Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]
- Автор: Лейбер Фриц Ройтер
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Casa Editrice La Tribuna
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
Vi fu un breve scintillio di luce vicino al secondo punto, a nord di quello che Gaspard aveva creduto fosse l’elicottero di Zane.
— Visto — disse Gaspard, modificando la rotta.
— Gaspard, per facilitare la mia localizzazione radio, specialmente se devo andare oltre il Segnale Tre per salvare Mezza Pinta, è di importanza vitale che il microtrasmettitore della signorina Bishop venga disattivato, non appena l’avrai trovata. Dille di farlo subito.
— E dove l’hai nascosto?
Vi fu una pausa considerevole prima che il robot rispondesse. Gaspard ne approfittò per frugare il piatto paesaggio giallo che si stendeva davanti a lui. Individuò una macchia verdescura sotto al punto che era l’elicottero di Zane.
— Io confido, Gaspard, che l’informazione che mi accingo a darti non ti indurrà a pensare male di me, o di qualunque altra persona. San Willi non voglia! Il microtrasmettitore è nascosto nel centro d’uno dei seni falsi della signorina Bishop.
Un’altra breve pausa, poi la voce del robot, che era risuonata rapida e smorzata, riprese alta e cordiale.
— E adesso, buona fortuna! Conto su di te, Vecchio Osso!
— Rrrrr, Vecchio Bullone! Abbasso il delinquente! — rispose coraggiosamente Gaspard.
Ma non si sentiva affatto coraggioso mentre scendeva verso il ranch verde dalle pareti e dal tetto rigonfi.
La sintetica descrizione fatta dalla signorina Jackson dell’aerorazzo del rapitore, insolentemente vistoso, indicava che avrebbe dovuto vedersela con il procuraguai Gil Hart, sul cui conto aveva sentito riferire da Cullingham aneddoti malauguranti, come quello relativo alla volta in cui Hart aveva mandato all’ospedale due metallurgici e un robot.
Non c’erano nascondigli a meno di ottocento metri dal ranch. Quindi non pareva vi fosse altra tattica se non quella della velocità e della sorpresa: doveva piombare il più vicino possibile al portello stagno principale che sembrava (sì, lo era!) aperto, e doveva sfrecciare nell’interno, pistola in pugno. Quel piano aveva anche il vantaggiò di lasciargli pochissimo tempo per spaventarsi.
Poi risultò che quel piano aveva anche un altro vantaggio.
Non appena Gaspard atterrò con un sobbalzo, saltò dall’apparecchio e corse attraverso la nuvola di sabbia che aveva sollevato verso il rettangolo scuro della porta esterna, che era aperta, un automa-cane-da-guardia nichelato schizzò dal sedile posteriore dell’aerorazzo e con un tremendo ululato da sirena si avventò verso di lui, facendo schioccare le mascelle d’acciaio.
Gaspard si tuffò oltre il portello, lo chiuse dietro di sé una frazione di secondo prima che la macchina furibonda lo colpisse, facendo una ammaccatura momentanea d’almeno un metro nell’involucro di plastica ma senza lacerarlo.
Mentre l’autocane continuava a ululare all’esterno, il portello interno della camera stagna si aprì con un soffio… evidentemente si apriva quando si chiudeva il portello esterno.
Gaspard entrò, agitando furiosamente la pistola a proiettili, quasi come faceva Joe la Guardia con la sua pistola-puzzola.
Si trovò in una stanza ammobiliata con divani e tavolini bassi e dalle pareti coperte da un autentico harem di pin-up in stereografia.
Alla sua sinistra stava in agguato Gil Hart, nudo fino alla cintola e armato di un’arma bizzarramente semi-primitiva, che aveva raccolto proprio in quel momento, a quanto sembrava… un grosso femore di nichel, o almeno nichelato, lungo quasi un piede.
Alla sua destra stava ritta la signorina Bishop in un pagliaccetto di seta bianca, sfacciatamente in posa con la mano sinistra sul fianco e un bicchiere pieno di whisky nella mano destra levata: l’immagine stessa di una brava ragazza intenzionata a dannarsi.
38
— Salve, Gaspard — disse la signorina Bishop. — Gil, non scaldarti troppo.
— Sono venuto a salvarti — disse Gaspard, un po’ imbronciato.
La signorina Bishop fece udire una risata trillante.
— Non credo di voler essere salvata. Gil mi sta dicendo che è un uomo eccezionale, un maschio come ce n’è uno su un milione, ben degno del supremo sacrificio di qualsiasi donna. Forse è veramente speciale. Guarda quei muscoli, Gaspard. Guarda (sto citando le sue parole) quel petto villoso.
Gil Hart ridacchiò.
— Fuori di qui, pezzente — disse. — Hai sentito cos’ha detto la signorina?
Gaspard trasse un profondo respiro. Questo lo costrinse inspiegabilmente a trarne un altro e poi un altro ancora: respiri che sembravano ringhi. Le tempie gli pulsavano, il cuore cominciava a battergli più forte.
— Piccola sgualdrina! — gracidò. — Ho intenzione di salvarti, che tu lo voglia o no. E ti salverò immediatamente.
Convinto di fare un bel gesto, qualcosa che avrebbe fatto al suo posto Zane Gort (e dopotutto era furioso contro la signorina Bishop, non contro quello scimmione dal petto che sembrava un tappeto) sparò un colpo d’avvertimento, mirando al di sopra della testa dell’investigatore privato.
Le conseguenze sbalordirono Gaspard, che in tutta la sua vita non aveva mai sparato se non con una pistola a raggi. Si udì un bum tonante, il contraccolpo gli fece schizzare dolorosamente dalla mano l’arma, un fumo puzzolente si sparse tutto intorno, un foro apparve nel soffitto e l’aria cominciò a uscirne sibilando. E l’ululato dell’autocane aumentò di volume.
Gil Hart rise, lasciò cadere sul pavimento la sua strana arma, e si avventò verso Gaspard.
Gaspard lo colpì con un pugno alla mascella… un colpo convulso senza molto peso.
Gil incassò e rispose con un pugno al diaframma di Gaspard che gli fece schizzare l’aria dai polmoni con un “Ugh!” e lo mandò a finire seduto sul pavimento. Gil si piegò e l’afferrò per il colletto.
— Ho detto fuori, mascalzone — ringhiò.
Si udì un bong risonante e musicale. Un’espressione di beatitudine apparve sul viso dal mento azzurro di Gil, che fece un piccolo, elegante salto mortale al di sopra di Gaspard, si distese con un tonfo e giacque immobile.
La signorina Bishop era ritta dietro di lui; agitava il lucente femore metallico e sorrideva felice.
— Mi sono sempre domandata — disse — se sarei riuscita a dare una botta in testa a qualcuno e a metterlo fuori combattimento senza spiaccicargli il cervello. Tu non te lo sei mai domandato, Gaspard? Scommetto che è il sogno segreto di tutti.
Si lasciò cadere in ginocchio e tastò il polso dell’investigatore privato. I suoi occhi assunsero un’espressione professionale.
Gaspard si accarezzò lo stomaco e si guardò in giro, dubbioso. In alto, il soffitto aveva perduto la sua concavità e sembrava più basso di alcuni centimetri. Un attimo dopo cominciò a discendere visibilmente, e l’ululato di sirena che era rimasto come sottofondo esplose più forte, accompagnato da un terribile baccano. L’autocane si era aperto un varco, a morsi, attraverso la parete, ora che questa era diventata flaccida. In un lampo di nichelio scintillante si lanciò su Gaspard.
La signorina Bishop gli balzò davanti, tendendo l’osso metallico. Le mascelle dell’autocane si chiusero sull’osso: la belva metallica si fermò di colpo e spense la sirena così improvvisamente che il silenzio sembrò risuonare.
— Funziona come la sbarra che si mette su un magnete — spiegò la signorina Bishop a Gaspard, mentre il soffitto si abbassava dolcemente su di loro. — Gil ha voluto mostrarmelo tre volte, si divertiva un mondo a dire al cane di mordermi e poi a fermarlo con l’osso.
Finalmente Gaspard riuscì a trarre un doloroso respiro. Per un momento si sentì quasi male, poi cominciò a riprendere interesse nelle cose, in modo freddo e nebuloso.
La signorina Bishop piazzò verticalmente un tavolino per sorreggere il peso lievissimo del soffitto afflosciato. Lo spazio che occupavano, illuminato dalle lampade semisommerse nelle pareti ripiegate, era piacevolmente intimo come la tenda d’un bambino. Erano seduti sul pavimento, uno di fronte all’altra: Gaspard a gambe incrociate, lei inginocchiata. La ragazza portava ancora il pagliaccetto, sebbene il maglioncino e la gonna giacessero a portata di mano. Gil Hart russava, disteso sul dorso, con la più grande autenticità. Il suo autocane, con le mascelle serrate sull’osso, era accosciato vicino a lui, quieto come la morte.