Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #5
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Barbara Piccioli
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]». Краткое содержание книги:
Vidi tutto questo dal finestrino di una limousine. Nella mi aveva portato direttamente allo spazio-porto cittadino, e da lì l’auto ci aveva condotti nel cuore della città. Avevo la sensazione che si stesse godendo l’avventura, e che non fosse abituata a muoversi con un mezzo tanto sofisticato.
Percorremmo le strade eleganti del centro, poi oltrepassammo una lunga fila di costruzioni simili ad antichi templi. In quella zona il traffico era meno intenso.
— Gli uffici governativi —rispose Nella quando le chiesi ragguagli sui grandi edifici. Ne indicò uno. —Io lavoro lì. Ma il mio ufficio da qui non si vede, è sul retro. E comunque non ha finestre.
La strada si inerpicava su una collina dominata da un’imponente costruzione.
— Il Campidoglio, nel vecchio castello —disse ancora Nella. —È lì che siamo diretti.
Un intero squadrone di Skorpis era allineato lungo la scalinata, pronto ad accoglierci. Notai che erano tutti armati. Indietreggiarono al nostro passaggio mentre Nella mi guidava in un ingresso enorme e squisitamente arredato e lungo un corridoio più stretto che finiva davanti a una porta di metallo.
Era un ascensore. All’interno c’erano due soldati umani, armati soltanto di pistola. Le porte si richiusero alle nostre spalle, lasciando fuori la guardia d’onore degli Skorpis.
L’ascensore, mi accorsi, stava scendendo. —Esami clinici —mormorò Nella. —Dobbiamo assicurarci che tu non sia portatore di qualche malattia.
“O di bombe” aggiunsi io tra me e me. Gli accertamenti furono veloci, grazie a una serie di strumenti automatizzati. Venni fatto passare sotto quattro diversi scanner; poi un medico umano mi osservò attentamente mentre il mio corpo veniva radiografato per intero.
— Perfettamente normale —commentò alla fine, seguendo con il dito i contorni dell’immagine sul display. —Anzi, direi che gode di ottima salute.
Finalmente rassicurati, Nella e i due soldati mi condussero di nuovo verso l’ascensore. Scendemmo ancora, fino a raggiungere il cuore della rupe su cui sorgeva la città.
La mia accompagnatrice si fermò davanti a una massiccia porta blindata.
— Devo lasciarti —disse in tono quasi di scusa. —Quando la porta si aprirà, entra e va’ dritto davanti a te. Il Direttore ti sta aspettando.
Corse via, verso l’ascensore. Io restai davanti alla pesante porta, sentendomi un po’ sciocco e molto solo.
Poi la porta si aprì, senza un cigolio. Entrai in una stanza scarsamente illuminata. Vidi un lungo tavolo tirato a lucido che sembrava di granito o di onice. Sedie dai lunghi schienali erano disposte lungo entrambi i lati del tavolo. Erano tutte vuote.
La porta si chiuse alle mie spalle, gettando la stanza nell’ombra.
C’era qualcuno seduto al capo del tavolo. Solo, appena visibile nella semioscurità. Mi accorsi di essere all’interno di un cono di luce mentre la penombra avvolgeva il mio ospite.
Mossi qualche passo e il cono di luce mi seguì. “Bene” pensai “gli andrò vicino e finalmente potrò guardarlo in faccia.”
Ma mi fermai quasi subito. I miei occhi si stavano abituando alla penombra e riconobbi la figura che mi osservava dal capo del tavolo.
Le gambe mi cedettero.
Anya!
24
Anya non mi sorrise. Non mostrò neppure di riconoscermi. Restò a fissarmi con quei suoi incredibili occhi grigi, mentre io, esitante, mi avvicinavo. Indossava un semplicissimo abito color crema senza maniche. I capelli, raccolti sulla nuca, enfatizzavano gli zigomi alti e le delicate curve delle guance.
Mentre mi accostavo a lei, come un penitente che si reca in un santuario, il suo viso cominciò a cambiare. La pelle perse il consueto turgore e si raggrinzì fino a trasformarsi in una carta geografica di rughe. I capelli si fecero grigi, poi bianchi e senza vita, le dita si curvarono fino a sembrare artigli.
— Sto morendo, Orion. —La sua voce era quasi un gemito.
Corsi al suo fianco. Faceva fatica a tenere dritta la testa. Allungai le braccia per stringerla a me, ma scoprii di non potermi muovere. Ero come raggelato.
— Aton e gli altri hanno mandato te —sussurrò. —Vogliono finire il lavoro che iniziarono tanto tempo fa.
Non riusciva neanche a parlare, pur spasimando dal desiderio di uscire dal sortilegio che mi teneva prigioniero.
— Non lottare, Orion. Ti trovi in un campo di stasi e vi resterai fino a quando io non deciderò che cosa fare di te.
“Ma io non sono tuo nemico!” avrei voluto gridarle.
Sul suo volto avvizzito apparve l’ombra di un sorriso. —Mio povero Orion, certo che non lo sei. Non scientemente. Non volontariamente. Ma sei una creatura di Aton ed eseguirai i suoi ordini, che tu lo voglia o no. Non hai scelta. E io non ho scelta se non quella di proteggermi meglio che posso e combattere fino all’ultimo atomo di energia che mi resta.
“Non morire!” implorai in silenzio.
— Ma “sto” morendo, Orion. Ci vorrà ancora tempo, ma le forze mi abbandonano giorno dopo giorno, ora dopo ora. Devo fare uno sforzo enorme per apparire giovane com’ero quando mi hai conosciuto. Ora mi vedi come sono. Mi è rimasto davvero poco tempo.
“No!” gridò il mio cuore. “No!”
Anya scosse il capo, addolorata. —Non voglio che finisca in questo modo, amore mio. Non voglio che finisca. Ma sono in trappola. Aton ha vinto.
— Mai! —ruggii. E con tutta la forza di volontà che era in me, con tutta la rabbia che nutrivo per i Creatori e il modo in cui mi avevano usato come un’insignificante pedina attraverso i millenni, con tutta la voglia di sangue di cui mi avevano dotato perché diventassi un cacciatore e un assassino, mi liberai.
Intercettai l’energia delle stelle, l’energia del continuum. Proprio come Aton e gli altri mi avevano scaraventato nello spazio-tempo, afferrai Anya e mi tuffai nel continuum, nel gelo infinito del nulla assoluto, attraverso eoni di tempo e parsec di spazio.
E ci trovammo in un bosco. Alberi alti a schermare la luce del sole, uccelli variopinti che saltellavano tra i rami, scoiattoli che correvano a nascondersi sotto il fogliame, insetti che ronzavano.
— Orion! —Anya trattenne il respiro. —Come hai potuto…?
Si guardò le mani e vide che erano di nuovo lisce e forti. La attirai a me e la baciai teneramente.
— Sai dove siamo? —chiesi.
Lei parve accarezzare l’intero mondo con un solo sguardo. —Sulla Terra —rispose. —Nella foresta del Paradiso.
La grande foresta che un giorno sarebbe diventata il deserto del Sahara. Lì avevamo vissuto felicemente con un gruppo di neolitici dopo essere scampati a Set e ai suoi rettili.
— Ricordi? Sognavamo di restare qui per sempre.
— Sì —sussurrò lei. E, allontanandosi da me: —Invece, decidemmo che non avremmo mai potuto godere delle delizie di questo Paradiso quando nel continuum erano così tanti i conflitti che aspettavano una soluzione.
— Forse fu un errore. Perché non restiamo qui e non lasciamo che il continuum risolva i suoi problemi senza di noi?
Lei mi guardò con occhi tristi. —Perché sarebbe Aton a risolverli, e ci porterebbe via anche questo. Lui ti odia, Orion. Ha paura di te. E ti odia perché mi ami.
Aton aveva paura di me? Era un concetto del tutto nuovo per me.
— I miei poteri stanno aumentando —dissi. —Forse riuscirei a proteggere almeno noi due, e questo segmento del continuum. Forse qui saremmo al sicuro.
— Non da Aton. Lui mi ha privato di tutti i miei poteri e mi sta deliberatamente uccidendo, insieme con tutti i Creatori che si sono schierati dalla mia parte.