la benché minima idea», proseguì a rispondere Marta Mist, ricevendo un cenno di approvazione da Briet. Gli altri, invece, non davano il minimo cenno di vita.
«Tu parli come se foste una sola persona», intervenne Matthew. «Abbiamo sentito Hugi Thorisson, che voi tutti ovviamente conoscete, e secondo lui eri tu, Halldor, che stavi sempre con Harald, anzi, lo aiutavi con le sue traduzioni e altro.» Aveva indirizzato le sue parole al ragazzo, che sedeva appiccicato a Marta Mist. «Oppure ho capito male?»
Halldor guardò in alto. «Beh, no, cioè, sì, passavamo molto tempo insieme. Harald aveva grosse difficoltà con i documenti islandesi e altri particolari per i quali lo aiutavo. Sì, eravamo ottimi amici.» Poi scrollò le spalle come per sottolineare che tale amicizia era una cosa normalissima per lui.
«E anche Hugi è un tuo carissimo amico, non è vero?» aggiunse Thora.
«Sì, eccome. Siamo amici d’infanzia», rispose Halldor guardando verso il basso, i capelli lunghi davanti al viso per evitare ulteriori contatti visivi.
«Allora dovrebbe importarti chiarire tutta questa faccenda. Uno dei tuoi amici è stato ucciso, un altro è in prigione sospettato dell’omicidio. Si dovrebbe supporre che tu faresti di tutto per offrirci il tuo apporto, non ti pare?» Matthew rivolse al ragazzo un sorriso freddo. Poi guardò gli altri giovani. «E voi? Non siete d’accordo anche voi?»
Tutti risposero affermativamente con un cenno del capo o mugugnando un «sì» a testa bassa.
«Benissimo», continuò Matthew dandosi un colpo alla coscia. «Allora non ci resta che cominciare. Anche se in effetti non saprei proprio da dove partire.» Guardando Thora, le disse: «Forse vuoi iniziare tu?»
Thora sorrise e si rivolse agli studenti. «Che ne dite di raccontarci dove vi siete conosciuti, voi e Harald, e di come funzionava questa società di magia nera? Ci sembrano entrambe delle circostanze alquanto curiose.»
I ragazzi del gruppo rivolsero i loro sguardi a Marta Mist, nella speranza che rispondesse ancora una volta lei. Lei invece passò la palla ad Halldor con una gomitata che a Thora parve inspiegabilmente brutale. Il ragazzo fece una smorfia ma rispose: «Come ci siamo conosciuti? Io ho incontrato Harald per la prima volta l’anno scorso, assieme a Hugi. Loro due si erano già conosciuti in un bar del centro. Mi era da subito sembrato un tipo interessante e diverso dagli altri, opinione condivisa anche da Hugi e, da cosa nasce cosa, abbiamo cominciato a vederci tutti e tre insieme. Andavamo a mangiare fuori, in birreria, ai concerti e altre cose del genere. Harald ci chiese una volta se eravamo interessati a entrare in una società che aveva in mente di formare, e noi rispondemmo semplicemente di sì. È così che è iniziato tutto.»
Marta Mist a quel punto intervenne. «Io sono entrata a far parte dell’associazione attraverso Briet, che aveva conosciuto Harald all’università e voleva portarmi con sé per curiosare insieme su quell’attività.» Briet confermò quello che aveva appena detto la sua amica con ampi cenni di assenso.
«E voi?» Thora si rivolse ora ad Andri e Brjann, che sedevano l’uno accanto all’altro con la sigaretta accesa.
«Noi?» chiese Andri smarrito, soffocandosi con il fumo che aveva dimenticato di sbuffare.
«Sì, voi due», insisté Thora indicandoli entrambi in modo che non ci fossero dubbi. Brjann rispose per primo. «Io sono uno studente di Storia e ho conosciuto l’associazione allo stesso modo di Briet. Avevo già parlato qualche volta con Harald e lui mi aveva invitato a farne parte. Andri l’ho portato tanto per scherzare.» L’Andri in questione rise in modo sguaiato.
«Ma che cosa facevate in questa società, tanto per sapere? Da quello che abbiamo capito interrogando Hugi, si trattava per lo più di orge mascherate da pratiche magiche», disse Matthew.
I tre ragazzi sogghignarono, mentre Marta Mist storse la bocca e disse scandalizzata: «Orge? No, non lo erano affatto. Eravamo interessati alla cultura della magia, e alle pratiche magiche del passato. Studiati a fondo, si tratta di argomenti per niente ridicoli, anzi, veramente interessanti. Il fatto che queste riunioni terminassero spesso con innocui divertimenti da persone adulte non c’entra niente, e Hugi sta solamente dicendo scemenze, come d’altronde ha sempre fatto. Lui della nostra associazione non ci aveva mai capito un bel niente.» Marta Mist si appoggiò di nuovo allo schienale del divano e mise le braccia conserte. La smorfia di malumore era ancora al suo posto, così come lo sguardo adirato. «Anche voi, ovviamente, non capite un bel niente del vero contenuto degli atti di stregoneria, come d’altronde tutti gli altri. Sicuramente crederete che passassimo il tempo a sgozzare galline e infilzare spilloni nelle bambole!»
«Perché allora non ci metti al corrente una volta per tutte di cosa sia la magia?» la provocò Matthew.
Marta Mist emise un sospiro profondo. «Non ho proprio nessuna voglia di tenere una lezioncina qui dentro. Vi basti capire che la magia altro non è che il tentativo di esercitare un’influenza sulla vita delle persone ricorrendo a mezzi non ortodossi, perlomeno agli occhi dell’uomo moderno. Nelle epoche passate erano delle pratiche assai diffuse, che consistevano nel compiere atti che cambiassero il corso degli eventi in proprio favore. Talvolta a discapito di qualcun altro, talaltra no. Secondo il mio modesto parere, nel momento in cui una persona si addossa lo sforzo e l’affanno necessari per praticare un incantesimo, compie un passo avanti verso un fine ben preciso, e la sua concentrazione si acuisce a tal punto da renderlo vincente.»
«Mi potresti fornire qualche esempio?» domandò Thora.
«Conquistare l’amore di qualcuno o fare carriera; guarire da una malattia; provocare danni ai nemici. In realtà non ci sono limiti alle possibilità della magia. La maggior parte delle antiche formule si collegano, ovviamente, ai bisogni materiali, dato che allora la vita non era così varia e complicata come oggi.»
Thora non poteva condividere quest’ultima affermazione, dopo aver letto il Malleus maleficarum. Secondo la sua opinione professionale, doveva essere più complicato doversi difendere in un sistema giudiziario che favoriva le eccezioni e cambiava le regole del gioco ogniqualvolta serviva agli interessi del pubblico ministero. «E che cosa viene utilizzato per compiere l’atto magico?» le chiese, e aggiunse per innervosire Marta: «All’infuori di galline e bambole cucite a mano».
«Molto divertente», disse Marta Mist senza però farsi scappare sorrisi di sorta. «In Islanda si trattava principalmente di rune magiche, che non erano semplicemente incise o disegnate, ma erano seguite da altre cerimonie speciali. E lo stesso succedeva anche in alcune zone d’Europa.»
«Che tipo di cerimonie speciali?» domandò Matthew.
«Tipo recitare una nenia, raccogliere ossa di animali o di uomini, oppure i capelli di una vergine. Roba del genere», rispose Marta con tono di voce glaciale.
«Sì, e anche parti del corpo di cadaveri», intervenne Briet. Il gruppo piombò nel silenzio più assoluto e la ragazza arrossì e tacque immediatamente.
«Davvero?» rispose Matthew fingendosi meravigliato. «Che cosa, per esempio? Mani? Capelli?» e dopo aver fatto una pausa d’effetto aggiunse: «O forse anche gli occhi?»
Nessuno disse niente finché Marta Mist ruppe il silenzio. «Io personalmente non ho mai letto di sortilegi che richiedessero l’uso di occhi umani, semmai di animali.»
«E voi altri? Lo conoscete voi un incantesimo del genere?» chiese Matthew.
Nessuno di loro rispose, ma tutti scrollarono il capo all’unisono.
«E le dita?» si affrettò a chiedere Thora. «Avete letto da qualche parte, o forse attuato voi stessi, una magia dove si richiedeva l’impiego di un dito?»